CREATE ACCOUNT

FORGOT YOUR DETAILS?

Flaminio Gualdoni a Radio 3 Suite

Radio3 Suite: Un luogo che riverbera verso il futuro ma soprattutto anche, in questo caso, guardando al passato, delle sue tante attività in particolare culturali e una storia intensissima. Sto parlando di Milano, e sto parlando di un luogo specifico di Milano: Vicolo dei Lavandai. Questo è il titolo di un piccolo (almeno nelle dimensioni) librino, che per altro è in due lingue, in inglese e in italiano, edito con-fine contemporanea, e è un dialogo fra Arnaldo Pomodoro e Flaminio Gualdoni che racconta molte storie di Milano e una in particolare.

Exibart.com

Nella sua Estetica, Hegel considera la scultura come l’autentica costituzione di un intervallo all’interno dello spazio maggiore in cui noi viviamo. Arnaldo Pomodoro percepisce, nello stesso senso, tutte le sue grandi opere come riferimenti spaziali, elementi di orientamento. La scultura, riuscendo a trasformare il luogo in cui viene posata, acquista una valenza testimoniale. Riesce ad esprimere, attraverso il gioco di rapporti con il paesaggio o con la città, la complessa relazione che intercorre fra l’uomo e la realtà. Proiettata nello spazio, evadendo dal peso della materia e ignorando un esplicito basamento fisso, la scultura si pone come presenza archetipica e, al tempo stesso, effettivamente attualizzabile. A partire dalla lezione del costruttivismo, essa si appropria del ruolo di inventare soluzioni inedite per la dimensione urbana.

In libreria "Vicolo dei Lavandai": dialogo fra Flaminio Gualdoni e Arnaldo Pomodoro

Ci sono principalmente due ragioni per le quali ho voluto pubblicare questo libro.

La prima è stata determinata da una contingenza: la chiusura degli spazi espositivi della Fondazione Pomodoro, in via Solari a Milano; la perdita, non solo per la città, ma per la cultura in generale, di un luogo che aveva un approccio intellettuale, nei confronti del rapporto attività-comunità, oggi ancora assai raro.

Così, mi è sembrato doveroso documentare in forma cartacea questo momento perché le parole di Arnaldo Pomodoro e di Flaminio Gualdoni possano ri-manere e diventare, per tutti, spunto di riflessione e di dibattito sulle potenzialità, ma anche sulle problematiche, con cui gli spazi espositivi contemporanei si devono confrontare.

La seconda riguarda il fascino che da sempre esercitano su di me i lavori di Arnaldo Pomodoro e l’interesse critico che ho nei confronti di questo grande protagonista dell’arte contemporanea.

Ma tutto ha inizio molto indietro nel tempo.

Insideart - Dialogo con Pomodoro. - di Francesco Angelucci

Parla il meastro della sua sede in via dei Solari, nel libro di Gualdoni edito da Confine.

Una storia può essere raccontata solo se ha un inizio e una fine. È da questa verità che parte il libro Vicolo dei Lavandai dialogo con Arnaldo Pomodoro edito da con-fine. Purtroppo la fine è la chiusura di uno spazio storico per la città di Milano: chiude nel dicembre del 2011 la sede di via dei Solari 35 legata alla fondazione Pomodoro. La crisi è crisi per tutti e questa è un’altra verità da mandare giù come un boccone amaro. «Alla fine degli anni 90 – dice il maestro – cercavo un luogo dove realizzare una grande scultura che mi era stata commissionata a Roma per celebrare il cambio di millennio». Così è nato l’amore del maestro verso questo spazio che conservava ancora la memoria della sua antica funzione: una fabbrica di turbine e pompe idrauliche. Un ambiente immenso, gigante e poeticamente vuoto. Perfetto, insomma, come atelier per lo scultore.

(in)comunicabilità #1. Silenzi.

sabato, 21 Luglio 2012 by
Emilio Isgrò - Fondata sul lavoro - 2012

È l’immaginazione che ha insegnato all’uomo il senso morale del colore,
del contorno, del suono e del profumo.
Essa ha creato, al principio del mondo, l’analogia e la metafora […].
Poiché ha creato il mondo […] è giusto che lo governi.

Ch. Baudelaire, “Lettera al direttore della Revue FranÇaise” in La regina delle facoltà, in Poesie e Prose, a cura di G. Raboni, Mondadori, Milano 1973, p.820

 

(in)comunicabilità #1. Silenzi – (non)comunication #1. Silences – Articles about Emilio Isgrò, Arnaldo Pomodoro, Riccardo Benassi, Derek Jarman, John Cage, Alfredo Pirri, Adalberto Abbate, Marianna Andrigo, Aldo Aliprandi, Alberto Zanchetta, Dante, Giovanni Zoda, Focalize Magazine, ecc.

«Silenzio cantatore».
Ho sempre pensato che il verso di questa antica canzone napoletana racchiudesse in sé la più profonda essenza dell’arte, creando un imprevisto legame fra la musica e le arti visive.

Le note del canto incorniciano silenzi che non arrestano il tempo. Le pause sono sospensioni del suono. Il tempo continua a scorrere, a suonare, a cantare, a comunicare.

