Ci sono paradisi...

di Gino Fienga

 

 

 

Passi echeggiano nella memoria

lungo il corridoio che non prendemmo

verso la porta che non aprimmo mai

sul giardino delle rose.

(T. Eliot, da Burnt Norton, 1935)

   

Sommario n.5

con-

Ci sono paradisi...

Gino Fienga, pag.8

seduzione

Patinatura e disfacimento della carne.

Giuseppe Di Bella, pag. 10

tentazioni

Riflessi nell’occhio della Tigre.

Luciana Ricci Aliotta, pag.14

Vietnam

Il Paradiso perduto di Dinh Q. Lê.

Matelda Buscaroli, pag.16

passeurs

Raffaele De Rosa.

Il Paradiso Perduto dell'infanzia.

Monica Mormone, pag.19

Antonio Caselli.

Le nuove proporzioni della bellezza.

Chiara Presepi, pag. 25

- sinestetica -

quid

La Primavera di Botticelli:

eden-iperuranio dell’arte quale possibilità di vita.

Pippo Lombardo, pag.28

mondiseparati

La Montagna Incantata.
Mario Ricci, pag. 30

chiaroscuro

Non vi è respiro che non conosca la via del ritorno.

Francesca Conti, pag.30

artéteca

Nel Napoli c’è Platone in panchina.

Vincenzo Aiello, pag.34

exlibris

Questa penna su questa carta.

Parole e immagini allo specchio di Frida Kahlo.

Gino Fienga, pag.36

-fine

Il peso dell’impazienza.

Manuela Gargiulo, pag.37

 
 
Le immagini presenti in questo numero sono dei seguenti artisti: Agostino Arrivabene, Yarek Godfrey, Luciana Ricci Aliotta, Dinh Q. Lê, Raffaele De Rosa, Antonio Caselli, Botticelli, Ramiro Xiques che ringraziamo per la loro disponibilità.
 
Si ringrazia inoltre per lo speciale contributo alla realizzazione di questo numero: Stefano Cusumano, Enzo Fabbiano, Svetlana Ostapovici, Maria Cristina Secci, Coral Torrents, Giuseppe Vannucci, Paola Veronesi Testoni.

Nonchè:

Galleria Il Futurista - Crotone

 

Associazione Culturale per la promozione

dell'arte figurativa contemporanea

 

ANTONIA JANNONE

DISEGNI DI

ARCHITETTURA

 

 

 

 

Ci sono paradisi in cui ti senti un po’ in esilio, perché chi fugge è senza terra di ritorno, paradisi che non trovi sulle carte, persi di vista, superflui, vagamente lontani.

Ci sono paradisi di giornate chiare, di panni stesi al sole fra le voci delle donne che si incagliano nel tufo delle case stonacate dalla salsedine e dal vento.

Ci sono paradisi dove l’orizzonte mare-cielo è un dipinto iperreale, in cui farsi personaggio nell’immobile oleografia incorniciata.

Ci son paradisi che non sai vedere, chiuso dentro i limiti delle tue pareti.

Ci sono paradisi illustri, in cui non sempre puoi addentrarti, paradisi di casta, olimpi di miti senza dei. I paradisi del potere con stanze di arroganza intrise di noia e di volgarità banale.

Ci sono i paradisi del mistero che plasma la pittura, perduti nell’indifferenza di chi è poco incline alla curiosità della scoperta, ma tuttora luoghi di valori e di ricchezze, a cui può attingere liberamente chi conosce la Bellezza.

Ci sono i paradisi dell’arte facile, ruffiana, sensibile alla pressione del tasto del telecomando, un’arte ingiusta che ama star comoda e assisa nel conformismo moderno della vita.

Ci sono i paradisi riempiti d’ogni tipo di contagio dove la contemporaneità comprende il passato più lontano e il momento appena andato. Paradisi di concetti dilatati, legittimati dall’assenza delle idee.

Ci sono i paradisi di Agostino Arrivabene, alchemici e silenti, padiglioni celesti dove nascono le nuvole, dove ogni angolo è un nuovo regno da scoprire pieno di memorie e di visioni, di vanità e nature morte. Luoghi da cercare, oggetti da ritrovare nel grande letto del passato perché siano ancora una volta se stessi e qualcosa di moderno, novità e tradizione.

Ci sono i paradisi-fotocopia, prodotti seriali della massificazione, da cui puoi uscire e rientrare subito in un altro senza accorgerti del cambio.

C’è l’inferno dell’ammucchiarsi volgare di opere incomprensibili davanti alle porte dei giardini della bellezza, sprangate da affarismi e clientelismi che tentano di sottrarci i sogni, di impedirci di guardarci attorno, di passeggiare nelle stanze aperte della discussione e del confronto costruttivo.

Ci sono le donne e la natura, un rinascimento che ritorna come un mondo che è perfetto. Yarek mi diceva che amava i miei colori warm chè lui riusciva a sottrarsi ad un suo hot; ma è solo il fuoco che ti porti dentro che devi imparare a modulare per dare il giusto tono al paradiso che vuoi avere.

Ci sono i paradisi di altri che una volta hai condiviso, paradisi perduti che non ritorneranno, ma rimangon paradisi.

Ci sono paradisi perduti da altri lontano nel mondo, paradisi troppo presto diventati inferni sotto la pioggia delle bombe occidentali, ma dove il colore della rinascita domina sul bianco e nero del passato, ridandogli un senso nuovo per ricominciare un nuovo giorno.

Ci sono gli inferni delle cose che non puoi cambiare, i paradisi fiscali delle ingiustizie, dove ciò che è sbagliato non paga ciò che deve, ma forse non sono ancora la maggior parte, anche se ne valutiamo ogni giorno l’incombenza.

Sospesa fra inferno e paradiso c’è Pomarino, la città ideale che attende il ritorno del re, l’uomo dal cuore puro. La città dalle architetture fantastiche degli eserciti che sfilano, dei duelli e delle giostre, la terra delle epiche battaglie fra bene e male.

C’è il paradiso della forma, dove l’armonia della ritualità è condizione di senso, in cui sei un’eremita che si lascia tutto alle spalle diventando solo verticalità e silenzio, le proporzioni della bellezza attraverso le quali la materia diventa scultura in equilibrio nello spazio, essenza pura.

 

Ci sono dei paradisi che scuotono la vita e l’arte dovrebbe ancora essere uno di questi.

Oggi spesso è solo una visione che ti sorride da lontano e ti fa sperare, ma poi non si presenta all’appuntamento.

Ma non sarà per noi un paradiso perduto dove la rimozione etica ed intellettuale è l’unica via per rimanere nella torre eburnea del narcisismo contemporaneo. Non finchè ci saranno guerrieri e sacerdoti, i nostri artisti, a guardia di valori e identità, a rischio di essere soffocate dal chiasso senza parole, dal fragore inespressivo di un'arte sempre più sedicente e autoreferenziale.

Questo giustifica il nostro approccio più letterario che tecnicistico, il tono che abbiamo scelto come impronta del nostro parlar d'arte, del nostro cercare, del nostro perderci in paradisi sempre nuovi.

G.F.