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Paola Zancani Montuoro nel trentennale della scomparsa

Paola Zancani Montuoro, decana degli archeologi italiani, si spegneva in questo giorno nella sua villa del Pizzo a Sant’Agnello, all’età di 87 anni Paola Zancani Montuoro era nata a Napoli, in un clima di vivaci fermenti culturali, il 27 febbraio 1901. Il padre Raffaele Montuoro era un estroso giornalista, la madre Clotilde Arlotta proveniva da

Mario Russo. Un grande archeologo.

lunedì, 25 Marzo 2013 by
Mario Russo
Mario Russo

Mario Russo

Non ci si stancherebbe mai di sentirlo parlare, tanto grande è la capacità di sommare al ricordo del suo passato di ragazzo, segnato da esperienze indelebili, quello di archeologo ostinato che non ha mai smesso di studiare, ricercare, approfondire. In qualche modo Mario Russo è un enigma, che traduce con semplicità l’autorità dell’intellettuale e la forza di chi, radicato alle origini provinciali, ne sottolinea il valore e l’apertura verso il mondo intero.

Stimato e rispettato nel mondo della cultura, protagonista di scoperte che hanno cambiato il senso e la storia dell’archeologia nella Penisola sorrentina (e non solo), già ispettore onorario per l’archeologia, è autore di decine di pubblicazioni, anche responsabile della Biblioteca con migliaia di volumi, dell’Archivio storico e della Sezione archeologica del Museo Correale di Terranova a Sorrento.

In una pausa del lavoro che, con amore, ostinazione e passione, a ritmo alternato lo vede alla sua scrivania o lo spinge verso nuovi ritrovamenti archeologici, ricordando racconta. Con la semplicità che è la forza dei grandi.

 

Scritti su Amedeo Maiuri e Bianca Maiuri

Qualche mese fa, in occasione di uno dei miei viaggi in Penisola Sorrentina, mi sono imbattuto, forse non per caso, in un libricino edito da Pensa Multimedia, nella raffinata collana Officina diretta da Mario Capasso.

Questo volBenito Iezzi - Scritti su Amedeo e Bianca Maiuriumetto, il secondo della Piccola Biblioteca di Papirologia Ercolanese, raccoglie dei brevi contributi su Amedeo e Bianca Maiuri redatti da Benito Iezzi, e pubblicati nel corso degli anni in diverse occasioni.

La lettura di queste suggestive pagine ha lentamente ricondotto le mie riflessioni ad un momento – o forse solo ad un ambito, ma comunque a qualcosa di lontano – in cui l’intellettuale era mosso da una forza interiore pura, alimentata dalla curiosità e dal rispetto incondizionato per la cultura: una figura alla continua ricerca di luoghi di confine dove far incontrare noi, i contemporanei, e i nostri capostipiti, uomini diversi solo per accidente temporale, ma identici nell’essenza.

 

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