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A chi ha pensato Londra in maniera diversa.

mercoledì, 18 Settembre 2013 by
A chi ha pensato Londra in maniera diversa.

Questo nuovo racconto di Lorenzo Giroffi ci era arrivato quando lui era già lontano dall’Italia, si trovava infatti in uno di quei posti che mettono apprensione solo a sentirli nominare, si trovava sulla Striscia di Gaza.

Ora è tornato in Italia, ma ben presto partirà, forse proprio per la Siria, perché Lorenzo vuole vedere le cose da vicino per poterle raccontare, e vuole vedere proprio quelle cose che la maggior parte delle persone cerca in qualche maniera di evitare. Come in questo racconto, dove ci parla di persone che per colpa della crisi, dei tagli, dei problemi sociali, si ritrovano senza niente, proprio in una delle città simbolo del potere finanziario mondiale: Londra.

Corriere del Mezzogiorno | Una vita spericolata | di Giovanna Mozzillo

Corriere del MezzogiornoUna vita che è tutta un’avventura, un’avventura con l’A maiuscola, un’avventura; ecco, che potrebbe divenir un film, ma di quelli come li fanno a Hollywood, con grandiose scene di esterni, una folla di comparse, e un primo attore dalla fisicità carismatica.

Caratterizzata cioè dalla «bella e svelta figura», dalla faccia «nobilissima» (ovviamente corredata di baffi, favoriti e chioma «scapigliata»), e dal portamento, infine, determinato e cordiale. Insomma con una fisionomia come quella che foto e cronache d’epoca attribuiscono a Eduardo de Martino. «Eduardo de Martino?», potrebbe chiedermi a questo punto il lettore, «ma chi caspita era costui? Non I’ho mai inteso nominare».

In libreria il volume su Eduardo de Martino.

LetteraReginaChi non avesse letto il libro di Luigina de Vito Puglia dal titolo Eduardo de Martino. Da ufficiale di marina a pittore di corte, deve prima di tutto farlo (cioè leggerlo), ma deve anche sapere che questo personaggio storico nato in Italia e più precisamente a Meta (NA) paese di armatori e naviganti, nel 1838, dopo aver viaggiato a lungo e essersi avvicinato con risultati straordinari al disegno e alla pittura soprattutto di marine, approdò verso la fine dell’ ‘800 a Londra dove trovò la sua affermazione come artista attraverso diverse opere tra cui le raffigurazioni della battaglia di Trafalgar e diversi ritratti di nobili, fino ad essere designato Marine Painter in Ordinary dalla Regina Vittoria.

In libreria il volume su Eduardo de Martino.

Il 30 giugno 2013 il libro Eduardo de Martino. Da ufficiale di marina a pittore di corte verrà presentato presso il Centro Culturale comunale di Piano di Sorrento. L’evento inizierà alle 20 e gli ospiti potranno incontrare Luigina de Vito Puglia, l’autrice del libro, la Prof.ssa Maria Sirago che si occuperà della presentazione e Rosario di

Art & Dossier | Eduardo de Martino. Da ufficiale di marina a pittore di corte | di Gloria Fossi

Art & DossierEcco una puntigliosa ricerca di Luigina de Vito Puglia su De Martino, pittore campano di marine (Meta 1838 – Londra 1912). Questa interessante microstoria indaga su vita e parte delle opere (disegni e dipinti) di un artista celebrato certo più in America del Sud e a Londra – dove visse e lavorò – che da noi. Le ricerche ampliano le già notevoli indagini di  Roberto Vittorio Romano (Eduardo de Martino, Marina militare Roma 1998) che al poliedrico personaggio, importante anche per la storia della marineria, dedicò pure una voce sul Dizionario biografico degli italiani (volume 38, 1990). «Di bella e svelta statura, con baffi neri e cappellaccio alla Van Dyck», con un vestito nero «la cui bottoniera va sempre adorna d’uno scelto mazzolino di fiori», Eduardo aveva «una favella facile immaginosa, il tutto condito con u n po’ di ricercatezza », come ricorda il critico Federico Verdinois ai tempi in cui l’artista e le sue marine erano celebrati nelle Americhe.

