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Oltre lo spazio impeccabile PDF Stampa E-mail
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BLOGGARTE - Rivista

E' quantomeno curioso che una rivista d'arte e che per di più si occupa prevalentemente di artisti contemporanei, dovendo affrontare nell'anno dedicato al rapporto arte/ambiente una monografia  sulla città di Venezia, ometta deliberatamente qualsiasi cenno, articolo, recensione sulla prestigiosa Biennale. Tuttavia chi conosce la nostra rivista, sa che umilmente il nostro cammino ha sempre preferito i sentieri alle grandi autostrade, il labirinto dei giovani e più appartati artisti alle grandi vetrine sovraffollate e auto-adulanti dove l'arte viene esibita e non meditata, non vissuta nello spazio ipertrofico che la "contiene". Ma una ragione che sta sempre alla base della nostra ricerca di originalità nei contenuti e nella scelta delle analisi, è ben più profonda se si pensa al conformismo che soffoca tutti gli ambiti del sapere e specialmente quello dell'arte contemporanea, in cui le maggiori testate proprio come avviene in merito squisitamente di cronaca giornalistica, finiscono con l'occuparsi sempre degli stessi avvenimenti, proponendo con titoli e tagli diversificati, lo stesso prospetto impeccabile riguardante solo pochissime fra le attività che anche ad alti livelli e non soltanto come a detta loro - collaterali, provinciali, minute - animano il panorama nazionale. Certo sulla qualità degli eventi possiamo sempre discutere, anche perchè non è che in periodi di crisi economica e mentre la politica si fa sempre più cupa, sempre più mediocre e sub-culturale, sia facile costituire movimenti di arte contemporanea numerosi e fecondi.

 

Ovvio è che facendo parte del mercato l'arte aspetti una crescita in grado di rimpolparla soprattutto nelle zone più di magra, poiché le grosse lobbies, i grandi nomi risentono fino a un certo punto del tracollo. Ma il punto è proprio questo, noi pensiamo che la varietà e la multilateralità del consorzio artistico-culturale sia uno dei valori fondanti del nuovo e della crescita. Se saranno sempre gli stessi nomi a circolare, se le gallerie (fortunatamente fra i giovani, alcuni davvero significativi) non ricominceranno una concorrenza alla pari, integrando sguardi sinottici sul reale e sulle poetiche sommerse, certo fra qualche anno alla biennale avremo ancora gli stessi volti, o ancora peggio il deja-vù di nomi diversi sopra le stesse opere. Ma lungi da noi dare qualunque tipo di imbeccata o di soluzione sommaria nella propria illusoria purezza, cerchiamo piuttosto di continuare il nostro lavoro, in maniera semplice appartata, ma soprattutto condividendo con i nostri ormai sempre più numerosi lettori, l'apertura rispetto ad una diversità che ci caratterizzi, nel bene e nel male. Questo è soprattutto in un momento di instabilità un approccio ambientalista, nel senso che tenta di rispecchiare in maniera pressoché autentica, uno spaccato di qualità all'interno del sottobosco vivo e operante dell'Italia, cioè di uno spazio sempre a rischio di provincialismo, o di passatismi nostalgici e decadenti. Avvicinarsi all'arte oggi vuol dire tenere a mente la lezione di grande innovazione che il nostro tempo ci impartisce e porsi in maniera critica nei confronti dei patrimoni sempre più globali, legati, ma in una apparenza che inganna, se il quotidiano, l'arte dell'altrove è sempre qualcosa un passo avanti ad ogni tendenza prevaricante. E questi spostamenti, queste virate improvvise e autonome delle forme creative devono essere alla base di un serio percorso di ricerca documentaria, seppure nella sua frammentarietà transitoria.

Così dopo questo numero su Venezia ci accingiamo a scoprire un altro aspetto teorico e creativo pericolosamente legato all'idea di traccia che l'umano condivide con lo spazio interattivo della propria identità architettonica, nella propria fenomenologia deflagrata, i luoghi in cui le visioni e le immanenze del proprio tempo si esplicano nella loro eterna provvisorietà. Attraverso lo sguardo della fotografia, della video arte, della pittura e della scultura cercheremo di definire i contorni di un'inquietudine che sobilla l'immagine e la vita concreta in cui le nostre riflessioni si metteranno sul tappeto, a giocare e ridiscutere ogni possibilità di cambiamento, o ripensamento rispetto a scelte che non conosceranno mai, per fortuna, la straziante noia della ricorrenza patronale della capitale veneta; sotto riflettori d'ombra continuiamo ad esistere e a  farlo per tutti colori i quali cerchino qualcosa oltre la notizia, oltre il saggio appiattito del solito circuito accademico unilaterale.

 
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