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| Prossime inaugurazioni |
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Galleria Gagliardi

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San Gimignano, dal 4 al 19 luglio 2009
VIRGILIO
Universi Alchemici
In
punta di pennello, preciso e minuzioso, con interpretazioni visive e
codici di fiamminga memoria, Virgilio, lavora ad opere nelle quali
ricrea universi ricchi di storia ma anche di attualità. Dietro
l’apparenza quattrocentesca si cela un Artista (Virgilio è uno
pseudonimo) raffinato e colto, il quale coglie aspetti del contemporaneo
con tagli di inquietante riflessione: una equilibrata alchimia di codici
e definizioni. Minuziosamente disegnati, i suoi conigli, carote, lumi,
mele, fanno da pretesto simbolico a significati altri, da decodificare:
frutti sezionati, trafitti da aghi e chiodi, con appesi messaggi
cifrati, esoterici frammenti di pergamene, cassetti misteriosi,
lucchetti senza chiavi, tovaglie merlettate. Messaggi verbali affiancati
ad improbabili ibridi animali riassemblati, esseri rinati a nuova vita
per mezzo di innesti meccanici. Suggerimenti criptici, quasi a voler
creare con lo spettatore, il vecchio gioco del mistero del senso, nel
mondo immaginifico di uno scienziato sperimentatore dell’impossibile.
I colori sono stesi meticolosamente; una pittura chirurgica, fredda e
capace di svelare concetti ed osservazioni di carattere universale. Le
ultime tele realizzate per la Galleria Gagliardi, che ospita per la
prima volta una personale dell’Artista, sono legate al tema del “Luogo
dell’Evento”. Gli oggetti immaginari, i legumi, i frutti bionici e gli
ambigui animali, protetti da una campana di vetro, vivono una vita nella
vita, immersi in un mondo fantastico e sviante che li circonda. Separati
da quella calotta trasparente, si offrono inermi all’ osservazione
dell’occhio indagatore dello spettatore. Un luogo ove, come un canone
inverso, il tempo è un altro tempo e dove l’evento si manifesta come in
una realtà parallela. Sono alchemici e criptici i vari piani esplorati
dall’artista, poiché contengono i vissuti di un universo fantastico. Le
mutue relazioni tra falso e vero, tra mistico e profano, si intrecciano
e si fondono, legando insieme lo scenario del visivo e del verbale,
concedendo allo spettatore più interpretazioni di significato. Un
viaggio nell’allegoria di natura medioevale visto con gli occhi di un
uomo della nuova generazione artistica.
“[…]L’irrazionale è la sua verità ed è chiaro l’intento di ammettere,
come sostanziali, tesi opposte a ciò che comunemente viene distribuito
sotto l’etichetta del “rigor logico”. Citazioni, travisamenti del reale
con azzardi immaginifici che la lettura dei lavori porta ad andamenti
ora ludico-favolistici, ora connessi a versioni “dada”, ora in sintonia
con il lato oscuro di tutto ciò che appartiene allo svolgimento
dell’essere. […]” tratto da “Meccanica del Sogno”, testo di Franco
Basile , 2006 , Forni Editore.
Galleria Gagliardi Arte Contemporanea - Via S. Giovanni, 57
- 53037 San Gimignano (SI) Tel +39 0577 942196 - Fax +39 0577 907175 -
skype:galleriagagliardi -
www.galleriagagliardi.com -
press@galleriagagliardi.com
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Mostre in corso |
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DIR'ARTE
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Modica, 27 giugno - 19 luglio 2009
Sasha
Vinci
YOU ARE HERE
YOU EXIST
A cura
di/curated by M. Fabiana Bellio e Francesco Lucifora
Testi/critic texts by Marco Napolitano e Giovanni Tidona
You are here You exist è il titolo della personale di Sasha Vinci.
L’esposizione sarà inaugurata Sabato 27 Giugno c.m. alle ore 19.30
presso la Galleria DIR’ARTE diretta da Francesco di Rosolini. Il
vernissage darà modo di vedere opere di scultura e grafica su carta
facenti parte del progetto essere/esistere sul quale l’artista ha
impiantato forme e figure confluite nella presente personale. Il
catalogo dell’evento espositivo verrà presentato Sabato 18 Luglio presso
la Galleria DIR’ARTE e conterrà oltre all’intro curatoriale, i testi
critici di Marco Napolitano e Giovanni Tidona. Sarà presente l’artista.
