{"id":2822,"date":"2013-05-08T10:00:33","date_gmt":"2013-05-08T08:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?p=2822"},"modified":"2013-06-04T09:42:43","modified_gmt":"2013-06-04T07:42:43","slug":"matteo-marchesini-atti-mancati-voland-roma-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/matteo-marchesini-atti-mancati-voland-roma-2013\/","title":{"rendered":"Matteo Marchesini, Atti mancati, Voland, Roma 2013."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a title=\"Vai alla scheda del libro\" href=\"http:\/\/www.voland.it\/voland\/scheda.aspx?titolo=421\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2823 alignleft\" style=\"margin: 7px;\" alt=\"Atti Mancati di Matteo Marchesini\" src=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/AttiMancati_Cover-211x300.jpg\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/AttiMancati_Cover-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/AttiMancati_Cover-300x425.jpg 300w, https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/AttiMancati_Cover.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a>Due cose, come altre, possono sorprendere il lettore che si accosta a questo romanzo breve di un autore giovane com\u2019\u00e8 <a title=\"Vai alla pagina Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/matteo.marchesini.754?fref=ts\" target=\"_blank\">Matteo Marchesini<\/a>: una struttura ben definita in ogni particolare, che funziona come <strong>un meccanismo ad orologeria<\/strong> (ma da cui, nello stesso tempo, non s\u2019emana nessun indizio di artefatto) e la totale assenza di ammiccamenti stilistici riconoscibili (siano essi spasmi liricheggianti, anacoluti parodianti il parlato o periodi brevi e neutrali, da corso di scrittura creativa ad alto livello); lo stesso \u201ctu\u201d della prima pagina \u00e8 un \u201ctu\u201d che non strizza l\u2019occhio al lettore, ma che introduce, semmai, in presa diretta, alle <strong>ragioni del dramma<\/strong>. A ben vedere, il \u201cpeccato originale\u201d del protagonista, Marco Molinari, \u00e8 tutto in questa densissima prima pagina, che forse non sarebbe stata male in corsivo. Un peccato originale, appunto, inscindibile da una \u00a0necessit\u00e0 che s\u2019\u00e8 fatta strada in lui in un tempo e per ragioni impossibili da ricordare. Di cosa stiamo parlando? Parliamo di <strong>una non astratta incapacit\u00e0 di misurarsi con la vita<\/strong>, se non dietro la lente protettiva dell\u2019arte, della scrittura. Non siamo per\u00f2, e questo occorre dirlo, al solito, novecentesco, \u201cmale di vivere\u201d. Il suo muto dolore non \u00e8 mai messo in relazione con un presunto Spirito del Tempo. Quello che si limita a fare Marco, come intellettuale e come scrittore, \u00e8 prenderne atto. Prendere atto della sua solitudine, senza tuttavia costruirci sopra auto-mitizzazioni, borghesi vittimismi (autore e protagonista non direbbero mai di essere vissuti al cinque-per-cento!) o neoromantici titanismi.<!--more--><!--more--><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma con la scrittura \u2013 e questo \u00e8 il primo, decisivo dubbio del protagonista \u2013 \u00e8 possibile barare? La finzione, certo, anche senza fughe, pu\u00f2 essere <strong>un temporaneo rimedio<\/strong>, cos\u00ec come il passato si pu\u00f2 ricostruire a proprio piacimento \u2013 da vincitori o da sconfitti poco importa. Ma cosa succede se ci si trova costretti a vivere una proroga di analisi, di riflessione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora che nell\u2019asettica vita di Molinari, intellettuale bolognese impegnato a scrivere sui quotidiani (cercando di non piegarsi totalmente a ragioni redazionali), fa la sua ricomparsa Lucia, la ragazza che, anni prima e senza dare spiegazioni, lo ha lasciato \u2013 facendolo piombare in un dolore sordo. Da subito, lei lo trascina a forza (ma \u00e8 una forza che pare scaturire da una cocciuta debolezza infantile) verso i luoghi e le persone del loro passato. Si insinua poi, in questa strana coppia, il terzo elemento di un comune amico deceduto, Ernesto. \u00c8 una presenza-assenza costante per tutto il romanzo e che trova il suo terreno riverbero nella figura del fratello Davide, vivo, ma separato dai vivi dalla cortina d\u2019una presunta infermit\u00e0 mentale. In questo scenario fatto di pochi personaggi (ma tutti decisivi nell\u2019economia del testo), c\u2019\u00e8 