{"id":7139,"date":"2018-03-23T19:14:57","date_gmt":"2018-03-23T18:14:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=7139"},"modified":"2018-03-23T19:14:57","modified_gmt":"2018-03-23T18:14:57","slug":"il-muro-e-lappropriazione-umana-dello-spazio-claudio-mazzanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/il-muro-e-lappropriazione-umana-dello-spazio-claudio-mazzanti\/","title":{"rendered":"Il muro e l\u2019appropriazione umana dello spazio | Claudio Mazzanti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/prodotto\/the-wall-book\/\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-7040 size-medium\" src=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/TheWall_Catalogo-CoverWEB-232x300.jpg\" alt=\"\" width=\"232\" height=\"300\" \/><\/a>C&#8217;era una volta lo spazio: naturale, selvaggio, originario. Distese di terra, montagne, vegetazione, fiumi, mari&#8230; Gli esseri viventi si muovevano in questo spazio denso di pericoli e di ostacoli, alla ricerca di cibo e di riparo. Ostacoli naturali, ripari naturali.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 un giorno, un animale pi\u00f9 ambizioso degli altri, decise di non accettare pi\u00f9 lo spazio cos\u00ec com&#8217;era. Volle essere lui a decidere dove mettere un ostacolo, dove costruire un riparo. Dove consentire il passaggio e dove impedirlo. Dove dividere, separare, escludere. Dove rinchiudere, difendere, proteggere. Era nato il muro.<\/p>\n<p>Il muro \u00e8 la prima e fondamentale appropriazione dello spazio da parte dell&#8217;uomo. Quello che prima era uno spazio costruito dalla natura secondo i suoi moti secolari, diventa col muro uno spazio definito dall&#8217;uomo. Il muro serve a definire lo spazio nel senso pi\u00f9 ampio della parola definire, a partire dal suo etimologico significato di creare un confine (<em>finis <\/em>in latino), di determinare fissando limiti, e quindi anche di determinare il significato di un concetto, di una parola, di uno spazio.<\/p>\n<p>Costruendo muri l&#8217;uomo decide come deve essere lo spazio.<\/p>\n<p>A partire da questo gesto primigenio, che possiamo immaginare semplice, quasi fortuito, per noi oggi banale, come mettere qualche pietra davanti all&#8217;ingresso di una caverna per proteggersi, l&#8217;uomo comincia a considerare lo spazio come qualcosa di non dato per scontato, qualcosa su cui pu\u00f2 intervenire per modificarlo, qualcosa di cui appropriarsi secondo le sue necessit\u00e0, i suoi scopi, i suoi progetti.<\/p>\n<p>In questo senso il muro \u00e8 uno dei segnali del processo di appropriazione culturale della natura da parte dell&#8217;uomo. Appropriarsi nel senso di farla propria, non solo materialmente ma anche e prima di tutto mentalmente. Vuol dire poter pensare lo spazio non pi\u00f9 solo come qualcosa in cui si \u00e8 immersi, ma come qualcosa che si pu\u00f2 modificare.<br \/>\nIn archeologia esiste un modo di dire, che d\u00e0 anche il titolo ad un recente libro di Eric H. Cline, \u201cOne stone is a stone. Two stones is a feature. Three Stones make a Wall\u201d. Mettere tre pietre assieme \u00e8 un lavoro che solo la specie Homo riesce a compiere, e basta questo piccolo indizio a identificarne la presenza. Tre pietre sono l&#8217;indizio di un progetto umano, di un&#8217;idea di come deve essere lo spazio, e quindi il mondo.<\/p>\n<p>Ogni muro \u00e8 figlio di un progetto, nasce con precise ragioni, e siccome costruire un muro non \u00e8 poi cos\u00ec semplice, devono essere ragioni importanti per impegnarsi in questo sforzo. Allora, scorrere la storia del muro vuol dire passare in rassegna queste ragioni, gli obiettivi che Homo si \u00e8 dato nel costruire muri.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 in questo volume troverete una cronologia del muro (nel giornale allegato), sommaria ovviamente e parziale, ma sufficiente a dare un&#8217;idea di quanto varia e importante sia la storia di questo oggetto che accompagna l&#8217;umanit\u00e0 fin dai suoi albori.