con-fine n.14 - Giugno 2009

Sommario

Il reale ed il riflesso.

Venezia, ambiente sospeso.
 
 

Editoriale

 

Come ogni anno il numero di Giugno di con-fine è dedicato ad una città dove la relazione fra il fascino dei luoghi l’opera degli artisti che li hanno vissuti è assolutamente originale e profondo.

Nell’anno che la rivista ha deciso di dedicare al rapporto arte-ambiente, la presenza di una città come Venezia assume sicuramente un significato più rilevante. Facile sarebbe esaltare questa città come il luogo della bellezza, della poesia e dell’ispirazione artistica, e non si può negare che lo sia e lo sia stato per artisti e scrittori, viaggiatori curiosi, mercanti e conquistatori, ma quello che oggi dobbiamo fare è cercare di dimenticare l’aspetto romantico e riuscire a guardare anche a ciò che si annida sotto la luccicante facciata di splendore e di sogno.

Pertinenti a questo discorso sono i disegni di Lorenzo Mattotti che fino a qualche mese fa sono stati esposti alla Fondazione Bevilacqua-Masi. Mattotti ci propone una Venezia lontana dalle biacche e dai colori pastello con cui il vedutismo settecentesco ha invaso il nostro immaginario collettivo: la città diventa un luogo dove l’assenza dell’uomo vive in un sogno in bianco e nero di un’epoca post-industriale dove il colore, quando appare, ci sorprende con tinte forti e inaspettate: inchiostri arancio, verde, viola, acidi, macchie accusatorie dei delitti dell’uomo.Un carnet di viaggiatore, come quelli del tempo del Grand tour. Ma qui è la Venezia di oggi che vediamo vivere nella silenziosa e costante minaccia di disfacimento quasi ormai costitutiva, nella solitudine di quelle calli che sono fuori dai soliti circuiti turistici, nella lontananza dai riflettori e dal chiasso del palcoscenico di San Marco.

Le contraddizioni e le problematiche di questa città attraversano quindi anche il lavoro degli artisti che rimangono inevitabilmente impigliati nel fascino e nelle impressioni, buone o cattive che siano, della Serenissima. E l’aspetto che forse più di tutti affascina è proprio quello del rapporto fra la città e l’acqua.

E così l’architettura diventa fluida, l’arte si lascia bagnare dall’acqua alta quasi come un battesimo rituale (come accadde all’installazione di Masuda Hiromi a Ca’ d’Oro), tutto ha una doppia visione: quella reale e quella riflessa, come in uno specchio deforme che in continuazione ne propone un’interpretazione differente.

E così diventa una città intangibile, sommersa in se stessa, che ci scivola via dalle mani nel momento in cui tentiamo di possederla, una città in cui è solo possibile immergersi per sentirne addosso la fluidità, la delicatezza.

Una città che, però, non dimentichiamo è costretta a immergersi in se stessa per lavarsi dalle offese e dall’insostenibilità delle umiliazione che è costretta a subire dall’ignoranza e dall’insensibilità.

Anche noi, per una volta, con essa e con gli artisti che ne hanno indagato i misteri, specchiamoci nelle acque dei canali e cerchiamo il volto di noi stessi che non abbiamo ancora conosciuto.

Potrebbe sembrare paradossale che nel parlare artisticamente di Venezia ci si dimentichi di citare la Biennale, soprattutto nell’anno della sua ennesima edizione.

Ebbene, noi ce ne dimenticheremo.

E solo coloro che parola dopo parole, articolo dopo articolo, avranno la pazienza di arrivare alla fine di questo numero, potranno comprenderne le ragioni.

A chi vuol subito conoscerne il perchè rispondo conVoltaire: “Laissez-moi cultiver mon jardin”.

Gino Fienga

 

con -

Il reale ed il riflesso.

Venezia, ambiente sospeso.

Gino Fienga

percezioni

L’inafferrabile leggerezza della realtà.

Raccontare Venezia.

Luciana Ricci Aliotta   

kaleidos

Zhu Di.
L’anima di Venezia.
Matelda Buscaroli  

passeurs 

Tommaso Ottieri.
L’identità nel graffio e nella costruzione.
Giuseppe Di Bella

 

Masuda Hiromi
Il suono del vetro

Gino Fienga 

 

Maurizio Galimberti.
Le infinite possibilità dell’immaginazione
Monica Mormone  

in-camera

Il video che non c’è.     

Nadia Lazzarini

net-art

Venezia 2.0 e altre città invisibili.

Mariacristina Cremaschi

exlibris 

Di che colore è il vento.

Manuela Gargiulo

riflessi 

Stefano Cusumano.
Il mondo sommerso.
Nadia Lazzarini
quid 

Venezia o anche dell’impressionismo in pietra.

Pippo Lombardo

- fine

Oltre lo spazio impeccabile.
Giuseppe Di Bella