{"id":3333,"date":"2013-06-24T16:35:35","date_gmt":"2013-06-24T14:35:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=3333"},"modified":"2013-06-24T16:35:35","modified_gmt":"2013-06-24T14:35:35","slug":"ci-sono-vite-di-una-sola-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/ci-sono-vite-di-una-sola-parola\/","title":{"rendered":"Ci sono vite di una sola parola"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-3334 aligncenter\" alt=\"Sergio Saggese\" src=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/2Saggese.jpg\" width=\"620\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/2Saggese.jpg 620w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/2Saggese-600x241.jpg 600w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/2Saggese-300x120.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi ci vogliono solitamente dieci minuti buoni per arrivare sulla stazione dalla quale prendo tutte le mattine, da anni, il treno delle sette. Attraverso, per arrivare al mio binario, un sottopassaggio che puzza di piscio e ammoniaca, e sulle cui pareti ci sono scritte disperate, numeri telefonici e disegni di falli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta sulla banchina, non mi siedo, non m\u2019\u00e8 mai piaciuto, vado avanti e indietro a leggere le scritte sui muri. Mi affascinano. <!--more-->Sono diverse nei tratti, nei colori, nella doppiezza ma sempre uguale, chiss\u00e0 perch\u00e9, \u00e8 in esse l\u2019inclinazione delle lettere: tutte rivolte come tanti aghi di bussola al nord. Mi ritrovo a dover rileggere di continuo quelle vecchie, come se dovessi sollevarle con gli occhi per scovarne, affastellate l\u2019una sull\u2019altra, di nuove. Sono sottili e beffarde, allineate come corvi sui cavi dei tralicci, e mi piace fantasticare su come possano essere quelli che le hanno realizzate. Alti, bassi, grassi, magri, maschi, femmine, soli, innamorati, incazzati, vecchi, giovani, delusi, infelici, felici. Magari semplicemente stufi. Tutti quanti indistintamente stanchi di trasportarle le parole, e che per questo le scaricano sulla stazione appendendole ai muri come vecchie armature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che la gente tracci scritte sui muri come i carcerati perch\u00e9 la vita non \u00e8 altro che una prigione enorme. Ne scovo una che dice: \u201cCi sono vite di una sola parola\u201d, e mi chiedo adesso quale sia la mia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul treno, a differenza che sulla banchina, capita pure che mi siedo. Quando lo faccio, tendo a mettermi vicino al finestrino per guardare fuori. Quando invece resto in piedi, mi piace piazzarmi nello scomparto dove c\u2019\u00e8 il punto di snodo tra i due vagoni principali. Mi piace sentire digrignare l\u2019attrito delle guarnizioni che immagino essere il mugugno del treno quando gli si torcono le vertebre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla stazione da cui parto fino a quella Centrale, l\u2019accelerato attraversa tante piccole stazioni sulle quali ancora mi capita di scorgere qualcuno che, come un tempo, guarda dentro ai convogli veloci con occhi incantati e saluta. Alcuni di questi occhi li incrocio, li fisso e mi commuovo. \u00c8 la stessa campagna di quand\u2019ero ragazzo quella che il treno attraversa. Non pi\u00f9 come un tempo, purtroppo, ma rognosa adesso e nostalgica dell\u2019antica foltezza dei suoi alberi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sento arrivare anche oggi, come sempre, dei suoni. Salgono a bordo i soliti tre rom, un adulto con due bambini. Una scena da circo, la vedeste, alla quale assisto da anni: un adulto, che suona la fisarmonica come un cane imbrigliato in una collana di barattoli, e due bambini che girano ciascuno con un bicchiere di carta in mano a chiedere l\u2019elemosina come scimmie ammaestrate. Col tempo, il rom adulto l\u2019ho conosciuto bene, ha la mia stessa et\u00e0. Lo guardo, stamattina, e trovo che abbia un\u2019espressione da duro, probabilmente a causa della grossa cicatrice all\u2019ingi\u00f9 che ha tra naso e labbra. \u201cA guardarlo disteso\u201d, fantastico, \u201csembrer\u00e0 che sorrida\u201d. \u201cSto povero cristo\u201d, mi ritrovo a concludere, \u201csorrider\u00e0 soltanto una volta morto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finito di suonare, il rom prende a girare per lo scomparto in cerca di offerte. Porta pure lui un bicchiere, non in mano come i bimbi, ma appeso al collo come un sanbernardo la boccetta di cognac. Gli allungo i soliti cinquanta centesimi, e il bicchiere risuona per il tonfo sordo come di una moneta lanciata senza desideri in un pozzo troppo corto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sceso alla Stazione di Piazza Garibaldi, passo