<\/p>\n<p>Ma il muro non \u00e8 un oggetto che si presta a una facile interpretazione, ad un significato univoco, ad una <em>reductio ad unum<\/em>. Per sua essenza il muro crea subito una duplicit\u00e0, un&#8217;ambivalenza irriducibile: un muro non ha mai un lato solo. C&#8217;\u00e8 un dentro e un fuori, si \u00e8 sempre da una parte del muro e c&#8217;\u00e8 sempre un&#8217;altra parte. C&#8217;\u00e8 un al di qua e un al di l\u00e0.<\/p>\n<p>Scrive Bateson in <em>Mente e Natura<\/em>: \u201cl&#8217;informazione&#8230; \u00e8 una differenza che crea una differenza\u201d. Sembra un&#8217;involontaria e bellissima descrizione di cosa sia un muro&#8230; una differenza che crea una differenza. E dalla differenza nasce l&#8217;informazione, il senso. Aggiungono Maturana e Varela in <em>Autopoiesi e Cognizione<\/em>: \u201cUn universo nasce quando uno spazio \u00e8 tagliato in due\u201d. Eccolo qui, lo spazio che un qualsiasi muro divide in due, non \u00e8 pi\u00f9 un <em>continuum<\/em> uniforme, \u00e8 diventato un universo pieno di senso, si \u00e8 popolato di differenze e di significati generati da quelle tre pietre messe assieme.<\/p>\n<p>Il muro \u00e8 quindi essenzialmente ed inevitabilmente un limite, un confine che crea differenze, un oggetto duplice, che protegge e separa, difende ed esclude, comunica e nasconde. Non si lascia ridurre ad una semplice, univoca interpretazione. Ed in questo volume (e nella mostra da cui questo volume ha origine) abbiamo voluto proporre punti di vista diversissimi. Persone che si occupano dei pi\u00f9 diversi ambiti guardano il muro da posizioni diverse, vedono cose diverse, parlano di muri diversi. Psicologi, sociologi, storici, semiotici, esperti di cinema e di ecologia, artisti. E poi opere d&#8217;arte, citazioni letterarie, canzoni, video, ecc. Vi troverete forse in un labirinto, questi muri vi accompagneranno in percorsi divergenti, per poi magari ritrovarvi ad incroci comuni, da cui ripartire in nuove direzioni. In fondo il labirinto \u00e8 una specie di apologia del muro, un discorso in forma di architettura che il muro fa su stesso, avvolgendosi su s\u00e9 stesso, un&#8217;orazione pietrificata sulla propria complessit\u00e0 e inafferrabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Per orientarci in questo labirinto di muri abbiamo provato a proporre una mappa concettuale che, senza nessuna pretesa di precisione od esaustivit\u00e0, possa fornire una bussola, una guida sommaria che ciascuno potr\u00e0 arricchire o declinare liberamente. Nella mappa concettuale sono indicate delle macro-categorie in cui abbiamo accorpato diversi ambiti e significati che si possono attribuire ai muri, anche in funzione di alcune loro caratteristiche fisiche e\/o semantiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mappa concettuale<\/strong><\/p>\n<table style=\"height: 240px;\" width=\"813\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Macro-categorie<\/strong><\/td>\n<td><strong>Caratteristiche<\/strong><\/td>\n<td><strong>Esempi<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IL MURO FUNZIONALE<\/td>\n<td>Difesa, protezione<\/td>\n<td>Parete, Casa, Muro di cinta, Corte, Chiostro.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IL MURO MEMORIA<\/td>\n<td>Durata, permanenza<\/td>\n<td>Lapidi, Memoriali, Monumenti.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IL MURO POLITICO<\/td>\n<td>Separazione, confine<\/td>\n<td>Segregazione, Confini, Divisione, Privacy.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IL MURO PUBBLICO<\/td>\n<td>Visibilit\u00e0, pubblicit\u00e0<\/td>\n<td>Pubblicit\u00e0, Bacheca, Status.