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L’abitudine della guerra

giovedì, 05 Febbraio 2015 by
L’abitudine della guerra

Visioni9

La noia per le parole di chi catechizza e conosce la geopolitica come i risultati di una partita di calcio, senza considerare che nel mezzo ci sono pezzi di pelle, stralci di volti, curiosità negli occhi. Provo a ricordare le mie settimane nel freddo del conflitto nel Donbass, regione che era dell’Ucraina e che in qualche pezzo lo è ancora, ma una sua parte si è dichiarata autonoma, staccandosi da Kiev e proclamando le Repubbliche di Donetsk e Lughansk. Sono flash, perché ricordi di giacche pesanti, maglie termiche e passi da direzionare con attenzione per non farli impattare nel gelo.

I racconti a singhiozzi sul Kurdistan

mercoledì, 03 Settembre 2014 by
I racconti a singhiozzi sul Kurdistan

Lorenzo-Giroffi-Racconti-Kurdistan

Eccomi di nuovo a fare i conti con la storia che mi scavalca, con eventi che cambiano geografia e nomi. Il Kurdistan che ho conosciuto è stato di guerriglia, fuga, fame, esplosioni, speranze ed autodeterminazione. Quando decisi di partire il mio desiderio principale, quasi adolescenziale, era quello d’incontrare i guerriglieri del Pkk. Perché avevo fantasticato già diverse volte un incontro con loro, quasi sentendolo come vero. Poi quell’adrenalina è diventata solo una parte del puzzle infinito del Kurdistan assaporato. L’accoglienza di una famiglia a Diyarbakır, con una delle tante figlie in diaspora, per questisoni politiche, ad immergermi in cibo, canti, racconti, raccomandazioni e paure.

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Quando a lottare restano i protagonisti delle storie: scusa Cairo

Per fortuna ci sono i nostri cari autori che ci regalano racconti, opere che sono alla portata di tutti, e che ci parlano da diverse angolature della nostra storia.

Questa volta tocca a Lorenzo Gioroffi, autore del libro Visioni meccaniche, che ha voluto documentare da dentro la situazione egiziana proprio in un momento storico come quello della Primavera Araba. Buona lettura!


 

Visioni mondaniche | Lorenzo Giroffi

Le narici appiccicate alla polvere del taxi da inalare; il finestrino aperto che non apre ad alcun movimento d’aria, se non ad afa, smog e cartelli stradali spiantati ed invertiti; automobili su automobili, automobili su marciapiedi, persone su cofani; autobus intasati; il tassista che sorseggia tè mentre il suo bicchiere traballa, prima di aspirare un’altra sigaretta ed intonare un verso del corano che dalla radio rutta in continuazione.

Terra dei fuochi? No, semplicemente non c’è più terra.

Visioni6

Sono cresciuto in un posto in cui essere veramente bambini vuol significare in qualche modo essere privilegiati. La scelta se bruciare la fanciullezza o restare legati ad essa per tutta la vita è condizione che subito si presenta.

Oggi è Terra dei Fuochi. Giusto per riempirla con qualcosa dopo averla svuotata e depredata per anni. Un’accezione ed una semplificazione che dovrebbero denotare qualcosa. Per molti è solo famiglia, odori nostalgici e ricordi di gioventù.

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