{"id":8592,"date":"2018-12-06T09:12:35","date_gmt":"2018-12-06T08:12:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=8592"},"modified":"2019-07-11T11:19:46","modified_gmt":"2019-07-11T09:19:46","slug":"musei-bolognesi-fra-valorizzazione-e-storytelling-ne-parliamo-con-roberto-grandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/musei-bolognesi-fra-valorizzazione-e-storytelling-ne-parliamo-con-roberto-grandi\/","title":{"rendered":"Musei Bolognesi fra valorizzazione e storytelling: ne parliamo con Roberto Grandi"},"content":{"rendered":"\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"720\" height=\"405\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_TKQ2qQi78g\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\"><\/iframe>\n\n\n\n<p>Musei Bolognesi fra valorizzazione delle collezioni e storytelling digitale: ne parliamo al Mambo con Roberto Grandi, Presidente dell&#8217;Istituzione Bologna Musei.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gino: Siamo   al Mambo con Roberto Grandi, presidente dell\u2019istituzione Bologna Musei, e parleremo con lui di varie cose. Cercheremo di capire un po\u2019 che cos&#8217;\u00e8 l\u2019istituzione, come sono i musei bolognesi, come si rapportano con la citt\u00e0, ecc. Quindi partiamo proprio dall&#8217;inizio: che cos&#8217;\u00e8 questa istituzione, com&#8217;\u00e8 nata, perch\u00e9 \u00e8 nata?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Roberto:<strong> <\/strong>Questa istituzione \u00e8 nata dal mettere assieme quelli che erano i musei civici tradizionali: quindi dal Museo Archeologico, al Museo Medievale, Museo del Risorgimento, Museo della Musica, altri&#8230; a quelli propri della istituzione che era della Galleria d\u2019Arte Moderna. E quindi abbiamo: Mambo &#8211; all&#8217;interno del quale c\u2019\u00e8 il Museo Morandi &#8211; Villa delle Rose, il Museo di Ustica. E quindi l\u2019Istituzione mette assieme questi 14 spazi museali tra loro diversi, nel senso che alcuni fanno riferimento all&#8217;ambito pi\u00f9 storico, e gli altri all&#8217;ambito pi\u00f9 contemporaneo. La caratteristica di tutto questo \u00e8 determinata dalle collezioni permanenti, che sono il valore aggiunto di questo museo, perch\u00e9 le collezioni permanenti sono uniche: o uno viene a vederle qua, o non riesce a vederle da nessun\u2019altra parte. Poi abbiamo due spazi per l\u2019esposizione: uno al Museo Archeologico &#8211; di mille metri quadri &#8211; e uno spazio nella Sala delle Ciminiere, al Mambo, dedicati a mostre correlate alle attivit\u00e0 dei due musei.<\/p>\n\n\n\n<br\n\n\n\n<p><strong>G: Quindi cosa \u00e8 cambiato tra prima e dopo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: \u00c8 cambiato il tentativo di far capire l\u2019identit\u00e0 dell\u2019Istituzione &#8211; che non \u00e8 semplice anche per chi invece aveva interesse e cura del proprio museo &#8211; ,e anche rompere la credenza che chi \u00e8 interessato all&#8217;archeologia non \u00e8 interessato al contemporaneo, che chi \u00e8 interessato al medievale non \u00e8 interessata all&#8217;archeologia, ecc. Quindi il tentativo che stiamo facendo &#8211; non sono ancora riuscito, ma credo fra qualche mese di riuscire &#8211; per esempio, \u00e8 di avere la newsletter dell\u2019Istituzione Bologna Musei. Ad oggi, se uno vuole sapere che cosa succede, si deve iscrivere a cinque, sei, sette diverse newsletter. Secondo me \u00e8 una follia, ma c\u2019\u00e8 una logica dietro a tutto questo.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Su questo si rientra nel concetto in cui ci troviamo sempre a parlare nel nostro settore, che \u00e8 quello di fare rete fra le istituzioni, di andare tutti quanti insieme nella stessa direzione: cosa che poi purtroppo in Italia sempre difficilmente si riesce a fare. Se ne parla tanto, ma non si riesce mai a portare avanti questo genere di cose.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: S\u00ec, questo \u00e8 pi\u00f9 complesso. Ma io credo che sia interessante proprio perch\u00e9 si vede come i pubblici sono pubblici che si trasmigrano da un aspetto all&#8217;altro. Sono pochissimi quelli che si interessano solo ad un aspetto. Questa grande variet\u00e0 \u00e8 importante, perch\u00e9 uno riesce cos\u00ec a passare da uno all&#8217;altro con queste collezioni permanenti, che tentiamo di rendere vive attraverso mostre continue, che facciamo magari ospitando una o due opere d\u2019arte, o ridefinendo quello che abbiamo. Anche perch\u00e9 dobbiamo ricordare che musei come il nostro, hanno un numero elevato di opere d\u2019arte, e la possibilit\u00e0 di esporle sono ridotte. Credo che noi abbiamo sui 340.000 oggetti. e quindi questa attivit\u00e0 di conservazione \u00e8 assolutamente importante. Per\u00f2, la cosa che dobbiamo capire, \u00e8 che i musei nascono per la conservazione ma fin dall&#8217;inizio, il Museo Civico Archeologico \u00e8 nato per educare i cittadini. Quindi la conservazione va assieme a quella che \u00e8 la promozione, a quella che \u00e8 l\u2019educazione &#8211; come si diceva un tempo &#8211; dei cittadini. Attualmente quindi si tende a riequilibrare questo aspetto. Prima l\u2019aspetto conservativo era quello prevalente, ed \u00e8 sufficiente guardare anche le professionalit\u00e0 che ci sono nei musei: le professionalit\u00e0 dei musei sono soprattutto dei conservatori. \u00c8 importante perch\u00e9 i conservatori non soltanto conservano, ma devono definire, da un punto di vista anche scientifico, cosa sono quegli oggetti, la storia di quegli oggetti, e quindi la possibilit\u00e0 di connettersi con altri oggetti, e i rapporti con altri musei simili nel mondo. Ma adesso il tema \u00e8 quello della promozione nei confronti dei diversi tipi di pubblico.