{"id":8439,"date":"2018-11-28T12:31:44","date_gmt":"2018-11-28T11:31:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=8439"},"modified":"2019-06-05T12:31:23","modified_gmt":"2019-06-05T10:31:23","slug":"andy-warhol-and-friends-nella-new-york-degli-anni-80","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/andy-warhol-and-friends-nella-new-york-degli-anni-80\/","title":{"rendered":"Andy Warhol and friends nella New York degli anni \u201980"},"content":{"rendered":"\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"720\" height=\"405\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/NOD6uAx7H6Q\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\"><\/iframe>\n\n\n\n<p>Diciamoci la verit\u00e0: <strong><a href=\"http:\/\/80s.nyc\">la New York degli anni \u201980<\/a><\/strong>, aldi l\u00e0 del mito che poi \u00e8 rimasto nell\u2019immaginario collettivo, era davvero unposto poco raccomandabile. Era <strong>una citt\u00e0 pericolosissima<\/strong>, sporca e a tratti davvero inquietante. Lo abbiamo visto intanti film, uno per tutti <em><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ezM2zvqB4bQ\">The Warriors<\/a><\/em> &#8211; in Italia tradotto <em><a href=\"https:\/\/youtu.be\/vHYYcnZ5j6I\">I guerrieri della notte<\/a><\/em> -tratto dal romanzo di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Sol_Yurick\">Sol Yurick<\/a>: il film usc\u00ec nel 1979 e fu quasi interamente girato direttamente nelle reali strade di New York e ci restituisce un quadro davvero realistico di quello che poteva essere una gita nella notte dal Bronx a Coney Island.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019erano zone davvero inavvicinabili e lo stesso Bronx, per esempio,\nera una vera e propria terra di frontiera che fa da sfondo ad <strong>uno dei romanzi simbolo degli anni \u201980\nnewyorkesi: <em>The Bonfire of the Vanities<\/em><\/strong>\n&#8211; <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_fal%C3%B2_delle_vanit%C3%A0_(romanzo)\">Il\nfal\u00f2 delle vanit\u00e0<\/a><\/em> di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tom_Wolfe\">Tom Wolfe<\/a> che ci\nrestituisce soprattutto l\u2019altra faccia di questo periodo: quello <strong>dominato dalla speculazione finanziaria<\/strong>\nche crea una nuova classe di ricchi, freddi adoratori del dio denaro, che viene\nrappresentata degnamente da <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Oliver_Stone\">Oliver Stone<\/a> in <a href=\"https:\/\/youtu.be\/8_u88sVyhdk\">Wall\nStreet<\/a> che neanche a farlo apposta esce proprio nello stesso\nanno del romanzo di Wolfe. Ve lo ricordate Gordon Gekko? L\u2019idolo di tutti i\ngiovani broker della Borsa di New York, lo squalo interpretato da un fantastico\nMichael Douglas; <strong>sono gli anni dello\nyuppismo e dell\u2019America reaganiana<\/strong>, in una New York davvero molto molto\nlontana da quella di oggi. <\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, da un lato la citt\u00e0 devastata da crimine, corruzione e\ntensioni razziali fortissime, dall\u2019altro il conflitto di classe messo in scena\ntra i&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nuovi_ricchi\">nuovi ricchi<\/a>, e i cittadini comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l\u2019East Village, che oggi forse \u00e8 uno dei quartieri pi\u00f9 affascinanti di NY, non scherzava, tra droga, locali sadomaso, prostituzione e <strong>tutti gli eccessi e le trasgressioni che si possono immaginare<\/strong> &#8211; o che forse non si possono neanche immaginare; come scrive <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/tommaso.pincio\">Tommaso Pincio<\/a>c\u2019era \u201cuna disposizione allegra, incondizionata e disinvolta a qualunque tipo di sperimentazione sessuale\u201d: sono gli anni in cui l\u2019HIV cominciava a farla da padrone e a gettare nel panico migliaia di persone. Gli anni in cui l\u2019East Village diventa il quartiere segnato dall\u2019eroina e dalla povert\u00e0, dai pusher e dagli homeless.