{"id":5270,"date":"2006-03-31T19:25:57","date_gmt":"2006-03-31T17:25:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=5270"},"modified":"2016-03-31T19:28:52","modified_gmt":"2016-03-31T17:28:52","slug":"et-in-arcadia-ego-sum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/et-in-arcadia-ego-sum\/","title":{"rendered":"Et in Arcadia ego (sum)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile immaginare che oggi si possa essere artisti senza far parte di quel <em>circuito commerciale<\/em> che fa di questo lavoro un calderone di compromessi pubbliche relazioni appostamenti politici e produzioni seriali. \u00c8 difficile immaginare un mondo dell\u2019arte diverso da quello che ci presentano le fiere e le sempre pi\u00f9 <em>prezzolate<\/em> riviste del settore. Tuttavia non \u00e8 questo il mondo da cui emerge Vito Tongiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tongiani, a dispetto di tutto quello che \u00e8 lo <em>star system<\/em> dell\u2019arte contemporanea, viene fuori dal silenzio della terra, dal respiro lieve delle colline, dal <em>ritiro<\/em> nella Tenuta Galliena dove vive lontano dal chiasso e dal clamore dei riflettori puntati su tutte quelle ombre che non riescono a brillare da sole. E da questo ritiro guarda il mondo, lo osserva e lo ferma, a tratti, su tele dal sapore spesso parigino, ma di una Francia che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, che non ha pi\u00f9 da concedere le stesse emozioni che accordava a chi l\u2019ha vissuta molti anni fa a caccia di vita e di fortuna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che vede \u00e8 un mondo che gli va incontro e che lui incontra liberamente, senza pregiudizi, ma che attraverso con il suo filtro artistico rende cosciente finendo, forse, per restituirgli una pi\u00f9 profonda conoscenza di se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tongiani non \u00e8 l\u2019artista in continua ricerca di <em>qualcosa<\/em> da dipingere o a cui dare forma: lui trova senza cercare, e riporta puntualmente nel suo <em>diario di viaggio<\/em>, come in un taccuino di emozioni d\u2019altri, annotate con complessa semplicit\u00e0 e che, sfogliate, ci conducono attraverso stanze della memoria in cui rivivono i personaggi incontrati, i luoghi vissuti, le donne amate, i colori respirati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se la pittura \u00e8 sicuramente per Tongiani una necessit\u00e0 interiore quotidiana, un normale <em>modo di fare<\/em>, \u00e8 diventata, probabilmente, anche un <em>rifugio<\/em> dall\u2019impossibilit\u00e0 di fare Scultura con la \u2018S\u2019 maiuscola, una <em>fuga <\/em>dalla mancanza di sensibilit\u00e0 di chi ne \u00e8 spettatore e fruitore ormai ignaro dei canoni della bellezza, nonch\u00e9 dall\u2019inadeguatezza delle capacit\u00e0 e delle competenze <em>esterne<\/em> che dovrebbero supportare uno scultore nella realizzazione della sua opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea dell\u2019artista, il lavoro minuzioso del cesello, la perfezione formale, la ricercatezza di ogni pi\u00f9 invisibile piega dell\u2019anima della scultura \u00e8 oggi, purtroppo, ben lontana da ci\u00f2 che esce dalla fonderia e che diventa poi l\u2019opera che ci viene restituita: qualcosa che assomiglia, in una percentuale pi\u00f9 o meno bassa, all\u2019idea originaria, divorata dalla fretta, scarnificata, raspata, fresata, tirata via dall\u2019insensibilit\u00e0 di diverse mani <em>ignoranti<\/em>. Mani <em>che ignorano<\/em> ormai il lavoro vero, quello <em>di bottega<\/em>, quello <em>di fino<\/em>, sempre pi\u00f9 costrette a produzioni seriali di culoni boteriani che devono velocemente uscire per andare a decorare le piazze di chiss\u00e0 quale mondo rassegnato alla bruttezza. <em>La morte esiste perfino in Arcadia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Tongiani, invece, la scultura \u00e8 una sola: quella che dagli egizi a Bernini ha teso un filo sottile attraverso la storia dell\u2019arte scrivendo le regole dell\u2019armonia e della forma che, per quanto esasperata e arrotondata o semplificata e geometrizzata, risponde comunque a quelle regole di intersezioni di piani e di rette che rendono un pezzo di materia degno di essere chiamato <em>Scultura<\/em>. Il resto \u00e8 forma che occupa lo spazio, non-scultura, non certamente arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua essenzializzazione del disegno non lo allontana mai dalla figurazione, ma ne semplifica gli eccessi, restituendo un\u2019eleganza formale che sembra provenire dall\u2019interno stesso della materia, ma che scivola sulla superficie marmorea o bronzea con una