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Quindi insieme ai conservatori bisognerebbe inserire anche la figura del promotore, che \u00e8 una cosa che ancora ad alcuni fa drizzare i peli&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: Noi adesso questo lo stiamo facendo, con ovviamente le difficolt\u00e0 delle Istituzioni Pubbliche di riuscire a fare dei concorsi. Per\u00f2 adesso quelli che entrano sono pi\u00f9 sull&#8217;ambito della comunicazione. Invece per quanto riguarda la didattica, che \u00e8 una delle parti fondamentali del nostro museo, l\u00ec invece c\u2019\u00e8 tutto il discorso della sperimentazione laboratoriale. I nostri sono musei che contano, in un anno, 90-92 mila presenze nella didattica. Avendo musei cos\u00ec diversi, si va dall&#8217;arte contemporanea al laboratorio &#8211; e quindi anche le summer-school che facciamo &#8211; , a laboratori come al nostro Museo della Musica, dove iniziano i laboratori per i bambini nella fascia da 0 a 36 mesi. <\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, per quanto riguarda invece il discorso del promotore, \u00e8 assolutamente importante, e abbiamo un grosso progetto che dovrebbe partire nel giro di cinque o sei mesi, che \u00e8 un progetto finanziato da fondi europei &#8211; cosiddetti PON &#8211; , che sono fondi che fanno riferimento al sociale, alle fasce deboli, e che noi utilizzeremo per dei corsi &#8211; ma non dei corsi brevi &#8211; per mediatori culturali di tutti i tipi, all&#8217;interno dei musei. Ma con un intento diverso dai tanti corsi che vengono fatti: corsi che creano delle figure: con questo progetto noi vogliamo che queste figure &#8211; alcune decine che vengono formate &#8211; , abbiano la possibilit\u00e0 di rimanere almeno qualche anno all&#8217;interno, per fare questa opera di mediazione culturale nei confronti di quelli che vengono detti nuovi cittadini, ma soprattutto nei confronti di tutti i residenti. Perch\u00e9 musei come i nostri sono musei che hanno due pubblici assolutamente diversi: da una parte i residenti e dall&#8217;altra invece i cosiddetti visitatori, i turisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei confronti dei residenti quello che dobbiamo fare \u00e8 aumentare il senso di appartenenza: devi sentire il museo come parte della tua identit\u00e0, e non vivere il museo come lo vivi quando vai all&#8217;estero, e quindi vai al museo una volta ogni di 3-4 anni quando hai il tempo per andare. Ecco, nei confronti dei residenti, sia con la Card Musei Metropolitani &#8211; che sta avendo un buon successo, e speriamo sia sempre maggiore: diciamo con gli sconti che hanno tutti, con 20 euro, uno pu\u00f2 entrare gratuitamente, e avere uno sconto del 50% sulle mostre permanenti, anche dei privati e nei confronti dei Teatri, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi ecco, con questo noi vogliamo cambiare per\u00f2 la cultura di andare a un museo, cio\u00e8 fondamentalmente chi ha la Card dei Musei Metropolitani, deve pensare che andare in un museo ha la stessa leggerezza che ha andare da Zara, andare da H&amp;M. Adesso che \u00e8 freddo, vado nel museo perch\u00e9 rimango un quarto d\u2019ora non di pi\u00f9, dopo un quarto d\u2019ora \u00e8 gi\u00e0 eccessivo &#8211;  se \u00e8 il museo della mia citt\u00e0 -, e mi guardo una cosa, vado al Museo della Musica, e mi riguardo il primo libro mai stampato di musica al mondo, o il compito che ha fatto Mozart, oppure mi guardo un\u2019opera o due e poi esco&#8230; e cos\u00ec via. Perch\u00e9 ce ne sono talmente tante che posso passare la mia vita, andarci ogni tanto quando ho il tempo libero e trovare sempre qualcosa di nuovo. \u00c8 chiaro che noi dobbiamo incoraggiare tutto questo: da una parte lo facciamo attraverso i curatori, che fanno questi quarti d\u2019ora &#8211; che hanno definito quarto d\u2019ora accademico &#8211; in cui raccontano un\u2019opera e poi basta. Poi dopo uno pu\u00f2 rimanere se vuole, ma tanto vale uscire. Questo nei confronti dei residenti. Quello che vorremmo fare \u00e8 anche un discorso di welfare aziendale, e cio\u00e8 che le imprese possano acquistare un certo numero di card nei confronti dei propri dipendenti che vogliano andare al museo. Abbiamo visto anche in questi giorni in Canada: addirittura vengono prescritti dai medici le visite ai musei come terapia, e quindi si va al museo gratuitamente perch\u00e9 viene prescritto dalla mutua, per cos\u00ec dire. Ma nei confronti dei residenti questo \u00e8 ci\u00f2 che si deve fare. Abbiamo tentato anche quest\u2019estate con questi dieci minuti, per 14 volte prima del cinema in Piazza &#8211; che a Bologna ci sono cinquemila persone che aspettano il film &#8211; e il curatore raccontava un aspetto del singolo museo. Abbiamo fatto un\u2019intera serata in Piazza Maggiore, raccontando la storia della Piazza attraverso tutto ci\u00f2 che abbiamo nei musei. Ecco, quello di cui ci dobbiamo rendere conto, e che sempre pi\u00f9 dobbiamo capire, \u00e8 che nei nostri musei non ci sono opere d\u2019arte: nei nostri musei