{"id":7680,"date":"2018-09-17T09:26:43","date_gmt":"2018-09-17T07:26:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=7680"},"modified":"2019-07-03T14:29:48","modified_gmt":"2019-07-03T12:29:48","slug":"arte-mostre-digitale-multimedia-ne-parliamo-con-sarah-spagnuolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/arte-mostre-digitale-multimedia-ne-parliamo-con-sarah-spagnuolo\/","title":{"rendered":"arte, mostre, digitale, multimedia: ne parliamo con Sarah Spagnuolo"},"content":{"rendered":"\n<p>Sarah Spagnuolo, fondatrice di Artemperature e digital curator ci racconta la sua visione del lavoro nel mondo dell&#8217;arte e il rapporto fra arte tradizionale, digitale e multimedia.<\/p>\n\n\n\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"720\" height=\"405\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/l3ir3ew6d_g\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\"><\/iframe>\n\n\n\n<figure><iframe loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"240\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/episode\/7BVkozEAJdXlbBaAnGEctU\" frameborder=\"0\" allowtransparency=\"true\" allow=\"encrypted-media\"><\/iframe>\n\n\n\n<p><strong>Gino: Allora, siamo qui oggi ad Acqui Terme con Sara Spagnuolo. Ci siamo incontrati perch\u00e9 lei ha dato un contributo alla mostra di Fontana, e nella rassegna che tutti gli anni, qui ad Acqui Terme, porta avanti\u2026 questa rassegna artistica che va avanti credo ormai da diversi anni. E Sara, insieme al suo team, ha dato un contributo per la parte multimediale di questa mostra. Allora ne approfittiamo un po&#8217; per scoprire chi \u00e8 Sara Spagnuolo, cosa fa, quali sono i suoi obiettivi, e come si muove all&#8217;interno del mondo dell&#8217;arte. La cosa che la caratterizza \u00e8 l&#8217;ideazione, lei \u00e8 la fondatrice di questa idea &#8211; possiamo dire &#8211; che \u00e8 \u201cArt temperature\u201d. Di che cosa si tratta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sarah: \u201cArt temperature\u201d \u00e8 un progetto di ricerca, basato su un tentativo di capire come l&#8217;arte pu\u00f2 essere comunicata on-line, e come il mondo digitale pu\u00f2 amplificare il messaggio portato dall&#8217;arte stessa. \u00c8 iniziato tutto come un progetto pi\u00f9 legato alla comunicazione on-line, quindi esiste appunto questo magazine digitale, dove parliamo di vari argomenti che riguardano il mondo dell&#8217;arte contemporanea. Principalmente il tema portante, appunto l&#8217;arte e la tecnologia, quindi come anche gli artisti usano i social media, e come i social media possono essere utilizzati per il mondo dell&#8217;arte. Quello che invece ci ha visto coinvolte qui ad Acqui Terme \u00e8 un progetto che va al di l\u00e0 dell\u2019 online, ma riguarda sempre il mondo digitale. Quindi come l&#8217;arte, anche offline, pu\u00f2 beneficiare del digitale per raccontare qualcosa in pi\u00f9. Qui in particolare abbiamo pensato di dare un contributo legato al messaggio: infatti questa mostra, che \u00e8 dedicata a Fontana &#8211; una mostra molto interessante perch\u00e9 ha pi\u00f9 di 30 opere inedite, e quindi merita sicuramente di essere vista -, per\u00f2 tanti che conoscono Fontana si ricordano l&#8217;artista dei tagli sulle tele. Ma perch\u00e9 Fontana faceva questi tagli nelle tele? Ecco, noi con questa installazione multimediale siamo andati a rispondere, a cercare di dare un contributo su questo punto di vista: il perch\u00e9 Fontana ad certo punto decise di fare questi tagli nelle tele. Queste installazioni multimediali possono dare un contributo quando danno messaggio in pi\u00f9 relativo al significato dell&#8217;artista &#8211; che l&#8217;artista mette nelle sue opere, o in un&#8217;opera d&#8217;arte in particolare &#8211; oppure hanno un senso quando coinvolgono le persone in una interazione con l&#8217;opera d&#8217;arte, oppure quando riescono ad amplificare l&#8217;opera d&#8217;arte stessa, dando ancora di pi\u00f9 un senso di stupore nel vedere un&#8217;esperienza non solo estetica, ma anche emotiva. Quindi in questo caso noi abbiamo risposto al primo elemento, cio\u00e8 cercare di spiegare un concetto che magari altrimenti era difficile da comprendere.