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma<strong>, la citt\u00e0 era un vero e proprio \u201cterritorio di battaglia\u201d<\/strong> dove molti luoghi, in testa a tutti la metropolitana erano davvero terra di nessuno, sia di giorno che di notte. La metropolitana era sporchissima e soprattutto imbrattatissima; ma fra tutti gli imbrattatori <strong>cominciavano anche ad emergere quelli che sarebbero stati i protagonisti di quella tendenza artistica&nbsp;<\/strong>senza precedenti che esplode nel Lower East Side e nel South Bronx: ragazzi con felpe, giacconi e bombolette spray che si firmano con sigle strane, e disegnano davvero ovunque. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8vero quindi che&nbsp;la citt\u00e0 era flagellata dal crimine, dalla corruzione e da un milione di problematiche sociali, ma <strong>c\u2019era sotto un fermento incredibile<\/strong> che diventa terreno fertile e scenario perfetto per una generazione di artisti come quella di <a href=\"http:\/\/www.palazzoalbergati.com\/warhol-friends\/\">Andy Warhol and Friends<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Negli anni \u201980 Warhol aveva gi\u00e0 alle spalle 20 anni di lavoro<\/strong> e di varie <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/The_Factory\">Factory<\/a> e, se non sbaglio, quella pi\u00f9 famosa &#8211; ovvero quella al <a href=\"https:\/\/www.google.it\/maps\/@40.7366933,-73.9906568,3a,75y,331.17h,93.53t\/data=!3m7!1e1!3m5!1s_asdAm_69f8zlPPxU3b3rg!2e0!6s%2F%2Fgeo3.ggpht.com%2Fcbk%3Fpanoid%3D_asdAm_69f8zlPPxU3b3rg%26output%3Dthumbnail%26cb_client%3Dmaps_sv.tactile.gps%26thumb%3D2%26w%3D203%26h%3D100%26yaw%3D308.89014%26pitch%3D0%26thumbfov%3D100!7i16384!8i8192\">Decker Building al 33 di Union Square<\/a> &#8211; non esistesse gi\u00e0 pi\u00f9, sostituita dal suo ultimo studio personale al 158 della Madison Avenue. Ma in questo periodo, oltre a riprendersi da un periodo un po\u2019 critico per entrare in uno dei pi\u00f9 fecondi della sua carriera, Warhol comincia a diventare e ad essere riconosciuto, oltre che come un artista, come <strong>un vero e proprio Guru della nuova generazione di artisti<\/strong> che comincia a farsi largo in quello scenario che abbiamo descritto. Diventa ilpunto di riferimento per ragazzi che sembrano usciti, pi\u00f9 che da un\u2019accademia d\u2019arte, da <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Saranno_famosi_(serie_televisiva)\">Saranno Famosi<\/a> (ricordate la bellissima Serie Televisiva di quegli anni? Mela sono vista tutta non so quante volte\u2026); insomma, <strong>ragazzi lontanissimi dalle fredde atmosfere concettuali e minimaliste&nbsp;<\/strong>che erano state il pane quotidiano fino al decennio precedente. Sono giovani che vogliono divertirsi, sentirsi liberi, fare feste, vivere una vita colorata e se vogliamo anche un po\u2019 sopra le righe.<\/p>\n\n\n\n<p>Parla proprio di questa generazione la mostra a <a href=\"http:\/\/www.palazzoalbergati.com\/\">Palazzo Albergati&nbsp;<\/a>a Bologna intitolata appunto <a href=\"http:\/\/www.palazzoalbergati.com\/warhol-friends\/\">Warhol&amp;Friends. New York negli anni \u201980<\/a>: parla di questo rapporto che si viene a creare tra Warhol e tutta la gente che gli ronza intorno, chi per vera amicizia, chi per cercare di diventare qualcuno attraverso di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Se andate a vedere questa mostra non andate assolutamente con l\u2019idea di vedere una mostra su Andy Warhol. Quella curata da <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/luca.beatrice.73\">Luca Beatrice<\/a> in realt\u00e0 \u00e8 proprio un viaggio in quella che \u00e8 stata l\u2019atmosfera artistica della New York degli anni \u201980. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo saggio in catalogo Beatrice parte dalla fine, dalla morte di Warhol, dal luned\u00ec nero della borsa a Wall Street, dalla fine dell\u2019era Reagan,dalla morte di Basquiat, Mapplethorpe, Haring e dall\u2019ecatombe dell\u2019AIDS che ha spazzato davvero via quel decennio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tutto questo da dove era cominciato?