L’apartheid ed il cibo elettronico

Visioni Mondaniche
Eccomi a fare i conti con i tempi bizzarri del sole londinese. Provo ad inseguirlo per un po’, illudendomi dei due minuti di raggi che mi hanno investito. Mi ritrovo così a Wood Green, un agglomerato della potenza che può essere questa città. Efficienza sulle strade, sequenza di alimentari di estrazioni etniche differenti:  odore di cibo turco e vodka russa; annunci immobiliari e di tutto fare nelle lingue più disparate; la cordialità imposta a tutti, ma la difficoltà evidente di restare per più di venti minuti con la stessa persona, in un medesimo posto, senza avere mete o appuntamenti. Sognando uno spazio morto dove poter non seguire il sole, m’imbuco in un pub ormai a me familiare.

Ammazza i sogni di Londra.

martedì, 26 Febbraio 2013 by
©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton
©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton

©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton

 

Cerco uno spiraglio dell’ultimo sole di giornata in quest’ammasso di nuvole grigie e lo trovo nei ragazzini di colore che scaldano il loro inizio di giornata passandosi la palla nel piccolo pezzo di strada su cui affaccio. Calciano tenendo le mani appese alle loro sciarpe, confondendo la nebbia col fiato.

M’imbatto in questo inizio di serata lasciando il rimbombo del pallone alle mie spalle, passando di fianco il silenzio inquietante di un’enorme fabbrica ed entrando dall’edicolante ormai di fiducia. Compro un quotidiano e poi mi porto sulla North Circular (una sorta di tangenziale che ho dietro casa). Sto per compiere il mio lavoro giornaliero: aspettare un pullman come una sentinella, perché se mantieni un atteggiamento disinteressato o ti fermi a leggere qualcosa, l’autista passa oltre: è necessario sbracciarsi quando si è in fermate desolate. Mi preparo alla mia solita media di ottanta minuti in traballamento, questa volta raddoppiati visto che ho deciso di andare a Brixton, per appunto capire nel girone delle periferie londinesi quale meglio possa calzarmi. Lascio il mio caro Nord per raggiungere Brixton, devo incontrare dei volontari di un’organizzazione colombiana, non governativa, ma fondata da chi qualche anno fa arrivò qui da quella terra per dare assistenza a tutti gli ispanici che s’imbattano nella capitale inglese. Visto il tempo impiegato, mi sembra di sbarcare a Brixton, in un epicentro di diversità che rispolvera la tensione che i passi nella notte sanno rendermi. In strade che finalmente non hanno più l’odore da confezione regali di un brillante meridiano geografico.

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Londra: il tempo vola con la ginger beer

Anche quando non piove è complicato scrivere per strada, sarà la poca propensione a calza maglie, maglioni a collo alto o giubbotti ingombranti, ma Londra è davvero molto fredda. Bisognerebbe essere ubriachi a dovere per fingere di non subire il rossore sulle guance e i tagli al petto del gelo.

Però questa città è fottutamente cara, come se ogni cittadino di essa sulla testa avesse la corona della regina e nel portafogli le sue sterline. Allora ti metti alla ricerca di beni “cheap”, entri in un supermercato dall’insegna accecante, le donne afro a sciogliere le proprie trecce su fianchi suadenti, quelle dell’est a scambiarsi consigli e tu spaesato tra gli scaffali a cercare una birra economica mentre tenti di afferrare con l’udito tutte le lingue differenti dall’inglese imperialista.  Solo una volta fuori dal supermercato mi accorgo che l’unica bevanda ad un pound che mi sembrava birra non è nient’altro che una ginger beer (birra allo zenzero): zero alcol e nessuna possibilità di scaldarsi.  Non resta che camminare, imbattersi nei minuscoli bimbi in uniforme, con tanto di cravatta, appena usciti dal college ed agevolati da un vigile in tuta gialla che alza e abbassa un palo indicativo per far attraversare o fermare gli scolari in attraversamento ; le mamme in t-shirt che spingono passeggini facendo a pezzi la mia virilità; automobili che sfrecciano in un senso di marcia a me ancora inconsueto; donne in nijab e ragazzi dai tatuaggi fin dentro le orecchie; luci ovunque, ognuno con qualcosa da fare, in un sistema perfetto, nel quale nessuno può stare fermo. Questa città sembra godere da sola: risucchiare tutti ed escludere i pigri. Vivo un difficile adattamento dopo la mia esperienza kosovara, tutto sommato opposta alle percezioni londinesi.

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