{"id":6124,"date":"2016-08-26T18:24:13","date_gmt":"2016-08-26T16:24:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=6124"},"modified":"2016-08-26T18:24:13","modified_gmt":"2016-08-26T16:24:13","slug":"il-sale-nel-caffe-di-mariaelena-castellano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/il-sale-nel-caffe-di-mariaelena-castellano\/","title":{"rendered":"Il sale nel caff\u00e8 di Mariaelena Castellano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6126\" src=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Mariano-Russo-fotografia.jpg\" alt=\"Mariano-Russo-fotografia\" width=\"870\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Mariano-Russo-fotografia.jpg 870w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Mariano-Russo-fotografia-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Mariano-Russo-fotografia-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Mariano-Russo-fotografia-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Mariano-Russo-fotografia-280x187.jpg 280w\" sizes=\"(max-width: 870px) 100vw, 870px\" \/><\/p>\n<p>Dire amaro non rende, \u00e8 orrido, da voltastomaco. Ho confuso i barattoli, sar\u00e0 stata l\u2019agitazione del momento; neanche il tempo di sorseggiare, che\u00a0 entrambe le tazzine son finite di nuovo sul tavolo, quasi ribaltate. Ho ancora il volto contratto in una smorfia grottesca; la stessa di due giorni fa. In fondo, il concetto \u00e8 quello: <strong>la mia vita \u00e8 stata completamente stravolta<\/strong>, come questo caff\u00e8, dove invece dello zucchero c\u2019\u00e8 il sale.<\/p>\n<p>Due giorni di confusione, rabbia, tristezza; mi sono chiuso in me stesso, in un inconcludente silenzio paranoico, a pensare e ripensare, senza venire a capo di niente. Finch\u00e9 stamattina, dopo l\u2019ennesima notte insonne, me la son trovata qui; ha questo vizio di piombarmi in casa senza preavviso, fa parte della sua smania di avere tutto sotto controllo. Non deve essere stato un bello spettacolo vedermi appena sveglio: ancora assonnato, occhiaie, barba sfatta. Mi ha guardato con disappunto, mentre io son rimasto fermo\u00a0 davanti alla porta con la faccia stralunata.<\/p>\n<p>Si \u00e8 accomodata senza aspettare che la facessi entrare, con i suoi soliti modi da prima donna, sempre impeccabile: il rossetto, la messa in piega senza un capello fuori posto, il foulard all\u2019ultima moda, la borsa firmata. Pu\u00f2 permettersi tutto, <em>lei<\/em>. Ha <em>comprato<\/em> anche me, in effetti. Ma non sa ancora che sta per perdermi, se non mi ha gi\u00e0 perso.<\/p>\n<p>La osservo di sottocchio, mentre rifaccio il caff\u00e8. Non si accorge di essere vista, si\u00a0 guarda intorno e con aria perplessa scruta l\u2019angusto angolo cottura del mio monolocale; star\u00e0 notando i piatti accumulati e le fughe annerite delle piastrelle. Come siamo diversi noi due! Io son cos\u00ec\u00a0 insicuro e adesso so anche il perch\u00e9, o forse no, magari quello che ho scoperto non c\u2019entra nulla con il mio modo di essere. Lei, invece, ordinata, razionale; appare cos\u00ec piena di s\u00e9, mette distanza, mi trasmette un forte senso di inadeguatezza. Un inadeguato, ecco, \u00e8 cos\u00ec che mi sento, oggi come ieri e questo grazie a lei. Fanculo. Colpa sua se sono un fallito, se a ventotto anni non ho ancora un lavoro stabile e vivo tra queste quattro mura, in una palazzina fatiscente. Me ne sono andato di casa in fretta e furia: <strong>dovevo fuggire\u00a0 da quel suo sguardo freddo ed impersonale<\/strong>, dall\u2019apatica assenza di affetto e dall\u2019insidioso vuoto inquietante che, credo, mi porter\u00f2 sempre dietro.