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Ma questo \u00e8 un lavoro sempre molto difficile, quello di associare la tecnologia al \u201cmodus\u201d, diciamo, espositivo tradizionale. Perch\u00e9 si rischia sempre poi di travaricare, o che la tecnologia prenda il sopravvento rispetto ad una normale fruizione dell\u2019opera d\u2019arte. Secondo te qual \u00e8 il giusto equilibrio, come si pu\u00f2 fare a raggiungere il giusto equilibrio fra la necessit\u00e0 di godersi l\u2019opera in maniera tradizionale, con la \u201ccontemplazione\u201d, e la necessit\u00e0, che oggi tutti sentiamo, di avere quel qualcosa in pi\u00f9 che ci aiuti a entrare ancora di pi\u00f9 in empatia con l&#8217;opera?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: L\u2019elemento multimediale bisogna veramente pensarlo in concerto con chi si occupa di curare la mostra, in modo da essere comunque allineati su quelli che sono i principi e il fil rouge della mostra. E poi secondo me va fatto quando veramente d\u00e0 un valore aggiunto\u2026<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Cio\u00e8 non deve essere fatto per forza perch\u00e9 oggi ci deve essere la stanza o l\u2019installazione multimediale, che poi molto spesso quindi risulta apposta, non risulta integrata alla mostra, se \u00e8 fatta in questo modo. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: No, deve dire qualcosa in pi\u00f9. E quel qualcosa in pi\u00f9 pu\u00f2 essere sotto vari punti di vista, come dicevamo prima: pu\u00f2 essere semplicemente un elemento divertente, che coinvolge le persone in maniera diversa, o magari pensato per un pubblico specifico. Io penso comunque anche a i visitatori pi\u00f9 piccoli, i bambini: magari tante volte il multimediale per loro \u00e8 un modo per trovare un elemento anche divertente all&#8217;interno della mostra. Oppure per lanciare un messaggio, oppure per creare un&#8217;amplificazione. Prima parlavamo di vari esempi\u2026 c&#8217;\u00e8 stato recentemente questo uso del multimediale all&#8217;aeroporto di Bruxelles: facendo qualcosa di piccolo comunque hanno coinvolto, in questo caso, le persone che erano all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto in un&#8217;esperienza diversa. Perch\u00e9 da dei quadri di Rubens hanno animato dei piccoli Cupido che si muovevano fuori dal quadro, svolazzando sui muri e scomparendo da una porta illuminata di luce divina. Ecco, \u00e8 una cosa piccola, per\u00f2 che magari d\u00e0 la possibilit\u00e0 di vedere un dipinto di Rubens in maniera innovativa, e magari a un visitatore disattento, come quello che pu\u00f2 essere all&#8217;interno di un aeroporto, invece raccoglie l&#8217;attenzione e valorizza l&#8217;opera stessa, che potrebbe passare invece magari inosservata.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: dipende molto, anche secondo me, dalla sensibilit\u00e0 poi di chi fa questo lavoro. Perch\u00e9 molto spesso alcuni produttori di mostre si rivolgono a dei tecnici puri, e allora il risultato dopo \u00e8 abbastanza freddo, se vuoi, ho estremamente tecnologico. Invece ci vuole anche un buon lavoro di incastro, sia con la sensibilit\u00e0 del curatore, ma ci deve essere una sensibilit\u00e0 artistica anche da parte di chi poi va a sviluppare parte del team che va a sviluppare questo genere di lavoro. E quindi quando la mostra, per esagerazione, pu\u00f2 diventare totalmente multimediale secondo te? fino a che punto ci si pu\u00f2 spingere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: Ma, allora, a giugno 2018 \u00e8 stato inaugurato il primo museo totalmente digitale a Tokyo, fatto da questo team, che si chiama teamLab. Quindi secondo me dipende dal concept. Nello stesso caso ad esempio il concept di teamLab non \u00e8 creare una mostra come la intendiamo noi: \u00e8 creare un\u2019esperienza, un\u2019immersione digitale in qualcosa che \u00e8 arte.