DIR'ARTE
di Francesco Di
Rosolini
Via T. Campailla n. 99 - 97015 Modica (RG)
Tel. 0932 947456
www.dirarte.it -
info@dirarte.it |
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Italarte Portuense
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Roma, 20 giugno -
15 luglio 2009
INCONTRI D’ARTE
Sabato
20 Giugno 2009 presso la Galleria Italarte Portuense di Roma si inaugura
la mostra “INCONTRI D’ARTE”: una bella selezione di oli, tecniche miste
e sculture di Camillo Catelli, Francesco Carvelli, Rita De Silvestri,
Maya Kokocinski, Vladimir Khasiev, Franco Marzilli, Stefania Orrù, Marco
Salerni, Elena Tommasi Ferroni.
Artisti che operano nel solco della migliore tradizione figurativa anche
se utilizzano tecniche e poetiche espressive diverse. In Marzilli la
pittura si fa materia corposa, le superfici gessose e ruvide, i suoi
soggetti preferiti (paesaggi,ballerine,nature morte) sono pervasi da
calde cromìe; come corpose e materiche sono anche le composizioni
naturalistiche della De Silvestri. Gli acquarelli di Khasiev si
presentano come raffinati e preziosi oggetti senza tempo: una pittura di
paesaggio di antica memoria (ricorda gli acquerellisti inglesi e quelli
della “Campagna romana”) resa però moderna dal “tocco” magico delle
trasparenze e delle velature. Originale e antica è la tecnica ad
encausto di Salerni: l’uso della cera miscelata a caldo con i colori e
spatolata sulla tavola, ottenendo effetti luministici e formali
affascinanti e di grande qualità. Anche Orrù adotta una tecnica antica
per rappresentare in modo efficace i suoi corpi di donna e le nature
morte: l’affresco a strappo elaborato su tavola. che crea suggestivi
effetti cromatici. Le figlie d’arte Maya Kokocinski ed Elena Tommasi
Ferroni, pur risentendo della formazione della scuola paterna se ne
distaccano con piena maturità ed autonomia: Elena perseguendo una
raffinata ricerca di affabulazione fantastica e visionaria che ricorda
la pittura fiamminga; Maya scavando nella psicologia dei personaggi ,
nelle inquietudini esistenziali, con una forza coloristica che emana una
profonda carica emotiva. Le sculture infine: in quelle di Catelli si
unisce l’immaginazione fantastica alla resa del movimento dinamico di
stampo futurista,in opere che esprimono il tormento dell’essere umano;
mentre Carvelli si muove sul piano della sapienza poetica nel realizzare
evocazioni mitologiche e moderne sia nello “stiacciato” dei bassorilievi
che nelle opere a tutto tondo.
N.B. Questa mostra è l’ultima che si terrà nella sede di Lungotevere
Portuense, dal 15 luglio ci trasferiremo nella Galleria L’Indicatore in
via delle Colonnette,20 (vicino Piazza Augusto Imperatore e Via del
Corso)
Galleria Italarte Portuense
- Lungotevere Portuense, 158/A - ROMA - tel. 06.58301270
www.italarte.it
ORARI Ore 10.00-13.00/16.00-19-30
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Flaviostocco
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Castelfranco
Veneto, 13 giugno - 11 luglio 2009
New York Visual Jazz – live at Castelfranco Veneto 09
Come
spiega l’artista “New York Visual Jazz è un'interpretazione personale
del mondo basata su riflessioni architettoniche e parole di classiche
canzoni jazz.
Fotografia, un momento che vedi e sperimenti, un secondo catturato che
diviene eterno, interminabile. Un intervallo che arresta il cuore e lo
guida alla ricerca dell'aria lasciandoti continuare a respirare. Nel
frattempo, soffocate e diventate così piccoli che anche se, incapaci di
spostare un dito, improvvisamente sentite un click e saprete così che
l'immagine sarà vostra per sempre.
Quando il jazz non è ascoltato, ma piuttosto visto, la mia testa lo
identifica in immagini e composizioni come queste. Le cose e gli oggetti
sono creati usando forme che soltanto con lo sguardo fisso si possono
modellare, rivelando una realtà nascosta e diversa a ogni prospettiva.
Un “ora” che è tanto commovente quanto un secondo, che non può essere
veduto, ma può essere sentito. Perché il jazz mi da la stessa
sensazione. Una voce che fugge alla realtà che la partitura scrive per
essere riformulata, a suo gusto e gradimento, attraverso la sensibilità.
