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Sorrisi di carta di Mariaelena Castellano

Premo con forza sulla serratura del vecchio baule di cuoio e finalmente, dopo l’ennesimo tentativo, si apre. Non so se sia stata una buona idea portarlo qui, nella mia camera da letto; è piuttosto rovinato e adesso che sono riuscita ad aprirlo, ho sparso un po’ ovunque polvere e frammenti di pellame consumato. Eh no,

Dire amaro non rende, è orrido, da voltastomaco. Ho confuso i barattoli, sarà stata l’agitazione del momento; neanche il tempo di sorseggiare, che  entrambe le tazzine son finite di nuovo sul tavolo, quasi ribaltate. Ho ancora il volto contratto in una smorfia grottesca; la stessa di due giorni fa. In fondo, il concetto è quello:

Applausi di Mariaelena Castellano

venerdì, 17 Giugno 2016 by

Scrosciano nella sala, fino a fondersi con l’intonazione di “Bella ciao”. Il filmato è ancora in corso, le immagini finali scivolano insieme al sottofondo musicale del partigiano e ai primi titoli di coda, ma gli applausi del pubblico irrompono già, improvvisi e forti. Sono così entusiastici e calorosi, travolgono tutto il mio silenzioso riserbo, mi

Luce – un racconto di Sergio Saggese

martedì, 07 Luglio 2015 by
Luce - un racconto di Sergio Saggese

Africa_sl

Udito un CLICK ravvicinato, Asad alzò gli occhi dalla pagina e si ritrovò davanti un tizio con una macchina fotografica.

Studiava seduto per terra col libro di Chimica aperto sulle gambe. Lo chiuse e se lo piazzò a fianco.

Guardò oltre la sagoma grigia dello strano fotografo e scorse il suo amico Faraji ridacchiare.

Il tizio con l’obiettivo puntato si presentò come un fotoreporter di un giornale italiano. Gli aveva scattato una foto cogliendolo assorto nella lettura senza preavviso.

Si trattava dell’ennesimo servizio giornalistico sugli studenti africani costretti a recarsi all’interno del parcheggio dell’aeroporto per poter studiare sfruttando la luce dei lampioni pubblici.

L’abitudine della guerra

giovedì, 05 Febbraio 2015 by
L’abitudine della guerra

Visioni9

La noia per le parole di chi catechizza e conosce la geopolitica come i risultati di una partita di calcio, senza considerare che nel mezzo ci sono pezzi di pelle, stralci di volti, curiosità negli occhi. Provo a ricordare le mie settimane nel freddo del conflitto nel Donbass, regione che era dell’Ucraina e che in qualche pezzo lo è ancora, ma una sua parte si è dichiarata autonoma, staccandosi da Kiev e proclamando le Repubbliche di Donetsk e Lughansk. Sono flash, perché ricordi di giacche pesanti, maglie termiche e passi da direzionare con attenzione per non farli impattare nel gelo.

L'inferno delle donne

olocausto

E’ da qualche giorno ormai che con Giulia, mia figlia di 9 anni, parliamo della giornata della memoria. Oggi lei con la sua classe andrà in comune per assistere ad un documentario che le spiegherà (anche se non so come si possa farlo) cosa è successo anni e anni fa…
Qualche sera fa ci ho provato anch’io a spiegare, ma mi sono accorta che le parole mi mancavano, che forse neanch’io ho mai capito bene, che tutto quell’orrore è impossibile da spiegare, impossibile usare la logica.

Poi oggi ho riletto il racconto che Sergio Saggese mi/ci regalò l’anno scorso e che pubblicai proprio in questa giornata. Rileggerlo non mi è servito a capire, però mi è servito a provare, almeno in parte, il dolore, un dolore che non si potrà mai più dimenticare.

Il racconto che si intitola ‘L’inferno delle donne’ inizia così:

Giovanni Drogo

mercoledì, 26 Novembre 2014 by
Racconto di Marco Aragno | Giovanni Drogo

Racconto di Marco Aragno“Allora? Quale porto?’’. Il maglione blu e quello rosso sono piegati sul letto, in silenziosa competizione. La valigia è ancora aperta, stracolma di cose da portare.