\u00a0 Non \u00e8 l\u2019arte che tutti immaginiamo, \u00e8 un nuovo modo di vivere l\u2019arte, un nuovo tipo di arte. \u00c8 digital art e , secondo me, portata a questo livello, s\u00ec. Quindi \u00e8 un\u2019evoluzione dell\u2019arte contemporanea, una strada che l\u2019arte digitale sta prendendo, e chi produce queste cose \u00e8 un artista. Quindi \u00e8 come se fosse la mostra di quell&#8217;artista.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Ma in realt\u00e0 \u00e8 proprio quello che diventa. Nel caso di teamLab, \u00e8 proprio un&#8217;opera di teamLab nella quale tu ti vai a immergere, nella quale tu vivi questa esperienza. Invece per quanto riguarda il nostro modo di fare mostre, diciamo dove la mostra comunque racconta una storia, magari reale, va a raccontare un contesto piuttosto che un artista, piuttosto che un&#8217;opera soltanto\u2026 pu\u00f2 aver senso, secondo te il pubblico \u00e8 pronto in Italia, in Europa, a recepire uno \u201cspettacolo\u201d del genere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: Secondo me s\u00ec, ed \u00e8 quello che adesso Art temperature comunque\u2026 \u00e8 nato un laboratorio in questo senso che si chiama Museum, e quello che noi stiamo facendo adesso \u00e8 creare. Per esempio in dieci opere d&#8217;arte vogliamo creare un percorso all&#8217;interno della storia dell&#8217;arte, e lo vogliamo fare tutto digitale. \u00c8 sostanzialmente usare il digitale per raccontare l&#8217;arte in modo totalmente diverso. Quindi \u00e8 qualcosa di diverso, non \u00e8 una mostra, \u00e8 un&#8217;esperienza, \u00e8 uno show, ma soprattutto \u00e8 un prodotto di edutainment, che ha appunto questo obiettivo: raccontare un contenuto artistico attraverso un&#8217;esperienza multisensoriale, interattiva e multisensoriale. Quindi il digitale \u00e8 solamente uno strumento.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Come potrebbe funzionare una mostra cos\u00ec? Quali potrebbero essere i momenti, i vari momenti che trovi all&#8217;interno di un percorso del genere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: Possono essere di diverso tipo. Possono coinvolgere il tatto, quindi per esempio noi avevamo creato un contenuto sulla Guernica di Picasso, dove c&#8217;era l\u2019immagine di Pablo Picasso famosissima di lui con le mani sulla finestra, e tu visitatore potevi sovrapporre le tue mani alle sue, e lui reagiva a questa sovrapposizione iniziando a premere, a spingere, battere le mani contro il vetro, fin quando il vetro non veniva rotto in mille pezzi: e tu vivevi, visivamente e acusticamente, questa sensazione del vetro che si frantuma in tantissimi pezzi. Un altro esempio pu\u00f2 essere invece l&#8217;evento che coinvolge non solo il tatto, ma l\u2019olfatto: per esempio in pochi sanno che esiste una corrente artistica dell&#8217;arte contemporanea basata tutta sull&#8217;olfatto, esiste l&#8217;arte contemporanea olfattiva, artisti che creano installazioni basate sull&#8217;olfatto. E effettivamente oggigiorno \u00e8 possibile inserire un elemento olfattivo all&#8217;interno di un&#8217;esperienza, e noi lo stiamo pensando nei confronti di Monet, riferito ad una delle sue opere pi\u00f9 importanti, le Ninfee, immaginando questa sensazione di essere in un giardino lussurioso, pieno di fiori. Come puoi comunicare questa sensazione senza inserire l\u2019elemento olfattivo? E quindi \u00e8 un&#8217;esperienza multisensoriale. L&#8217;altro elemento