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Agrimensore

 

Arnaldo Pomodoro, Tavola dell'agrimensore, 1958

Arnaldo Pomodoro, Tavola dell’agrimensore, 1958

Abbiamo appreso la notizia con grande entusiasmo e vogliamo condividerla subito con i nostri lettori.

Dopo le vicissitudini che vi abbiamo raccontato nel volume Vicolo dei Lavandai con Flaminio Gualdoni e Arnaldo Pomodoro, la Fondazione riaprirà i suoi spazi espositivi in una nuova sede, in via Vigevano 9, a Milano.

Lo spazio è un ambiente storico, vicino alla Darsena dei Navigli e sarà un vero e proprio centro culturale dove il confronto e lo studio delle tematiche del contemporaneo saranno la linfa vitale di questo nuova e importante ‘avventura intellettuale’ che sarà documentata nei Quaderni della Fondazione, che vedranno la luce con il primo numero proprio in questa circostanza.

Arte e Luoghi

Recensione a Vicolo dei Lavandai dal sito Arte e luoghiQuarantotto pagine dense, con traduzione in lingua inglese a fronte, per raccontare un sogno. E se il sognatore è Arnaldo Pomodoro, impossibile non restare affascinati. Inserito nella collana oi dialogoi curata da Gino Fienga per con-fine edizioni, il volume Vicolo dei Lavandai. Dialogo con Arnaldo Pomodoro di Flaminio Gualdoni è il racconto accorato di un luogo, gli spazi espositivi della Fondazione Arnaldo Pomodoro, e di quanto quel luogo abbia rappresentato per la città di Milano e per la cultura in generale.

E come ogni storia ha un inizio, il 1954 anno in cui i fratelli Pomodoro, Arnaldo e Giò, giungono a Milano e aprono il loro primo studio, non lontano da quello di Lucio Fontana.

Ma sarà il vicolo dei Lavandai tra vecchie abitazioni e laboratori artigianali che si affacciano sul Naviglio “lo spazio in cui tutta la sua esistenza d’artista si è concentrata e da cui si è diramata nel mondo”. La conversazione con Flaminio Gualdoni parte propriodal ricordo della Milano dei Navigli, la città di Leonardo e la città d’acqua citata anche dal famoso Hemingway.

Il Giornale dell'Arte

Il Giornale dell'Arte di ottobre 2012Pare di sentirli conversare, i due amici: lo scultore ben noto, Arnaldo Pomodoro, e Flaminio Gualdoni, il critico, coltissimo ma mai pedante né borioso, seduti nelle poltrone dello studio di Arnaldo, in via Vigevano a Milano. Amici i due lo sono davvero e hanno anche lavorato per qualche tempo fianco a fianco, presidente l’uno, l’altro direttore artistico della Fondazione voluta da Pomodoro in via Solari. La collana in cui esce il piccolo Dialogo con Arnaldo Pomodoro di Gualdoni nasce del resto, per volontà del curatore Gino Fienga, proprio per pubblicare “non fredde interviste ma dialoghi intimi e colloquiali” fra protagonisti della cultura contemporanea: per restituire “l’umanità che sta dietro le loro idee”. E la storia della Fondazione Arnaldo Pomodoro, oggetto della conversazione, è intessuta di ricordi, incontri con amici, difficili decisioni, ma soprattutto si nutre della generosità, umana e intellettuale, dell’artista, che ha voluto dar vita a un’istituzione non pensata a propria futura gloria e memoria ma concepita come un luogo propulsivo di studio e di proposte culturali (secondo i suggerimenti dell’amico Giulio Carlo Argan),

Recensione a Vicolo dei Lavandai di Flaminio Gualdoni uscita a settembre su artedossier

La copertina del numero di settembre di artedossierQuando un’istituzione culturale è costretta a ridimensionarsi è sempre un dolore, e di requiem come questi vorremmo non  ascoltarne più, neppure in tempi di crisi nera.

