CON-NEWS N.54

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Siamo arrivati all’ultima con-News dell’anno e senza fare bilanci particolari ci crediamo e andiamo avanti. Andiamo avanti nel nostro lavoro con la speranza che sempre più persone ci seguano in questo nostro viaggio nell’arte. Viaggio guidato da idee ben precise, da tante iniziative e soprattutto dalla voglia di raccontare l’arte al di fuori dei soliti circuiti. Ringraziamo tutti quelli che ci hanno letto e che continueranno a leggerci, tutti quelli che sono entrati a far parte del nostro confine, un confine aperto e vitale, come dovrebbero esserlo tutti. Un meraviglioso 2009 a tutti.

Italics si Italics no

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La mostra “Italics” 27 settembre 2008 - 22 marzo 2009 Palazzo Grassi, prima ancora di essere visitata aveva già scatenato i clamori da colosseo a cui sempre di più il dibattito contemporaneo sembra vincolato. Dalle pagine dei maggiori quotidiani i critici e gli intellettuali di mezza Italia hanno gambizzato o difeso il curatore Francesco Bonami vivendo la doppia tensione che poi è triplice infinita di contraddizioni e di ambiguità estetiche e poetiche. Achille Bonito Oliva in primis poi Argan due pesi massimi quasi oltraggiati, almeno a giudicare dall’impatto dell’invettiva, che nei confronti del più importante attuale critico italiano non hanno certo reso l’onore delle armi e nemmeno il beneficio del dubbio a quanto pare. Certamente se la lista dei nomi presenti all’evento come ha rilevato Oliva potrebbe far pensare a una sorta di arbitrarietà storica, soprattutto per lui visto che sono stati tenuti fuori i transavanguardisti, c’è da pensare a un secondo livello di lettura, difatti la personalità di Bonami per chi ne conosce lo spirito e la peculiarità si presenta in forma di comportamento artistico nella critica e nella ingegnosità dei tranelli semantici posti allo spettatore. Questo ci viene confermato anche sfogliando Flash Art in cui Giancarlo Politi lo definisce un machiavello moderno,

                                           Italics

un maledetto toscano che avrebbe inserito provocatoriamente opere di artisti come Annigoni o artisti mai sentiti, trascurati, per confondere la linea di pensiero nei confronti di critici per esempio come Sgarbi e Daverio che in Annigoni magari ci credono davvero come a uno di grande rilievo. Insomma ancora una volta siamo di fronte all’accecamento dell’arte contemporanea dove le possibilità di fruizione sono concettuose, illuministicamente sovraesposte e il povero fruitore non può far altro che rimanere disorientato e senza armi in un orizzonte senza approdi sicuri che non scivolino via come le quinte di un proscenio. Va benisssimo, ma se questa è la folata contraddittoria e imperativa c’è sempre la possibilità di osservare i fenomeni così come sono, con buon senso o con l’utopia morta e mai celebrata di un’arte davvero reale che susciti un’osservazione ancor più viva e naturale. Italics infatti potrebbe anche essere vista come una catalogazione di ciò che il sistema artistico ci riverva, senza un eccesso di giudizio semplicemente dissertando sulle opere di un mercato selezionatore variopinto, eclettico dove la multimedialità di Bonami interviene per mostrarci nudamente cosa l’italico è diventato o è sempre stato. Non è un caso che la mostra sia stata orgazizzato nel privato, forse l’italico così’ presentato è anche una denuncia nei confronti di istituzioni chiuse e reazionarie al vero mondo dell’arte che in Inghilterra per esempio o anche in Germania funziona alla grande. Italico colto come made in italy non più come definizione di un canone di identità assoluto e rivelatore del processo creativo intrinseco e genetico. Volontariamente si associano gli ultimi quanrantanni di arte italiana ad un ideale rivoluzionario che parte col sessantotto e che in nome di quell’utopia riverberata e ironicamente decaduta è fonta di una libertà assoluta, ma di chi già da tempo vi ha rinunciato a quella libertà in nome di altri e più proficui proventi im(materiali). Il confronto tra arti plastiche e arte totale è decaduto o è più vivo che mai? Fotografia, elaborazione grafica, pittura classica scultura, i pezzi presetati al Palazzo Grassi sono una sintesi alternativa, controcorrente all’imperativo serio della critica accademica imperante, e una vottoria seppure ironica e machiavellica di un certo savoir fair  che fa presa sul popolare (aiuto ho il terrore dell’ambivalenza di questo aggettivo). Tuttavia le parole dello stesso Bonami rincuorano quando rispondendo a Bonito Oliva con grande intelligenza sottolinea che una mostra non si può giudicare dai nomi, ma dalle opere e quindi magari è propria in queste contraddizioni apparenti che si cela il mistero dell’italico fattore, o dell’arte contemporanea, cioè nella possibilità di trovare l’Arte nell’intuito o nella felicità di una scoperta composita anche tra le opere di chi non rifulge onomasticamente o storicamente di grande luce creativa. Mi sembra un concetto davvero rivoluzionario e ambizioso, far parlare l’arte, le opere, gli artisti dimeticati, trascurati, sconosciuti i nuovi, nel silenzio critico che comunque aleggia e diverbia sommessamente e taglia e cuce: una posizione critica quella di Bonami che si erge al di sopra delle parti per restituire dignità al cosmo di gesti che non possono essere controllati e definitivi. Alla fine rimagono le opere , l’immortalità dell’arte contro la pochezza delle nostre filiformi parole caduche. Ma che sia davvero questa la posizione di Bonami? Chi lo sa?  Vi esorto a leggere per intero la lista degli autori selezionati invitandovi però a vagliare singolarmente le scelte operate e le opere visualizzandole così da farvi un’idea ancora in totale libertà. 

Giuseppe Di Bella 

con-news N.53

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Le donne… Quest’anno abbiamo parlato del femminile sotto aspetti anche inusuali. Abbiamo cercato di penetrare un pochino in questa sfera che sembra sempre così fragile, sembra quasi avere i contorni iridescenti di una bolla di sapone, ma che alla fine abbiamo scoperto più forte che mai, non impenetrabile, ma avvolgente e coinvolgente. Le donne nell’arte vengono fuori forti e piene di idee e di novità, sono autonome e indipendenti e stimolano la mente e non solo di chi si imbatte nei loro lavori. Irretiscono e, come la tela di un ragno, resistente e bellissima, non ti lasciano più andare.

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