importante \u00e8 il coinvolgimento emozionale. Quindi, ritornando Ad esempio alla Guernica, noi abbiamo immaginato appunto di far vivere al visitatore il bombardamento, il momento del bombardamento del paese, la Guernica. \u00c8 un&#8217;esperienza forte, che rimane impressa non perch\u00e9 hai visto il quadro, ma perch\u00e9 l\u2019hai vissuto in qualche modo. E quindi s\u00ec, direi che si pu\u00f2 pensare a esperienze totalmente digitali. Noi adesso stiamo sperimentando queste esperienze, ma non sono da intendere come le mostre a cui noi siamo abituati, sono una cosa diversa. Ma devono essere realizzate prevedendo il coinvolgimento di pi\u00f9 sensi. Ultimamente c\u2019\u00e8 stata la famosa Klimt Experience, che \u00e8 stata in Italia, adesso \u00e8 in Europa, per\u00f2 \u00e8 stata una mostra tutta digitale, basata solo su materiale audiovisivo e musica. Ecco, cos\u00ec forse \u00e8 troppo poco.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Mi sembra che ci sia un momento di stanca di questo genere di mostre. I risultati mi sembra che stanno avendo, anche a livello di pubblico, non sono poi cos\u00ec eccelsi come ci si sarebbe aspettati. Probabilmente questa formula Experience ormai ha lasciato un po&#8217; il suo tempo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: S\u00ec, secondo me oggigiorno la tecnologia ci pu\u00f2 supportare nel creare questo tipo di immersioni totali, per\u00f2 bisogna pensarle creando interazioni, creando ambienti che reagiscono al comportamento delle persone all&#8217;interno, e che possono veramente lasciare un impatto emotivo e sensoriale significativo, e che il solo averle realizzate rappresenti un&#8217;opera d&#8217;arte. Quindi, diciamo come gli artisti che iniziano rifacendo i capolavori dell&#8217;arte &#8211; e questo \u00e8 quello che stiamo facendo noi &#8211; e poi ci sono artisti gi\u00e0 maturi, come teamLab, che creano le loro esperienze da zero, senza riferimenti. \u00c8 un nuovo modo di vivere: creare anche arte digitale.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Questo, dal punto di vista anche legale, non \u00e8 sempre una cosa semplice. Perch\u00e9, soprattutto quando si tenta di reinterpretare le opere di artisti soggetti a SIAE, a diritti particolari, si incappa in notevoli problemi. Quindi non \u00e8 un lavoro che va liscio. E di contro, come dicevamo prima, per far s\u00ec che comunque siano delle cose realmente che valga la pena andare a vedere, bisogna investire molto, sia in tecnologia vera e propria &#8211; quindi in hardware, in attrezzatura molto costosa &#8211; sia in ore di sviluppo, di programmazione. Quanto pu\u00f2 arrivare a costare un progetto del genere? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: Difficile a dirsi, perch\u00e9 i costi dipendono dal numero di interazioni che tu vai a creare. C&#8217;\u00e8 una parte di hardware, una parte di software, che sono significativi. Quindi chi comunque vuole realizzare queste installazioni multimediali all&#8217;interno di una mostra tradizionale deve tenere presente che ci vuole un budget dedicato. Non si pu\u00f2 pensare, diciamo a mostra fatta e finita, di dire: adesso ci aggiungiamo il multimediale.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Abbiamo \u20ac5000 che avanzano, mettiamoci qualcosa di multimediale\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: No perch\u00e9 si sottovalutano tutti gli aspetti, e come poi, essendoci di mezzo un software, c&#8217;\u00e8 anche il discorso della manutenzione. Se una mostra dura due o tre mesi, o comunque c&#8217;\u00e8 una questione di assistenza tecnica, se succede qualcosa. Infatti a me spesso capita di andare a vedere, anche presso musei, che c&#8217;\u00e8 magari l&#8217;installazione multimediale che non va. <\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Che \u00e8 la cosa pi\u00f9 