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Londra: il tempo vola con la ginger beer

by / mercoledì, 21 Novembre 2012 / Published in narrativa, Visioni Mondaniche

Anche quando non piove è complicato scrivere per strada, sarà la poca propensione a calza maglie, maglioni a collo alto o giubbotti ingombranti, ma Londra è davvero molto fredda. Bisognerebbe essere ubriachi a dovere per fingere di non subire il rossore sulle guance e i tagli al petto del gelo.

Però questa città è fottutamente cara, come se ogni cittadino di essa sulla testa avesse la corona della regina e nel portafogli le sue sterline. Allora ti metti alla ricerca di beni “cheap”, entri in un supermercato dall’insegna accecante, le donne afro a sciogliere le proprie trecce su fianchi suadenti, quelle dell’est a scambiarsi consigli e tu spaesato tra gli scaffali a cercare una birra economica mentre tenti di afferrare con l’udito tutte le lingue differenti dall’inglese imperialista.  Solo una volta fuori dal supermercato mi accorgo che l’unica bevanda ad un pound che mi sembrava birra non è nient’altro che una ginger beer (birra allo zenzero): zero alcol e nessuna possibilità di scaldarsi.  Non resta che camminare, imbattersi nei minuscoli bimbi in uniforme, con tanto di cravatta, appena usciti dal college ed agevolati da un vigile in tuta gialla che alza e abbassa un palo indicativo per far attraversare o fermare gli scolari in attraversamento ; le mamme in t-shirt che spingono passeggini facendo a pezzi la mia virilità; automobili che sfrecciano in un senso di marcia a me ancora inconsueto; donne in nijab e ragazzi dai tatuaggi fin dentro le orecchie; luci ovunque, ognuno con qualcosa da fare, in un sistema perfetto, nel quale nessuno può stare fermo. Questa città sembra godere da sola: risucchiare tutti ed escludere i pigri. Vivo un difficile adattamento dopo la mia esperienza kosovara, tutto sommato opposta alle percezioni londinesi.

Cavalco innumerevoli ponti, poi guardo imbarcazioni sul Tamigi, foglie a mollo, riflessi pronti ed una distesa panoramica che rende famosa Londra: clock Tower, London Eye e lo scorcio di St Paul’s Cathedral. Proprio in quest’istante mi viene in mente uno stupido parallelismo: se i miei giorni a Roma erano ingombranti per la maestosità di quella città, Londra è meravigliosa per la sua mediocrità. È tutto qui. London Bridge. Un fiume, una ruota panoramica, un ponte, degli edifici in lontananza e la placidità di un corso d’acqua.

In qualsiasi parte centrale della città ci sono suoni metropolitani, non frastuoni, perché tutto è contenuto. Tra onde di persone ed incroci intasati ci si può isolare. Le strade principali sono piene di viuzze, che una volta imboccate conducono al silenzio, con case sempre basse e senza cancelli imponenti. È proprio semplice trovare la tranquillità. Cerco un pullman per ritornare alla periferia dove vivo: non lontano dall’incendiata Totthenam. In effetti sono venuto qui, oltre che per riassaporare l’odore della mia musa, anche per capire quanto le periferie siano più o meno dome, comunque lontane dall’idea di paradiso accogliente. Vivere con chi è giunto qua sperando di trovare un posto per la propria esistenza potrebbe aiutarmi a capire quanto l’esclusione sociale sia forte, quanto essere migranti voglia dire piazzarsi forzatamente in una  collocazione lavorativa ben determinata.

Intanto prendo un classico pullman british, di quelli a due piani, differente da quelli che circolano in periferia, fino a casa mia, ad un solo piano, piccoli e pieni di buste della spesa. Il pullman è l’unico posto dove poter scrivere, in un tepore artificiale, nel quale è giustificato non fare nulla, se non tenere sul palmo della mano un qualche schermo luminoso. Sul piano più alto si capisce quanto possa essere semplice investire le persone che tentano di attraversare la strada. L’autista non decelera. Dalla strada non si ha questa percezione, ma in realtà questo mostro rosso a due piani è pronto a travolgere senza remore.

Guardare il tramonto da un finestrino del bus è un’abitudine per chi a Londra vuole conquistare un pensatoio, uscendo dalla costrizione della vivibilità di questa metropoli, che ti conduce a credere che vada tutto bene. È così, non ci si può lamentare di nulla, ma non c’è tempo per scrivere.

LG

Collana Transfert

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