ci sono delle storie. E quindi se riusciamo a trasformare questo in storie, noi riusciamo a conquistare il pubblico: per farlo ci vuole la competenza scientifica, e una narrazione su questa competenza. Non \u00e8 semplice perch\u00e9 ci vorrebbero dei finanziamenti ad hoc, ci vorrebbe qualcuno che sponsorizzasse il racconto con delle competenze che gi\u00e0 cominciano ad esserci nella societ\u00e0. Insomma, chi riesce a farlo. \u00c8 chiaro che tutto questo lo si pu\u00f2 fare sia attraverso il rapporto faccia a faccia &#8211; proprio perch\u00e9 ci sono degli oggetti materiali che abbiamo -, ma lo si pu\u00f2 fare anche attraverso la rete: questo \u00e8 l\u2019altro aspetto che noi per ora stiamo portando avanti. Anche perch\u00e9 su questo, il sito che abbiamo e i social a seconda dei musei, hanno degli alti e dei bassi, ma siamo ancora in arretrato rispetto a quello che facciamo. E anche in questo caso non \u00e8 un problema di mancanza di idee, \u00e8 un problema proprio che i fondi su questo per ora non ci sono. Per ora quello che abbiamo fatto \u00e8 la digitalizzazione di quello che abbiamo, e sono decine di migliaia di file. Abbiamo questo sito: Storia e Memoria di Bologna, dove abbiamo la digitalizzazione di moltissime opere e, per esempio, interessanti sono quelli di un museo &#8211; che adesso impropriamente viene definito museo, o propriamente &#8211; con un grosso successo di pubblico, la nostra Certosa, dove ci sono dei monumenti bellissimi, fatti da grandi scultori, ognuno dei quali ha una storia. Quindi su &#8220;Storia e Musei di Bologna&#8221; ci sono le storie di tutti questi, e uno pu\u00f2 andare e rimanere affascinato. Io ogni tanto vado e guardo le storie. Uno si domanda come mai c\u2019\u00e8 questo meraviglioso monumento funebre a Gioacchino Murat vestito da Ussaro, bellissimo, quando pi\u00f9 o meno sappiamo che a Pizzo Calabro il suo corpo \u00e8 stato distrutto, proprio perch\u00e9 non ne rimanesse le vestigia. La ragione \u00e8 perch\u00e9 la figlia ha fatto la sua tomba ad un livello piuttosto basso, e sopra ci ha messo quella del padre. Quindi vedi la creativit\u00e0 di questa donna, che \u00e8 riuscita attraverso la sua tomba a fare al padre ci\u00f2 che la storia gli aveva negato. E altre cose meravigliose, fino ad arrivare alle tombe storiche che abbiamo di Morandi, di Carducci, l\u2019ultima di Lucio Dalla. Ma sono quelle storiche che sono interessanti, e si trova la digitalizzazione. Abbiamo digitalizzato tanti materiali, ma adesso bisognerebbe &#8211; partendo da quelli &#8211; cominciare a creare dei percorsi. Stiamo facendo &#8211; e in questo caso sono percorsi interistituzionali &#8211; il percorso sulla musica: parte dal Museo della Musica, passa attraverso il Conservatorio, e arriva al Teatro Comunale. E quindi riesci a passare attraverso la citt\u00e0, cos\u00ec come pensiamo di riuscire, partendo dai nostri musei, a raccontare la citt\u00e0. Abbiamo messo addirittura adesso in rete &#8211; digitalizzato &#8211; circa 500 lapidi che ci sono nella citt\u00e0. La lapide ci pu\u00f2 sembrare una cosa banale: quando andiamo ogni tanto le vediamo, alziamo gli occhi, e ci accorgiamo che l\u00ec qualcuno ha abitato, \u00e8 nato, \u00e8 passato, ha fatto. Averle messe in rete e avergli dato anche una tipologizzazione fa s\u00ec che chiunque possa andare e farsi i suoi percorsi, farsi suoi i racconti, poi noi quello che sappiamo \u00e8 che &#8211; al di l\u00e0 dell\u2019ufficialit\u00e0 &#8211; sono tanti quelli che a Bologna propongono percorsi, con l\u2019aumento dei turisti e anche con gli interessi dei residenti: ci sono le Bologna esoteriche, le Bologna medievali, le Bologna Ebraiche, ecc. Tutti questi materiali, essendo pubblici, possono sollecitare chi vuole, anche questa \u00e8 una funzione che un Museo Civico deve fare e deve portare avanti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>G: Mi sembra sempre che fra il fare e il raccontare &#8211; anche a livelli di budget &#8211; si \u00e8 sempre portati a sbilanciarsi verso il fare, piuttosto che verso il raccontare. Rimangono sempre gli spiccioli poi per comunicare, per raccontare. Perch\u00e9 secondo lei c\u2019\u00e8 questo approccio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: Avendo lavorato tutta la vita sulla comunicazione, posso dire che questo non \u00e8 un problema dei musei. Quando un\u2019impresa- che sostiene che la comunicazione \u00e8 strategica &#8211; comincia a entrare una piccola crisi, che cosa taglia per primo? <\/p>\n\n\n\n<p><strong>G: Il budget della comunicazione&#8230; <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R<strong><em>:<\/em><\/strong> Si taglia il budget della comunicazione, perch\u00e9 non posso tagliare quello della produzione.  