<\/p>\n<p>L\u2019aroma del caff\u00e8 si sprigiona dalla mia vecchia, rumorosa Bialetti. Spengo il fornello e per qualche istante gli ultimi scoppiettanti bollori fischiettano all\u2019unisono con il turbinio dei miei pensieri. Verso la bevanda ancora fumante nelle tazzine, dove stavolta, per non sbagliare, ho gi\u00e0 messo lo zucchero.<\/p>\n<p>Lei, intanto, fa una telefonata e, incurante del fatto che il caff\u00e8 sia pronto, si allontana, presa dalla sua conversazione. Donna d\u2019affari, la signora in carriera, che \u00e8 anche moglie e madre. Madre? Oh, no. Ho sbagliato. Errore dovuto all\u2019abitudine. <em>Ma tu non sei mia madre, cara mamma!<\/em> Oh, altro errore! Come dovrei chiamarti d\u2019ora in poi? Signora Irene? Per ventotto anni ti ho chiamata mamma e ora fa strano doverti appellare in altro modo. Ma io non sono tuo figlio!\u00a0 Ho creduto di esserlo fino a poco fa, pensa un po\u2019. Che scemo, eh?<\/p>\n<p>Poi la doccia fredda, un getto improvviso di\u00a0 pungenti lame ghiacciate, un fiume di scomode verit\u00e0, che mi hanno colpito a raffica, facendomi precipitare nell\u2019ignoto; perch\u00e9 adesso non ho pi\u00f9 nessuna certezza.<\/p>\n<p>\u00abTu che sei stato adottato, che mi consigli, Michele?\u00bb, mi ha chiesto l\u2019altro ieri Giuliana.<\/p>\n<p>Ho smesso di colpo di bere la birra che mi aveva offerto poco prima\u00a0 Gianni, suo marito, nonch\u00e9 mio cugino.<\/p>\n<p>L\u2019ho guardata stupito: \u00abCome, scusa?\u00bb, \u00e8 l\u2019unica cosa che le sono riuscito a dire.<\/p>\n<p>Intanto, Gianni\u00a0 le faceva segno di tacere, ma lei aveva gi\u00e0 detto quanto basta: \u00abNo, \u00e8 che prima di fare un passo del genere, vorrei sapere cosa si prova stando dall\u2019altra parte. Non deve essere stato facile per te crescere con i tuoi genitori, sapendo che non sono quelli naturali, giusto? \u00bb.<\/p>\n<p>Son restato in silenzio per una manciata di interminabili secondi. Giuliana \u00e8 stata linciata prima dallo sguardo indignato del marito, poi dalle sue parole arrabbiate: \u00ab Sei sempre la solita! I fatti tuoi non te li sai fare, eh?\u00bb. Il mio sgomento le ha quindi fatto realizzare il tutto. Ha farfugliato qualcosa di incomprensibile e si \u00e8 ritirata in un\u2019altra camera. Siamo rimasti io e Gianni, cugino, ma anche compagno di scorribande infantili e di tante avventure. Non lo vedevo da tempo. Da quando si \u00e8 sposato, due anni fa, si \u00e8 trasferito in un\u2019altra citt\u00e0 e torna qui poche volte all\u2019anno. Sta attraversando una fase difficile con Giuliana, me ne aveva gi\u00e0 parlato mesi fa. Volevano avere un figlio, ma dopo numerosi tentativi andati a vuoto, hanno fatto degli approfondimenti ed \u00e8 venuta fuori l\u2019infertilit\u00e0 di Gianni. Un brutto colpo per entrambi, <strong>uno strappo improvviso alla trama compatta della loro vita di coppia<\/strong>, finch\u00e9 i brandelli di stoffa sono stati in qualche modo ricuciti e a poco alla volta la rabbia e lo sconforto hanno ceduto il posto alla ferma intenzione del non darsi per vinti.\u00a0 Dopo essersi addentrati nel varco dei metodi di procreazione artificiale, da pochi giorni stanno pensando all&#8217;adozione. Cos\u00ec, zia Giulia, la madre di Gianni, ha raccontato loro la storia di sua sorella minore, che a soli ventisei anni era stata privata dell\u2019utero, asportatole per delle impreviste complicazioni, durante un intervento di routine. La storia di Irene, praticamente; la storia della mia madre adottiva, che ha comunque realizzato il sogno di avere un figlio: eccomi, prelevato da chiss\u00e0 dove, figlio di chiss\u00e0 chi. Il segreto di famiglia \u00e8 stato cos\u00ec violato dopo tanti anni, complice la mancata raccomandazione di non dir nulla a me, ignaro di tutto. E il mondo mi \u00e8 crollato\u00a0 addosso.