<\/p>\n\n\n\n<p>Poco prima dell\u2019inizio del decennio, <strong>verso il \u201978\/\u201979 Warhol e Basquiat si incontrano per la prima volta eKeith Haring si trasferisce a New York<\/strong>. Nonostante tutto, la citt\u00e0 esercitava una seduzione infinita perch\u00e9 si aveva l\u2019impressione di poter vivere nella libert\u00e0 assoluta e che quello fosse il luogo dove tutto accadeva.<\/p>\n\n\n\n<p>Luca Beatrice quindi divide gli anni \u201980 in due parti: la prima la definisce quella dell\u2019entusiasmo, dove <strong>si assiste al ritorno alla pittura<\/strong>; la seconda quella della consapevolezza e del disincanto,dove si ricominciano a sentire parole come \u2018neo concettuale\u2019, arte politica e sullo sfondo l\u2019emergenza aids, il genderism e il ruolo delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Ingenerale, per\u00f2, <strong>il vero propulsore della produzione artistica, come al solito, \u00e8 l\u2019economia<\/strong> che in quel decennio spinge davvero un bel po\u2019 e da una vitalit\u00e0 incredibile a quel mondo dell\u2019arte che stava diventando sempre di pi\u00f9 uno status symbol e un \u2018bene\u2019 sul quale investire.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche\nil ritorno della pittura, quindi, \u00e8 stato sicuramente sostenuto dagli ottimi\naffari che i giovani rampanti americani facevano con la finanza. Avevano\ntantissimi soldi, casa bellissime con parete enormi da riempire e comprano\nproprio quegli artisti che rappresentano l\u2019America degli anni \u201980 con le loro\ntele enormi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 interessante la definizione di <a href=\"http:\/\/www.deitch.com\">Jeffrey Deitch<\/a> che chiama questo aspetto dell\u2019economia consumistica degli anni \u201980 \u201cwarholizzazione dell\u2019arte\u201dperch\u00e9 \u00e8 proprio in questi anni che <strong>cambia il modo di valutare un\u2019opera e un artista<\/strong> e, in qualche modo, ne stiamo pagando ancora le conseguenze: se prima il valore di un artista era determinato dalla sua presenza nei musei, nelle collezioni o dall\u2019apprezzamento della critica, a cominciare da quel periodo le opere che valgono di pi\u00f9 sono semplicemente quelle che costano di pi\u00f9. Quindi, in qualche modo, <strong>il merito viene surclassato dalla capacit\u00e0 di avere le giuste relazioni<\/strong>, i giusti agganci, di uscire sulle riviste finanziarie insomma, di frequentare i giri giusti. E uno di questi, se non il pi\u00f9 importante, era proprio quello alla corte di Warhol. <\/p>\n\n\n\n<p>Molto bravo e calato in questo sistema \u00e8, per esempio, <a href=\"http:\/\/www.jeffkoons.com\/\">Jeff Koons<\/a> che si allontana anni luce dallo stereotipo dell\u2019artista maledetto che Basquiat aveva rispolverato e,invece, <strong>veste i panni del business artist<\/strong>, sempre bello patinato, ben vestito, rassicurante uomo di successo che piace agli uomini di successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ritorniamo al punto di partenza. <strong>Simbolicamente sono due mostre che inaugurano il decennio<\/strong> in maniera davvero esplosiva: il 1\u00b0 gennaio 1980 viene allestita <em><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/The_Real_Estate_Show\">The Real Estate Show<\/a><\/em><em> <\/em>una mostra pressoch\u00e9 illegale organizzata da quello che oggi chiameremmo un collettivo di artisti, <a href=\"https:\/\/collaborativeprojects.wordpress.com\/\">The Collaborative Projects<\/a>, in un building vuoto del Lower East Side dipropriet\u00e0 del Comune occupato da questo collettivo per protesta e che ebbe molto risalto sui media. A seguire quasi a ruota, a giugno, sempre i Colab organizzarono <a href=\"https:\/\/collaborativeprojects.wordpress.com\/times-square-show-1980\/\">TheTimes Square Show<\/a>, una grande mostra aperta vicino al distretto di intrattenimento (e pornografia) del centro di New York ormai ritenuta fondamentale nella storiografia degli anni \u201980 perch\u00e9 da luce a quella che \u00e8 stata la generazione della Graffiti Art da cui vennero fuori Haring, Basquiat, Kenny Scharf e diversi altri che nel giro di pochi mesi da outsider trasgressivi divennero costosi artisti di galleria.