Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini

by / venerdì, 10 Maggio 2019 / Published in Diario Semiserio

Ormai conosciamo tutti la qualità dei progetti che vengono realizzati ai Musei di San Domenico a Forlì e bisogna dire che anche Ottocento, la mostra in corso che sarà aperta fino al 19 giugno non ha deluso le aspettative.

È un percorso davvero avvincente con opere di incredibile bellezza e spesso anche grandezza – sia in senso figurato che reale – perché ci sono anche delle tele di notevoli dimensioni.

Un percorso che cerca di mettere un punto fermo sull’Ottocento italiano, ricostruendo attraverso la pittura e la scultura soprattutto quei “fatidici” sessant’anni che separano l’Unità d’Italia dallo scoppio della Grande Guerra.

È una mostra davvero grandiosa: ospita ben Centocinquanta opere di 94 artisti fra i molto conosciuti al grande pubblico – come Hayez, Fattori, Segantini, Boccioni, Balla, Medardo Rosso ecc – a tanti altri meno noti ma non per questo meno interessanti. Spesso il tempo fa cadere nel dimenticatoio delle figure che invece meriterebbero tutt’altra sorte ma, anche per questo, bisogna dare atto ai curatori di non aver fatto un a scelta ‘popolare’: ogni opera ha un suo preciso ‘perché’ all’interno di questo percorso che ci mostra come l’arte di quel periodo non sia stata solo uno strumento celebrativo, ma anche un mezzo per insegnare in qualche modo agli stessi italiani la propria storia; ma forse soprattutto per diffondere il nostro patrimonio artistico e naturalistico che già nell’Ottocento cominciava a trasformarsi e forse ad insinuare nella mente di qualcuno l’idea necessaria di salvaguardia.

Un secolo quindi a cavallo tra tradizione e modernità quindi che nasconde divisioni e contrasti ma capace anche di avere uno spirito nazionale pur nelle diversità e nel fascino degli usi e costumi locali.

La mostra comincia proprio con Hayez   – protagonista assoluto del romanticismo a Milano prima dell’Unità d’Italia – e la pittura di storia che divenne un incredibile strumento per la creazione di un sentimento nazionale idealizzando questo passato comune e mitizzandone l’identità.

Troviamo una serie di affascinanti dipinti monumentali che tentano di creare quel linguaggio nazional popolare che nel secolo successivo si trasferirà anche nel cinema.

Bella e molto interessante anche la sezione dedicata ai protagonisti del secolo ritratti prendendo le mosse da quelli di Hayez diventati ormai dei veri e propri modelli. E quindi incontriamo i regnanti, gli eroi, i letterati, i musicisti che sono riusciti a unire il pubblico dell’epoca intorno a cause comuni e a temi davvero universali.

Durante le Guerre d’Indipendenza invece la pittura storica sembra cambiare registro e gli artisti provenienti da diverse regioni con stili e modi diversi diventano testimoni più che degli eventi bellici dei sentimenti dei protagonisti di quelle battaglie spesso delusi dai compromessi della politica e addirittura in certe occasioni diventa vera e propria denuncia degli orrori della guerra come ad esempio è molto chiaro in Fattori.

Dall’800 la denuncia sociale si diffonde notevolmente dalla letteratura a tutto l’ambito visivo: quindi vediamo in maniera totalmente realistica le terribili condizioni dei contadini da un lato alle problematiche delle città moderne e industriali dall’altro.

Fino ad arrivare alla fine di quel decennio alla grande depressione economica che rende tutto ancora più difficile e drammatico e che scatena fenomeni come l’immigrazione e il lavoro minorile.

Ma sullo sfondo di tutto questo c’è sempre l’incredibile bellezza del paesaggio italiano.

Quasi in contrapposizione a tutto questo prende piede sempre di più anche una certa ‘pittura di evasione’ se così vogliamo chiamarla: era il ritratto della borghesia, del mondo intellettuale che in qualche modo interpreta i piaceri della vita moderna; i viaggi, le vacanze, il teatro, i caffè diventano protagonisti di un Ottocento mondano e se vogliamo un po’ frivolo che però faceva la fortuna di artisti come ad esempio il richiestissimo Vittorio Corcos.

Ovviamente grande protagonista del ritratto è la donna, finalmente emancipata e consapevole della sua femminilità. Troviamo in queste opere una donna davvero moderna, quasi glamour così belle affascinanti come abbiamo imparato a conoscerle soprattutto nei veloci tratti di Boldini.

L’ottocento termina con Segantini e Michetti che ci riportano alla semplicità al mondo contadino, ai paesaggi appenninici: è la rappresentazione di un’Italia in cui tutti possono riconoscersi, ma è anche una vera e propria rivoluzione estetica che supera il naturalismo e riporta l’arte italiana a livelli europei.

Davvero un bel viaggio nel tempo e nello spazio, in diversi generi ed emozioni: una mostra densa e affascinante che vale sicuramente un viaggio a Forlì per riscoprire quell’arte quelle immagini che in qualche modo fanno parte della nostra storia e che volente o nolente un po’ tutti ci porteremo sempre dentro.

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