E quella nota, quella frase, quella parola, o quel suono, desidererei
metterlo in pausa, allungandolo all’infinito.
Qui, voglio che tutto si veda e si ascolti. Questo lavoro è inteso come
un mezzo per comunicare com’è possibile associare un secondo di
un'immagine e un secondo di musica, per vedere e ascoltare di nuovo,
ogni qual volta lo si desideri, trovando così un legame d’unione che
testimoni la loro relazione”.
Galleria Flaviostocco - Borgo
Pieve 21 - 31033 Castelfranco Veneto (TV) - Tel/Fax 0423 495661
info@flaviostocco.it
- www.flaviostocco.it
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Anna Breda
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Padova, 11 giugno - 4 luglio 2009
YOSHIN
OGATA
cerchi d’acqua
Uno dei segni che più
caratterizzano il pianeta è l’acqua. Alla presenza dell’acqua si collega
l’origine della vita. Per Yoshin Ogata l’acqua e i suoi segni,la goccia,
il flusso,sono sempre stati simboli della vita che scorre, scava,
rigenera… Il dialogo di Ogata con l’acqua dura ormai da 30 anni e si è
espresso in una gamma vastissima di marmi, graniti di vari colori
provenienti da tutto il mondo e che accuratamente sceglie per adattare
le sue sculture agli ambienti che le ospitano .
Le sculture di Ogata in particolar modo quelle monumentali,hanno bisogno
del vuoto intorno e del diretto rapporto con l’ambiente che le accoglie
in un’unica armonia di fusione. Infatti le sue opere di maggiore
dimensione sfuggono a qualunque monumentalità retorica esaltandone la
grande essenzialità ed eleganza.
Ogata realizza opere che esaltano i movimenti dell’acqua e soprattutto
la caduta della goccia che prende forma,disegna tracce trasformando la
dura pietra. Infatti l’artista parte dal concetto della filosofia
orientale in cui tutto si elabora e si rinnova attraverso l’energia.
L’acqua e la pietra, sono per Ogata i due elementi primari simboli delle
energie della natura e della sua potenza rigenerante …che l’artista vive
e sente, attraverso la realizzazione delle sue sculture.
Yoshin Ogata nasce a Miyakonojo in Giappone nel 1948.
Anna Breda Arte Contemporanea
- Via S.
Francesco, 35 - 35121 Padova
Tel. Fax: 049 8774401 - cell. +39 329 2312572
www.annabreda-arte.com -
info@annabreda-arte.com
Orario: da
martedì a sabato 10.00 – 13.00/ 16.00 – 19.30 |
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Museo Minimo
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Napoli, 10 giugno - 30 giugno 2009
La
cospirazione figurativa
Rosa
Cassino, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini,
Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni, Lucio Statti
L’equivoco comune e
permanente che riguarda l’arte contemporanea fatta con tele, pennelli,
colori e per di più figurativa, è proprio di non considerarla attuale.
Dal momento che, agli albori del secolo scorso, l’arte si affrancava
dalla rappresentazione della fisicità di ciò che ci circonda, la pittura
legata alle figure, ai paesaggi e agli oggetti ha perso sempre più
terreno nel testimoniare la ‘modernità’ e la ‘contemporaneità’. Ma,
anche se la parentesi della ’Transavanguardia’, seppur nel suo limite di
attingere sovente all’arte arcaica , ha fatto superare molti pregiudizi,
non sempre risulta chiaro a critici ed appassionati che così come l’arte
non è legata aprioristicamente ad una tecnica e ad un medium così non
esiste un dogma che condanni la ‘pittura figurativa’ ad un esercizio
sterile. Credo, infatti, che nello spazio limitato di una tela e
nell’uso di pigmenti colorati esiste tutt’oggi la possibilità di
realizzare la grande alchimia dell’opus: creare il ‘mondo in piccolo’,
fissare in quello spazio reale e virtuale l’umano altrettanto reale e
virtuale. In altri termini dobbiamo ricordarci che un ritratto, un
paesaggio, una natura morta non sono un tentativo di riproduzione
verosimigliante o una semplice rappresentazione più o meno
personalizzata, ma un mondo grande e complesso. Nel momento che
percepiamo nell’opera il mistero e la forza creativa ogni dubbio tace e
resta una sola domanda: cosa spinge l’artista ad abbandonarsi, per così
dire, all’estasi del demiurgo dalle mani sporche di colore? Così questo
gruppo di artisti, molti dei quali con una lunga esperienza di vari
astrattismi, oggi rivendicano con forza e a gran voce non semplicemente
il diritto ad esistere della loro pittura come ‘riserva indiana’ ma la
sua potenziale supremazia, primato che si fonda non sulla rottura ma
sulla continuità. Tutto ciò, riflettiamo, si accorda con la tendenza
attuale nella società occidentale del recupero dei valori maldestramente
e frettolosamente accantonati. Infine, se vogliamo dirla tutta,
l’intento non secondario di questi sette artisti è di contribuire a far
vedere” il re nudo” dove il re è lo spocchioso regime del brutto
contemporaneo.