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 interessante vedere come <strong>tutto ci\u00f2 che accade in quegli anni \u00e8 fatto dai giovani<\/strong>: gli artisti che arrivano al successo in pochissimi anni, i nuovi galleristi che li sostengono, i collezionisti rampanti che, come dicevamo, gli comprano le opere\u2026 e purtroppo,spesso e volentieri anche i morti sono giovani. Mi ricordo quando vivevo a New York qualche anno fa, un mio amico artista che \u00e8 sopravvissuto a quegli anni mi raccontava che davvero ad un certo punto le persone che conosceva e che facevano parte di quel mondo dell\u2019East Village di cui abbiamo parlato, si vedevano \u2018cadere come le mosche\u2019 e chi \u00e8 riuscito ad invecchiare \u00e8 stato davvero per pura fortuna.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente non sapremo mai se gente come Basquiat, Haring o Mapplethorpe fossero andati avanti nella loro carriera cosa avrebbero combinato, pu\u00f2 darsi anche niente, pu\u00f2 darsi anche che il loro strabiliante successo sia anche un po\u2019 legato al mito ma, del resto, la storia dell\u2019arte \u00e8 fatta anche di queste cose e non si pu\u00f2 fare con i se e con i ma.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando a Warhol &#8211; che, di fatto, aleggia sempre sullo sfondo di tutte queste considerazioni &#8211; lui <strong>chiude con un po\u2019di anticipo il decennio morendo nel 1987<\/strong> per una stupida complicazione postoperatoria, mettendo davvero fine ad un epoca, che simbolicamente se ne va sfumando sulle note di John Cale e Lou Reed &#8211; ex membri dei <a href=\"http:\/\/www.velvetundergroundmusic.com\/\">Velvet Underground<\/a> che Warhol aveva tenuto a battesimo &#8211; che registrano il concept album <a href=\"https:\/\/youtu.be\/ziYus0j85oM\">Songs For Drella<\/a> (Drella, combinazione di Dracula e Cinderella, unodei soprannomi dell&#8217;artista), dedicato alla memoria del loro amico e mentore Andy Warhol.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma entriamo nel vivo della mostra. Mi \u00e8 piaciuto subito molto il fatto che nell\u2019audioguida non ci sia la voce di un anonimo speaker, ma <strong>Luca Beatrice<\/strong> in persona che ci racconta direttamente: \u00e8 in po\u2019 come se avessimo sempre il curatore l\u00ec con noi che <strong>ci spiega la mostra passo dopo passo<\/strong>,e questo non \u00e8 male. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mostra \u00e8 fatta a \u201cstanze tematiche\u201d<\/strong>e la prima \u00e8 interamente dedicata a Warhol. L\u2019allestimento \u00e8 subito un po\u2019 pop:carina l\u2019idea di fare tutti i muri argentati come erano quelli della Factory anche se devo dire che le opere ci depistano un po\u2019 dal tema di cui abbiamo parlato fino ad ora. Non c\u2019\u00e8 pressoch\u00e9 niente degli anni \u201980, ma le \u2018solite cose\u2019 famosissime degli anni \u201960 e un po\u2019 di \u201970.<\/p>\n\n\n\n<p>Si comincia ovviamente con le Campbell\u2019s Soup che \u00e8 l\u2019opera che ha sancito il passaggio definitivo di Warhol nell\u2019olimpo degli artisti quando nel 1962 viene pubblicato dal \u201cTime\u201d. Qual \u00e8 il concetto che c\u2019\u00e8 dietro? <strong>L\u2019opera d\u2019arte non \u00e8 pi\u00f9 un pezzo unico<\/strong>, ma un qualcosa che pu\u00f2 essere riprodotto in maniera seriale seppure con qualche variazione: ovviamente non \u00e8 una novit\u00e0 assoluta, le tirature si facevano anche prima e anche i pi\u00f9 grandi artisti come Picasso e Dal\u00ec hanno realizzato infinit\u00e0 di multipli,seppure con altre