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Il linguaggio sportivo ed altri scritti (1956-1993) di Paolo Volponi

by / mercoledì, 18 Maggio 2016 / Published in Notturno italiano

Paolo-Volponi

Piacerebbe a Maurizio Sarri, uomo di campo e di letture e con un occhio alla realtà italiana,  questo “Il linguaggio sportivo ed altri scritti (1956-1993)” dello scrittore industrialista Paolo Volponi, che esce oggi per i tipi di ad est dell’equatore (pagg. 135, euro 10), a cura dello studioso Alessandro Gaudio.

Otto interventi diffusi nello spazio di quarant’anni che testimoniano l’interesse dell’autore de “Il lanciatore di giavellotto (Adelphi)” per l’evento agonistico sportivo, il linguaggio con cui veniva determinato e la sua ricaduta sociale per creare un uomo libero con una propria fantasia nella lettura della realtà. E’ evidente come Volponi – tifoso del Grande Bologna di Schiavio – avesse già capito a partire dalla metà degli anni ’30 dell’ultimo secolo che il potere ed i media avevano già precostituito un linguaggio che teneva l’evento agonistico e sociale “calcio” in una teca di spettacolo e potere restituendolo a quello che appariva già allora come un fruitore finale, come un prodotto acritico capitalistico.

Il grande Urbinate invece aveva preconizzato che quello che appariva come un prodotto di controllo sociale poteva invece – con un linguaggio aderente alla verità ed ai fatti – costituire un chiavistello per lo sportivo “sia esso praticante o semplicemente spettatore – a cui dovrebbe essere consentito di riappropriarsi della realtà, mediante un allenamento quotidiano al progresso umano e sociale che passa, ad esempio, dall’accettare una sconfitta senza recriminare, dallo svolgere onestamente una pratica sportiva sana, dal superare gli interessi personali …. “. Quindi il tifoso non più suddito ma libero pensatore.

Che belle poi le lettere di Volponi a Pasolini con quegli accostamenti tra “Le ceneri di Gramsci”, il tifo per il Grande Bologna e quello per Coppi. Ed il tentativo di portare nel simulacro-Nazionale anche atleti come Pasinato, Filippi, Mancini che mettevano tutta la propria anima libera nel giuoco del calcio… E la definizione di Maradona come  “angelo dell’annuncio e del giudizio”.

Che il fine di ogni azione umana possa non essere quello della morale capitalistica?

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