Entrare nel vuoto e il Premio Dessì.

Fino a non molto tempo fa ritenevo che tutti i premi e i concorsi sia in ambito letterario che artistico fossero o delle truffe più o meno autorizzate (come nel caso di tutto quel sottobosco di bufale a pagamento) oppure dei palcoscenici riservati solo al jet set del panorama culturale (e lo dimostrerebbe il fatto che vengono premiati sempre gli stessi ‘circuiti’).

E invece no!  Da quest’anno mi sono dovuto ricredere e devo dire che soprattutto in ambito poetico sembra esserci ancora un barlume di speranza. Ce ne ha dato ampia dimostrazione il nostro Fabrizio Bajec che, per ben due volte, è riuscito ad arrivare in una fase finale con il suo Entrare nel Vuoto.

Se la selezione del Premio Carducci è stata una sorpresa, quella del Premio Dessì una rivelazione assoluta.

Ma al di là dei risultati, quello che mi ha davvero stupito è stata l’attenzione – che ho scoperto davvero molto alta – nei confronti dei giovani autori e la mancanza di prevenzione nei confronti delle piccole case editrici.

Questo lascia sperare che le cose possano cambiare anche per la narrativa e per il mondo delle arti visive? Chi lo sa…

Intanto godiamoci le poesie di Fabrizio e incrociamo le dita per lui, fino a domenica 23 settembre, giorno in cui scopriremo il libro che la giuria ha deciso di proclamare vincitore di questa XXVII edizione del Premio Dessì.

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5 Responses

  1. E’ bello quello che scrivi qui, e speriamo che qualcosa cambi. Io nonostante tutto, i pregiudizi ce li ho ancora. Ai premi non ho mai creduto. E i miei mentori di una volta erano abbastanza disillusi in merito a cio’, oltre che navigati. Ma qualcosa di nuovo sta effettivamente succedendo in Italia. Non so se nell’ambito dei premi. Io noto che dal 2008, più o meno in coincidenza con l’inizio della depressione economica che conosciamo, una nuova attenzione si è risvegliata da parte di editori, redazioni, comitati di lettura, singoli lettori, anonimi o autorevoli che siano. Un’attenzione per la poesia, una curiosità di voler capire come è fatta e cosa ha da dire. Nello stesso tempo diverse collane sono crollate, altre sono nate. Altre ancora sembrano resistere, pur essendo bacate. I giornali parlano di poesia dandole più spazio e con argomenti critici. Ed è una pratica scomparsa in un sistema culturale più efficiente ed evoluto come quello francese, dove la poesia è pero’ un genere da non prendere sul serio, e i poeti (sperimentali, accademici, o lirico-sentimentali-naifs) sono guardati come poveri sfigati che non hanno capito che la pubblicità e il cinema si sono mangiati tutto il “poetico” prima messo in versi. Della serie: scrivono tutti, ma è troppo facile esprimersi cosi’. “Fammi un romanzo”. La poesia è il mondo di ieri.
    Per fortuna in Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti, e anche in Italia, la gente ha capito che in tempi duri è alla poesia che si torna. Perché li’ non si bara e non si fanno progetti. E’ la cosa più piccola che resta quando tutto scompare. Per cui, non ci sono i soldi? Va bene lo stesso. Qui con ci si aspetta niente. Una cosa è certa; come diceva Pasolini (e sto parafrasando qualcun altro che mi ha insegnato molto), per chi la scrive la poesia non è “a gratis”.
    Allora i comitati di lettura mi sorprendono, i lettori che prendono del tempo, concentrati, anche. Ma un piacere grande è già sentire un editore piccolo e appassionato credere cosi’ tanto in quello che ha fatto. Questo oggi adombra tutto il cinismo del mondo. E a me dà coraggio. Grazie di cuore.

    • Certo Fabrizio, la poesia non è “a gratis”, per nessuno!
      Ma ricompensa tutti, in qualche modo.
      E’ per questo che io, in quanto editore, non smetterò mai di ricercarla e di pubblicarla, perché proprio la poesia è uno di quei motivi che mi ha spinto a fare questo mestiere.
      Ma sono io che devo ringraziare te – e tutti quelli che definiamo ‘poeti’ – perché scrivi e scrivi e scrivi nonostante tutto. Perché sono le vostre parole che ci riportano a ciò che – nei momenti difficili come questo – veramente conta dentro ognuno di noi.
      E a me questo da la forza di continuare a fare l’editore… in una ‘certa maniera’!

  2. L’Antiarte sta lanciando una campagna per la moralizzazione dei premi letterari e/o teatrali.
    Invitiamo tutti gli operatori a fare bandi con trasmissione di testi via mail.
    Ciò al fine di permettere una veloce trasmissione delle opere ed evitare inutili costi per spese di imballaggio, spedizione oltre agli odiosi diritti di segreteria.
    Soprattutto per evitare le lunghe perdite di tempo per stampare le opere, confezionare il prodotto postale, spostarsi alla posta, fare le interminabili file.
    Per non parlare di quei concorsi che intenderebbero mascherare in qualche modo l’identità dei partecipanti e che così aggiungono complicazioni a una vita d’artista già complicata. Ci fidiamo delle giurie che tanto, se vogliono imbogliare, imbrogliano lo stesso.
    Insomma evitiamo agli autori già tartassati spese di tempo, energia, denaro.
    Ex contrariis invitiamo gli autori a boicottare i premi che non rispettino queste condizioni.

    Firmato Andrej Adramelek

    ANTIARTE 2000: LA RIVOLUZIONE DELL’ESTETICA NEL CYBERSPAZIO:
    http://www.antiarte.it/ttp://www.facebook.com/groups/65528291372/?ref=ts

    • Mah, mi sembra una posizione un po’ troppo netta.
      Il problema non è se inviare i testi via email o meno: noi per esempio preferiamo ricevere i manoscritti in formato cartaceo perché è più semplice che ognuno si stampi il suo, piuttosto che stampare in casa editrice migliaia di manoscritti l’anno, rendendo ancora più arduo il già complicato lavoro di selezione e valutazione.
      Insomma, ogni tanto una mano può lavare l’altra, no?

      Quello che invece bisognerebbe fare è prestare più attenzione ai propri interlocutori e non fidarsi del primo che passa che ti dice che puoi vincere chissà che cosa (salvo poi scoprire che solo per partecipare devi sborsare cifre x).
      Anche qui faccio il nostro esempio: noi ogni anno selezioniamo un’opera d’arte che poi acquistiamo: non chiediamo niente per partecipare, ma vogliamo che ci venga inviata una foto con un apposito modulo, perché per noi è più comodo catalogarle e valutarle in questo modo.
      Cosa c’è di male? Eppure mi sembra una buona opportunità per qualsiasi artista!

      Questo per dire che non si può generalizzare, ma bisogna valutare con attenzione e serenità caso per caso…

      P.S.
      Il link non funziona!

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