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IL MURO ESPRESSIVO<\/td>\n<td>Materia, superficie<\/td>\n<td>Scritte, Graffiti, Murales, Street Art.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IL MURO SOCIALE<\/td>\n<td>Esclusione, ostacolo<\/td>\n<td>Ghetto, Discriminazione, Accessibilit\u00e0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>IL MURO PSICOLOGICO<\/td>\n<td>Isolamento, incomunicabilit\u00e0<\/td>\n<td>Emarginazione, Tab\u00f9, Solitudine.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma anche se di muro si parla quotidianamente sui media di tutto il mondo, quella dei tanti muri contemporanei \u00e8 una realt\u00e0 spesso dimenticata o poco conosciuta. Ci si riferisce abitualmente sempre a quei muri che per ragioni simboliche, mediatiche, o di prossimit\u00e0, sono pi\u00f9 noti, ma troverete nel libro i tanti proliferati negli ultimi trent&#8217;anni. \u00c8 proprio nell&#8217;epoca che siamo abituati a definire \u201cdopo la caduta del muro\u201d che nel mondo sono cresciuti muri di separazione ovunque. Ed \u00e8 proprio nell&#8217;epoca che Bauman ha definito della societ\u00e0 liquida che nasce il bisogno di costruire solidi muri. In realt\u00e0 ogni singolo muro pu\u00f2 partecipare di pi\u00f9 categorie, pu\u00f2 avere pi\u00f9 significati o cambiarli nel corso della sua storia. Un muro nato per ragioni politiche pu\u00f2 presto diventare un luogo su cui ci si esprime con scritte, disegni, graffiti, ma anche un supporto per la comunicazione pubblica (la pubblicit\u00e0 commerciale o comunicazioni istituzionali o annunci privati), e pu\u00f2 finire come monumento o memoriale. Nella storia il muro ha assunto tutti questi significati (e probabilmente ciascuno pu\u00f2 trovarne anche altri), anche se oggi l&#8217;attualit\u00e0 ci porta inevitabilmente a concentrarci sui significati politici e sociali del muro.<\/p>\n<p>Peraltro, giova forse ricordare come un muro ce lo portiamo appresso ormai sempre e in ogni luogo. Quella pagina dei social network su cui tanti scrivono, postano, commentano&#8230; e che in italiano chiamiamo bacheca, non \u00e8 altro che \u201cthe wall\u201d. Ed \u00e8, dal punto di vista funzionale e semantico, un muro a tutti gli effetti: come sui muri si scrive, si comunica, ci si esprime. Si ricorda. Si espone. Ci si protegge. Ci si nasconde. E unendoci&#8230; ci separa.<\/p>\n<p>Ma non dimentichiamo che il muro non \u00e8 solo qualcosa che chiude e separa. Anzi, \u00e8 proprio questo dividere, escludere, nascondere, che crea un&#8217;immediata e insopprimibile tensione. C&#8217;\u00e8 qualcosa che ci spinge ad avventurarci in quegli \u201cinterminati spazi\u201d di l\u00e0 dal muro, ed altrettanto c&#8217;\u00e8 qualcosa che ci porta a cercare protezione fra le mura amiche, nel nostro angolo di mondo.<br \/>\nLa mostra e questo volume si chiudono con due sculture di un&#8217;artista contemporaneo, Matteo Pugliese, personaggi a cavallo del muro, che vivono in un&#8217;irrisolta tensione di fuga e di rientro; non sapremo mai se stanno cercando disperatamente di uscire fuori e liberarsi dalla chiusura opprimente del muro, o se vogliono rientrarvi per godere della sua rassicurante protezione. Forse per sempre intrappolati, quei personaggi e noi stessi, nel muro da noi stessi creato.<\/p>\n<blockquote><p>Questo testo fa parte di <a href=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/prodotto\/the-wall-book\/\">The WALL Book<\/a>, ed \u00e8 stato scritto da Claudio Mazzanti, il curatore del libro<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta lo spazio: naturale, selvaggio, originario. Distese di terra, montagne, vegetazione, fiumi, mari&#8230; Gli esseri viventi si muovevano in questo spazio denso di pericoli e di ostacoli, alla ricerca di cibo e di riparo. Ostacoli naturali, ripari naturali. 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