Klimt Experience. Emoziona o no?

Che ne pensate delle mostre experience?

In giro sento sempre opinioni molto discordanti. Ci sono quelli che ne vanno pazzi e quelli che invece le aborrono totalmente.

Io, personalmente, rimango un po’ nel mezzo e cerco di valutare di volta in volta perché i fattori che rendono una mostra di questo genere più o meno ‘riuscita’ sono diversi. Oltre, ovviamente, al progetto, alla regia di questo genere di spettacoli molto fa anche la location, la qualità della tecnologia usata, l’allestimento… insomma una sorta di mood generale che si viene a creare mixando tutti questi elementi.

Sono andato a vedere la mostra Klimt Experience a Napoli in un contesto eccezionale che è quello della Basilica dello Spirito Santo. È una chiesa che è rimasta chiusa per trent’anni e che ha inaugurato il suo percorso espositivo lo scorso anno con la mostra su L’esercito di Terracotta. Non l’avevo mai vista dentro: mi ricordo che nell’immaginario collettivo dei napoletani di qualche generazione fa quella chiesa dava il nome a tutta la zona. Mio nonno, quando uscivamo e andavamo da quelle parti, dove si incrociano Via Toledo (che mio nonno chiamava ancora via Roma) e la salita di Monteoliveto, diceva andiamo allo Spirito Santo. Vabbuo’, altri tempi e un’altra Napoli.

Ma torniamo all’experience: in questo caso la location incide tantissimo. La chiesa è spettacolare: c’è questa unica grande navata di 80 metri, bianca, altissima… considerate che l’altezza della Basilica arriva a superare gli 80 metri. Insomma, un posto incredibile che qualsiasi cosa ci metti dentro è fantastico.

Ma la mostra in sé com’è? Dipende… dipende da cosa ti aspetti. Se conosci un po’ questo genere e hai già visto – chessò – Van Gogh Alive o Modigliani Experience, allora arrivi con l’anima in pace e ti godi lo spettacolo e magari ti piace pure. Per chi invece è più un purista, abituato a vedere opere d’arte e che cerca quel tipo di rapporto contemplativo e basta, queste mostre sono altamente sconsigliate. Solitamente questo tipo di persone rimangono deluse e se ne vanno bestemmiando e dicendo che la mostra fa schifo.

Il problema, secondo me, è proprio la definizione: questa non è una mostra e non ti puoi aspettare di trovare delle opere. È un’esperienza, come dice lo stesso titolo: “Klimt Experience”.

Per quanto mi riguarda lo sapete io sono uno dei grandi sostenitori della tecnologia applicata all’arte e alla cultura come mezzo per arrivare di più e a più persone, anche a quelle non particolarmente ‘ferrate’ dal punto di vista della formazione. Però forse l’asticella andrebbe alzata ancora un po’: c’è una regia ancora abbastanza basic, e non c’è ancora una narrazione ‘comprensibile’ a tutti; è più una cosa emozionale che culturale. Magari io mi vado a fare l’esperienza di Klimt ma oltre ad uscire pieno di ‘wow’ e ‘yeah’ vorrei ricordarmi qualcosa di più di quest’uomo, vorrei aver capito un po’ di più del contesto storico, vorrei aver imparato qualcosa, ma nella maggior parte dei casi questo non succede. Vero è che spesso e volentieri non succede neanche nelle mostre tradizionali, ma è proprio questo il punto.

La tecnologia ci permetterebbe di raccontare meglio, perché non avendo il vincolo delle opere incorniciate e intoccabili, ci dà la possibilità di fare quello che vogliamo e allora tanto varrebbe osare un po’ di più… il contributo didattico dell’area introduttiva alla mostra, per esempio, è davvero un po’ scarno e anche un po’ in contrasto con tutto il digitale che troviamo dall’altra parte. Meglio forse sarebbero stati dei monitor touch dove le persone avrebbero potuto approfondire in maniera più interattiva la vita di Klimt e il contesto storico.

Poi c’è la Sala degli Specchi, carina, ma ormai l’abbiamo vista dappertutto, anche a Milano nella mostra su Modigliani, ma del resto i produttori sono gli stessi.

Gli Oculus VR sempre interessanti, soprattutto se non li avete mai provati ne vale la pena farsi un giro e vedere un po’ di Klimt in 3d.

Insomma, non lo so, una bella esperienza ma si poteva fare di più. Vale comunque la pena di essere vista perché il contesto della Basilica valorizza molto le proiezioni e rende tutto davvero molto più emozionante.

E voi? Cosa ne pensate delle Mostre Experience? Vi emozionano o vorreste qualcosa di più?

Come vorreste che fosse una mostra per essere davvero experience?

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