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Londra non è dei londinesi

martedì, 09 Aprile 2013 by
Londra non è dei londinesi


Visioni Mondaniche

Una di queste notti londinesi ho conosciuto l’efficienza: quella del sistema sanitario inglese. Una volta chiamato il pronto soccorso ci s’imbatte in una sorta di paramilitare della medicina, da solo, alla guida dell’auto di servizio, arriva sino alla porta di casa, con la sua borsa luminosa da Ghost Busters, degli anfibi, una velocità da far invidia a qualsiasi aggeggio automatizzato ed una prontezza di diagnosi. Dopo due minuti dal suo ingesso nell’abitazione del soccorso, arriva la chiamata dell’ospedale, per accertare l’avvenuta assistenza. Più che di parlare con la centralinista, mi è parso di interloquire con Marte. Un’overdose di civiltà ben oliata mi ha tramortito. Fu così che il mattino seguente iniziò la mia giornata con domande in merito ai possibili tagli che il welfare, qui dov’è nato, potrebbe subire.

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Ammazza i sogni di Londra.

martedì, 26 Febbraio 2013 by
©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton
©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton

©Neil Turner. July 1990, Angell Town Estate, Brixton

 

Cerco uno spiraglio dell’ultimo sole di giornata in quest’ammasso di nuvole grigie e lo trovo nei ragazzini di colore che scaldano il loro inizio di giornata passandosi la palla nel piccolo pezzo di strada su cui affaccio. Calciano tenendo le mani appese alle loro sciarpe, confondendo la nebbia col fiato.

M’imbatto in questo inizio di serata lasciando il rimbombo del pallone alle mie spalle, passando di fianco il silenzio inquietante di un’enorme fabbrica ed entrando dall’edicolante ormai di fiducia. Compro un quotidiano e poi mi porto sulla North Circular (una sorta di tangenziale che ho dietro casa). Sto per compiere il mio lavoro giornaliero: aspettare un pullman come una sentinella, perché se mantieni un atteggiamento disinteressato o ti fermi a leggere qualcosa, l’autista passa oltre: è necessario sbracciarsi quando si è in fermate desolate. Mi preparo alla mia solita media di ottanta minuti in traballamento, questa volta raddoppiati visto che ho deciso di andare a Brixton, per appunto capire nel girone delle periferie londinesi quale meglio possa calzarmi. Lascio il mio caro Nord per raggiungere Brixton, devo incontrare dei volontari di un’organizzazione colombiana, non governativa, ma fondata da chi qualche anno fa arrivò qui da quella terra per dare assistenza a tutti gli ispanici che s’imbattano nella capitale inglese. Visto il tempo impiegato, mi sembra di sbarcare a Brixton, in un epicentro di diversità che rispolvera la tensione che i passi nella notte sanno rendermi. In strade che finalmente non hanno più l’odore da confezione regali di un brillante meridiano geografico.

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Londra: il tempo vola con la ginger beer

Anche quando non piove è complicato scrivere per strada, sarà la poca propensione a calza maglie, maglioni a collo alto o giubbotti ingombranti, ma Londra è davvero molto fredda. Bisognerebbe essere ubriachi a dovere per fingere di non subire il rossore sulle guance e i tagli al petto del gelo.

Però questa città è fottutamente cara, come se ogni cittadino di essa sulla testa avesse la corona della regina e nel portafogli le sue sterline. Allora ti metti alla ricerca di beni “cheap”, entri in un supermercato dall’insegna accecante, le donne afro a sciogliere le proprie trecce su fianchi suadenti, quelle dell’est a scambiarsi consigli e tu spaesato tra gli scaffali a cercare una birra economica mentre tenti di afferrare con l’udito tutte le lingue differenti dall’inglese imperialista.  Solo una volta fuori dal supermercato mi accorgo che l’unica bevanda ad un pound che mi sembrava birra non è nient’altro che una ginger beer (birra allo zenzero): zero alcol e nessuna possibilità di scaldarsi.  Non resta che camminare, imbattersi nei minuscoli bimbi in uniforme, con tanto di cravatta, appena usciti dal college ed agevolati da un vigile in tuta gialla che alza e abbassa un palo indicativo per far attraversare o fermare gli scolari in attraversamento ; le mamme in t-shirt che spingono passeggini facendo a pezzi la mia virilità; automobili che sfrecciano in un senso di marcia a me ancora inconsueto; donne in nijab e ragazzi dai tatuaggi fin dentro le orecchie; luci ovunque, ognuno con qualcosa da fare, in un sistema perfetto, nel quale nessuno può stare fermo. Questa città sembra godere da sola: risucchiare tutti ed escludere i pigri. Vivo un difficile adattamento dopo la mia esperienza kosovara, tutto sommato opposta alle percezioni londinesi.

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