E così, le arti visive, apparentemente escluse dal campo sonoro (facendo le dovute eccezioni di perfomances e installazioni varie) possono ricollocarsi in una posizione di pari dignità musicale, nella gerarchia di Shopenhaueriana memoria.

In libreria Risonanze Classiche di Lucia Schiavone

Il quinto volume della Collana Passeurs dedicata agli artisti contemporanei.

L’eco di una cultura lontana, dove l’equilibrio formale e il rapporto con la tecnica, con la conoscenza dei materiali e la confidenza con la teoria, emerge con forza dalle pagine di questo libro.

Quello di Lucia Schiavone è un percorso che parte da molto lontano e facendo tappa nel mondo del restauro, si dirige verso una continua scoperta di soluzioni compositive, attraversando tematiche e istanze che suonano come versi di piccole poesie da guardare e da portarsi dentro.

Poesie ora forti come la terra da cui traggono ispirazione, ora leggere come l’aria che muove le foglie degli ulivi che da quella terra traggono vitalità.

Poesie rivestite d’oro leggero, foglie che si posano sapienti a ricordo di antichi fasti, ma calati nel contemporaneo sentire dell’artista.

Arte Mondadori - Passato e futuro della Fondazione Pomodoro

La storia di una vita, ma nella forma lieve di una chiacchierata tra amici. Così, per accenni, tra ricordi che affiorano, Arnaldo Pomodoro racconta l’arrivo a Milano nel 1954, la scelta di stabilire lo studio sulla Darsena, l’acquisto di spazi sempre più ampi in cui lavorare e ospitare mostre. Guidato dalle domande dell’amico Gualdoni, spiega

Corriere della Sera

 

Amarcord Arnaldo Pomodoro racconta in un libro la sua avventura meneghina iniziata in quell’angolo storico

Ritorno a vicolo dei Lavandai
Anche la Fondazione sarà trasferita da via Solari al Naviglio

Succede spesso che la vita di un artista sia fortemente legata a un luogo: la leggenda di Picasso non potrebbe fare a meno del Bateau Lavoir di Montmartre, e si potrebbe immaginare Monet senza la casa di Giverny? Anche la topografia di Milano vanta i suoi luoghi dell’arte: la galleria dei futu risti; il bar Giamaica di Piero Manzoni; il corso Monforte di Fontana e il vicolo dei lavandai dello scultore Arnaldo Pomodoro. «Arrivato a Milano, il mio sogno è stato proprio quello di radicarmi in questa zona che trovo fra le più belle di Milano, dove ancora si possono vedere le pietre antiche su cui si lavava e gli attracchi dove si legavano i barconi». Così lo scultore, 86 anni, marchigiano di origine, comincia a ricordare la sua straordinaria avventura milanese in un colloquio con Flaminio Gualdoni dai toni intimi e sommessi, stampato da con-fine edizioni in un raffinato libretto «Vicolo dei Lavandai» (pp. 48, € 9,00) in uscita il prossimo 7 giugno. In quella stradina sul Naviglio Grande, dove negli anni ha via via allargato studio, archivio e abitazione, Pomodoro ha deciso che farà ritorno anche la sua Fondazione dopo la  recente chiusura degli immensi spazi di via Solari, impossibili da mantenere aperti alla città.

Sensi Magazine

Nato nella provincia romagnola, a Morciano di Romagna, nel 1926, Pomodoro approda a Milano negli anni ’50; ma è alla fine degli anni ’60 che sceglie la sua “casa della vita” – il luogo della creazione artistica, non quello della dimora domestica – in uno studio nei pressi della Darsena: da lì ha aperto al mondo la sua vivace ed eclettica esperienza d’artista.

“Arrivato a Milano, il mio sogno è stato proprio quello di radicarmi in questa zona che trovo fra le più belle di Milano, dove ancora si possono vedere le pietre antiche su cui si lavava e gli attracchi dove si legavano i barconi, perché i Navigli erano il mezzo più facile per far giungere le merci e i materiali dalla campagna milanese. Milano era tutta una città di canali. […]”. Le parole di A. Pomodoro, tratte da una conversazione condotta da Sandro Parmiggiani, dipingono con semplicità i ricordi dell’incontro con la città e con le sue origini “fluviali”, protratte nella vitalità degli scambi e nella vivacità delle innovazioni.

Inaugurata la collana 'effimera' con "Il silenzio della Gioconda" di Pippo Lombardo.

Attraverso l’analisi dell’artista contemporaneo, sempre più divo e sempre più schiavo del mercato e delle lusinghe del sistema arte, Lombardo lascia emergere un abbozzo di progetto che riporta – da un lato – l’artista ad una nuova consapevolezza libera dalle regole del sistema stesso; dall’altro – quello della critica verso un rinnovato ruolo speculativo, in grado di arginare l’esuberanza dell’impeto creativo (non certo per mortificarlo, ma per “educarlo”) ridando importanza all’opera attraverso la misurazione degli effettivi valori estetici, ma anche sociali storici psicologici…. 

Un continuo scambio dialettico: unica cura possibile per lenire le ferite di un’asfittica arte contemporanea e per spingere l’artista verso una ri-presa di coscienza che possa finalmente renderlo libero di fare della sua opera ciò che davvero sente. 

TOP