tecniche. La differenza sta nel fatto che <strong>fino a quel momento il lavoro grafico veniva sempre considerato come un\u2019arte minore<\/strong>, di secondo piano, mentre Warhol ne fa addirittura un must, e funziona perch\u00e9 le sue immagini sono dellevere e proprie icone del suo tempo, della nuova America. Ma come sappiamo alla fine <strong>sono diventate delle icone senza tempo<\/strong>. E quindi troviamo il ritratto di <em>Marilyn<\/em>(che, pur essendo del \u201962, diventa il manifesto della mostra); Jacqueline Kennedy ritratta dopo l\u2019assassinio di John Kennedy del \u201963, Mao Tse-Tung, dopo l\u2019incontro bilaterale tra USA e Cina del 1972 tra il presidente cinese e Richard Nixon; insomma,tutto ci\u00f2 che serve a fare un rapido punto sul periodo d\u2019oro o meglio \u2018silver\u2019di Warhol. Un omaggio a Warhol e un\u2019esca un po\u2019 ruffiana al visitatore meno accorto che comunque vuole vedere quello che si aspetta di trovare. In questa prima sala la disposizione delle opere forse \u00e8 un po\u2019 asfittica e disordinata ma purtroppo le stanze di Palazzo Albergati sono abbastanza piccole e non permettono allestimenti di ampio respiro. <\/p>\n\n\n\n<p>Superato questo prequel, cominciamo ad addentrarci davvero negli anni \u201980. Cosa succede? La Graffiti Art o la Street Art di cui gi\u00e0 si cominciavano a vedere cose negli anni \u201970, con il nuovo decennio esplode letteralmente sia come <strong>fenomeno artistico<\/strong> che come <strong>fenomeno sociale<\/strong>: vigeva fra tutti una comune l\u2019intolleranza alle regole e soprattutto nei confronti delle cose serie e pretenziose.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui non troveremo murales, anche se magari una documentazione fotografica sarebbe stata interessante, ma opere con tecniche diverse di quei giovani artisti che esplodevano in quel momento: fra i pi\u00f9 conosciuto Keith Haring e Basquiat, ma anche nomi forse meno noti al grande pubblico come James Brown, uno dei pi\u00f9 interessanti protagonisti della Painting Reinassance Americana. E poi Ronnie Cutrone, Donald Baechler\u2026 diciamo che <strong>gli artisti quando passano dal muro alla carta o alla tela non sempre hanno la stessa forza<\/strong>\u2026 per\u00f2, meglio che niente!<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro fenomeno che gi\u00e0 da un po\u2019 si stava facendo strada \u00e8 quello che raccoglie sotto il suo ombrello soprattutto i musicisti, che per\u00f2 amano fondersi e contaminarsi con le altre arti, dalla fotografia alla moda, dal cinema alla performance. \u00c8 <strong>la New Wave<\/strong>, questa nuova onda che si va formando pi\u00f9 che altro nel Regno Unito nella seconda met\u00e0 degli anni \u201970 e parallelamente a New York verso la fine del decennio soprattutto <strong>nell\u2019entourage del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/CBGB\">CBGB&nbsp;<\/a><\/strong>il famosissimo rock club del Lower East Side, sulla Bowery, nato all\u2019inizio degli anni \u201970 e che purtroppo ha dovuto chiudere nel 2006 portandosi dietro il ricordo di tutto l\u2019underground e il punk statunitense passato da l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>La New Wave di fatto parte dal punk anche se strada facendo prende delle connotazioni un po\u2019 pi\u00f9 pop. Per capirci stiamo parlando di pezzi che hanno segnato la storia della musica come <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bbr60I0u2Ng\">My Sharona<\/a> degliKnack o di gruppi come i Talking Heads che sono cresciuti proprio <strong>all\u2019ombra delle nuove avanguardie nelle arti visuali e grafiche<\/strong> e ne hanno in qualche modo respirato e rimodellatola frenesia, i colori ma anche il senso di follia di quella City in cui vivevano. E quindi le diverse discipline artistiche convivono e anzi si blendano influenzandosi a vicenda. Anche questo movimento \u00e8 segnato da una mostra importante che si tiene in una ex scuola del Queen in