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Nei giardini di Alex Caselli

giovedì, 07 Agosto 2014 by
Nei giardini di Alex Caselli

Brano tratto dalla poesia ‘Temporale’ di Alex Caselli pubblicata nel libro Giardino edito nel 2010 all’interno della collana di poesie Sete.

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Nei giardini di Alex Caselli

martedì, 24 Giugno 2014 by
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Stringhe fatte a brani

martedì, 08 Aprile 2014 by
Visioni poetiche | Stringhe fatte a brani

Spesso si legge nei testi critici riguardanti la poesia, che l’autore di quel testo è ‘allievo’ di un autore più famoso e riconosciuto… Giuseppe Di Bella in questo post indaga su tali affermazioni chiedendosi se e come un giovane poeta può distaccarsi e distinguersi dalla voce da cui è stato influenzato.

Un post dedicato ai lettori e agli autori di poesia, che, se vorranno, potranno interagire direttamente con Giuseppe per approfondire e discutere sull’argomento, buona lettura!


 

Visioni poetiche

Il problema delle filiazioni in poesia è sempre una questione che afferisce più al mondo della botanica che non a quello della critica letteraria. Laddove il criterio storico-artistico o della pura militanza del critico, vengono messi al muro dall’evidenza cruda di una totale assimilazione dei figli coi padri e a un successivo ulteriore livello, che è quello in cui il capogruppo o il creatore di una tendenza finisce per ripetersi in vista della possibilità di riconoscersi e riprodursi infinitamente come Narciso nel labirinto chiamato da Eco, nel mondo che i suoi epigoni hanno cristallizzato.

I cinquant’anni di Allergia, raccolta poetica (un po’ dimenticata) di Massimo Ferretti

Massimo Ferretti visto da AlexCaselli

Cinquant’anni fa, come è stato da più parti ricordato, veniva fondato il Gruppo 63. Come invece pochi ricordano, in quello stesso anno, veniva pubblicato un libro importante, a suo modo unico nel panorama spesso asfittico della poesia italiana: Allergia, raccolta di poesie con cui il suo autore, il giovanissimo Massimo Ferretti, si aggiudicò il Premio Viareggio opera prima.

Che fine ha fatto Dario Bellezza?

lunedì, 27 Maggio 2013 by
Che fine ha fatto Dario Bellezza?

Che fine ha fatto Dario Bellezza?

Mi pare che tra le nuove (sempre più numerose) schiere di poeti italiani, il nome di Dario Bellezza circoli poco, troppo poco. Se ciò è vero, quali sono le ragioni di una rimozione che appare quasi coatta?

A diverse gradazioni generazionali: se Sereni (più di Caproni) trova sempre zelanti discepoli, se le quotazioni di Giudici (forse un po’ in calo) si mantengono, mi pare, ad un livello discreto, se il trionfo di Luzi ed il recupero (auspicabilissimo) di Cattafi sembrano tendenze recenti quanto persistenti, la totale assenza di riferimenti a Bellezza è forse un sintomo indicatore del gusto (a metà tra estetico ed etico) dei nuovi letterati italiani.

Il Gesù sulla croce. Una poesia di Paolo Febbraro.

Il Gesù sulla croce. Una poesia di Paolo Febbraro.

Riflettevo, giorni fa, come negli inserti di alcuni quotidiani fosse tornata la piacevole consuetudine di pubblicare un testo in versi, magari con breve commento. Consuetudine che rimanda al passato remoto di una fresca società borghese in cerca di legittimazioni culturali o al passato prossimo di alcuni felici esperimenti nella post-modernità (penso alla rubrica tenuta da Alfonso Berardinelli su «Panorama» dalla fine degli anni Ottanta, che affiancava alla poesia di un autore classico o comunque canonizzato, un micro-saggio del critico).

I poeti nati negli anni Dieci (del XXI secolo!)

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Negli ultimi anni, in un turbine d’ansia storicistica, sono state compilate statistiche, censimenti e inquadramenti delle ultime generazioni di poeti italiani (la “generazione entrante”, qualcuno ha scritto). Così ecco un fiorire di saggistica (che già pretende di farsi manuale): i poeti nati negli anni ’70, quelli negli anni ’80, presto – non osiamo dubitarne – sarà la volta dei poeti nati nel decennio di Kurt Cobain e del rigore alle stelle di Baggio.

Noi (e chi siamo noi per non cavalcare l’onda, per restarcene muti, girati di schiena a un divenire storico così lauto di promesse?), modestamente, ci mettiamo avanti. Basta con le ciance novecentesche! Noi guardiamo oltre, avanziamo! Permettendoci di saltare gli anni Zero (qualche sociologo della letteratura se ne occupi al nostro posto) balziamo senza indugi agli anni Dieci. Siamo modesti, si è detto, consapevoli che in territori di frontiera i fuochi non si accendono. Dunque, pochi nomi, quei tre-quattro su cui ci piace scommettere.

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