<\/p>\n<p>\u00abMichele, mi dispiace, non avresti dovuto saperlo cos\u00ec, anzi, non avresti dovuto saperlo proprio!\u00bb, mi ha detto Gianni. Era terribilmente imbarazzato, l\u2019aria contrita. Son stato l\u00ec a guardarlo per un po\u2019, avrei voluto fargli tante domande, ma cosa avrebbe potuto dirmi? Mi sono alzato di scatto, me ne sono andato senza nemmeno salutarlo; non che ce l\u2019avessi con lui, ma mi \u00e8 sembrato cos\u00ec sciocco starmene l\u00ec a sentire scuse e giustificazioni, senza per\u00f2 capirci niente di come siano andate veramente le cose, del perch\u00e9 non mi sia mai stata detta la verit\u00e0. Solo <span style=\"color: #000000;\"><em>la signora Irene<\/em><\/span>\u00a0potr\u00e0 darmi le dovute spiegazioni.<\/p>\n<p>Dopo infiniti ringraziamenti e frasi di circostanza, chiude finalmente la conversazione telefonica e si avvicina al tavolo. Tentenna un pochino prima di assaggiare il caff\u00e8, star\u00e0 pensando al sapore amaro di prima. Restiamo per un po\u2019 in silenzio, senza nemmeno bere. Non che fossimo mai stati dei chiacchieroni noi due, figuriamoci adesso che devo valutare bene cosa dirle. Riorganizzo a fatica i miei confusi pensieri,\u00a0 bisogna misurare bene le parole, <strong>devo cercare di essere diretto e sicuro<\/strong>. Sto ancora valutando come procedere, ma \u00e8 prima lei a parlare:<\/p>\n<p>\u00abEro al telefono per fissarti un colloquio. La settimana scorsa ho mandato il tuo curriculum a un\u2019azienda dove cercano un tecnico nel settore informatico. La dirige un cliente di tuo padre, cos\u00ec ti abbiamo fatto una buona presentazione\u00bb.<\/p>\n<p>Mio padre? Eh, anche con lui cambia tutto: sar\u00e0 perch\u00e9 non \u00e8 il mio vero padre che non mi ha mai mostrato grande considerazione? O forse per il suo essere sempre cos\u00ec impegnato per lavoro? Fatto sta che il nostro rapporto non \u00e8 mai stato dei migliori.<\/p>\n<p>\u00abAllora, che ne pensi?\u00bb, la mia madre adottiva mi sollecita a risponderle.<\/p>\n<p>\u00abE che devo pensare? Ti stai dando da fare per alleggerirti la coscienza?\u00bb, inveisco.<\/p>\n<p>Non mi risponde. Resta sorpresa da questa mia inaspettata reazione. Non le ho mai contraddetto niente in tutti questi anni. Si star\u00e0 chiedendo cosa mi stia passando per la testa. Magari attendeva i miei ossequi e ringraziamenti. E invece no. Ho voglia di vomitarle addosso tutto il marcio che da due giorni si sta impastando nel mio stomaco. Ma le parole non mi escono.<\/p>\n<p>Lei si alza. Indossa il soprabito, mi guarda risoluta ed esclama:<\/p>\n<p>\u00abMichele, che hai? Sei nervoso? Ne riparliamo un\u2019altra volta, allora\u00bb e fa per andarsene.<\/p>\n<p>\u00abNon sono nervoso!\u00bb, sbotto battendo il pugno sul\u00a0 tavolo.<\/p>\n<p>Non mi risponde, ma fa un\u2019espressione di eloquente dissenso, come a dire: <em>Ah no?<\/em><\/p>\n<p>\u00abSmettila di guardarmi con quest\u2019aria da prima donna! Tu non sei niente per me, niente! Hai capito?\u00bb, le urlo.<\/p>\n<p>Altro che parole dosate e discorsi organizzati, alla fine ha prevalso la rabbia. Lei non mi risponde, incassa il colpo e <strong>per un attimo perde quell\u2019aura altera che la contraddistingue<\/strong>, i lineamenti le si ammorbidiscono, gli occhi s\u2019inumidiscono. S\u2019intristisce, poi si agita. Gesticola frettolosa, farfuglia frasi inconcludenti, quindi fa uno scatto verso la porta d\u2019uscita, afferra con velocit\u00e0 la borsa, ma la fa cadere. Portaocchiali, rossetto e fazzoletti si riversano cos\u00ec per terra; anche un foderino plastificato, contenente foto e foglietti, fa la stessa fine. Mi chino per aiutarla a raccogliere gli oggetti, nonostante lei mi stia invitando a lasciar stare. Non la ascolto e mi soffermo su quel foderino da cui sono