quello che poi diventer\u00e0 il PS1 del Moma: la mostra si intitola proprio <strong><a href=\"https:\/\/www.moma.org\/calendar\/exhibitions\/4213\">NewYork\/New Wave<\/a><\/strong>.Una cosa davvero molto free con opere di oltre 100 artisti attaccate un po\u2019ovunque che diventa il manifesto di questo movimento, un evento che sottolineava con forza il suo legame con la musica. Oltre al fatto che il confine fra musicisti e artisti era gi\u00e0 molto labile, troviamo ad esempio David Byrne leader dei Talking Head che espone al fianco di gente come Basquiat, Mapplethorpe, Bertoglio, Haring, credo lo stesso Warhol, ma ogni sera suonano i gruppi pi\u00f9 in voga del momento in un clima decisamente festaiolo e molto \u2018colorito\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa\nsezione della mostra quindi \u00e8 soprattutto fotografica e musicale. A me\npiacciono molto le mostre con un \u201ccolonna sonora\u201d per\u00f2 bisogna dire che in\nquesta location i diversi audio delle sale si disturbano un po\u2019 a vicenda e\nsoprattutto disturbano l\u2019ascolto dell\u2019audioguida che qui si fa davvero un po\u2019\nfatica a sentire.<\/p>\n\n\n\n<p>Un posto di rilievo, e doveroso, in questo periodo newyorkese, lo occupano sicuramente le donne. Le troviamo un po\u2019 in tutta la mostra ma qui viene dedicata una piccola sezione a questa nuova generazione di artiste che lavorano sulla comunicazione, sull\u2019immagine e sul corpo: Barbara Kruger che sovverte il senso delle immagini pubblicitarie; Jenny Holzer che gi\u00e0 va verso il Neoconcettuale di cui si parler\u00e0 dopo; Cindy Sherman che richiama l&#8217;attenzione sullo stereotipo della donna; Sherrie Levine, una delle figure centrali dell&#8217;Appropriation Art ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a Warhol, quanto gli piaceva la Polaroid?<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una foto bellissima di Oliviero Toscani che lo ritrae con questa mitica macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui scattava migliaia di foto: tutti quelli che passavano per la Factory pagavano questo pegno e cos\u00ec viene fuori una galleria infinita di personaggi dell\u2019epoca pi\u00f9 o meno noti immortalati dallo sguardo voyerista di Warhol: da Jane Fonda a Roy Lichtenstein, da Liza Minelli a Keith Haring senza contare i suoi \u2018selfie\u2019 travestito da divo del cinema o da drag queen\u2026 insomma una vera e propria fissazione che ha portato ad una produzione immensa che poi spesso veniva riusata per altri lavori.<\/p>\n\n\n\n<p>Fine primo tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi \u00e8 mai piaciuto molto il fatto che la mostra sia spezzata in due ma, come sapete, a Palazzo Albergati ci sono delle sale a piano terra e delle altre al secondo piano e non c\u2019\u00e8 soluzione. Diciamo per\u00f2 che in alcuni casi una pausa cista\u2026 per cui saliamo le scale e cominciamo il secondo tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Incontriamo subito due pazzi esplosivi: Robert Mapplethorpe e Patti Smith, I due si incontrano a Brooklyn nel \u201967 e fanno una vita decisamente boh\u00e9mienne e molto presto entrano nell\u2019entourage della Factory &#8211; quando era appena spostata al 33 di Union Square &#8211; e frequentano vari localini popolato da drag queen e altri personaggi particolari che avvicinano Mapplethorpe alla sessualit\u00e0 e alla fotografia, binomio che lo porter\u00e0 al successo grazie alla pubblicazione del famoso <em><a href=\"https:\/\/collections.lacma.org\/node\/222918\">Portfolio X<\/a><\/em><em> <\/em>nel \u201978,dove ci sono immagini pornografiche e sadomaso decisamente forti ma rappresentate con una perfezione formale e compositiva incredibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente anche Patti Smith si fa strada fra teatri sperimentali, poesie, reading, fino anche non scopre la chitarra e il rock che la porter\u00e0 fino a Detroit all\u2019inizio degli anni \u201980. <\/p>\n\n\n\n<p>Per&nbsp;<strong>Mapplethorpe continua negli anni \u201980 sulla strada della provocazione<\/strong> con mostre come <em>BlackMales, <\/em>in cui ritrae dei bellissimi uomini di colore nudi anche qui sempre con una grande attenzione alla perfezione e alla dissacrazione del corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino ad arrivare all\u2019apice della sua carriera nel 1988 quando inaugura la retrospettiva al Whitney Museum poco prima della sua morte a causa dell\u2019AIDS.