brutta del mondo\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: \u00c8 bruttissimo, per\u00f2 questo succede perch\u00e9 non si preventiva, fin dall&#8217;inizio, l&#8217;elemento manutenzione, che \u00e8 importante, perch\u00e9 la minima cosa pu\u00f2 comunque non far funzionare pi\u00f9 un proiettore, la lampadina si brucia, eccetera. Comunque \u00e8 importante pensare sempre che parliamo di installazioni che hanno bisogno di manutenzione e che devono funzionare non un giorno, ma mesi. <\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Quindi grandi costi, bisognerebbe comunque prevedere grandi ritorni, penso io. Il pubblico non sempre sembra pronto a questo genere di cose, ma forse perch\u00e9 tante volte si sbaglia il target. Probabilmente il target \u201cpubblico delle mostre tradizionali\u201d non \u00e8 lo stesso, o non \u00e8 completamente lo stesso target che si avvicina a questo genere di esperienze qui. Forse c\u2019\u00e8 un po\u2019 una confusione sul posizionamento di una mostra magari totalmente multimediale, totalmente esperienziale, rispetto a una mostra tradizionale. <\/strong><\/p>\n\n\n\n\n\n<p>S: Per noi anzi \u00e8 un modo per coinvolgere nell\u2019arte un target giovane.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Un target giovane, e quindi nuovo, non l\u2019appassionato con i paraocchi che vuol vedere solo Lopez\u2026 si sposta un po&#8217; verso un pubblico diverso, l&#8217;attenzione del pubblico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: S\u00ec, per\u00f2 io ipotizzo anche un mondo dove magari il super appassionato, il super collezionista, magari un giorno avr\u00e0 la sua stanza creata ad hoc sui suoi desiderata, tutta digitale, che magari lo coinvolger\u00e0 in un&#8217;esperienza estetica, artistica, emozionale ad hoc. Quindi secondo me \u00e8 ancora presto, per\u00f2 penso che questo tipo di strumenti e modi di creare arte digitale potranno avere degli sviluppi particolari. <\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Dall&#8217;idea che mi sono fatto negli ultimi anni, con le mostre che abbiamo fatto negli ultimi anni, mi sembra che i meno interessati a questo genere di cosa sia la fascia dei quarantenni. La fascia dei quarantenni forse \u00e8 quella pi\u00f9 distratta in questo momento. Sono molto interessati i giovani, non solo alla tecnologia: i giovani mi sembrano molto interessati all&#8217;andare a vedere mostre in generale. E anche le persone anziane, al di l\u00e0 di quello che si potrebbe pensare, con le cose interattive ci giocano parecchio. Quindi quello che manca, che forse in qualche modo va stimolato in un&#8217;altra maniera\u2026 ma probabilmente il quarantenne oggi ha altri problemi da gestire: la famiglia, la carriera, il lavoro. Quindi magari non ha la mente libera come un giovane, per approcciarsi a queste cose. Mentre invece all&#8217;anziano forse riviene fuori un po&#8217; il bambino che \u00e8 in lui, l&#8217;elemento ludico, proprio nel senso anche educativo del termine: gli \u201cpiglia bene\u201d e lo utilizza in maniera anche abbastanza divertita, se vogliamo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: S\u00ec, pu\u00f2 essere sicuramente. Questa cosa che tu mi dici mi fa pensare in ogni caso a un altro elemento importante di queste installazioni multimediali: il fatto che siano semplici. Di certo un\u2019installazione che prevede troppo tempo per essere capita, troppo tempo per farla funzionare, non funziona. Devono essere le cose comunque facili e immediate, che agiscono, interagiscono, rapidamente.