art mediaBook #001

by / martedì, 22 Gennaio 2019 / Published in breaking news

Il libro acquista una nuova dimensione.

Ma i cataloghi delle mostre, degli artisti, sono ancora una cosa necessaria?

Sicuramente sì, principalmente per tre motivi.

Prima di tutto perché – se fatti bene – sono uno strumento di ulteriore approfondimento rispetto ai contenuti che abbiamo visto durante l’esposizione. Non si riesce e spesso non si può mettere in mostra tutto. Non sempre si riescono a sintetizzare in una mostra, anche grande, anni di studio e quindi se uno vuole saperne di più, vuole scavare più a fondo in quell’argomento che abbiamo trattato o nella vita di quell’artista si compra il catalogo e se lo sfoglia, se lo legge, se lo studia ecc. ecc.

Il secondo motivo è che, il libro o il catalogo che sia, è un documento che, in qualche modo, resta nella storia, diventa comunque parte della storia dell’arte, diventa un punto fermo, si condensa e si congela lo studio che si è fatto intorno ad un determinato argomento o ad un determinato artista e si trasforma in un oggetto che possiamo consegnare a tutti gli altri che saranno interessati a quello che stiamo dicendo.

Il terzo motivo è che è un oggetto bellissimo: il catalogo è bello proprio come oggetto in sé, come regalo, come cosa da possedere, da collezionare, da prendere in mano e guardarselo, sfogliarselo, sentirne il profumo della carta, della stampa. Insomma… tutti i bibliofili o, meglio ancora, i bibliomani che ci stanno ascoltando capiranno sicuramente di cosa stiamo parlando. Diventa quasi un feticcio…

Ma la cosa più importante di un libro, o di un catalogo, ovviamente è il suo contenuto.
Il libro, alla fine, è un supporto, è un mezzo per far arrivare ad altre persone quello che abbiamo studiato, quello che abbiamo scritto, oppure la vita, il pensiero, le opere di un artista che meritano di essere divulgate e fatte conoscere al mondo.

Ma la domanda che oggi ci dobbiamo fare è: il contenuto, attraverso il libro, quante persone può raggiungere?

A quante persone riesco a far arrivare tutta la fatica che ho fatto per riempire pagine e pagine di storie, di immagini, di racconto, di considerazioni, di idee…?

Sicuramente troppo poche… se pensate che la tiratura media di un libro si aggira intorno alle 1.000 copie vuol dire che il mio racconto non raggiungerà materialmente più di 1000 persone nel migliore dei casi. Se ci pensate sono davvero pochissime rispetto a quelle che potrebbero davvero essere interessate in ogni parte del mondo ad ascoltare la nostra storia, le nostre argomentazioni e magari, perché no, a discuterne direttamente con noi.

E quindi in casa editrice ci siamo chiesti: come possiamo fare?
Come facciamo a diffondere il nostro lavoro, il pensiero dei nostri autori oltre la fisicità della carta stampata?

Il libro, o meglio il contenuto del libro, il nostro contenuto, oggi ha sicuramente delle chances in più grazie al digitale, ai social, al web in generale. Ed è lì che il libro deve andare a trovare una sua nuova e più ampia dimensione, una diversa capacità di arrivare ai suoi lettori, ai suoi interlocutori.

Siamo arrivati alla conclusione che è giunto il momento di dare al libro una possibilità in più e far uscire le parole dalla carta stampata per usarle in una maniera nuova, attraverso canali nuovi, con mezzi nuovi.

Quindi abbiamo creato un nuovo format che permetta al libro, al catalogo, di diventare un media con più dimensioni, che vanno al di là dei limiti fisici, in modo che riusciamo a dargli un respiro che ci permette di raggiungere non più soltanto 1000 o 2000 persone, ma a centinaia di migliaia, una dimensione che permetta di far arrivare il nostro messaggio a milioni di persone.

Il lavoro dell’editore oggi deve essere proprio questo: veicolare i contenuti in tutte le forme possibili e attraverso tutti i canali possibili, adattando la forma di volta in volta a seconda dei mezzi e dei canali, facendo diventare il contenuto come l’acqua, liquido e capace di adattarsi ai vari contenitori che andranno ad ospitarlo.

Il digitale ci da questa grande possibilità e siccome fare arte, fare cultura, vuol dire anche e soprattutto divulgarla e metterla a disposizione di tutti, dobbiamo sfruttare questa possibilità per dare al libro una nuova e grande chance: dobbiamo dare al libro tradizionale una nuova dimensione che non abbia confini.

Per questo abbiamo creato il con-fine media book che è un format assolutamente innovativo che da importanza più che al supporto al contenuto e alla sua divulgazione. Lo valorizza facendolo uscire dalle pagine di carta e facendolo arrivare alle persone attraverso vari canali e supporti differenti: il libro quindi diventa un ebook, ma fin qui niente di nuovo; ma poi diventa anche una storia da leggere nelle Highlight di Instagram; diventa un videoBook da guardare come un minidocumentario attraverso YouTube; diventa un racconto da ascoltare in podcast su Spotify. E tutto questo è tenuto insieme da uno storytelling costante che facciamo attraverso tutti i nostri canali e che ci permette davvero di far arrivare i contenuti delle nostre pubblicazioni a centinaia di migliaia di persone al giorno.

Tutto questo è il con-fine media book. Uno strumento che ci permette davvero di fare editoria e di fare cultura in maniera contemporanea perché siamo convinti che quello che scriviamo nei nostri libri, nei nostri cataloghi, nelle nostre pubblicazioni merita di arrivare al suo pubblico nei luoghi dove quel pubblico è.

E oggi i lettori sono contemporaneamente online e offline e leggono ovunque e in qualsiasi momento.

E il con-fine media book è proprio lì, insieme a loro, sempre online, sempre disponibile e raggiungibile in qualsiasi momento.

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