Questo è il caso della suggestiva sede della fondazione creata a Milano nel 1994 dallo scultore romagnolo Arnaldo Pomodoro (classe 1926), che con un laconico messaggio, allo scadere dello scorso anno, dichiarava la chiusura dell’attività espositiva in via Solari 35. La fondazione, dotata anche di un museo e di una biblioteca, aveva da sei anni uno spazio di tremila metri quadri, riprogettato sulle rovine dell’ex turbinificio Riva & Calzoni dalla Cerri & Associati che vinse per questo il premio Ance 2006. La sede di via Solari, che nell’aprile scorso ha riaperto temporaneamente per un a mostra in occasione del Salone del mobile, era ormai considerata la Kunsthalle o la Tate Modern milanese, grazie alle molte intelligenti iniziative espositive e didattiche.

il venerdì di Repubblica

Dal primo spazio espositivo Rozzano, al complesso delle ex officine Riva & Calzoni, alla sede storica di Vicolo dei Lavandai: Flaminio Gualdoni, critico d’arte, rende omaggio al grande scultore Arnaldo Pomodoro, attraverso un dialogo che ricostruisce l’esperienza della Fondazione da lui ideata a Milano, appena conclusa, insieme ai sogni e ai progetti che hanno preso

Flaminio Gualdoni a Radio 3 Suite

Radio3 Suite: Un luogo che riverbera verso il futuro ma soprattutto anche, in questo caso, guardando al passato, delle sue tante attività in particolare culturali e una storia intensissima. Sto parlando di Milano, e sto parlando di un luogo specifico di Milano: Vicolo dei Lavandai. Questo è il titolo di un piccolo (almeno nelle dimensioni) librino, che per altro è in due lingue, in inglese e in italiano, edito con-fine contemporanea, e è un dialogo fra Arnaldo Pomodoro e Flaminio Gualdoni che racconta molte storie di Milano e una in particolare.

Buonasera Flaminio Gualdoni.

Flaminio Gualdoni: Buonasera

R3S: vogliamo allora sinteticamente spiegare che cosa racconta questa conversazione con , e Arnaldo Pomodoro qui naturalmente, con un grande scultore nascono tante possibili diramazioni raccontando una vita intera e una città in tanti modi diversi…

Flaminio Gualdoni a Radio 3 Suite

Radio3 Suite: Un luogo che riverbera verso il futuro ma soprattutto anche, in questo caso, guardando al passato, delle sue tante attività in particolare culturali e una storia intensissima. Sto parlando di Milano, e sto parlando di un luogo specifico di Milano: Vicolo dei Lavandai. Questo è il titolo di un piccolo (almeno nelle dimensioni) librino, che per altro è in due lingue, in inglese e in italiano, edito con-fine contemporanea, e è un dialogo fra Arnaldo Pomodoro e Flaminio Gualdoni che racconta molte storie di Milano e una in particolare.

Exibart.com

Nella sua Estetica, Hegel considera la scultura come l’autentica costituzione di un intervallo all’interno dello spazio maggiore in cui noi viviamo. Arnaldo Pomodoro percepisce, nello stesso senso, tutte le sue grandi opere come riferimenti spaziali, elementi di orientamento. La scultura, riuscendo a trasformare il luogo in cui viene posata, acquista una valenza testimoniale. Riesce ad esprimere, attraverso il gioco di rapporti con il paesaggio o con la città, la complessa relazione che intercorre fra l’uomo e la realtà. Proiettata nello spazio, evadendo dal peso della materia e ignorando un esplicito basamento fisso, la scultura si pone come presenza archetipica e, al tempo stesso, effettivamente attualizzabile. A partire dalla lezione del costruttivismo, essa si appropria del ruolo di inventare soluzioni inedite per la dimensione urbana.

Insideart - Dialogo con Pomodoro. - di Francesco Angelucci

Parla il meastro della sua sede in via dei Solari, nel libro di Gualdoni edito da Confine.

Una storia può essere raccontata solo se ha un inizio e una fine. È da questa verità che parte il libro Vicolo dei Lavandai dialogo con Arnaldo Pomodoro edito da con-fine. Purtroppo la fine è la chiusura di uno spazio storico per la città di Milano: chiude nel dicembre del 2011 la sede di via dei Solari 35 legata alla fondazione Pomodoro. La crisi è crisi per tutti e questa è un’altra verità da mandare giù come un boccone amaro. «Alla fine degli anni 90 – dice il maestro – cercavo un luogo dove realizzare una grande scultura che mi era stata commissionata a Roma per celebrare il cambio di millennio». Così è nato l’amore del maestro verso questo spazio che conservava ancora la memoria della sua antica funzione: una fabbrica di turbine e pompe idrauliche. Un ambiente immenso, gigante e poeticamente vuoto. Perfetto, insomma, come atelier per lo scultore.

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