<\/p>\n\n\n\n<p>In mostra non troviamo immagini particolarmente forti e niente di davvero caratterizzante se non un paio di cosette; ci sono, pi\u00f9 che altro alcuni ritratti suoi e di Patti Smith e qualche altra foto.<\/p>\n\n\n\n<p>Se nelle polaroid le immagini sono impietosamente reali, <strong>nei ritratti di Warhol le figure sono in qualche modo idealizzate<\/strong>: il soggetto \u00e8 sempre riconoscibile ma attraverso <strong>pochi segni<\/strong> che sono poi coperti da grandi campiture che poi, come sappiamo cambia di volta in volta colore quando l\u2019immagine diventa seriale.Troviamo nella sezione dedicata ai ritratti oltre al suo autoritratto, Lenin, Man Ray, Giovanni Agnelli, Liza Minelli. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui, io avrei selezionato un po\u2019 di pi\u00f9, magari scegliendo solo quelli degli anni \u201980, ma a parte quello di Agnelli che \u00e8 del \u201972, gli altri sono molto a ridosso del periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo gi\u00e0 accennato pi\u00f9 di una volta al neo concettuale: il termine viene fuori perla prima volta nel 1986 in una mostra collettiva alla Sonnabend Gallery organizzata da Meyer Vaisman un artista venezuelano molto influente sulla scena newyorkese degli anni \u201980. <strong>Si ritorna un po\u2019 sui passi dell\u2019astrazione geometrica e del minimalismo<\/strong>: vengono utilizzati oggetti comuni e resi opere d\u2019arte se non addirittura opere d\u2019arte altrui \u2018prese in prestito\u2019 per farne dell\u2019altra arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra tutti <strong>emerge con prepotenza Jeff Koons&nbsp;<\/strong>che, come dicevamo, \u00e8 il pi\u00f9 affarista di tutti ed entra un po\u2019 in contrasto con tutto l\u2019underground che imperversava nell\u2019East Village: lui frequentava il mondo finanziario e cercando di prevedere quali sarebbero state le tendenze a seguito di quello che succedeva sul mercato. Non si capisce bene la presenza di un bellissimo ritratto di Sandro Chia in questa sezione che andava nella sezione precedente, ma dove forse non c\u2019era abbastanza spazio, ma c\u2019\u00e8 il famoso Brillo Box che per\u00f2 avrei messo nella prima sala insieme al Warhol degli anni \u201960. In realt\u00e0 in qualche modo ha un senso anche qui perch\u00e9 \u00e8 forse un esempio ante litteram di un oggetto preso da un altro contesto e riarrangiato. \u00c8 la scelta dell\u2019oggetto ad essere artistico, non l\u2019oggetto in s\u00e9 anche se non \u00e8 proprio un oggetto trovato emesso in mostra con un gesto performativo perch\u00e9 fatto a posta e con una dimensione molto pi\u00f9 grande del reale. Insomma, un angolo dove trovano posto cose che andavano da altre parti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal ritorno al concettuale al ritorno alla pittura. <strong>Si riscopre il piacere di dipingere<\/strong> fin dall\u2019inizio del decennio,ma non solo qui a New York, succede un po\u2019 dappertutto in reazione a quello che era stato il predominio delle avanguardie che in qualche modo si cerca di superare riscoprendo le grandi tele, la materia, i riferimenti colti.