usciti alcuni disegni di quando ero bambino: fiori, alberi, case, una donna sorridente, la scritta dai caratteri ancora incerti \u201cmamma ti voglio bene\u201d. Tra i fogli fuoriescono poi alcune vecchie foto: io da piccolo, io e lei abbracciati. Guardo e riguardo queste immagini, mi sento confuso, non so pi\u00f9 cosa pensare. La mia mente, sollecitata dai ricordi sprigionati dalle foto, proietta in automatico la sequenza del mio vissuto con lei. Mi rivedo bambino, intimorito da una madre severa e autoritaria, ma, devo ammetterlo, sempre presente, nella quotidianit\u00e0, come nei momenti pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>La osservo adesso, mentre sta riprendendo in fretta e furia le sue cose, le infila di nuovo nella borsa, vuole andarsene. Per la prima volta, mi sembra fragile, libera da quella pesante armatura in cui ha tentato di trovare rifugio. Comincio a realizzare che <strong>questo segreto portato avanti per anni deve averla condizionata pi\u00f9 di quanto lei stessa possa pensare<\/strong>.<\/p>\n<p>Non deve essere stato facile convivere con la scelta di adottarmi senza svelarmi nulla. Mi chiedo e richiedo: perch\u00e9 non dirmelo? Ma \u00e8 una domanda che per adesso voglio resti muta, la congelo nella mente, insieme a tutti gli altri pensieri.<\/p>\n<p>Lei, intanto, apre la porta e sta per uscire.<\/p>\n<p>\u00abAspetta!\u00bb, la esorto. Si volta, l\u2019espressione non pi\u00f9 agitata, ma di nuovo malinconica. Mi guarda senza dire nulla, nemmeno io parlo. Restiamo cos\u00ec, sospesi in un\u2019ambigua dimensione temporale, squarciata dai ricordi di ieri, le domande irrisolte di oggi, le insidiose incertezze del domani.<\/p>\n<p>Intorno a noi, il mio spazio di sempre, ma sembra tutto cos\u00ec diverso, non so, avverto come la sensazione di trovarmi in un altro posto. Il divano letto disfatto, felpe e t-shirt accumulate sulla poltrona, oggetti sparsi un po\u2019 ovunque; i quadri, il tavolo, le sedie; tutto mi appare meno familiare. Sar\u00e0 per questa luce mattutina, un po\u2019 fioca, quasi evanescente; irrompe dall\u2019unica piccola finestra della casa, s\u2019insinua tra le fessure della persiana e avvolge tutto nell\u2019irrealt\u00e0 della sua aura diafana e cristallina. Che percezioni strane: inquietanti emozioni visionarie. Avverto d\u2019un tratto tutta la stanchezza fisica e mentale di questi ultimi giorni; mi lascio andare, smetto di dominarmi: sono il figlio bisognoso di affetto, il bambino ormai cresciuto, voluto e ottenuto dalla signora Irene. Mi sta guardando con un\u2019espressione interrogativa.\u00a0 Mi trover\u00e0 teso, ho la fronte corrucciata, la bocca irrigidita.<\/p>\n<p>\u00abAspetta\u00bb, le ripeto, mentre distendo il volto e abbozzo un timido sorriso. \u00abNon te ne andare, finiamo di bere il caff\u00e8, <em>mamma<\/em> \u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dire amaro non rende, \u00e8 orrido, da voltastomaco. Ho confuso i barattoli, sar\u00e0 stata l\u2019agitazione del momento; neanche il tempo di sorseggiare, che\u00a0 entrambe le tazzine son finite di nuovo sul tavolo, quasi ribaltate. Ho ancora il volto contratto in una smorfia grottesca; la stessa di due giorni fa. In fondo, il concetto \u00e8 quello: [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":6126,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[476],"tags":[1130,1131,1077,477,856],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6124"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6124"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6129,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6124\/revisions\/6129"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6126"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}