posto ancora per la figura di un non pi\u00f9 giovane critico letterario, Bernardo Pagi (impossibile non vederci un ritratto di Alfonso Berardinelli), che funziona qui come <i>trait d\u2019union<\/i> tra Marco e Lucia, ma anche come idolo mobile di fronte a cui Marco pu\u00f2 esibire conquiste e differenze in ordine di pensiero e carattere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lucia, in cui Marchesini racchiude sociologicamente certi tratti di una <strong>piccolo-borghesia bolognese<\/strong> da lui indagata, in veste di scrittore, in numerosi corsivi usciti sulle pagine del \u00abCorriere di Bologna\u00bb negli ultimi anni, e ricompresi in parte nel libro <i>Bologna in corsivo. Una citt\u00e0 fatta a pezzi<\/i> (Pendragon 2010), \u00e8 forse l\u2019ultima guida possibile per affrontare e concludere quel non-finito di vita e di arte (Marco Molinari \u00e8 alle prese con un moncone di romanzo che non riesce a terminare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 chiaro, inizialmente, ci\u00f2 che Lucia gli sta chiedendo. A lui, che con stordita arrendevolezza si lascia trascinare nei loro luoghi \u201cstorici\u201d (e anche in quella Villa Baruzziana dove passa le sue ore Davide, poco distante dal luogo in cui il fratello Ernesto si \u00e8 andato a schiantare con l\u2019auto), in un passato che avrebbe forse preferito ignorare. Eppure, nella lucidit\u00e0 analitica del protagonista, sussiste <strong>una forma di precoce presbiopia<\/strong> che gli impedisce di notare, fin oltre i limiti del possibile, l\u2019evidenza che si trova sotto i suoi occhi, ovvero ci\u00f2 che di nuovo \u00e8 intervenuto nella vita della ragazza \u2013 in pi\u00f9 momenti Molinari sembra una personaggio, tozzianamente, <i>con gli occhi chiusi<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tra un centro di Bologna reso con pochi tratti decisi, una pianura mai liricizzata, un paesaggio appenninico ordinatamente severo, scorre il resto di questa storia, in cui tutto sembra svelarsi a poco a poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchesini, pur utilizzando strumenti che gli vengono dalle molteplici sfaccettature dei suoi, plurali, generi di scrittura, che egli alterna\u00a0 \u2013 come lui stesso ha ammesso, con un paragone felice \u2013 come colture in una rotazione triennale, dimostra di possedere gi\u00e0 gli strumenti necessari per la redazione di un romanzo. Nello stesso tempo, non ignora tutte quelle aporie che tale genere ha mostrato gi\u00e0 dalla seconda met\u00e0 del Novecento. In queste pagine senza fronzoli, ma densissime, quasi laviche (e in cui \u00e8 netto il rifiuto per una lingua sterilmente scorciata e resa commercialmente fruibile, com\u2019\u00e8 in molti giovani scrittori italiani, loro s\u00ec piegati alle esigenze editoriali o semplicemente ricostruiti a tavolino) risulta chiaro ci\u00f2 che si vuole evitare: niente sofisticherie oltre i limiti, niente dimostrazioni di slealt\u00e0 verso il lettore per mezzo di attraversamenti e riattraversamenti camuffati dei confini dell\u2019immaginario. Niente giochi alla Borges, insomma. Se una riflessione meta-letteraria c\u2019\u00e8, essa \u00e8 costruita su quanto di pi\u00f9 reale pu\u00f2 esservi: il romanzo incompiuto di un amico morto (incompiuto come la sua vita) e quello che ha ancora una possibilit\u00e0 di essere terminato (il \u201cmoncone\u201d di Marco), una volta che si \u00e8 giunti a conoscere ed espiare fino infondo le ragioni del proprio dolore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se poi, sussistono dei ponti tra l\u2019attivit\u00e0 di Marchesini come saggista, corsivista satirico, polemista, critico militante e poeta, questi sono soltanto nell\u2019ordine dei contenuti. I vasi sono comunicanti, certo, ma indipendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che si segnala, semmai, \u00e8 un eccesso di analisi. Marchesini sembra volerci sempre spiegare tutto, sembra voler sciogliere, uno a uno, tutti i possibili nodi.