{"id":3906,"date":"2013-12-16T11:37:07","date_gmt":"2013-12-16T10:37:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=3906"},"modified":"2016-02-11T11:30:42","modified_gmt":"2016-02-11T10:30:42","slug":"librazione-di-novembre-paolo-maccari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/librazione-di-novembre-paolo-maccari\/","title":{"rendered":"Librazione di novembre: Paolo Maccari"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a title=\"Vai al sito di Samgha\" href=\"http:\/\/samgharivista.com\/2013\/11\/28\/librazione-di-novembre-paolo-maccari\/\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-3907 alignleft\" style=\"margin: 7px;\" alt=\"Samgha Rivista\" src=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Samga.jpg\" width=\"336\" height=\"274\" srcset=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Samga.jpg 600w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Samga-300x244.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 336px) 100vw, 336px\" \/><\/a>Mi sono trovato recentemente in macchina con Marco Simonelli per una ragione ben precisa: partire insieme da Firenze per andare a vedere Lydia Lunch, un pezzo di storia della No Wave newyorkese degli anni Ottanta.\u00a0Ilconcerto \u00e8 a Bologna,\u00a0ma\u00a0non facciamo in tempo a\u00a0lasciare\u00a0piazza Pucciniche\u00a0gi\u00e0\u00a0si\u00a0parla\u00a0di\u00a0poesia.\u00a0 Stavolta tocca a <a title=\"Paolo Maccari\" href=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?page_id=2782\" target=\"_blank\">Paolo Maccari<\/a>, perch\u00e9 lo voglio recensire. Appena faccio il nome di Maccari, Simonelli dice una cosa sacrosanta: \u00abQuello che pi\u00f9 mi colpisce di Paolo \u00e8 il modo in cui riesce a essere spietato con se stesso\u00bb. Marco sta parlando in questo caso di\u00a0<i>Fuoco Amico<\/i>, la raccolta pubblicata da Maccari per Passigli nel 2009, in cui la figura del prigioniero apre a un serrato racconto della sopravvivenza: aspirando all\u2019arresa della detenzione, egli accarezza l\u2019oblio nella speranza di poter ridurre lo spazio della cella alla bidimensionalit\u00e0 di una pagina bianca.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a Marco e alla sua frase, in quel preciso momento mi rendo conto di una cosa: nessuno aveva saputo pi\u00f9 nulla di quel prigioniero. Solo adesso, a distanza di quattro anni, intuisco\u00a0 che il prigioniero (di) <a title=\"Paolo Maccari\" href=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?page_id=2782\" target=\"_blank\">Paolo Maccari<\/a> \u00e8 sopravvissuto, vive in questa nuova raccolta,\u00a0<a title=\"Contromosse\" href=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?wpsc-product=contromosse\" target=\"_blank\"><i>Contromosse<\/i><\/a>\u00a0(Con-fine, 2013), con prefazione di Luca Lenzini e postfazione di <a title=\"Giuseppe Di Bella\" href=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?page_id=1311\" target=\"_blank\">Giuseppe Di Bella<\/a>.\u00a0Probabilmente \u00e8 stata anche la ricorrenza del linguaggio militare a suscitare in me un\u2019ulteriore associazione tra queste due raccolte. Nella fattispecie, soltanto in macchina ho capito quanto fosse importante leggere l\u2019ultima parte del libro,\u00a0<i>Pensieri in piazza<\/i>, alla luce dell\u2019<i>Ultima voce<\/i>, la sezione diametralmente opposta di\u00a0<i>Fuoco amico<\/i>, messa ad apertura della raccolta. Sono parti centrali ben al di l\u00e0 della struttura dei due singoli libri e formalmente antitetiche: dall\u2019\u00abincastonatura\u00bb verbale del