Se noi pensiamo ai nostri musei,  il budget che noi abbiamo dall&#8217;amministrazione comunale non \u00e8 tanto per la conservazione: \u00e8 il costo della guardiania. Quello del personale, \u00e8 personale dell\u2019amministrazione comunale, quindi non entra nel costo del museo: nel costo del museo c&#8217;\u00e8 la guardiania, che si pu\u00f2 abbassare tagliando le ore. Noi abbiamo aumentato le ore di apertura, e sulle ore stiamo ragionando su che cosa fare. Al di fuori di tutto questo, abbiamo due tipi di budget: uno per fare le mostre e uno per quanto riguarda la comunicazione. Perch\u00e9 sono un po\u2019 questi budget. \u00c8 ovvio che quello che vorremmo fare \u00e8 avere delle sponsorizzazioni, magari per le mostre che facciamo e che possano servire per la comunicazione, perch\u00e9 sappiamo che questo \u00e8 il punto nodale, al punto tale per cui non possiamo staccarlo da quello che facciamo: se noi facciamo delle cose e non vengono comunicate, perdiamo l\u2019efficacia. Quindi la comunicazione \u00e8 efficacia &#8211; questa consapevolezza c\u2019\u00e8 -, poi come dici tra avere la consapevolezza e riuscire a farlo c\u2019\u00e8 lo iato di quelli che sono i budget, ma \u00e8 quello che dobbiamo fare, perch\u00e9 fa riferimento sia ai residenti, sia ai visitatori, che sono sempre pi\u00f9 numerosi. Per esempio durante i periodi estivi abbiamo visto che i bolognesi di tutta l\u2019area metropolitana erano sul 25-26%, tutti gli altri visitatori, con il 55%, erano stranieri. Personalmente ho tentato di fare una cosa che non ho visto fare da altre parti, neanche da altri musei nel mondo: capire se era possibile ricavare, dal fatto che noi sappiamo da dove vengono tutti quelli che entrano nei nostri musei &#8211; per gli italiani abbiamo il codice di avviamento postale, per gli altri sappiamo le citt\u00e0 -, i visitatori ufficiali della citt\u00e0 di Bologna &#8211; cio\u00e8 quelli che dormono almeno una notte &#8211; di cui sappiamo le nazioni. Ho fatto la comparazione e quello che \u00e8 emerso \u00e8 una cosa che ovviamente ciascuno di noi pensa, ma che l\u2019ho provata da questa comparazione fatta da un punto di vista statistico. Gli australiani, gli statunitensi, i canadesi, gli inglesi e gli olandesi &#8211; quindi area soprattutto anglosassone &#8211; hanno una propensione a venire ai musei di  Bologna del 35-gli spagnoli invece sono sotto il 10%. I dati che noi abbiamo ci servono anche per capire tutto questo nei confronti degli stranieri, attraverso Bologna Welcome, che \u00e8 la societ\u00e0 che gestisce la destinazione. Stiamo facendo anche delle comunicazioni sulle collezioni permanenti anche perch\u00e9 quando uno viene se c\u2019\u00e8 una mostra temporanea bene &#8211; anche se vengono alle nostre siamo felici &#8211; ma uno di solito viene e va alla collezione permanente.  Gli anglosassoni lo fanno con metodo: sanno che quelle collezioni permanenti o le vedi l\u00ec o non le vedi pi\u00f9. Le altre mostre, anche  bellissime, che noi facciamo, se sono andate da altre parti possono essere viste da altre parti. E quindi c\u2019\u00e8 un tentativo di riuscire a raccontare le dieci cose per cui vale la pena. Gli statunitensi queste le hanno chiare: vanno al museo della musica, perch\u00e9 quelle cose sono soltanto l\u00ec. Dobbiamo riuscire a farlo. Vedo che l\u2019incremento che c\u2019\u00e8 adesso \u00e8 interessato, ma ci sarebbe tantissimo da fare, anche utilizzando il digitale, perch\u00e9 serve come promozione. soltanto adesso, per esempio, abbiamo cominciato nei nostri musei a utilizzare Instagram, perch\u00e9 attraverso Instagram si fanno le storie: possiamo definire questo nuovo rapporto di fidelizzazione con i vari pubblici. Ma anche attraverso altre modalit\u00e0: adesso \u00e8 stato fatto un bando per fare dei videogiochi, che abbiano al centro i nostri musei. Avevamo anche delle proposte, che Bottega Finzioni ci aveva fatto, e di grande interesse, su come riuscire a raccontare. Trovare lo sponsor non \u00e8 facile. C\u2019\u00e8 un dato che \u00e8 addirittura pre-tutto, pre-comunicazione: il nostro Museo Davia Bargellini, un museo meraviglioso in cui c\u2019\u00e8 l\u2019arte applicata, quindi c\u2019\u00e8 un po\u2019 di tutto, \u00e8 curioso, \u00e8 come entrare in una casa privata. Non aveva lo stendardo per problemi con la sovrintendenza, quindi per anni \u00e8 andato avanti senza&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato messo lo stendardo in strada e c\u2019\u00e8 stato l\u2019aumento del 65%. Metterlo in strada, una strada di grande passaggio, a 200 metri da quello della musica. Quindi non stiamo in questo caso parlando del digitale, della possibilit\u00e0 di metterlo, cos\u00ec come le possibilit\u00e0 di mettere gli stendardi sotto il portico nel Museo Archeologico. Il nostro Museo Archeologico non si vede passando, si vede soltanto una parte, perch\u00e9 i nostri musei sono esattamente il contrario di quello che i musei \u201coggi dovrebbero essere\u201d. Chi oggi fa un museo la prima cosa che fa \u00e8 pensare allo spazio per la caffetteria, per il bookshop, per altri servizi &#8211; didattici se ce li hanno &#8211; e poi che siano aperti, che si possano vedere, in maniera tale che ti portano dentro, eliminano perlomeno questa soglia fisica. I nostri musei sono tutto il contrario, perch\u00e9 sono musei storici quindi non possiamo fare le caffetterie, abbiamo difficolt\u00e0 a creare spazi di questo tipo. Se non riusciamo, nemmeno al di fuori, a creare questa attenzione per portare dentro, si fa fatica. A volte si vede come ci siano dei privati che fanno anche delle pubblicit\u00e0, a volte di fronte all&#8217;uscita dei nostri musei, come il Museo Archeologico, attaccato al lato della Basilica di San Petronio. Perch\u00e9 le pubblicit\u00e0 ben vengano, ma con un minimo di creativit\u00e0 sarebbe meglio. C\u2019\u00e8 anche questo aspetto: come riuscire a raccontare, ma anche su questo con la sovrintendenza stiamo lavorando per riuscire magari ai nostri spazi raccontare quello che c\u2019\u00e8 dentro con