\u00a0 Nei suoi personaggi \u2013 e qui, si sente a volte l\u2019acribia del saggista, e un carattere bulimico e sempre a rischio d\u2019asma \u2013 non c\u2019\u00e8 mistero. Sono aggirabili come statue, non si sottraggono in nessuna loro parte all\u2019occhio lucido dello scrittore (e dunque anche del lettore). \u201cIl dorso delle cose\u201d, come lo chiamava Ernst Bloch, \u00e8 continuamente mostrato, ma senza impudicizia, senza che si gridi ogni volta al Re nudo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stessa ambiguit\u00e0 di Davide, in bilico tra un <i>esserci<\/i> e un <i>farci<\/i>, non \u00e8 enfatizzata; semmai la sua follia costringe a un fisiologico, a un naturale passo indietro nella comprensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 vedere, di questo atteggiamento \u201canti-mistificatorio\u201d, un esempio concreto. Nella scena ambientata a Villa Baruzziana, a un certo punto, il \u201cmatto\u201d Davide si lascia andare a una confidenza (siamo a p. 73). Con la sua vocetta metallica alla Carmelo Bene, racconta all\u2019attentissima Lucia e all\u2019irritato Marco, di uno scherzo che ama ripetere, quando pu\u00f2, ai danni di una paziente. Questa donna, ospite come lui della Villa, si muove come un pendolo tra due tigli. Davide, aspettando il momento buono, le si mette innanzi facendola sbilanciare contro uno degli alberi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa caratterizzazione di un psicosi non \u00e8 fine a se stessa, ma trova, molto pi\u00f9 avanti (siamo alle pp. 112-113), una ragione pi\u00f9 generale nell\u2019economia del romanzo. Se quella mossa disorientante, se quello scherzetto un po\u2019 sadico avesse trovato una dimensione ben pi\u00f9 tragica al momento della morte di Ernesto, andato a schiantarsi poco oltre il perimetro della Villa? Se Davide, insomma, avesse provocato la morte del fratello?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 Marco, il protagonista, a fare questa congettura, ispirato da alcune parole di Lucia che vogliono rappresentare la loro passata situazione di coppia, poco prima che tutto finisse. Ma \u00e8 naturalmente l\u2019autore, Matteo Marchesini, ad aver confezionato questo parallelo fortemente simbolico e potenzialmente rilevatore. Poteva scegliere di non dire niente, facendo in modo che le eloquenti parole di Lucia fossero dal lettore, autonomamente (forse anche automaticamente), associate all\u2019episodio raccontato da Davide \u2013 e i critici si sarebbero sentiti, di certo, pi\u00f9 potenti! Ma non l\u2019ha fatto, e non l\u2019ha fatto, noi crediamo, non soltanto per ragioni di artificio letterario, ma perch\u00e9 lui per primo conosceva il meccanismo che aveva intenzionalmente costruito. <strong>Non ha voluto tacere, smascherandosi da solo come un mago che estrae un coniglio e poi corre a mostrare il trucco.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, \u00e8 chiaro che <strong>la scrittura anti-ellittica<\/strong> di Marchesini, nello stile quanto nei contenuti, \u00e8 una presa di posizione. Come tale pu\u00f2 incontrare o meno il gusto di ciascuno, provocare insoddisfazione o persino irritazione. Il suo realismo non cerca particolari stonati, sembra voler eliminare ogni incertezza proprio l\u00e0 dove tutto appare pi\u00f9 difficile. Il mistero, semmai, permane soltanto come non spiegato, come ancora da spiegare (oltre a quelle colonne d\u2019Ercole, insomma, dove ancora non si \u00e8 giunti), in quegli atti mancati colpevoli come un\u2019omissione di soccorso, anche verso se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a title=\"Vai alla scheda dell'autore\" href=\"http:\/\/www.con-fine.com\/home\/?page_id=1172\"><em>Alex Caselli<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due cose, come altre, possono sorprendere il lettore che si accosta a questo romanzo breve di un autore giovane com\u2019\u00e8 Matteo Marchesini: una struttura ben definita in ogni particolare, che funziona come un meccanismo ad orologeria (ma da cui, nello stesso tempo, non s\u2019emana nessun indizio di artefatto) e la totale assenza di ammiccamenti stilistici [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":2824,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[379,77,197,479],"tags":[611,144,213,613,612],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2822"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2822"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2822\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2824"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2822"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2822"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.con-fine.com\/home\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2822"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}