Carolina Mantellini
Museo Minimo -
Via detta San Vincenzo, 3 - 80125,
Napoli
Tel/fax: 081/621170
Orari: lunedì e mercoledì h. 15-18 - Martedì, giovedì e venerdì
h. 9-12 - O su appuntamento.
www.museominimo.it -
museominimoi@virgilio.it |
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Gallerie La Nuvola

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Roma, 10 giugno -
10 luglio 2009
BLACK &
WHITE
Con la
mostra Black&White i galleristi Fabio Falsaperla e Nicoletta Maria
Gargari divengono ancora una volta testimoni di un importante pezzo di
storia dell’arte grazie alla presenza di opere di artisti, di due
generazioni a confronto, che usano la pittura come sperimentazione
formale.
Con le opere in bianco e nero di artisti storici quali Carla Accardi,
Franco Angeli, Mario Ceroli, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Jannis
Kounellis, Renato Mambor, Gino Marotta, Fabio Mauri, Cesare Tacchi,
Mario Schifano e dei più giovani come Getulio Alviani, Costantino
Baldino,Ivan Barlafante, Danilo Bucchi, Alessandro Cannistrà, Pamela
Cento, Dan.Rec, Giusy Lauriola, Emilio Leofreddi, Achille Pace, Alberto
Parres, Gisella Pietrosanti, Cristiano Pintaldi, Nicola Spezzano e
Stefano Trappolini ci si trova coinvolti in un processo di
approfondimento psicologico tale da mettere in moto tutte le sensibilità
emotive e logiche di ognuno di noi.
La scelta di presentare solo opere in bianco e nero o solo bianche e
solo nere, nasce dalla necessità dei due galleristi di mostrare
l’armonia dei segni della pittura contemporanea con la quale lo
spettatore può ricavare tutte le emozioni, le sensazioni o finanche le
visioni, che la semplicità composita di ogni opera e il ritmo severo di
pieni e di vuoti suggeriscono.
Dall’arte figurativa all’arte astratta, la semplicità della scansione
ritmica delle opere in bianco e in nero appare come un tentativo di
semplificazione razionale, grazie alla quale gli artisti presenti in
mostra trasmettono l’intuizione, la forza e la libertà della pura
creazione.
Vernissage: mercoledì 10 giugno 2009, ore 18.30
Gallerie
La Nuvola -
via Margutta
51/a, via Margutta 62/a, Roma
Lun – Sab ore 10.00 – 19.30. Ingresso gratuito
Tel/Fax: 06.36005158 – info@gallerialanuvola.it –
www.gallerialanuvola.it |
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Arteincornice
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Torino, 4 giugno
- 25 luglio 2009
I quattro elementi: TERRA – ACQUA
– FUOCO - ARIA
Tra le
molteplici opere che compongono la collezione della galleria sono state
scelte quelle maggiormente emblematiche nella rappresentazione di questi
principi fondamentali della vita umana.
Da sempre Terra, Acqua, Fuoco e Aria, le quattro radici di tutte le
cose, immutabili ed eterne, origine di tutta la realtà, sono state
utilizzate per raccontare il mondo.
I quattro elementi sono un concetto che descrive la realtà che ci
circonda come un processo graduale ed eterno di trasformazione dell'
equilibrio tra le forze universali; elementi racchiusi ad esempio nella
creazione di Giacone, Inno alla Natura (1998).
Tutto ruota intorno a questi quattro elementi, ed a loro tanta arte si
ispira poiché la loro composizione origina creazioni meravigliose del
cosmo. Tutti i colori, gli oggetti di natura, gli stati d’animo ed ogni
sentimento vengono espressi dagli artisti rinviandoci ad un elemento.
La sala che ospiterà la mostra presenterà al pubblico quattro sezioni,
rispettivamente:
TERRA - Casadei, Garino, Gerico, Gilardi, Mainolfi, Martellini, Pedretti,
Proverbio, Roccotelli, Ruggeri, Schifano.