degli oggetti che ti incuriosiscano. Ecco il tema nostro fondamentale \u00e8 questo. Riusciamo per esempio in Certosa, tutte le serate che ci sono d\u2019estate: serate in cui c\u2019\u00e8 la danza, in cui si raccontano i misteri, e sono sold out, ed \u00e8 una modalit\u00e0 attraverso la quale mostriamo questo museo a viso aperto. I nostri musei sono totalmente aperti a questo, quindi aspettiamo che ci arrivano anche proposte per fare insieme qualche cosa: le pi\u00f9 creative possibili si possono fare, proprio perch\u00e9 il fine del museo deve essere di aprirsi, di promuoversi, di farsi conoscere, di riuscire a raccontare. E questo \u00e8 quello che bisogna fare nei prossimi anni. L\u2019essere Istituzione significa che questo racconto pu\u00f2 passare attraverso varie modalit\u00e0. Adesso per esempio un bando uscito sulla comunicazione: stiamo pensando di fare una comunicazione digitale, una comunicazione attraverso il cartaceo, anche se si dice che tutto passa attraverso le app. Per\u00f2 quando giro in citt\u00e0 vedo che la mappa di Bologna Welcome \u00e8 sempre utilizzata. Noi faremo quindi un oggetto per ogni nostro museo, e  su questo vorrei farci anche un concorso, dei premi, cose che riescano a coinvolgere. E la cosa bella \u00e8 vedere che anche chi \u00e8 stato assunto come conservatore, che ha giustamente l\u2019ambizione di riuscire ad avere pubblicata sulle riviste delle grandi universit\u00e0 del mondo un articolo su ci\u00f2 che noi abbiamo, facciano di tutto &#8211; e riescono anche molto bene &#8211; a raccontare quello che c\u2019\u00e8. Per\u00f2 ovviamente sappiamo che non \u00e8 il loro mestiere. Invece quello che si diceva prima, \u00e8 ci\u00f2 che dobbiamo fare. Partendo dal faccia a faccia sugli oggetti, arrivare all&#8217;utilizzo del digitale al massimo livello; partendo dalla sorpresa, dall&#8217;incuriosire, dal fare capire che non \u00e8 soltanto passato, che guardando i nostri musei si capisca quando questo territorio ha avuto i momenti alti. E li ha avuti proprio quando l\u2019innovazione tecnologica si \u00e8 accompagnata all&#8217;innovazione sociale: raccontare che le due cose devono andare avanti assieme. Quindi dobbiamo innovare e contemporaneamente capire che c\u2019\u00e8 anche un innovazione sociale, che \u00e8 raccontata da quello che c\u2019\u00e8 nei nostri musei. Diamo questo come filo conduttore, perch\u00e9 allora i nostri musei non parlano soltanto del passato ma ti parlano di un\u2019ipotesi di futuro. Ai residenti vogliamo dare senso di appartenenza, in un momento in cui l\u2019appartenenza, il senso di comunit\u00e0, non sono cos\u00ec forti, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un po\u2019 di queste individualismo, utilitarista, per mille ragioni. Ma, con tutte le cose che uno pu\u00f2 fare, il pensare di spendere un quarto d\u2019ora, mezz&#8217;ora, all&#8217;interno di un museo, non \u00e8 semplice, e quindi dobbiamo provarci.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Lei \u00e8 un grande esperto di comunicazione di massa, ha studiato la televisione, ha studiato la comunicazione di massa per tanti anni. Oggi la comunicazione di massa ormai \u00e8 chiaro che si sta spostando, e dalla televisione ai social media, YouTube, Netflix. Le istituzioni culturali, e tutti gli operatori del settore culturale, non dovrebbero secondo lei diventare dei veri e propri media? L\u2019istituzione museale non potrebbe\/dovrebbe forse nel prossimo futuro avere un suo canale? Un suo canale vuol dire racconto 24 ore su 24, ma anche archiviazione, sponsorizzazioni. E qui ci ricolleghiamo al discorso delle sponsorizzazioni di prima, perch\u00e9 oggi sembra che tutto l\u2019advertising, i grossi budget si stiano spostando sui video: quindi produrre video, materiale per questo genere di canali, potrebbe essere anche una fonte di introito attraverso quelle sponsorizzazioni che oggi forse si fa fatica a stimolare. Perch\u00e9 lo sponsor oggi non \u00e8 pi\u00f9 interessato al loghino sul manifesto, non gliene frega pi\u00f9 niente, vuole numeri, vuole risultati, vuole feedback, vuole cose misurabili, vuole coinvolgimento, vuole experience. Quindi se l\u2019Istituzione riuscisse a diventare essa stessa un media, potrebbe essere una grossa opportunit\u00e0&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: Io credo, rispetto a quello che hai detto, che \u00e8 un problema di modificazioni dei media, e sostanzialmente di modificazione del rapporto tra le imprese e quelli che sono i destinatari, quindi i pubblici potenziali. Fino a 15-20 anni fa era mediato dai mezzi di comunicazione di massa: se io ero un\u2019impresa, un\u2019istituzione, un partito politico, un museo, e volevo parlare con i miei destinatari, dovevo passare attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Questo \u00e8 ancora importante per certi brand ovviamente, ma l\u2019universo digitale mi d\u00e0 la possibilit\u00e0 di bypassare i mezzi di comunicazione di massa, quindi di parlare direttamente. Se io posso parlare direttamente con i pubblici miei di riferimento &#8211; che possono essere i consumatori, i be to be business -. Quello che io faccio \u00e8: da una parte la produzione, ma dall&#8217;altra un\u2019attivit\u00e0 editoriale. Oggi, qualsiasi impresa che utilizza il digitale \u00e8 un\u2019impresa editoriale: su questo non c\u2019\u00e8 ombra di dubbio, e ci vuole consapevolezza. L\u2019Istituzione