davanti al solito clochard senza denti e col mento che gli arriva fino al naso come a Braccio di Ferro, che da sei anni a questa parte mi chiede se ho una sigaretta. Gli rispondo d\u2019abitudine ormai, muovendo soltanto una mano, avendo cominciato gi\u00e0 dopo la prima settimana di lavoro, sei anni fa, a delegare scorbuticamente ai gesti la mia risposta. In realt\u00e0 si tratta di un unico gesto, uno soltanto, quello classico dell\u2019indice e il pollice della mano destra messi a pistola facendo roteare la mano sul polso. Cosa che nel linguaggio mimico universale significa: \u201cNisba, niente, non ne ho, e simili\u201d. Ma che nel mio porta un\u2019aggiunta che \u00e8: \u201c\u2026 E nemmeno pi\u00f9 le parole per dirtelo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cmi dispiace\u201d, quello, che pure viene, cazzo se viene, e che mi sale dal petto fino alla bocca come un rigurgito, lo pronuncio a fior di labbra quando l\u2019ho gi\u00e0 quasi superato. Mi ritrovo a mormorarlo in fondo, pi\u00f9 per dirlo a me stesso anzich\u00e9 a lui, che da sei anni si chieder\u00e0, visto come lo tratto, se sono o no nient\u2019altro che una merda di muto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due semplici dita le mie, ma pur sempre il segno di una pistola: fatto qualche passo, mi punto l\u2019indice contro, me lo schiaccio alla tempia e sussurro: bang!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal sottopasso ferroviario a Napoli, salgo in piazza pigliando la scala mobile, prendo il C57 e arrivo a via Duomo che gi\u00e0 brulica di gente, attraverso la strada e m\u2019infilo nel gomitolo di vicoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per strada i passanti sono a spiccioli. Trenta al massimo. Di prima mattina la citt\u00e0 ha rumori anchilosati, le auto cacciano tossi bianche, i negozianti aprono serramenti con gesti che sembra siano loro incaricati di scartocciare il mattino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qualche parte proviene sempre una canzone. \u201cLa musica \u00e8 il Senso\u201d, mi dico. Di tutto. S\u00ec. Il Senso. E se esiste un dio sar\u00e0 una specie di accordatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di canzoni ce n\u2019\u00e8 una che mi piace pi\u00f9 di qualunque altra. La conoscono in pochi. Parla del tempo passato e contiene una strofa secondo me bellissima che fa: \u201cI sogni sono edere arrampicate alle sbarre delle ore\u201d. D\u00e0 ragione alla mia visione del mondo come gattabuia, e sar\u00e0 per questo che l\u2019adoro. L\u2019ha scritta un semisconosciuto di nome Victor Fremil. Un perfetto semisconosciuto, ci tengo a sottolineare, perch\u00e9 non sarebbe lo stesso se fosse semplicemente sconosciuto o ultrafamoso. La semicelebrit\u00e0 conferisce un fascino, secondo me, maggiore della fama piena. E parlo di fascino vero, vale a dire quello che ti fa rassegnare e adeguarti a te stesso facendoti apparire agli occhi degli altri inquietamente rassegnato ma al di sopra di tutti di almeno due spanne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successo porter\u00e0 pure quattrini, ma mai una pace come quella che nasce dalla rassegnazione. E poi c\u2019\u00e8 una cosa che so: alcuni, famosi non lo diventeranno mai ed \u00e8 cos\u00ec che dev\u2019essere. Perch\u00e9 certi strumenti suonano meglio se attenuati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suono proveniente da un flauto ha pi\u00f9 modulazione, s\u00ec, ma quello ch\u2019esce dai fori umili della pietra ha pi\u00f9 senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a title=\"Sergio Saggese\" href=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?page_id=2246\">Sergio Saggese<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\n<p style=\"text-align: right;\"><a title=\"Collana Transfert\" href=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?page_id=653\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-3197 aligncenter\" alt=\"Collana Transfert\" src=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/BannerCollanaTransfert_OK.jpg\" width=\"610\" height=\"75\" srcset=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/BannerCollanaTransfert_OK.jpg 610w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/BannerCollanaTransfert_OK-600x73.jpg 600w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/BannerCollanaTransfert_OK-300x36.jpg 300w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/BannerCollanaTransfert_OK-598x75.jpg 598w\" sizes=\"(max-width: 610px) 100vw, 610px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi ci vogliono solitamente dieci minuti buoni per arrivare sulla stazione dalla quale prendo tutte le mattine, da anni, il treno delle sette. 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