ACQUA - Artias, Fissore, Giacone, Kodra, Migneco, Mondino, Paulucci,
Possenti, Rognoni, Torenbeek, Treccani.
FUOCO – Accardi, Chiari, Lessio, Moncada, Nespolo, Perilli, Pontecorvo,
Rampazzi, Salvo, Secci, Tomaselli.
ARIA – Boffa, Carena, Dangelo, Gagliolo, Giovannini, Lodola, Montesano,
Napolitano, Oki, Oriani, Simeti.
Tra le opere scelte per raccontare l’elemento TERRA, che rappresenta il
piano fisico descrivendo la stabilità e la tangibilità incontriamo
Mainolfi, che lo fa attraverso un immersione nel verde di un bosco
fiabesco (Senza Titolo, 1988) mentre Gerico incanta con la sua Natura in
posa - Melograno (2006).
L’ACQUA, principio originario che determina la vita, elemento nel quale
tutte le cose ritornano terminata la loro esistenza, ci racconta della
sua ricettività, rappresentando così il piano delle emozioni. Ne Le mer
(1980), Mondino grazie a tratti veloci regala alla vista la condizione
di perenne mutevolezza di quest’elemento catturato anche da Torenbeek
nella Stazione termale (1982).
A spiegare il mutamento incessante delle cose attraverso la passione,
l’azione e la forza di volontà, vi è l’elemento FUOCO che rappresenta
inoltre le intenzioni e la determinazione. Questo terzo elemento è
delineato da Chiari nella sua opera intitolata Pianoforte (2000) nella
quale lo strumento anziché creare lievi e soavi note fa nascere una
vampata di fiamme, e nei segni ideati da Accardi che in Senza Titolo
(1998) raffigura simboliche tracce di fuoco che si presentano allo
sguardo dello spettatore con grande veemenza.
Ultimo, lieve ed inconsistente, l’elemento ARIA, essenziale per la vita,
immenso e sempre in movimento, coincide con lo spazio e con la volta
celeste come descritto da i Ballerini sopra le nuvole (1989) di Lodola
che sembrano voler ricordare la lievità dell’aria, o nell’opera di Boffa,
Velocità (1985) nella quale l’artista tenta di catturare la rapidità di
un aeroplano nel blu del cielo.
Arteincornice Galleria d’Arte Moderna e
Contemporanea - via Vanchiglia, 11
- 10124 Torino – tel./fax 011.88.50.71
info@arteincornice.it
- www.arteincornice.it
Orario: 9,00 – 13,00 e 15,00 – 19,00 – Chiuso festivi e lunedì
mattina |
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Galleria Sant'Angelo

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Biella, 30 maggio
- 5 luglio 2009
Celebremus
fotografie di Roberto Ramella
La mostra dedicata al
fotografo biellese Roberto Ramella è composta da 35 immagini in bianco e
nero realizzate negli ultimi tre anni in varie località d’Europa e di
Israele. Le fotografie riguardano momenti, volti e particolari in cui
l’uomo vive un mistero che lo trascende. Tutte le opere sono state
realizzate con pellicola 24x36 mm e stampate a mano dall’autore su carta
baritata. Le opere esposte sono raccolte nel volume Celebremus, con
prefazione di mons. Loris Francesco Capovilla, che sarà presentato in
occasione della mostra.
Scorrendo le foto di
questa raccolta si percepisce che l’autore è animato da un profondo
senso del divino. A mio giudizio Roberto Ramella ha la capacità di
cogliere in ogni immagine aspetti “spirituali” che generalmente sfuggono
all’occhio distratto di un comune osservatore. Ritengo riduttivo
definire queste foto come “belle”. Infatti, la tradizione ebraica, pur
non ignorando gli aspetti estetici del creato, è piuttosto orientata
alla ricerca di ciò che è “buono”. E la ricerca del buono, del profondo,
di ciò che veramente è importante, traspare da ogni singolo fotogramma.
Pertanto, più che dalla bellezza di ogni singola opera dell’ingegno di
Roberto Ramella, l’osservatore è colpito dal fascino esercitato dai
soggetti, dagli scorci, dai giochi di luce e ombre, tutti elementi
attraverso i quali si percepisce l’ansia della ricerca, le
impercettibili sottolineature, la cura del dettaglio. L’osservatore è
così sollecitato a “scoprire” il messaggio che l’autore vuole
trasmettere. Si tratta pertanto di un materiale ricco di spunti di
riflessione che l’autore ci offre coniugando il “terreno” con lo
“spirituale”. Un prodotto che nasce dal cuore; e una massima ebraica
sostiene che “quanto esce dal cuore penetra nel cuore”.