<\/p>\n\n\n\n<p>In mostra, fatto da Warhol che forse sarebbe stato meglio nella sezione dei ritratti c\u2019\u00e8 tanto da vedere: dalle due enormi tele di Julian Schnabel ad una rappresentanza di transavanguardia con una tela dello stesso Chia e un paio di lavori di Francesco Clemente e poi Ronny Cutrone, Robert Longo e diversi altri\u2018pittori\u2019 di quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni \u201980 quindi come dicevamo si chiudono con una serie di scomparse: Warhol nel \u201987, Basquiat nell\u201988, Mapplethorpe nel 89 e Haring nel \u201990. A parte Warhol che muore per una stupida complicazione post-operatoria, tutti gli altri se ne vanno a causa dell\u2019AIDS che \u00e8 stata davvero la scure che \u00e8 calata sulla New York di quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra celebra questo momento con una sezione intitolata \u201cSong for Drella\u201d, ne abbiamo gi\u00e0 parlato all\u2019inizio ma, in tutta sincerit\u00e0, a parte un ritratto fotografico di Lou Reed che si riunisce con i Velvet per dedicare l\u2019album alloro mentore, e un\u2019opera di Warhol che ritrae Dracula, mi \u00e8 sfuggita la relazione fra le opere e questo momento clou del periodo, ma forse sono statoio distratto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di infilarsi in una stanza discoteca con la palla al centro dove ci possiamo immergere, anche con un po\u2019 di nostalgia, nella musica di quegli anni, la mostra ci lascia con un po\u2019 di facce di gente che ha popolato questo periodo incredibile: da Grace Jones a Madonna, da Clemente a Gagosian, da Naomi Campbell a\u2026 ovviamente sempre lui\u2026 Andy Warhol.<\/p>\n\n\n\n<p>Che dire, <strong>una mostra intensa per un periodo intenso<\/strong>. Una mostra che pu\u00f2 interessare anche chi non ama particolarmente questi generi di cui abbiamo parlato, ma <strong>\u00e8 lo spaccato di un\u2019epoca<\/strong>, un pezzo di storia recente sul quale forse ancora non si \u00e8 riflettuto abbastanza e che di cui forse c\u2019\u00e8 ancora tanto da portare alla luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che in generale non mi \u00e8 piaciuto tanto \u00e8 stato l\u2019allestimento, non mi \u00e8 sembrato molto curato, ci sono molti punti in cui le luci abbagliano la lettura o in cui l\u2019audio disturba e certe scelte mi sono sembrate di dubbio gusto. In generale non c\u2019\u00e8 molta coerenza fra i vari passaggi, a tratti classico, a tratti tenta di avere un mood in linea con il tema della stanza, ma con scarsi risultati; per\u00f2 vabb\u00e8, l\u2019importante sono le opere e i concetti e bisogna dire che in questa mostra cene sono davvero tanti. <\/p>\n\n\n\n<p>Come in ogni storia che viene raccontata ci sono mille rivoli che avrebbero potuto essere approfonditi di pi\u00f9 per\u00f2 in generale <strong>\u00e8 una storia che emoziona e lascia di sicuro qualcosa<\/strong>, soprattutto se si ha un po\u2019 la pazienza di andare a fondo e cercare di capire bene i legami fra i fatti e le persone o se ci si lascia trasportare dai centinaia di racconti che ognuno degli artisti e dei personaggi che sono stati coinvolti portano con s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>E, ogni tanto, \u00e8 bello anche abbandonare la strada segnata dal curatore e prenderne una qualsiasi, andandosene, un po\u2019 underground, per i fatti propri.<\/p>\n\n\n\n<figure><iframe loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"240\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/episode\/6sghvWvSJVjuubAGbjCH5T\"><\/iframe><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Com\u2019era New York negli anni \u201980?<br \/>\nQual era il fermento artistico che faceva di questa citt\u00e0 il centro del mondo?<br \/>\nScopriamolo da Andy Warhol e dai suoi amici\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":8444,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[998],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8439"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8439"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8439\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9599,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8439\/revisions\/9599"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8444"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}