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Londra: il tempo vola con la ginger beer

Anche quando non piove è complicato scrivere per strada, sarà la poca propensione a calza maglie, maglioni a collo alto o giubbotti ingombranti, ma Londra è davvero molto fredda. Bisognerebbe essere ubriachi a dovere per fingere di non subire il rossore sulle guance e i tagli al petto del gelo.

Però questa città è fottutamente cara, come se ogni cittadino di essa sulla testa avesse la corona della regina e nel portafogli le sue sterline. Allora ti metti alla ricerca di beni “cheap”, entri in un supermercato dall’insegna accecante, le donne afro a sciogliere le proprie trecce su fianchi suadenti, quelle dell’est a scambiarsi consigli e tu spaesato tra gli scaffali a cercare una birra economica mentre tenti di afferrare con l’udito tutte le lingue differenti dall’inglese imperialista.  Solo una volta fuori dal supermercato mi accorgo che l’unica bevanda ad un pound che mi sembrava birra non è nient’altro che una ginger beer (birra allo zenzero): zero alcol e nessuna possibilità di scaldarsi.  Non resta che camminare, imbattersi nei minuscoli bimbi in uniforme, con tanto di cravatta, appena usciti dal college ed agevolati da un vigile in tuta gialla che alza e abbassa un palo indicativo per far attraversare o fermare gli scolari in attraversamento ; le mamme in t-shirt che spingono passeggini facendo a pezzi la mia virilità; automobili che sfrecciano in un senso di marcia a me ancora inconsueto; donne in nijab e ragazzi dai tatuaggi fin dentro le orecchie; luci ovunque, ognuno con qualcosa da fare, in un sistema perfetto, nel quale nessuno può stare fermo. Questa città sembra godere da sola: risucchiare tutti ed escludere i pigri. Vivo un difficile adattamento dopo la mia esperienza kosovara, tutto sommato opposta alle percezioni londinesi.

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