Luciano Meir Caro, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Ferrara
Guardando
il tuo album di fotografie mi è parso di ascoltare – visibilizzata – una
sinfonia di luce, una musica ora dispiegata e sonora, ora tutta raccolta
e appena accennata. Si effonde, questa musica, nell’atmosfera, umbratile
e luminosa del sacro, della celebrazione e della contemplazione; mai per
puro svago, sempre per un viaggio interiore verso il mistero delle
persone e delle cose. Ecco, direi che le tue fotografie non fanno
spettacolo, non fanno battere le mani: mettono invece in silenzio, in
religioso ascolto della voce di Dio ovunque presente. Accanto ad ogni
immagine si potrebbe mettere una preghiera, una poesia, brevi parole
solo per suggerire all’anima di chi le guarda il segreto per una
ineffabile esperienza del Dio-Amore che abbraccia l’universo da Lui
creato.
Anna
Maria Canopi, Abbadessa della Abbazia Benedettina dell’Isola San Giulio
La mostra ha il patrocinio
di: Provincia di Biella, Città di Biella, Diocesi di Biella, Federazione
Italiana Associazioni Fotografiche (mostra riconosciuta A10/09),
Fotoclub Biella.
Galleria Sant'Angelo
- Corso del Piazzo
18 - 13900 Biella (BI)
- tel. 015 20101
www.galleriasantangelo.it
– info@galleriasantangelo.it
Orari di
apertura: da giovedì a domenica ore 15.30 alle 19.00 |
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Françoise Calcagno
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Venezia, 6 giugno
- 1 agosto 2009
EFFETTICOLLATERALI#2/Controindicazioni
d’Arte
La seconda edizione di
“Effetti Collaterali”, progetto a cadenza biennale, vuole proporre delle
controindicazioni d’Arte. L’intento è quello di liberare la creazione
portandola in un ambito privo di quei condizionamenti istituzionali che
tendono a seppellirla in formule stereotipate.
“Effetti Collaterali#2”, è un happening di XX.9.12 ARCHIVIO VINILE, work
in progress itinerante la cui natura è fortemente radicata nel concetto
di continuo divenire.
La manifestazione propone una serie di eventi dislocati in differenti
aree: a Venezia, presso Francoise Calcagno Art Studio, galleria situata
nel ghetto nuovo, a Piombino Dese, presso lo spazio d’arte XX.9.12
FABRIKArte e in Slovenia, a Capodistria, presso Palazzo del Pretorio.
La scelta di avvalersi di differenti sedi, nasce da una duplice
esigenza: da un lato amplificare la risonanza dell’evento; dall’altra
creare una forma di interazione (parola chiave dell’intero progetto) fra
aree geograficamente diverse che, assorbendo e condividendo nuove
esperienze artistiche, le restituiscano apportando nuovi e originali
contributi.
Gli eventi proposti da ciascuna sede, sono quindi delineati da una
prospettiva di intenti unitaria e propongono percorsi di arte visiva e
interactive digital performance.
Gli artisti invitati, italiani e stranieri, sottendono il carattere di
internazionalità che permea il progetto. Nella scelta si vuole far
emergere i nuovi talenti del mondo della digital art accanto ad artisti
con consolidata esperienza nel mondo delle arti visive, per rendere
possibile un’interazione e uno scambio di esperienze fra differenti
background culturali e intellettuali.
Da una parte, quindi, cercare nell’Arte un fattore omogeneizzante che
funga da collante fra molteplici substrati culturali; dall’altra far
emergere le caratteristiche individuali in un rapporto interattivo non
solo mediatico ma, fondamentalmente, di natura sociale.
L’intento principale del progetto risiede nel concetto di
transdisciplinarità delle arti e nella collaborazione fra
artista-opera-spettatore.
Transdisciplinarità perché non si compie solo interazione fra le varie
forme di pensiero, ma si viene a creare fra le stesse un nuovo filo
conduttore.
Nell’Arte questa forma di collaborazione si compie indagando nelle varie
dimensioni del processo creativo: attraverso l’ interazione fra artista
e tecnologia e fra artista e spettatore.
