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Insideart - Dialogo con Pomodoro. - di Francesco Angelucci

Parla il meastro della sua sede in via dei Solari, nel libro di Gualdoni edito da Confine.

Una storia può essere raccontata solo se ha un inizio e una fine. È da questa verità che parte il libro Vicolo dei Lavandai dialogo con Arnaldo Pomodoro edito da con-fine. Purtroppo la fine è la chiusura di uno spazio storico per la città di Milano: chiude nel dicembre del 2011 la sede di via dei Solari 35 legata alla fondazione Pomodoro. La crisi è crisi per tutti e questa è un’altra verità da mandare giù come un boccone amaro. «Alla fine degli anni 90 – dice il maestro – cercavo un luogo dove realizzare una grande scultura che mi era stata commissionata a Roma per celebrare il cambio di millennio». Così è nato l’amore del maestro verso questo spazio che conservava ancora la memoria della sua antica funzione: una fabbrica di turbine e pompe idrauliche. Un ambiente immenso, gigante e poeticamente vuoto. Perfetto, insomma, come atelier per lo scultore.

In libreria Risonanze Classiche di Lucia Schiavone

Il quinto volume della Collana Passeurs dedicata agli artisti contemporanei.

L’eco di una cultura lontana, dove l’equilibrio formale e il rapporto con la tecnica, con la conoscenza dei materiali e la confidenza con la teoria, emerge con forza dalle pagine di questo libro.

Quello di Lucia Schiavone è un percorso che parte da molto lontano e facendo tappa nel mondo del restauro, si dirige verso una continua scoperta di soluzioni compositive, attraversando tematiche e istanze che suonano come versi di piccole poesie da guardare e da portarsi dentro.

Poesie ora forti come la terra da cui traggono ispirazione, ora leggere come l’aria che muove le foglie degli ulivi che da quella terra traggono vitalità.

Poesie rivestite d’oro leggero, foglie che si posano sapienti a ricordo di antichi fasti, ma calati nel contemporaneo sentire dell’artista.

Barche d'epoca e classiche.it - La Marineria della Penisola Sorrentina... - di Paolo Maccione

La Marineria della Penisola Sorrentina e la cantieristica in legno da Marina d’Equa a Marina Grande.

Massimo Maresca e Biagio Passaro hanno realizzato un volume piacevole da leggere, ricco di opere e documenti provenienti da collezioni private, musei, istituti e associazioni. Grazie a loro si può compiere un viaggio attraverso la storia della Penisola Sorrentina, ancora oggi terra di marinai e navigatori.

ARMATORI, CAPITANI E VELIERI OTTOCENTESCHI

Le principali società armatoriali italiane, le storie dei capitani di lungo corso, i velieri ottocenteschi, i cantieri e i costruttori navali del Golfo di Sorrento, la religiosità e gli ex voto marinari. Sono solo alcuni degli argomenti trattati nel libro “La Marineria della Penisola Sorrentina”, scritto da Massimo Maresca e Biagio Passaro.
Gli autori, senza pretesa di realizzare un trattato di storia navale,tratteggiano a larghe linee la storia della marineria di quei luoghi raggiungendo l’obiettivo di non annoiare mai il lettore.
Il libro, scritto in italiano e inglese, è ricco di immagini d’epoca e descrive in maniera semplice anche le caratteristiche di imbarcazioni come le feluche sorrentine, le feluche a motore e il gozzo sorrentino.

Arte Mondadori - Passato e futuro della Fondazione Pomodoro

La storia di una vita, ma nella forma lieve di una chiacchierata tra amici. Così, per accenni, tra ricordi che affiorano, Arnaldo Pomodoro racconta l’arrivo a Milano nel 1954, la scelta di stabilire lo studio sulla Darsena, l’acquisto di spazi sempre più ampi in cui lavorare e ospitare mostre. Guidato dalle domande dell’amico Gualdoni, spiega

Inaugurata la collana 'effimera' con "Il silenzio della Gioconda" di Pippo Lombardo.

Attraverso l’analisi dell’artista contemporaneo, sempre più divo e sempre più schiavo del mercato e delle lusinghe del sistema arte, Lombardo lascia emergere un abbozzo di progetto che riporta – da un lato – l’artista ad una nuova consapevolezza libera dalle regole del sistema stesso; dall’altro – quello della critica verso un rinnovato ruolo speculativo, in grado di arginare l’esuberanza dell’impeto creativo (non certo per mortificarlo, ma per “educarlo”) ridando importanza all’opera attraverso la misurazione degli effettivi valori estetici, ma anche sociali storici psicologici…. 

Un continuo scambio dialettico: unica cura possibile per lenire le ferite di un’asfittica arte contemporanea e per spingere l’artista verso una ri-presa di coscienza che possa finalmente renderlo libero di fare della sua opera ciò che davvero sente. 

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