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ArtePadova: fra racconti di truffe e minacce di espulsione. PDF Stampa E-mail
BLOGGARTE - Nel con-fine

A volte il reflusso di marciume che bagna alcune lande del mondo dell'arte arriva purtroppo a sporcare anche coloro che cercano a tutti i costi di rimanere tranquillamente a riva a guardare, o si fanno strada anche disposti a rischiare di persona con intraprendenza, ma forse con ancora poca scaltrezza. Ad Arte Padova succede che diversi artisti provenienti da tutta Italia sono stati sfacciatamente truffati da un noto losco figuro televisivo che, con la promessa di metri di parete a disposizione degli artisti stessi e un certo numero di passaggi televisivi su un'improbabile canale SKY - il tutto per una modica somma di diverse centinaia di euro i nostri hanno dovuto anticipare. Insomma gli affitta-muri non hanno confini e continuano ad imperversare sfruttando la buona fede degli artisti che, desiderosi di esporre le loro opere, sono disposti anche a pagare cifre davvero considerevoli.

In questi giorni di fiera molti artisti sono venuti a sfogarsi al nostro stand lamentando questo genere di raggiri: il record è stato raggiunto da una signora di Udine che, per una mostra in una nota galleria del centro storico bolognese, ha dovuto pagare, per 20 giorni appena 9000 Euro!!!

 

 

 

 

 

Per non parlare della storia di un artista siciliano che ci ha raccontato di una premiazione organizzata da una nota rivista in cui la giuria pretendeva 300 Euro per poter ritirare la coppa che gli era stata assegnata e su cui era stata incollata una targhetta posticcia: "cioè mi vò vinniri 'a coppa??? 'I ti sfunnu ' u culu!!!!!  Protestava giustamente il nostro amico.

Il mondo dell'arte purtroppo non è aperto a tutti e la più grossa problematica inerente all'inserimento nel mercato consiste spesso, ci spiace dirlo, nella infinita ingenuità e anche pochezza di quanti con ostinazione a anche contro la più sfacciata evidenza continuano a perseguire la volontà di affermarsi come artisti a qualunque costo. Anziane signore, pittori della domenica, ragazzi e ragazze che ignari del reale funzionamento del sistema dell'arte si buttano a capofitto in imprese fantozziane di riscossa, includendo anche una certa dose di presunzione cieca la quale non gli permette nemmeno di operare una minima autoriflessione sulle proprie possibilità, non solo creative ma anche commerciali. Così il mercato nero delle buone intenzioni, della buona fede, dei poveri sfruttati artistuncoli che hanno bisogno di sognare a un prezzo ragionevole, nemmeno tanto a volte, sarà sempre più saturo e andrà a sporcare ulteriormente ogni idea ragionevole di esordio e andrà ad arricchire lo sciacallaggio di tutti i mediocri critici da accatto, televisivi, oscuri, approssimativi, ruffiani, cialtroni che di questo meschino meccanismo sono gli artefici e i principali beneficiari. Cosa dire di Arte Padova, è stata la scena decadente, con tutti i suoi deja- vù, le solite gallerie da quattro soldi, anche di imbarazzanti trattazioni fra la mandria degli artisti benpensanti al pascolo e i lupi spelacchiati e super-raccomandati pronti a divorarli col loro tacito consenso. Il mondo dell'altre è altrove certamente, gli artisti stanno altrove e ci auguriamo che presto questo sottomondo di squallidi compromessi e marketing di basso lignaggio sia presto estinto, in questo caso le grosse lobbies editoriali ed espositive danno il ristoro garante di una dignità ben remunerata e di spessore, diventano perfino consolatorie. In conclusione raccontiamo di come tutte le case editrici presenti alla fiera siano state intimate, pena l'esilio dalla fiera per gli anni a venire, di rimuovere alcune opere dai loro stand, in quanto fuori diritto rispetto alle gallerie che per esporre hanno pagato fior di quattrini. LA NOSTRA CASA EDITRICE IN PARTICOLARE ha ospitato per solidarietà i quadri di una giovane artista che dopo essere venuta fin lì dalla Sicilia e aver pagato 300 euro si è ritrovata senza alcuna parete su cui esporre e il direttore della fiera pur consapevole di questo ci ha minacciati di estromissione senza alcun tipo di riserva nè imbarazzo. Ma dico: siamo a una fiera dell'arte, i visitatori pochi e distratti non comprano nemmeno dalle gallerie, a stento si soffermano con lo sguardo sugli stand e ci poniamo problemi di concorrenza etica, ancora in questo scenario di bassa provincia? Il fatto è che sul regolamento firmato dagli editori questa clausola non esiste affatto, nessun articolo parla dell'impossibilità di appendere a scopo ornamentale, né con limitazione di altri scopi, opere alla pareti. Insomma di che stiamo parlando? Di niente ed è per questo che prima di deprimerci volgiamo altrove lo sguardo.

Ovviamente in nero e con assegni intestati ad altra persona...

 

 

Commenti  

 
0 #1 roberto sanchez 2010-02-23 20:15
Non so quante gallerie e spazi espositivi para-museali come il Museo Minimo chiedono alcunchè di denaro all'artista, ma credo che collegandoci in network potremmo far pesare un modo decente di agire per la promozione dell'arte tenendoci lontani da luoghi e situazioni ambigue.
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