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Contromosse di Paolo Maccari

Il ManifestoVide bene Luigi Baldacci, quando, in prefazione all’esordio letterario di Paolo Maccari, Ospiti (2000), trovò conferma della vocazione del giovane poeta nella “crudele lucidità” delle poche prose comprese in quella raccolta di versi. L’inclinazione di Maccari alla prosa poetica trova ora compiuta espressione nella sua nuova plaquette, Contromosse (prefazione di Luca Lenzini, postfazione di Giuseppe Di Bella), la cui seconda sezione – con la sola eccezione dell’Ouverture senza pudore lirica, che la inaugura – è interamente composta da prose. Si tratta sì di prose poetiche, contraddistinte però da una poeticità diversissima da quella delle canoniche prose liriche: per la scabra asciuttezza del dettato, queste prose sembrano piuttosto avvicinabili allo stile di Federigo Tozzi (a cui Maccari sembra riallacciarsi anche per una certa modalità di sguardo sul mondo animale), o a quello di un autore oggi ingiustamente trascurato: Romano Bilenchi (si ricordi che Maccari è il presidente dell’Associazione intitolata al narratore toscano).

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