Musei come tale, quello che sta gi\u00e0 facendo, da una parte \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 minima editoriale attraverso le collane di libri che abbiamo, attraverso l\u2019utilizzo dei social. Ma questa attivit\u00e0 deve essere, e dovrebbe essere, sistematizzata molto di pi\u00f9, fatta magari insieme ad altre istituzioni, anche dell\u2019amministrazione comunale &#8211; come istituzione biblioteche &#8211;  e riuscire a definire una propria politica da questo punto di vista, attraverso tutti i canali: canali video, i social. Magari promuovere anche una serie di programmi che possono avere delle sponsorizzazioni, che non riescono ad averne in altra maniera. Ovvero combinando, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che oggi la sponsorizzazione della singola mostra con logo pu\u00f2 avere dei limiti. Se io per\u00f2 da un lato dico: non \u00e8 tanto la sponsorizzazione di questo, quanto invece: ti do visibilit\u00e0 in tutti i miei musei. Quindi 600.000 persone che vengono fisicamente, e che quando sono alla cassa sanno che tu sei un sostenitore: comincia a esserci un rapporto, e poi dopo su tutti i canali. Per riuscire a partire ci vuole un momento iniziale di investimento: un\u2019istituzione come la nostra, museale, non pu\u00f2 investire per avere un ritorno successivo, nel senso che i nostri bilanci devono essere sempre in pareggio. Invece dire: io faccio un investimento adesso, e poi dopo avr\u00f2 un ritorno successivo &#8211; quindi in questo periodo ho un passivo &#8211; non si pu\u00f2 fare. Bisogna pensare con chi poter fare tutto questo, \u00e8 fondamentale, ma lo \u00e8 inevitabilmente per qualsiasi impresa commerciale. Quando uno ha dei canali, in quel momento \u00e8 un editore. E devi avere del contenuto, perch\u00e9 tanti hanno canali, ma non hanno contenuti, cos\u00ec come all&#8217;inizio i siti erano delle vetrine. Devi avere il contenuto, e devi avere l\u2019abilit\u00e0 di dividere quel contenuto in 20 contenuti autonomi, ciascuno dei quali venga veicolato dai tuoi canali. Le imprese commerciali fanno fatica ad avere dei contenuti: i musei che hanno delle collezioni permanenti, invece, hanno dei grandi contenuti. Hanno delle difficolt\u00e0 a volte progettuali, a volte ideative, creative &#8211; o perch\u00e9 sono arretrati culturalmente, o perch\u00e9 non hanno il budget -, di creare i canali attraverso i quali avere, e riuscire, a promuovere tutto questo. E quindi a farsi editori \u00e8 inevitabile, anche se tu non lo vuoi fare: in quel caso sei un cattivo editore.  Quello che io continuo a dire \u00e8: visto che qualsiasi cosa tu fai comunichi, allora \u00e8 meglio comunicare bene che comunicare male. Ma per comunicare bene devi avere una progettualit\u00e0, devi avere una pianificazione, devi sapere quali contenuti fare, come scioglierli attraverso i vari media, devi avere le interazioni, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo \u00e8 importante. Noi per esempio, stiamo raccogliendo 60 mila indirizzi della newsletter dell\u2019istituzione. Questa attivit\u00e0 editoriale attraverso tutti i canali, si potrebbe accompagnare a un&#8217; attivit\u00e0 offline, fisica. E questo credo che sia la sfida di tutte le istituzioni. Anche perch\u00e9 noi siamo un\u2019istituzione particolare, che da una parte \u00e8 una difficolt\u00e0, dall&#8217; altra un grande vantaggio. Perch\u00e9 molte istituzioni museali sono di un museo, e quindi tu devi promuovere il tuo museo: noi, avendo tutto questo, andiamo dalla parte egizia del nostro museo archeologico fino al contemporaneo,&nbsp;passando attraverso museo Morandi. Quindi tutta questa ricchezza potrebbe dare una vera attivit\u00e0 editoriale, che attraversa tutto questo. E sono certo che questo sia da fare. Non so quanto riusciremo a fare, bisognerebbe trovare anche in questo caso qualcuno disposto a dire: bene facciamo una partnership su questo, proviamo. Anche fare qualcosa a livello laboratoriale penso possa servire.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Quindi per superare questo gap che diceva lei &#8211; dell\u2019impossibilit\u00e0 di investire sul medio e lungo termine, ma dall&#8217;altra parte, della necessit\u00e0 di farlo &#8211; ovviamente bisognerebbe coinvolgere i privati, e stimolare una continua partecipazione fra istituzione al pubblico e al privato. Anche questa \u00e8 una cosa che diciamo sempre da anni, ma poi alla fine non si riesce mai a&nbsp; fare. Perch\u00e9 secondo lei c\u2019\u00e8 sempre questa difficolt\u00e0 a concretizzare progetti pubblico-privato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: Diciamo le difficolt\u00e0 sono di vario tipo, a seconda dei progetti. Per quanto riguarda la nostra istituzione, se io penso a chi erano i finanziatori una decina d\u2019anni fa, le due maggiori fondazioni di Bologna davano un milione e 400 mila euro: adesso siamo passati a 100.000 euro. questo \u00e8 il primo problema: che le fondazioni oggi hanno difficolt\u00e0, o fanno altre scelte. Per quanto riguarda i privati, in una citt\u00e0 come la nostra ci sono dei privati molto generosi, i quali intervengono direttamente. e quindi costruiscono i loro musei. In una situazione come questa sono tante le realt\u00e0 che domandano. Poi ci sono sempre realt\u00e0 culturali che hanno problemi di budget molto forti, e quindi i rischi di liquidazione. Di un museo si