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Librazione di novembre: Paolo Maccari

lunedì, 16 Dicembre 2013 by
Contromosse di Paolo Maccari

Samgha RivistaMi sono trovato recentemente in macchina con Marco Simonelli per una ragione ben precisa: partire insieme da Firenze per andare a vedere Lydia Lunch, un pezzo di storia della No Wave newyorkese degli anni Ottanta. Ilconcerto è a Bologna, ma non facciamo in tempo a lasciare piazza Pucciniche già si parla di poesia.  Stavolta tocca a Paolo Maccari, perché lo voglio recensire. Appena faccio il nome di Maccari, Simonelli dice una cosa sacrosanta: «Quello che più mi colpisce di Paolo è il modo in cui riesce a essere spietato con se stesso». Marco sta parlando in questo caso di Fuoco Amico, la raccolta pubblicata da Maccari per Passigli nel 2009, in cui la figura del prigioniero apre a un serrato racconto della sopravvivenza: aspirando all’arresa della detenzione, egli accarezza l’oblio nella speranza di poter ridurre lo spazio della cella alla bidimensionalità di una pagina bianca.

Nel fuoco amico | di Domenico Segna

giovedì, 28 Novembre 2013 by
Contromosse di Paolo Maccari

Contromosse di Paolo MaccariCi conosciamo da sempre, ci parliamo per la prima volta da due minuti. L’apparente contraddizione si srotola sotto i miei occhi in un giorno di fine settembre, quando Paolo Maccari giunge a Bologna, provenendo dalla Toscana, per presentare la sua ultima raccolta di poesia: Contromosse, edita da con-fine, un editore che scandalosamente scommette ancora sui poeti. Con uno stratagemma tattico, da consumati professionisti, riusciamo a trovare un’enclave temporale entro cui dialogare sulle sue traiettorie poetiche. Lo assalgo, allora, con la mia artiglieria pesante di domande a cui Paolo risponde con mosse oblique, trasversali, ma al tempo stesso lineari. La battaglia tra un poeta e un “non poeta”, il sottoscritto, si svolge calma, tra ignari passanti di una strada del centro.

La Bologna medievale silenziosa assiste.

Leggo dalla tua ultima raccolta Contromosse: “… allora anche l’albero fantasma/ che svetta sull’isola pietrosa/ e come un faro indifferente mutuamente si staglia/ anche l’albero simbolista animandosi/ con stile imprevedibile/ darebbe battaglia”: tutta la tua ultima raccolta sembra un continuo conflitto con ipotesi di guerra che possono accadere in un parco oppure nei confronti di un anziano signore che attraversa la strada come nella poesia dedicata a un inerme “vecchietto”. Difesa e attacco sono i due pilastri su cui costruisci la tua poesia.

Contromosse di Paolo Maccari

Il ManifestoVide bene Luigi Baldacci, quando, in prefazione all’esordio letterario di Paolo Maccari, Ospiti (2000), trovò conferma della vocazione del giovane poeta nella “crudele lucidità” delle poche prose comprese in quella raccolta di versi. L’inclinazione di Maccari alla prosa poetica trova ora compiuta espressione nella sua nuova plaquette, Contromosse (prefazione di Luca Lenzini, postfazione di Giuseppe Di Bella), la cui seconda sezione – con la sola eccezione dell’Ouverture senza pudore lirica, che la inaugura – è interamente composta da prose. Si tratta sì di prose poetiche, contraddistinte però da una poeticità diversissima da quella delle canoniche prose liriche: per la scabra asciuttezza del dettato, queste prose sembrano piuttosto avvicinabili allo stile di Federigo Tozzi (a cui Maccari sembra riallacciarsi anche per una certa modalità di sguardo sul mondo animale), o a quello di un autore oggi ingiustamente trascurato: Romano Bilenchi (si ricordi che Maccari è il presidente dell’Associazione intitolata al narratore toscano).

Contromosse di Paolo Maccari

Il Foglio QuotidianoQuesto agosto, per me, è proprio il mese dei bambini. Appena tornato da Creta, ormai indissolubilmente legata alla quattrenne Letizia, il 17 vado a Firenze a incontrare per la prima volta Stefano Maccari, il figlio di due mesi del mio amico Paolo e di sua moglie Veronica. Con la sua boccuccia aperta a cuore e i suoi occhietti semichiusi, Stefano è un bellissimo bimbo dall’aria orientale. E’ tornito, quasi panciuto, e liscio liscio, senza le rughine da centenari di tanti suoi coetanei. E’ anche straordinariamente placido, ed emette rari indolenti versi di soddisfazione.

Paolo indica fiero i suoi piedini che già gli s’impuntano sulla pancia, e per divertirci lo apostrofa con maschia grevità toscana.

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