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Lo spicciafaccende di Tonino Scala

Dopo varie pubblicazioni tra racconti e saggi politici, il quarantenne scrittore stabiese Tonino Scala prova la strada del giallo con “Lo spicciafaccende  (pagg. 156,euro 12; Il quaderno edizioni)” . Mario è un ex poliziotto che dopo un’emigrazione al Nord a Crema è ritornato nella Città delle acque, spogliato per un consapevole scambio di persona di

L'amore ai tempi della prostata di Maurizio Sorrentino

Il primo Maurizio Sorrentino “Nessuno vede il mio pianto (edizioni Creativa)” è datato al 2011 e ci aveva consegnato un narratore di romanzi storici alla Marquez in salsa napoletana ed intimista. Ora il 54enne autore costiero di origini stabiesi ritorna con un divertissement come “L’Amore ai tempi della Prostata (pagg. 168, euro 13; Solfanelli editore)”,

La fata supina di Daniela Fusco

mercoledì, 02 Marzo 2016 by
La fata supina di Daniela Fusco

Terzo titolo per la 30enne scrittrice napoletana Daniela Fusco che dopo “I miei primi 30 anni: irriverente manuale dell’uomo moderno (Graf)” del 2009 e “31 salva tutti: dove trovare l’uomo giusto sbagliando tutti i posti” abbandona la manualistica ironica e ci propone “La fata supina”.

L'espressionismo composto di Lorenzo Mari. Recensione a 'Nel debito di affiliazione'

Lorenzo MariLa possibilità di un passaggio di testimone tra generazioni, di un’eredità morale e culturale da ricevere, elaborare e attuare nel futuro è, nel Novecento italiano, un tema fortiniano. «Proteggete le nostre verità» è la “lapide” conclusiva di Composita Solvantur.
Ma la verità, per il rigoroso autore di Dieci inverni, non può essere offuscata dai bagliori di un fine astratto ed esterno, da un volontarismo ideologico che non faccia i conti davvero con le esigenze pratiche ed umane del presente. Si tratta poi, nello stesso tempo, di una verità non rimandabile ad un futuro che sembra continuamente sfuggire oltre.
Questa lezione, dal punto di vista di chi resta, sembra ben chiara al giovane Lorenzo Mari (classe 1984). Il “debito” del titolo è un debito di figli, ma, come si lascia sfuggire lo stesso autore in una nota, può essere anche un debito di “orfani”. L’assenza dei padri è tuttavia un’assenza da cui si emanano parole, gesti, esempi morali; e d’altra parte, è davvero orfano soltanto chi ha avuto (o trovato) un padre. Con questi padri lontani non è infatti possibile avere un vero corpo a corpo, un cabotaggio continuato e costante dei loro limiti o virtù. Ma se i padri sono presenze lontane, punti sottratti al corso non lineare della Storia (linee e punti tornano come metafore geometriche in alcuni testi), altri interlocutori restano, resistono.

Matteo Marchesini, Atti mancati, Voland, Roma 2013.

Atti Mancati di Matteo MarchesiniDue cose, come altre, possono sorprendere il lettore che si accosta a questo romanzo breve di un autore giovane com’è Matteo Marchesini: una struttura ben definita in ogni particolare, che funziona come un meccanismo ad orologeria (ma da cui, nello stesso tempo, non s’emana nessun indizio di artefatto) e la totale assenza di ammiccamenti stilistici riconoscibili (siano essi spasmi liricheggianti, anacoluti parodianti il parlato o periodi brevi e neutrali, da corso di scrittura creativa ad alto livello); lo stesso “tu” della prima pagina è un “tu” che non strizza l’occhio al lettore, ma che introduce, semmai, in presa diretta, alle ragioni del dramma. A ben vedere, il “peccato originale” del protagonista, Marco Molinari, è tutto in questa densissima prima pagina, che forse non sarebbe stata male in corsivo. Un peccato originale, appunto, inscindibile da una  necessità che s’è fatta strada in lui in un tempo e per ragioni impossibili da ricordare. Di cosa stiamo parlando? Parliamo di una non astratta incapacità di misurarsi con la vita, se non dietro la lente protettiva dell’arte, della scrittura. Non siamo però, e questo occorre dirlo, al solito, novecentesco, “male di vivere”. Il suo muto dolore non è mai messo in relazione con un presunto Spirito del Tempo. Quello che si limita a fare Marco, come intellettuale e come scrittore, è prenderne atto. Prendere atto della sua solitudine, senza tuttavia costruirci sopra auto-mitizzazioni, borghesi vittimismi (autore e protagonista non direbbero mai di essere vissuti al cinque-per-cento!) o neoromantici titanismi.

Scritti su Amedeo Maiuri e Bianca Maiuri

Qualche mese fa, in occasione di uno dei miei viaggi in Penisola Sorrentina, mi sono imbattuto, forse non per caso, in un libricino edito da Pensa Multimedia, nella raffinata collana Officina diretta da Mario Capasso.