sensualit\u00e0 ed una carica espressiva che \u00e8 ci\u00f2 che fa di Tongiani un grande artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8, quindi, uno sterile legame con la tradizione che vincola il suo lavoro scultoreo a canoni ormai riconoscibili da pochi occhi non ancora assuefatti all\u2019accettazione incondizionata della mediocrit\u00e0. Bens\u00ec la profonda convinzione che non esistono altri modi di rendere <em>finita<\/em> un\u2019idea, non esiste un\u2019altra scultura solo perch\u00e9 giustificata da idee bizzarre e filosofie vuote: non servono punti di vista pseudo-soggettivi che attraverso discorsi e parole piene di niente costruiscono apparati critici solidi come castelli di carta; esiste, invece, ancora, l\u2019Arte che non ha bisogno di pagare dissertazioni utili solo a nascondere l\u2019incapacit\u00e0 di ideare e, soprattutto, realizzare qualcosa che possa davvero essere chiamata <em>opera d\u2019arte<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 questa consapevolezza e questa <em>dignit\u00e0<\/em> di artista che trasuda dai personaggi delle sue opere: una dignit\u00e0 mai artificiosa, ma espressione di una fierezza del proprio essere, sia che si tratti di una donna in fuga sotto i bombardamenti della linea gotica, sia che rappresenti la passione di uno scrittore che noncurante del traffico e del caos che lo circonda si siede dove capita e con la sua macchina da scrivere sulle ginocchia da libero sfogo alla sua voglia di parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monumento a Indro Montanelli (collocato a Milano nel parco a lui dedicato), \u00e8 forse per Tongiani una metafora della sua stessa vita e del suo lavoro, un cerchio che si chiude. L\u2019impellenza della creazione non cerca comodit\u00e0, non necessit\u00e0 tecnologie avanzate e uffici superaccessoriati e iperinternettizzati. La macchina da scrivere \u00e8 lo scalpello che scolpisce il bianco foglio di marmo, un colpo per volta, una lettera per volta. \u00c8 lontana dalle sofisticazioni della velocit\u00e0 contemporanea, ha bisogno dei suoi tempi e non se ne vergogna. Il tic tac, l\u2019aritmico martellio che l\u2019accompagna \u00e8 il ritmo necessario da ascoltare per ritornare a vivere la poesia che si nasconde in gesti che stanno scomparendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tongiani \u00e8 cosciente che viviamo in una societ\u00e0 che ci impone una razionalit\u00e0 pedante, ma lui si ribella a questa legge che pretenderebbe di ingabbiare e calcolare anche i sentimenti e la fantasia: la sua opera non \u00e8 frutto di un programmato sviluppo seriale, ma il percorso <em>incerto<\/em> e sorprendente di una persona che vive, imponendo i suoi principi, forte della consapevolezza delle proprie idee e delle proprie capacit\u00e0, ma con tutti gli <em>imprevisti<\/em>\u00a0 che un incedere del genere pu\u00f2 riservare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec che si intrecciano stili e tematiche, anche lontane: umori africani, soggetti mitologici, erotismo e narrazione, contemplazione paesaggistica e ricerca psicologica, guerra e poesia pura. Tutto questo fa parte della vita, di quella di Tongiani come della nostra e la sfida, oggi, sta nell\u2019uscire dal vortice che ci trascina con forza verso mete imposte da altri. Sta nel non dimenticare, quando siamo davanti al tramonto, di volgere lo sguardo nella direzione opposta dove <em>invece di vedere come ci si immagina i tenui colori dell\u2019imbrunire scopri che sull\u2019orizzonte, fra la terra e il cielo c\u2019\u00e8 un\u2019alta banda di un indaco luminosissimo che verso l\u2019alto diventa violetto rosso arancio giallo verde chiaro e azzurro pallidissimo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00ec, forse, \u00e8 l\u2019Arcadia che invano cerchiamo, al confine fra il nostro passato ed il domani: il luogo in cui il reale e l\u2019irreale, il mito e l\u2019oggettivo si fondono dando vita ad immagini sfumate nel tempo e nello spazio\u2026 <em>et in Arcadia ego.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a9\u00a0Tutti i diritti riservati.<br \/>\nArticolo pubblicato su\u00a0con-fine art magazine n.1\u00a0\u2013 marzo 2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 difficile immaginare che oggi si possa essere artisti senza far parte di quel circuito commerciale che fa di questo lavoro un calderone di compromessi pubbliche relazioni appostamenti politici e produzioni seriali. \u00c8 difficile immaginare un mondo dell\u2019arte diverso da quello che ci presentano le fiere e le sempre pi\u00f9 prezzolate riviste del settore. 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