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: C\u2019\u00e8 il rischio di diventare un po\u2019 criptici in queste cose, per eccesso a volte anche di masturbazione mentale, se vuoi, da parte di chi le fa. A volte vai a vedere delle mostre dove ti trovi davanti un\u2019 installazione enorme che non capisci. Capita anche a noi del settore, non capisci assolutamente che cosa devi fare. Invece, come dici tu, l&#8217;immediatezza, e anche la freschezza se vuoi, di tutto questo ambiente \u00e8 necessaria. \u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: S\u00ec, e poi un&#8217;altra cosa. Secondo me funzionano bene quelle installazioni che usano l\u2019essere digitale anche per collegarlo al mondo dei social. Io mi ricordo un paio di mostre visitate, dove c&#8217;era l\u2019 installazione multimediale che permetteva di realizzare un selfie in maniera diversa, o creare un contenuto per il visitatore da usare sui social media, e secondo me queste cose funzionano particolarmente bene.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Ma questo funziona anche se non \u00e8 multimediale. Noi per esempio in una mostra stimolavamo i visitatori a mettere un post, ma non un post su Facebook, ma il post-it reale attaccato ad una bacheca, che poi era una parete della mostra, e la parete si \u00e8 riempita di post. Quindi il bisogno delle persone di interagire e comunicare \u00e8 a prescindere, che sia tecnologico o analogico, che sia digitale o analogico. La gente vuole interagire in qualche modo con la mostra, e lo fa. Per esempio nell&#8217;ultima mostra che abbiamo fatto, \u201cThe Wall\u201d, c&#8217;era un corridoio dove c&#8217;erano dei pennarelli appesi, e tu potevi lasciare il tuo disegno, scritta, sul muro: dopo una settimana era pieno zeppo. Quindi ovvio che poi se c\u2019\u00e8 il selfie, l\u2019installazione che ti fa fare il selfie, che tu lo puoi condividere su Facebook, funziona sempre. Mi ricordo poi quella mostra di Arthemisia di Escher, dove c\u2019era la palla in cui tu ti riflettevi\u2026quella \u00e8 stata un veicolo di selfie impressionante, che poi diventa comunicazione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: Esatto, usare queste installazioni anche per creare delle connessioni con il mondo social, amplificare. Quindi la comunicazione della mostra \u00e8 sempre interessante.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Quella deve essere sempre un po\u2019 anche una furbizia da parte della produzione. Questo ci fa tornare a quello che dicevamo prima, che l&#8217;istallazione non deve essere una cosa giustapposta, ma deve essere una cosa pensata insieme al tutto, deve essere parte del tutto e non un elemento che viene dopo, messo l\u00ec.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: S\u00ec, mi fa venire in mente, quello che tu stavi dicendo adesso, anche un&#8217;altra cosa che ci siamo detti: che sicuramente oggigiorno non si pu\u00f2 pensare di fare una mostra e di non comunicarla, di non spendere comunque del budget per la parte di comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Che nonostante tutto continua ad essere uno dei grossi errori di chi fa mostre, soprattutto delle istituzioni in realt\u00e0. Perch\u00e9 chi fa mostre privatamente ormai questa cosa l\u2019ha sdoganata,\u00a0ci avr\u00e0 sbattuto i denti sopra pi\u00f9 di una volta, e ormai nel privato credo che si sia capito. Nel pubblico, nelle istituzioni pubbliche, \u00e8 ancora una cosa non facile da far digerire, perch\u00e9 sembrano sempre soldi un po&#8217; buttati via quelli della comunicazione. Per\u00f2 questo \u00e8 un discorso che ormai conosciamo bene tutti. Ma tu invece come sei arrivata a tutto questo? Qual \u00e8 la tua formazione, come sei arrivata a questo punto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S: Io devo dire che la vita comunque, tante volte non te ne rendi conto, ma ti porta sulle strade che magari hai abbandonato, e ti ci riporta comunque. Perch\u00e9 quelle strade magari sono le tue strade, e per me \u00e8 stato un po&#8217; cos\u00ec. Perch\u00e9 io ho una formazione comunque artistica, quindi ho fatto un liceo