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A chi ha pensato Londra in maniera diversa.

mercoledì, 18 Settembre 2013 by
A chi ha pensato Londra in maniera diversa.

Questo nuovo racconto di Lorenzo Giroffi ci era arrivato quando lui era già lontano dall’Italia, si trovava infatti in uno di quei posti che mettono apprensione solo a sentirli nominare, si trovava sulla Striscia di Gaza.

Ora è tornato in Italia, ma ben presto partirà, forse proprio per la Siria, perché Lorenzo vuole vedere le cose da vicino per poterle raccontare, e vuole vedere proprio quelle cose che la maggior parte delle persone cerca in qualche maniera di evitare. Come in questo racconto, dove ci parla di persone che per colpa della crisi, dei tagli, dei problemi sociali, si ritrovano senza niente, proprio in una delle città simbolo del potere finanziario mondiale: Londra.

Come due gemelli siamesi dalla nascita indivisi

Visioni mondaniche

Voi ci siete mai saliti sulla Circumvesuviana? Quel ‘trenino’ che collega Napoli a diversi paesi dell’entroterra e della costa campana. Gennaro Chierchia, che vive a  Gragnano (la città della pasta) in provincia di Napoli e lavora nel nord Italia, conosce bene questo mezzo di trasporto e ci racconta i personaggi incontrati durante uno dei suoi viaggi di ritorno al suo paese.

Buona lettura!


La Circumvesuviana è un serpentone tatuato da mani giovani e febbrili su una linea ferrata biforcuta che porta alla metropoli napoletana in una direzione e alle spiagge della costiera nell’altra.

Una città fottuta

martedì, 16 Luglio 2013 by
Una città fottuta - Visioni Mondaniche | Sergio Saggese

Visioni Mondaniche | Sergio Saggese

Ho incontrato stamattina il mio vecchio amico Tettarella.

Non è il caso di spiegarvelo il significato del suo soprannome. Troppo volgare. Magari lo specificherò, questo sì, lo specificherò in uno dei miei prossimi romanzi; visto che ha abbastanza stoffa, credo, per divenire un personaggio.

Ci capita spesso di fare un tratto di strada assieme a me e a lui, e camminiamo a lungo quando succede, separandoci una volta arrivati sulla stazione, visto che prendiamo treni diversi.

Ci sono vite di una sola parola

lunedì, 24 Giugno 2013 by
Ci sono vite di una sola parola

Sergio Saggese

Mi ci vogliono solitamente dieci minuti buoni per arrivare sulla stazione dalla quale prendo tutte le mattine, da anni, il treno delle sette. Attraverso, per arrivare al mio binario, un sottopassaggio che puzza di piscio e ammoniaca, e sulle cui pareti ci sono scritte disperate, numeri telefonici e disegni di falli.

Una volta sulla banchina, non mi siedo, non m’è mai piaciuto, vado avanti e indietro a leggere le scritte sui muri. Mi affascinano.

La Cappella Sansevero

giovedì, 30 Maggio 2013 by
La Cappella Sansevero | Visioni Mondaniche | Gennaro Chierchia

Visioni Mondaniche | Gennaro Chierchia
I palazzi mi si curvano addosso con il loro carico di panni appesi ad asciugare sui fili di ferro agganciati alle barre metalliche che sono i bracci delle finestre, interrotti in un abbraccio a metà colla finestra omologa. Sono giganti lunghi come la strada di cui sono piantoni, che è un vicolo a una corsia in cui mi figuro dall’alto indifeso come un soldato sotto il tiro di un cecchino munito di fucile di precisione nascosto all’interno di un campanile. La gente che mi passa accanto e che mi sfiora non mi protegge colla sua carne accaldata. Quelle pietre erte a difesa dei pedoni sono le lapidi che tutti noi ci meriteremmo.

Ammazza i sogni di Londra.

martedì, 26 Febbraio 2013 by
©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton
©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton

©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton

 

Cerco uno spiraglio dell’ultimo sole di giornata in quest’ammasso di nuvole grigie e lo trovo nei ragazzini di colore che scaldano il loro inizio di giornata passandosi la palla nel piccolo pezzo di strada su cui affaccio. Calciano tenendo le mani appese alle loro sciarpe, confondendo la nebbia col fiato.

M’imbatto in questo inizio di serata lasciando il rimbombo del pallone alle mie spalle, passando di fianco il silenzio inquietante di un’enorme fabbrica ed entrando dall’edicolante ormai di fiducia. Compro un quotidiano e poi mi porto sulla North Circular (una sorta di tangenziale che ho dietro casa). Sto per compiere il mio lavoro giornaliero: aspettare un pullman come una sentinella, perché se mantieni un atteggiamento disinteressato o ti fermi a leggere qualcosa, l’autista passa oltre: è necessario sbracciarsi quando si è in fermate desolate. Mi preparo alla mia solita media di ottanta minuti in traballamento, questa volta raddoppiati visto che ho deciso di andare a Brixton, per appunto capire nel girone delle periferie londinesi quale meglio possa calzarmi. Lascio il mio caro Nord per raggiungere Brixton, devo incontrare dei volontari di un’organizzazione colombiana, non governativa, ma fondata da chi qualche anno fa arrivò qui da quella terra per dare assistenza a tutti gli ispanici che s’imbattano nella capitale inglese. Visto il tempo impiegato, mi sembra di sbarcare a Brixton, in un epicentro di diversità che rispolvera la tensione che i passi nella notte sanno rendermi. In strade che finalmente non hanno più l’odore da confezione regali di un brillante meridiano geografico.

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Londra: il tempo vola con la ginger beer

Anche quando non piove è complicato scrivere per strada, sarà la poca propensione a calza maglie, maglioni a collo alto o giubbotti ingombranti, ma Londra è davvero molto fredda. Bisognerebbe essere ubriachi a dovere per fingere di non subire il rossore sulle guance e i tagli al petto del gelo.

Però questa città è fottutamente cara, come se ogni cittadino di essa sulla testa avesse la corona della regina e nel portafogli le sue sterline. Allora ti metti alla ricerca di beni “cheap”, entri in un supermercato dall’insegna accecante, le donne afro a sciogliere le proprie trecce su fianchi suadenti, quelle dell’est a scambiarsi consigli e tu spaesato tra gli scaffali a cercare una birra economica mentre tenti di afferrare con l’udito tutte le lingue differenti dall’inglese imperialista.  Solo una volta fuori dal supermercato mi accorgo che l’unica bevanda ad un pound che mi sembrava birra non è nient’altro che una ginger beer (birra allo zenzero): zero alcol e nessuna possibilità di scaldarsi.  Non resta che camminare, imbattersi nei minuscoli bimbi in uniforme, con tanto di cravatta, appena usciti dal college ed agevolati da un vigile in tuta gialla che alza e abbassa un palo indicativo per far attraversare o fermare gli scolari in attraversamento ; le mamme in t-shirt che spingono passeggini facendo a pezzi la mia virilità; automobili che sfrecciano in un senso di marcia a me ancora inconsueto; donne in nijab e ragazzi dai tatuaggi fin dentro le orecchie; luci ovunque, ognuno con qualcosa da fare, in un sistema perfetto, nel quale nessuno può stare fermo. Questa città sembra godere da sola: risucchiare tutti ed escludere i pigri. Vivo un difficile adattamento dopo la mia esperienza kosovara, tutto sommato opposta alle percezioni londinesi.

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