sonetto Maccari \u00e8 passato adesso alla prosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 inoltre possibile che nella mia mente sia stata anche la\u00a0<i>Canzonetta<\/i>\u00a0iniziale a segnare la continuit\u00e0 tra le due raccolte. Al di la della leggerezza della forma (un po\u2019 come nel\u00a0<i>Risorgimento<\/i>\u00a0di Leopardi), il testo pone il lettore di fronte alla questione del responsabilit\u00e0 e del ritorno: \u00abChi ha in mano il tuo destino \/ \u2013 salvezza o dannazione \u2013 \/ raramente lo sa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra cosa che ho pensato \u00e8 stata questa: forse, sempre come in Leopardi, anche in Maccari \u00e8 presente tutta la nostalgia della parola dopo un\u2019esperienza di morte come quella suscitata dalla solitudine e dal silenzio. In questo senso, la rivincita nei confronti del dolore \u00e8 canticchiata per non dover pesare con tutto il suo carico sull\u2019io.\u00a0Sulla base di queste associazioni ho riletto\u00a0<i>Contromosse<\/i>, cogliendo in modo opportuno il senso della spinta ascensionale di\u00a0<i>Verso l\u2019alto<\/i>, i versi di\u00a0<i>Riepilogo di un\u2019amicizia<\/i>, il \u00abposato, affabile discorso \/ intorno a quel che si placa e resta\u00bb di\u00a0<i>Ritorno all\u2019ordine<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella raccolta di Maccari la consapevolezza della sopravvivenza, intesa come sensazione fisica, \u00e8 allo stesso tempo la ragione di un rancore che non riesce a consumarsi facilmente. Covato come la paura, il pensiero interiore fa il suo ingresso attraverso il corsivo di due prose bellissime e lancinanti,\u00a0<i>I modi della volpe<\/i>\u00a0e\u00a0<i>Un banchetto<\/i>. Qui l\u2019io poetico parla a se stesso, riconosce il bisogno dell\u2019aggressione: \u00abRiuscissi a entrare in un pollaio, sgozzerei senza misericordia tutte le galline, per poi mangiarne una. Mi lascerei dietro, soddisfatto, la gratuit\u00e0 del massacro\u00bb. (<i>I modi\u00a0della\u00a0volpe<\/i>). Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 misericordia, ma solo \u00abun po\u2019 di onnipotenza\u00bb che nasce dagli istinti. La sfera religiosa non conta, la piet\u00e0 viene esercitata da un punto di vista completamente biologico. Ecumenica \u00e8 quindi la solitudine del branco; da un punto di vista miseramente umano la storia famigliare coincide con l\u2019insegnamento della sopravvivenza: \u00ab\u201dNon ho pi\u00f9 fame\u201d disse il figlio. \u201cMa\u00a0devimangiare\u201d\u00a0rispose\u00a0il\u00a0padre, \u201cse vuoi\u00a0diventare\u00a0come me, forte e grande e rispettato\u00a0da\u00a0tutti\u201d. \u201cLo so, me lo dici sempre, e io mi sforzo; per\u00f2, davvero, non riesco a mangiare un boccone di pi\u00f9\u201d. \u201cVa bene, per oggi non insisto. Scostati allora, e fai mangiare gli altri\u201d. Il lupacchiotto, dopo aver strappato un ultimo piccolissimo brano di cuore, tir\u00f2 fuori il muso rosso dal costato del montone. Tre suoi coetanei si avventarono sul cadavere. Al capobranco scintillarono gli occhi quando not\u00f2 il suo erede poco lontano scosso da conati di vomito\u00bb (<i>Un banchetto<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due prose mettono in primo piano\u00a0il\u00a0carattere universale\u00a0della\u00a0solitudine. Soltanto in questa dimensione penetrale \u00e8 concesso una qualsiasi relazione affettiva, come\u00a0<i>Negli oscuri rifugi<\/i>, in cui l\u2019<i>incipit<\/i>\u00a0dei tre movimenti del testo sembrano una variazione del silenzio sul tema della solitudine: \u00abI. Se tu zitisci, tutto tace intorno\u00bb, \u00abII. Tutto, se taci, a tua imitazione \/ rimane attonito\u00bb \u00abIII. Quanto silenzio, amico, intorno, quante indecise prove di voce \/ sommerse dall\u2019assenza di vento.