pensa che in ogni caso rimane aperto, sapendo che il rimanere aperto non \u00e8 quello che il museo deve fare. Fare dei progetti significa riuscire a fare delle cose assieme. Stiamo tentando quello che un privato pu\u00f2 fare, ma non \u00e8 cos\u00ec facile: non \u00e8 che ci sia tutta questa generosit\u00e0. Ma anche dal punto di vista del marketing, se noi guardiamo al nostro territorio, abbiamo delle grandi imprese, anche mondiali: per\u00f2 sono imprese  BE2BE . E le imprese  BE2BE  sono diverse dalle imprese verso i consumatori. Verso i consumatori tu hai la necessit\u00e0 di fare qualche cosa,  BE2BE \u00e8 un\u2019altra cosa, dovresti farlo proprio per liberalit\u00e0: e questo lo fai attraverso anche altre modalit\u00e0. Mentre verso i consumatori diventa molto pi\u00f9 facile, perch\u00e9 interagisci anche con i loro canali di comunicazione, lavori a due vie, dai dei contenuti:  per\u00f2 devi trovare qualcuno che ha questo. Se io guardo le grandi imprese del nostro territorio, anche quelle  BE2BE, non hanno bisogno di tutto questo, non hanno dei grandi canali, perch\u00e9 hanno un linguaggio tecnico, devono raccontare certe cose in una certa maniera. In una citt\u00e0 particolare, con grandi imprese multinazionali &#8211; come Milano &#8211; se tu hai imprese di questo tipo, devono parlare necessariamente. Per farlo, ovviamente, ci vogliono anche persone all&#8217;interno che possano raccontare questo: e queste persone sono molto ridotte in un\u2019istituzione come la nostra.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Questa \u00e8 anche un problema di formazione: se, per esempio, i conservatori fossero anche formati &#8211; oltre a fare il loro lavoro di conservatore &#8211; a fare il lavoro di racconto, il racconto verrebbe fuori naturalmente dall&#8217;interno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: S\u00ec, il racconto c\u2019\u00e8, ma \u00e8 sempre il nucleo del racconto. Poi il racconto va in qualche maniera messo in forma, ed \u00e8 possibile farlo, ma la messa in forma \u00e8 un mestiere particolare. Io dirigo un master al Business School di <em>marketing, communication &amp; new media<\/em>: stiamo preparando questi studenti a entrare e a dirigere gli uffici comunicazione e multimedia. Anche visto dall&#8217;altra parte, questa consapevolezza che si \u00e8 editori, publishing, eccetera, non \u00e8 cos\u00ec avanzata in tutte le imprese. Vedo imprese, anche dei grandi brand, che non hanno questa consapevolezza. Oppure quelli che fanno il digitale vengono ritenuti importanti, ma fino a un certo punto. Se noi guardiamo le grandi imprese multinazionali, come la Coca-Cola, hanno la loro parte publishing che \u00e8 pari alla parte che fa riferimento al prodotto. <\/p>\n\n\n\n<p>Se vedi la Red Bull, guadagna pi\u00f9 dalle attivit\u00e0 che fa di publishing che dalle altre attivit\u00e0. Su questo stanno andando musei a livello internazionale: si stanno muovendo su questo, anche se non completamente in tutti gli aspetti che abbiamo detto. Per\u00f2 hanno questa consapevolezza, e penso che questo sia importante: bisogna provare. Ricordando una cosa: che le mutazioni culturali, la consapevolezza culturale, \u00e8 pi\u00f9 lenta dei cambiamenti che ci sono. E se noi pensiamo che 18 anni fa nascevano i primi blog, con delle lenzuolate di testo e nient altro, e che sono passati soltanto 18 anni; e sono dieci anni che abbiamo Facebook e Twitter. Non sappiamo quello che ci sar\u00e0 domani, il cambiamento \u00e8 tale per cui anche le istituzioni, e non soltanto quelle pubbliche, devono adeguarsi. Ma credendoci, perch\u00e9 lo devi fare capendo che devi diventare un editore, e questa consapevolezza non c\u2019\u00e8 in tanti. Anche se sei  piccolo, quello che fai lo devi fare da questo punto di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che noi facciamo, anche alla Business school, \u00e8 creare  le competenze per tutto questo. Perch\u00e9 altrimenti quelli che lavorano sono bravissimi, ma &#8211; come si dice dalle nostre parti &#8211; &#8220;smanettano&#8221; con i computer. Ma tra &#8220;smanettare&#8221; tecnicamente e riuscire a fare una progettualit\u00e0 c&#8217;\u00e8 differenza. D\u2019altra parte le competenze che c\u2019erano prima non ci sono pi\u00f9: chi era bravo nelle imprese precedentemente a comunicare, non ha pi\u00f9 le competenze del digitale. Ci si trova una situazione in cui non riescono ad adeguarsi quelli che erano nel mondo pre digitale. E quelli che sono nel mondo digitale, e sanno come muoversi, non hanno la progettualit\u00e0: non sanno fare dei piani di comunicazione che prima riguardavano soprattutto i diversi media, adesso invece riguardano il contenuto. Ed \u00e8 un passaggio fondamentale. Quindi quello che ci dobbiamo ricordare, al di l\u00e0 dell\u2019Istituzione Musei, \u00e8 che c\u2019\u00e8 una rivoluzione, per la quale non ci sono ancora le professionalit\u00e0. E soprattutto il rischio \u00e8 che le professionalit\u00e0 vengono realizzate su tecnologie e logiche che domani sono gi\u00e0 cambiate. Siamo in una terra di mezzo, bellissima da questo punto di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;br&gt;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>G: Anche perch\u00e9 la vera skill che bisogna avere oggi, \u00e8 quella di essere pronti al cambiamento, in continuazione. Adesso per esempio sono dieci anni che c\u2019\u00e8 Facebook, ma sembra che stia tramontando, sta perdendo terreno, rispetto a Instagram per esempio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: Poi in funzione dei diversi tipi di pubblico: quindi se hai un pubblico giovane devi inseguire dove va, e non puoi pi\u00f9 farlo attraverso Facebook. Adesso c\u2019\u00e8 Instagram. anche perch\u00e9 l\u2019estetica della rete, \u00e8 un estetica visiva. anche Twitter che \u00e8 nato testuale: adesso se tu non metti un\u2019immagine o non metti un video, anche su Twitter non viene notato.  