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Quasi come in libreria.

Finalmente è arrivato il gran giorno, il giorno dedicato alla poesia, alla nostra collana Sete e, soprattutto, al libro di Paolo Maccari Contromosse. Oggi pomeriggio la libreria Trame di Bologna alle ore 18 ospiterà l’autore del libro Contromosse insieme a Matteo Marchesini e ad Alex Caselli (poeta e curatore della collana Sete insieme a Giuseppe

Incontriamo gli amanti della poesia

martedì, 10 Settembre 2013 by
Contromosse di Paolo Maccari

Contromosse di Paolo MaccariEbbene si, tra qualche giorno ripeteremo quello che alcune volte abbiamo già provato a fare: parlare in pubblico di un libro di poesia.

Anche questa volta ci aiuteranno delle persone speciali, infatti insieme a l’autore di Contromosse Paolo Maccari verranno a tenerci compagnia presso la libreria Le Trame di Bologna, anche Matteo Marchesini e Alex Caselli.

Se amate la poesia, se conoscete almeno una di queste persone, saprete già che sarà un’esperienza da non perdere assolutamente!

Contromosse di Paolo Maccari

Il Foglio QuotidianoQuesto agosto, per me, è proprio il mese dei bambini. Appena tornato da Creta, ormai indissolubilmente legata alla quattrenne Letizia, il 17 vado a Firenze a incontrare per la prima volta Stefano Maccari, il figlio di due mesi del mio amico Paolo e di sua moglie Veronica. Con la sua boccuccia aperta a cuore e i suoi occhietti semichiusi, Stefano è un bellissimo bimbo dall’aria orientale. E’ tornito, quasi panciuto, e liscio liscio, senza le rughine da centenari di tanti suoi coetanei. E’ anche straordinariamente placido, ed emette rari indolenti versi di soddisfazione.

Paolo indica fiero i suoi piedini che già gli s’impuntano sulla pancia, e per divertirci lo apostrofa con maschia grevità toscana.

Matteo Marchesini, Atti mancati, Voland, Roma 2013.

Atti Mancati di Matteo MarchesiniDue cose, come altre, possono sorprendere il lettore che si accosta a questo romanzo breve di un autore giovane com’è Matteo Marchesini: una struttura ben definita in ogni particolare, che funziona come un meccanismo ad orologeria (ma da cui, nello stesso tempo, non s’emana nessun indizio di artefatto) e la totale assenza di ammiccamenti stilistici riconoscibili (siano essi spasmi liricheggianti, anacoluti parodianti il parlato o periodi brevi e neutrali, da corso di scrittura creativa ad alto livello); lo stesso “tu” della prima pagina è un “tu” che non strizza l’occhio al lettore, ma che introduce, semmai, in presa diretta, alle ragioni del dramma. A ben vedere, il “peccato originale” del protagonista, Marco Molinari, è tutto in questa densissima prima pagina, che forse non sarebbe stata male in corsivo. Un peccato originale, appunto, inscindibile da una  necessità che s’è fatta strada in lui in un tempo e per ragioni impossibili da ricordare. Di cosa stiamo parlando? Parliamo di una non astratta incapacità di misurarsi con la vita, se non dietro la lente protettiva dell’arte, della scrittura. Non siamo però, e questo occorre dirlo, al solito, novecentesco, “male di vivere”. Il suo muto dolore non è mai messo in relazione con un presunto Spirito del Tempo. Quello che si limita a fare Marco, come intellettuale e come scrittore, è prenderne atto. Prendere atto della sua solitudine, senza tuttavia costruirci sopra auto-mitizzazioni, borghesi vittimismi (autore e protagonista non direbbero mai di essere vissuti al cinque-per-cento!) o neoromantici titanismi.

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