\u00a0Ti\u00a0aspetto. Aspettami.\u00bb \u00c8 sul limite dell\u2019attesa metafisica, quella che non deve concludersi in un incontro, a consumarsi la vita; nessun gesto d\u2019amore seguir\u00e0, nessun sacrificio materno e filiale, la parola non deve pi\u00f9 diventare carne: \u00abEsiste in lei, che lo adora, \/ un nuovo sentimento. \/ [\u2026] A\u00a0suo\u00a0modo,\u00a0silenziosa, a\u00a0noi,\u00a0umana\u00a0\/\u00a0gente,\u00a0ci\u00a0saluta. \/ [\u2026] Ci ama ancora, ma abbiamo l\u2019aspetto \/ di innumerevoli bambini, e lei ne aspetta uno di tutt\u2019altra natura \/ che non somigli a nessuno, \/ e che mai s\u2019incarni. \/ \u00c8 tutta intenta alla nuova creatura \/ che non nascer\u00e0, ma che gi\u00e0 creata \/ le chiede insieme abbondante alimento \/ e serena sepoltura\u00bb (<i>Una che se ne va<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fine\u00a0delle\u00a0illusioni? La parola \u00absepoltura\u00bb alla fine ricorda ancora tantissimo Leopardi. In questo caso abbiamo tuttavia a che fare con una vita che non vuole e deve cominciare, interna e prenatale: il ventre che custodisce l\u2019aborto va ben oltre la Silvia leopardiana, assume una carica sacrale, nel senso primitivo di esclusione. Anche il \u00abconcentramento\u00bb finale dell\u2019io nel pensiero e nella piazza, nel momento in cui il libro si apre definitivamente alla prosa, replica una gestazione della morte. Il tempo della sopravvivenza segna la vera consapevolezza: non si pu\u00f2 essere pi\u00f9 vivi come gli altri. La reazione con l\u2019esterno, specie nel caso della circolarit\u00e0 della piazza, diviene una sorta di schermo ideale al contatto: \u00abPaura e dolore non sono in questa piazza\u00bb (<i>Ouverture senza pudore lirica<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maccari fa attenzione a ogni particolare di questo luogo: forma, ritmi, tempi. In quello spazio circolare sembra che l\u2019io poetico trascorra un anno intero tra persone che lo popolano di tanto in tanto, la statua in corso di restauro. Lo sguardo delll\u2019io poetico sulla statua chiusa \u00abtra le sbarre\u00bb (<i>Restauri di monumenti (in special modo di statue)<\/i>) fa pensare che egli abbia scelto, senza neanche rendersene conto, un\u2019altra prigione. Se non \u00e8 facile riconquistare il contatto con la libert\u00e0, ancor meno facile \u00e8 assolversi se si \u00e8 stati prigionieri. Incredibile pensare che la colpevolezza imputata dagli atri arrivi a pesare come un giudizio personale; Maccari tuttavia era sotto un fuoco amico quando \u00e8 stato catturato e forse non \u00e8 stato riconosciuto dai suoi stessi compagni. Mi viene in mente la scena conclusiva del\u00a0<i>Pianista<\/i>, quando W\u0142adys\u0142aw Szpilman esce dal suo nascondiglio e la prima cosa che gli accade \u00e8 quella di esser quasi ucciso dai colpi di fucile dei soldati polacchi. Perci\u00f2 le mie domande sono queste: quali abiti sono rimasti addosso all\u2019io poetico? Quando si \u00e8 visto preso di mira dai fucili dei suoi compagni? Ancora: quante sono le cicatrici rimaste sotto i fori delle cartucce? Come si sente adesso al contatto con gli altri?