Collaborazione e interazione, parole chiave di questo tipo di ricerca,
si miscelano armonicamente in un processo co-creativo, nella ricerca di
individuare la nuova immagine dell’Arte rappresentata dall’evoluzione
della cultura tecnologica.
Il progetto viene per questi motivi delineato in due direzioni
speculari: da una parte il percorso espositivo, dall’altra interventi di
interactive digital performance.
Il percorso espositivo propone interventi di arte visiva realizzati su
un supporto identico per ciascun artista: il disco in vinile. Su vecchi
dischi che rappresentano in qualche modo la memoria “storica” insita nel
nostro ricordo, artisti italiani e stranieri compiono un intervento
estetico ispirati dalla personale vena creativa. I vinili d’arte così
creati, vanno a comporre un allestimento eterogeneo dove, partendo da un
identico elemento (il disco in vinile, appunto), si illustrano le
diverse espressioni artistiche: dalla pittura alla scultura, dalla
fotografia al collage e alla grafica, dalle installazioni composite alla
video-arte.
L’immagine statica riproposta, costituisce una sorta di supporto
analogico tangibile in cui l’immagine e il suono delineano il parametro
culturale dell’Arte e della Cultura non ancora contaminate dalla realtà
virtuale.
Il percorso di interactive digital performance propone invece, in modo
sinergico e non limitativo, una sorta di virtualità del mondo apparente.
Gli artisti interessati alla possibilità di programmare la propria opera
d’arte, oltre che a crearla, cooperano con le nuove tecnologie per
formulare domande “nuove”. La realtà virtuale non vista come l’arte del
futuro ma come una nuova dimensione da esplorare.
La presenza
di video installazioni funge da supporto in divenire per interventi
artistici trans-mediali dove la digital art, sfruttando mezzi
mono-mediali quali il computer e tutto il mondo ad esso correlato,
genera una diversa percezione dell’immagine.Le opere d’arte che
definiscono il percorso di interactive digital art, sono quindi dei veri
e propri work in progress: mai propriamente definite, ma in continuo
mutamento, opere in divenire che interagiscono con il visitatore che, in
questo modo, non si limita più ad un’azione contemplativa.
Lo spettatore,
trovandosi a interagire nel processo creativo, assorbe questa
particolare esperienza dandogli una reale (e non virtuale) connotazione
artistica.
Françoise Calcagno Art
Studio - Campo del Ghetto Novo, Cannaregio 2918 -
30121 Venezia
Info: (+39)3391134786 (+39)0417792011
info@calcagnoartstudio.com -
www.calcagnoartstudio.com
Orari: da lunedì a venerdì 10/13
-15/18 - Sabato e domenica su appuntamento
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Galleria Continua
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San Giminiano, 23
maggio - 29 agosto 2009
ILYA
& EMILIA KABAKOV
Galleria Continua è lieta di presentare una nuova mostra personale di
Ilya & Emilia Kabakov.
Padre del Concettualismo russo e decano dell’arte contemporanea Ilya
Kabakov è riconosciuto internazionalmente come il più importante artista
russo vivente e come una delle figure che ha maggiormente segnato la
scena artistica del secolo appena trascorso.
Fin dall’inizio della sua ricerca Ilya Kabakov pone al centro della sua
poetica l’analisi della condizione sociale sovietica del periodo
post-staliniano, descrivendone la condizione di vita e i suoi paradigmi
istituzionali. Dal 1988 collabora con la moglie Emilia. Insieme, in
questi anni, hanno realizzato progetti per i più prestigiosi spazi
espositivi di tutto il mondo, solo per ricordarne alcuni: il Padiglione
Russo alla 45° Biennale di Venezia nel 1993, la personale allo State
Hermitage Museum di St. Petersburg nel 2004, le personali The House of
Dreams alla Serpentine Gallery di Londra nel 2005 e Orbis Pictus al
Setagaya Art Museum di Tokio nel 2008; tra le collettive, inoltre:
Magicians de la Terre al Musée National d'art Moderne, Centre Pompidou
(1989), Documenta IX Kassel (1992), una grande mostra storica al
Guggenheim Museum di New York (2005) ed ancora, la 47° la 50° e la 52°
Biennale di Venezia; nel 2008, oltre alla Biennale di Singapore, Ilya
and Emilia Kabakov Retrospective, An Alternative History of Art and
other projects, la più ampia retrospettiva mai realizzata in Russia
dagli artisti.
