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Arte Mondadori - Passato e futuro della Fondazione Pomodoro

La storia di una vita, ma nella forma lieve di una chiacchierata tra amici. Così, per accenni, tra ricordi che affiorano, Arnaldo Pomodoro racconta l’arrivo a Milano nel 1954, la scelta di stabilire lo studio sulla Darsena, l’acquisto di spazi sempre più ampi in cui lavorare e ospitare mostre. Guidato dalle domande dell’amico Gualdoni, spiega

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Arnaldo Pomodoro si racconta. Ricordando le esperienze di vita, i viaggi, gli incontri che hanno ispirato il suo lavoro. All’insegna dell’impegno civile. E di quella vitale voglia di sperimentare che continua ad alimentare la sua ricerca.

«Ho sempre sentito in me la necessità di un coinvolgimento concreto da un punto di vista sociale», racconta Arnaldo Pomodoro a Flaminio Gualdoni che lo intervista nel libro Vicolo dei lavandai, uscito il 7 giugno per le edizioni con-fine. Poeta della scultura che si è formato nell’antifascismo ha sempre rifiutato l’idea dell’artista chiuso nel suo studio, come torre d’avorio. Dal dopoguerra contribuendo alla rinascita del Paese con la creazione di opere di grande valore civile in spazi pubblici.

«Sono molto sensibile alla responsabilità dell’arte che, secondo me, ha un carattere etico: esprime non solo un autore e uno stile suo proprio, ma anche i motivi e il senso di una civiltà», commenta il Maestro. Che subito aggiunge: «L’apporto dell’arte allo sviluppo della società è fondamentale e lo è soprattutto in questo periodo di grande incertezza e di profonde trasformazioni: le opere d’arte sono un riferimento decisivo della percezione nello spazio-tempo in cui oggi viviamo. E proprio da questa consapevolezza è nata l’idea della mia Fondazione qui a Milano.

In libreria "Vicolo dei Lavandai": dialogo fra Flaminio Gualdoni e Arnaldo Pomodoro

Un colloquio confidenziale che ripercorrere il cammino della Fondazione dedicata al grande protagonista della scultura italiana, giunto a Milano nel 1954 con il fratello Giò, e che racconta del suo futuro.

Il libro fa parte della collana oi dialogoi a cura di Gino Fienga, nata con l’intento di “registrare” e raccontare conversazioni, confronti, discussioni con e fra i protagonisti della cultura contemporanea. Non fredde interviste, ma dialoghi intimi e colloquiali che restituiscono liberamente l’umanità che sta dietro le idee degli scrittori, degli artisti e degli intellettuali della nostra società.

Inaugurata nel 2011 con In front of, dialogo con Roland Wirtz, di Cristina Fiore e Andrea Penzo, la collana di con-fine edizioni prosegue con la pubblicazione dedicata a Pomodoro in uscita il 7 giugno 2012.

Corriere della Sera

 

Amarcord Arnaldo Pomodoro racconta in un libro la sua avventura meneghina iniziata in quell’angolo storico

Ritorno a vicolo dei Lavandai
Anche la Fondazione sarà trasferita da via Solari al Naviglio

Succede spesso che la vita di un artista sia fortemente legata a un luogo: la leggenda di Picasso non potrebbe fare a meno del Bateau Lavoir di Montmartre, e si potrebbe immaginare Monet senza la casa di Giverny? Anche la topografia di Milano vanta i suoi luoghi dell’arte: la galleria dei futu risti; il bar Giamaica di Piero Manzoni; il corso Monforte di Fontana e il vicolo dei lavandai dello scultore Arnaldo Pomodoro. «Arrivato a Milano, il mio sogno è stato proprio quello di radicarmi in questa zona che trovo fra le più belle di Milano, dove ancora si possono vedere le pietre antiche su cui si lavava e gli attracchi dove si legavano i barconi». Così lo scultore, 86 anni, marchigiano di origine, comincia a ricordare la sua straordinaria avventura milanese in un colloquio con Flaminio Gualdoni dai toni intimi e sommessi, stampato da con-fine edizioni in un raffinato libretto «Vicolo dei Lavandai» (pp. 48, € 9,00) in uscita il prossimo 7 giugno. In quella stradina sul Naviglio Grande, dove negli anni ha via via allargato studio, archivio e abitazione, Pomodoro ha deciso che farà ritorno anche la sua Fondazione dopo la  recente chiusura degli immensi spazi di via Solari, impossibili da mantenere aperti alla città.

Sensi Magazine

Nato nella provincia romagnola, a Morciano di Romagna, nel 1926, Pomodoro approda a Milano negli anni ’50; ma è alla fine degli anni ’60 che sceglie la sua “casa della vita” – il luogo della creazione artistica, non quello della dimora domestica – in uno studio nei pressi della Darsena: da lì ha aperto al mondo la sua vivace ed eclettica esperienza d’artista.

“Arrivato a Milano, il mio sogno è stato proprio quello di radicarmi in questa zona che trovo fra le più belle di Milano, dove ancora si possono vedere le pietre antiche su cui si lavava e gli attracchi dove si legavano i barconi, perché i Navigli erano il mezzo più facile per far giungere le merci e i materiali dalla campagna milanese. Milano era tutta una città di canali. […]”. Le parole di A. Pomodoro, tratte da una conversazione condotta da Sandro Parmiggiani, dipingono con semplicità i ricordi dell’incontro con la città e con le sue origini “fluviali”, protratte nella vitalità degli scambi e nella vivacità delle innovazioni.

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