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella piazza l\u2019osservatore non riserva uno sguardo benevolo allo studio della vita; specie laddove sembra indulgere verso gli altri, l\u2019io poetico attacca subito se stesso: \u00abContinuava a scusarsi, si scusava col mondo intero. Anch\u2019io sorrisi: mi scusai di far parte del mondo, dei suoi nemici\u00bb (<i>Un vecchietto traversa la strada<\/i>); \u00abVorrei portarti in questa piazza. [\u2026] parlando, mi vedresti sdoppiare in due tranquille figure: il bambino che si ripara all\u2019ombra della tua smisurata maternit\u00e0 e un giovane uomo pieno di forza, carico di idee nere ma con in fondo l\u2019incancellabile cupidigia di partecipare allo stupore delle cose\u00bb (<i>A mia madre (liricamente)<\/i>); \u00abMi guarda sbalordito dimenticandosi. Ecco come sei, con i tuoi occhietti inconsistenti e il muscolo tremante sotto il naso! \u201cChe scuola fai?\u201d Ma si \u00e8 gi\u00e0 alzato e si allontana spaventato girandosi ogni tanto a guardarmi. \u201cUn\u2019ultima cosa \u2013 concludo dentro me \u2013: impara a distinguere gli sconosciuti dai fratelli\u201d\u00bb (<i>Un giovanottone<\/i>). Il bene e il male appaiono qui sotto una luce asintomatica: \u00abal tempo della mia paura questa piazza mi avrebbe terrorizzato\u00bb (<i>Come mi sarebbe apparsa la piazza quando stavo male<\/i>); \u00e8 questo l\u2019effetto del trauma: riaprire gli occhi dopo la speranza della morte. Solo chi ha provato a uccidersi sa quale dolore sia risvegliarsi vivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggendo\u00a0<i>Contromosse<\/i>, mi sono infine chiesto dove potesse essere questa piazza circolare, con la statua in mezzo in corso di restauro, con un possibile studio notarile vicino; mi sono chiesto dove potessero vivere il vecchietto, il giovanottone, o le altre figure descritte: il padre borghese col figlio ventenne, un po\u2019 metallaro ma non troppo; il venditore napoletano che grida \u00abcerase\u00bb e \u00abpatane\u00bb e le vende per un euro. Mi piace pensare che questa piazza, nella geografia di Maccari, appartenga soltanto a Firenze, ai suoi piccioni, che la popolano e vi muoiono. Io me la sono immaginata in\u00a0un\u00a0punto\u00a0preciso,\u00a0ma\u00a0l\u2019ho\u00a0detto\u00a0soltanto\u00a0a Marco Simonelli in macchina, mentre andavamo a\u00a0vedere\u00a0Lydia Lunch. A proposito, il concerto \u00e8 andato benissimo, anche se Lydia ha suonato solo un\u2019ora. LA cosa bella \u00e8 che lei ha riconosciuto Marco e non il contrario soltanto; ma questa \u00e8 un\u2019altra storia. Io, per me, ho visto per la prima volta Bob Bert, storico batterista dei\u00a0<i>Sonic Youth<\/i>\u00a0degli esordi, scoprendo che abbiamo in comune due cose: la prima \u00e8 appunto lo strumento che suoniamo; la seconda \u00e8 il cognome, visto che all\u2019anagrafe di Hoboken, New Jersey, il suo nome \u00e8 Robert Bertelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">di Diego Bertelli<br \/>\n\u00a9 Tutti i diritti riservati. <a title=\"Vai al sito di Samgha\" href=\"http:\/\/samgharivista.com\/2013\/11\/28\/librazione-di-novembre-paolo-maccari\/\" target=\"_blank\">SamghaRivista.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sono trovato recentemente in macchina con Marco Simonelli per una ragione ben precisa: partire insieme da Firenze per andare a vedere Lydia Lunch, un pezzo di storia della No Wave newyorkese degli anni Ottanta.\u00a0Ilconcerto \u00e8 a Bologna,\u00a0ma\u00a0non facciamo in tempo a\u00a0lasciare\u00a0piazza Pucciniche\u00a0gi\u00e0\u00a0si\u00a0parla\u00a0di\u00a0poesia.\u00a0 Stavolta tocca a Paolo Maccari, perch\u00e9 lo voglio recensire. 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