artistico, mi ero iscritta all&#8217;Accademia di Belle Arti per fare scenografia, poi ho cambiato. Insomma, un percorso comunque umanistico, perch\u00e9 ho studiato lettere con indirizzo storico. La vita poi mi ha fatto iniziare a lavorare negli uffici comunicazione-marketing di grandi aziende, quindi io ho una grandissima esperienza nell&#8217;ambito del marketing della comunicazione digitale di brand. Quindi ho lavorato tanti anni in multinazionali, in uffici marketing-comunicazione, specializzandomi in social media marketing e comunicazione digitale. E poi ad un certo punto mi sono trasferita dall&#8217;Italia alla Svizzera, per motivi personali, e ho lasciato il mio lavoro, ho preso un momento di pausa. E devo dire che sono stata molto fortunata, perch\u00e9 tante volte si sentono queste storie di persone che sono ripartite da zero, ma non tutti hanno la possibilit\u00e0 di ripartire da zero. Quindi io sono stata veramente fortunata ad avere questa opportunit\u00e0 di prendermi una pausa, riflettere, e ho capito che io potevo usare tutto il mio background in digital marketing, comunicazione, sul tema che mi appassionava di pi\u00f9, cio\u00e8 l&#8217;arte. E allora ho iniziato a studiare, a capire come attualmente l\u2019online stava invadendo il mondo dell&#8217;arte, e stava cambiando. Mi sono resa conto che in realt\u00e0 l&#8217;arte non \u00e8 stata cos\u00ec drasticamente cambiata dal mondo della digitale. E da l\u00ec mi si \u00e8 accesa la lampadina, ho detto: no, voglio studiare questo tema, voglio sperimentare su questo tema per creare qualcosa di nuovo. E quindi adesso io lavoro con un team che da una parte \u00e8 composto da storici dell&#8217;arte, e dall&#8217;altra da persone con profili molto tecnici. E insieme ragioniamo su come creare dei contenuti digitali che diano valore aggiunto all&#8217;arte.<\/p>\n\n\n\n<br>\n\n\n\n<p><strong>G: Diciamo che questa trasversalit\u00e0 di competenze \u00e8 fondamentale per creare poi qualcosa, come dicevamo prima, che abbia un senso, qualcosa di pi\u00f9 interessante che non sia una mero apporto tecnologico. Perch\u00e9 la formazione umanistica ovviamente crea un contenuto, un contesto, d\u00e0 un senso al tecnico che lo va a sviluppare. Se fosse solo uno, o solo l\u2019altro, probabilmente non si andrebbe da nessuna parte: quindi far lavorare insieme. Il gol \u00e8 proprio far lavorare insieme tutte queste diverse competenze, che non \u00e8 sempre facile ovviamente perch\u00e9 diverse competenze, diverse formazioni, sono anche diversi caratteri, diversi approcci, diversi sistemi mentali. Per\u00f2 quando si riesce a creare questo blend, allora l\u00ec s\u00ec che si ottengono i risultati pi\u00f9 interessanti. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarah Spagnuolo, fondatrice di Artemperature e digital curator ci racconta la sua visione del lavoro nel mondo dell&#8217;arte e il rapporto fra arte tradizionale, digitale e multimedia. Gino: Allora, siamo qui oggi ad Acqui Terme con Sara Spagnuolo. Ci siamo incontrati perch\u00e9 lei ha dato un contributo alla mostra di Fontana, e nella rassegna che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":7683,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[998,968],"tags":[32,1413,671,225,1411,1412],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7680"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7680"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7680\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9701,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7680\/revisions\/9701"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7683"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7680"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7680"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7680"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}