Alle mie spalle gracchia il televisore acceso. Il tg manda in onda le ultime immagini dall’Italia. ‘Il Paese nella morsa del gelo’, recita la giornalista. ‘Decine di morti, disagi alla viabilità, strade in tilt’. Nel servizio compare un serpentone di macchine e camion bloccati nella notte sulla statale di Sora. Poi la scena si sposta su un paesino dell’Abruzzo sepolto dalla neve. Infine una ripresa dall’alto mostra il Colosseo completamente imbiancato.

L’Italia di questi giorni mi sembra un mondo lontano, da casa mia, un pianeta apparso attraverso lo schermo del televisore.

Nella provincia nord di Napoli, dimenticata da Dio e dalle telecamere, l’inverno che sta rovesciando sull’Europa neve e morti è arrivato quasi distrattamente. Il vento che fa ballare i pali della luce giunge ormai fiaccato dopo aver spazzato le cime dell’Appenino. È  solo un vago ricordo della tormenta che ha trasformato l’Italia in un pezzo di Siberia.

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Sangue

mercoledì, 15 Ottobre 2014 by
Sangue | Il racconto

Sangue-racconto

Lenny è venuto a trovarmi ieri tutto incazzato dicendo che gli stanno sulle palle i colleghi che danno per scontato le cose.

Non è così che si porta avanti un’azienda!, dice. E devo dire, lo capisco. C’è stato un tempo in cui anche a me facevano specie, per esempio, quelli che quando ti bussano alla porta, e tu gli domandi, Chi è, anziché risponderti dicendo il proprio nome, ti rispondono, Io!, manco ci fossi tu soltanto e loro sulla faccia della Terra; ed è scontato quindi che stando tu da questa parte, non ci possono essere che loro dall’altra.

Certe saggezze si capiscono solo da pazzi. Lo comprendo soltanto oggi; lo vedo soltanto adesso che non so come abbia potuto scampare alla morte dopo quello che ho fatto; dopo i tagli che mi sono fatta, il sangue che ho perso; dopo che il destino mi aveva fatto vivere quello che ho vissuto perdendo mio figlio Jimmy nell’incidente, strappandomi all’improvviso tutta quanta la supponenza. Per cui tutte le solite domande sul perché si facciano le cose, sul perché si commetta ogni singola azione in questa cazzo di vita, secondo me, trovano ormai risposta in un’unica frase obbligata che è “Per niente”.

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I racconti a singhiozzi sul Kurdistan

mercoledì, 03 Settembre 2014 by
I racconti a singhiozzi sul Kurdistan

Lorenzo-Giroffi-Racconti-Kurdistan

Eccomi di nuovo a fare i conti con la storia che mi scavalca, con eventi che cambiano geografia e nomi. Il Kurdistan che ho conosciuto è stato di guerriglia, fuga, fame, esplosioni, speranze ed autodeterminazione. Quando decisi di partire il mio desiderio principale, quasi adolescenziale, era quello d’incontrare i guerriglieri del Pkk. Perché avevo fantasticato già diverse volte un incontro con loro, quasi sentendolo come vero. Poi quell’adrenalina è diventata solo una parte del puzzle infinito del Kurdistan assaporato. L’accoglienza di una famiglia a Diyarbakır, con una delle tante figlie in diaspora, per questisoni politiche, ad immergermi in cibo, canti, racconti, raccomandazioni e paure.

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Il mare

giovedì, 24 Luglio 2014 by
Il mare di Sergio Saggese

Il mare di Sergio Saggese

Le finestre son fatte per essere lette come pagine di un libro.
Consulto la mia come una Guida.
È un viaggio ogni giorno che vivo.
Mi segno d’abitudine prima d’uscire e c’è nel segno della croce, pure in quello, il moto dei punti cardinali.

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