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Arnaldo Pomodoro - Orizzonte
Arnaldo Pomodoro - Orizzonte

Arnaldo Pomodoro | Orizzonte, 1956, I | Argento dorato e juta stuccata e patinata, 59×90 cm | Foto Dario Tettamanzi

Mi succede, a volte, di ritrovare carte dimenticate, scritte anni addietro e di meravigliarmi non solo della loro ‘sostanza’, ma anche di quanta attualità si possa ancora ritrovare fra parole di così tanto tempo prima.

Qualche sera fa, guardavo Arnaldo Pomodoro in mezzo alla folla che lo stringeva a se’ durante l’inaugurazione della sua mostra “Una scrittura sconcertante” e per un attimo l’ho immaginato solo nel silenzio di questa grande sala, con intorno tutti quei suoi primi lavori – ‘ritornati’ – e ho immaginato che potesse vivere più meno quella stessa sensazione.

Credo che la riapertura degli spazi espositivi della Fondazione Arnaldo Pomodoro sia stata l’ennesima prova del coraggio di un intellettuale che non si ‘rassegna’ a rimanere chiuso nel suo Studio, ma che ha ancora bisogno di aprirsi al mondo circostante, per coinvolgerlo, viverlo e per scambiare con esso energie e opinioni in un continuo e onesto confronto dialettico.

La Fondazione e lo Studio si avvicinano sempre di più: quasi si fondono. E per suggellare questa fusione si è ricominciato daccapo, con una scelta espositiva fortemente simbolica: le opere della seconda metà degli anni ’50, ovvero l’inizio.

Un corpus, questo, che probabilmente la generazione di chi scrive non avrebbe mai avuto la possibilità di conoscere, e sicuramente non in maniera così organica, se non si fosse creata questa occasione più unica che rara.

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