io vedo che se metto un testo o metto un video, l\u2019aumento \u00e8 geometrico.<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;br&gt;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>G: In questo momento la reach dei video sta aumentando notevolmente, dappertutto. Anche perch\u00e9 tutti stanno per mettere sponsorizzazioni, contenuti sponsorizzati, all&#8217;interno dei video. Stanno pompando in una maniera pazzesca sui video. E quindi, tutti noi che raccontiamo, dovremmo abituarci a farlo in video.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R: Poi pu\u00f2 darsi che fra cinque anni c\u2019\u00e8 talmente una tale exploit che implode, e quindi devi ripensare al testuale, e a che testuale c\u2019\u00e8. Per quello  ci vuole una competenza maggiore di quella tecnica: se non hai una competenza anche culturale dietro, vieni eliminato dal mercato. Quindi non \u00e8 semplice: ci sono le scuole, le citt\u00e0, gli istituti. Devi avere dei formatori&#8230; ma i formatori su cosa si sono formati in un momento di grande cambiamento? \u00c8 una catena che pone problemi, che \u00e8 il fascino della situazione nella quale siamo, ma che ci pone problemi.  Noi, come Istituzione Bologna Musei, siamo all&#8217;interno di tutto questo: speriamo di riuscire a fare un qualcosa che abbia un suo senso, sapendo che abbiamo quest\u2019enorme materiale, un insieme di contenuti che aspetta soltanto di essere raccontato, e di trovare i canali per raggiungere i destinatari.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Per concludere: qual \u00e8 secondo lei la visione che tutta l\u2019Istituzione deve avere da qui a 10 anni, e qual \u00e8 invece il prossimo piccolo passo che deve fare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R:<strong><em> <\/em><\/strong>La visione \u00e8 quella di capire come conservare, e come riuscire a raccontare, a promuovere.  I musei devono uscire fisicamente da loro stessi: da un lato esserci per i residenti fisicamente &#8211; quindi se sono nelle piazze, raccontiamo nelle piazze &#8211; e, dall&#8217;altro lato, raggiungerli attraverso i media. Sia fuori &#8211; attraverso i digitale &#8211; sia dentro, accompagnando all&#8217;interno i nostri racconti. Un piccolo passo \u00e8 quello di cominciare ad individuare quelli aspetti comunicativi nella direzione che abbiamo detto, e con modalit\u00e0 diverse. Come le aperture dei musei in orari strani: alcune volte li abbiano tenuti aperti fino all&#8217;una, alle due di notte, vedendo pubblici diversi, che non erano mai venuti. Tenteremo di fare da una parte videogiochi, e di migliorare &#8211; o innovare &#8211; la parte digitale, partendo dagli archivi: come renderli pi\u00f9 appetibili, come renderli racconti. E tentare di trovare dei partner, questo \u00e8 l\u2019altro aspetto: trovare dei partner che siano disposti a sperimentare qualcosa con noi. E noi dobbiamo capire qual \u00e8 il valore aggiunto per loro; per noi lo sappiamo, ma se non riusciamo a capire per loro \u00e8 difficile che riusciamo a convincerli.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: \u00e8 stata una chiacchierata molto interessante, la ringrazio. Sarebbe interessante farla periodicamente, per vedere i passi e il cammino che le Istituzioni fanno&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>R:<strong><em> <\/em><\/strong>Vediamo fra un anno. Purtroppo i tempi delle istituzioni sono storici. Con tutta la buona volont\u00e0, quello che si vorrebbe fare ha dei tempi pi\u00f9 lunghi, che sono i tempi pubblici. Nove anni come vice rettore mi hanno insegnato che ho ottenuto grandi risultati, ma i tempi sono quelli. perch\u00e9 ogni cosa che il pubblico fa ha delle norme che sono diverse dal privato. L\u2019Istituzione  ha una sua autonomia, ma \u00e8 all&#8217;interno dell\u2019Amministrazione Comunale. Un anno \u00e8 un periodo breve, su cui speriamo che alcune cose vengano fatte.<\/p>\n\n\n\n<figure><iframe loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"240\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/episode\/2eANQzEDBgGHafP3bjakOJ\"><\/iframe><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Musei Bolognesi fra valorizzazione delle collezioni e storytelling digitale: ne parliamo al Mambo con Roberto Grandi, Presidente dell&#8217;Istituzione Bologna Musei.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":8595,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[998],"tags":[32,144,1361],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8592"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8592"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8592\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9745,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8592\/revisions\/9745"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8595"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}