Questo volBenito Iezzi - Scritti su Amedeo e Bianca Maiuriumetto, il secondo della Piccola Biblioteca di Papirologia Ercolanese, raccoglie dei brevi contributi su Amedeo e Bianca Maiuri redatti da Benito Iezzi, e pubblicati nel corso degli anni in diverse occasioni.

La lettura di queste suggestive pagine ha lentamente ricondotto le mie riflessioni ad un momento – o forse solo ad un ambito, ma comunque a qualcosa di lontano – in cui l’intellettuale era mosso da una forza interiore pura, alimentata dalla curiosità e dal rispetto incondizionato per la cultura: una figura alla continua ricerca di luoghi di confine dove far incontrare noi, i contemporanei, e i nostri capostipiti, uomini diversi solo per accidente temporale, ma identici nell’essenza.

 

Tonino Scala

 

Tonino Scala - Buona fine e... buon principio.“Amo Napoli perché mi ricorda New York… Come New York è sporca e cade a pezzi, ma nonostante tutto la gente è felice…”.

Inizia con una frase di Andy Warhol, Buona fine e… buon principio (pagg. 96, euro 10; Centoautori), il nuovo libro, della collana Narratopoli, del napoletano Tonino Scala che lascia il suo registro di saggista delle storie camorristiche e si ripresta al linguaggio romanzesco.

Un viaggio nella sua Napoli, nelle sue storie che si districano nel 31 dicembre napoletano. Il giorno in cui tutto dovrà cambiare, il giorno in cui un popolo spera, poi arriva il primo, il principio e… “buona fine e buon principio”. Il 38enne Scala usa le poche ore che separano l’attesa del nuovo anno dal 1 gennaio per delineare caratteri e le storie di tanti cittadini napoletani. E’ in questo sussulto invernale, secondo l’autore, la cifra segreta del napoletano che come ci dice Nino D’Angelo nun è sempe allero, nun le baste ‘o sole, tene troppe penziere. Dint’ ‘a chesta gara parte sempe areto, corre tutt’ ‘a vita e ‘o traguardo è ‘na barriera.

Leggere i sottintesi

giovedì, 13 Dicembre 2012 by
Darkene - Ariase Barretta

Ariase Barretta è uno scrittore napoletano, un po’ appartato, che vive a Bologna e con Darkene (pagg. 176, euro 10), al suo secondo titolo, viene edito ora dalla premiata ditta patavina Meridiano zero di Marco Vicentini, che ha lanciato molti autori napoletani diventati mainstream come l’ischitano Andrej Longo.

In una Napoli angusta che toglie l’aria dove vivono nativi “che sviluppano una tale abitudine alla bellezza che non riescono più a riconoscerla neanche quando ce l’hanno sotto il naso”, un professore di chimica, un 36enne precario, divide la sua giornata scontrandosi con presidi e posse di insegnanti di lettere che sono “cetacei spiaggiati”.

La falce e la luna di Ciro Colonna

domenica, 04 Novembre 2012 by
La falce e la luna di Ciro Colonna

Si respira un’aria alla “Tre operai” di Carlo Bernari, in quest’esordio letterario del 60enne scrittore napoletano Ciro Colonna, che in La falce e la luna (pagg. 144, euro 14; Kairòs edizioni)” rievoca la storia della famiglia Carafa che passando per la prima guerra mondiale e per un fallito tentativo di emigrazione negli Stati Uniti, sono

Il battello smarrito: torna il Rugarli di "Andromeda e la notte".

E’ il Rugarli migliore di “Andromeda e la notte” quest’ultimo de Il battello smarrito (pagg. 167, euro 17; Marsilio), una favola disperata su come il mondo odierno distrutto dalla comunicazione e senza più dialogo nei sentimenti sta andando alla deriva verso una bonaccia senza nostromi.

In un borgo della bassa bergamasca Bellafonte sul Fiume la piccola comunità è tutto un intreccio di odi raggrumati tra atti di esibizionismo sessuale del pazzo storico Romano Patti, lettere della disperazione ed aumento esponenziale dei pazzi.

La comunità civile reagisce con la creazione di luoghi concentrazionari di cura “Il nido delle cicogne” con il sindaco Orazio Dorogis ed il medico Giovanni Grifoni in prima istanza. Ma un ennesimo sabotaggio alle bombole del gas fa incendiare il paese e i notabili cittadini completati dal parroco Don Fusinato, dal procuratore Kevin Zavattari, dal consigliere Clementino Pompieri, dalla parrucchiera Paola Ghirlandi e da Stefania Brambati moglie dell’ex cacciapezzenti Amedeo Brambati, ora fanatico religioso, insieme ai pazzi del paese reali od autentici è costretta ad imbarcarsi su un cattozzo per cercare un varco dal fiume verso il mare.

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