Kabakov si definisce “testimone di una civiltà sepolta” di cui ha
cercato di far rivivere le atmosfere attraverso oltre 160 “Installazioni
Totali”. Nelle installazioni totali Ilya e Emilia Kabakov ricostruiscono
classici ambienti di oltrecortina, una scuola abbandonata, interni di
appartamenti e ospedali, una cucina comunitaria. Luoghi spogli e
minimali, realizzati con materiali poveri e illuminati da luci fioche,
danno forma ad un racconto autobiografico dove arte e vita si incontrano
e, dove lo sguardo sulla storia, diventa un modo per riflettere sul
futuro dell’arte e dell’uomo.
Il percorso espositivo che gli artisti propongono in questa mostra si
articola attraverso una serie di sculture e installazioni per giungere
fino in platea, dove viene presentato The Blue Carpet.
L’opera riproduce un singolare ambiente domestico: una stanza coperta da
un enorme tappeto blu, circondato da una serie di piccoli quadri che ne
segnano il perimetro. L’atmosfera accogliente e la luce soffusa invitano
il visitatore a prendere confidenza con lo spazio, accompagnandolo verso
uno stato di quiete meditativa. Gli elementi che compongono
l’installazione (la dominante di colore, i volumi della stanza e la
linea disegnata dai quadri che incorniciano il pavimento diventando un
vero e proprio motivo decorativo) sono disposti dai Kabakov in modo tale
che il visitatore li possa percepire sia nella totalità d’insieme, sia
nel singolo dettaglio. Dettaglio che, a sua volta, svela mondi
inaspettati come si legge nel testo con cui gli artisti accompagnano
l’opera: “…nessuno lo sa, ma più di ogni altra cosa mi piace sdraiarmi
sul pavimento. … Mi sdraio su un lato e guardo ciò che mi circonda… mi
piace esaminare gli oggetti più minuti che mi trovo davanti: palline di
polvere, fiammiferi usati che ai miei occhi formano un misterioso
paesaggio, e mi sento come un gigante lì dentro. Quello che amo di più
però, è sdraiarmi sulla schiena e guardare in alto, le pareti della
stanza scompaiono e l’immaginazione mi fa volare…..Una volta ho visto
altri che amano fare quello che faccio io. In una cartolina colorata ho
visto una moltitudine di persone all’interno di una moschea di Istanbul…
stavano sdraiati nelle posizioni più varie su un enorme tappeto che
sembrava una piscina blu e con sguardo sognante guardavano in alto.”
GALLERIA CONTINUA
Via del Castello 11, San Gimignano (SI),
Italia
tel. +390577943134 fax +390577940484 info@galleriacontinua.com
www.galleriacontinua.com
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Galleria Continua
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San Giminiano, 23
maggio - 29 agosto 2009
CARLOS
GARAICOA
Galleria Continua è lieta di ospitare nei suoi spazi espositivi di San
Gimignano una nuova mostra personale dell’artista cubano Carlos Garaicoa.
Attivo fin dai primi anni ’90, Carlos Garaicoa è internazionalmente noto
per aver partecipato ad alcuni degli eventi più importanti del mondo
dell’arte contemporanea: la Biennale di Johannesburg (1995), la Biennale
di Sao Paulo (1998), la Biennale di Gwangju (1997) oltre alle edizioni
V, VI e VII della Biennale de L'Avana e alla prima Triennale di Yokohama
nel 2001. La consacrazione ufficiale arriva però nel 2002, con l’invito
a prendere parte a Documenta 11 a Kassel Le opere di Carlos Garaicoa
sono state inoltre presentate al pubblico in importanti istituzioni:
Centro Wilfredo Lam e Fundación Ludwig de Cuba, L’Avana (1995);
Kunsthalle di Vienna (1999); Museo de Arte Reina Sofía, Madrid (2000);
Institute of Contemporary Art, Boston (2002) e, in Italia, Castello di
Rivoli (2000) e 51° Biennale di Venezia (2005). Per il mese di giugno
sono in programma la partecipazione alla 53° Biennale di Venezia con
Mundus Novus-Arte Contemporaneo de America Latina all’interno del
Padiglione Latino Americano e la personale al Castello di
Blandy-Les-Tours in Francia.
La ricerca artistica di Carlos Garaicoa si concentrata sin dall’inizio
sull’architettura e la città.
Utilizzando media diversi -dalla fotografia, al disegno, al video e alla
scultura fino alle installazioni museali di grande impatto visivo
ottenute dall'assemblaggio di lampade, oggetti di vetro, libri, candele,
strumenti musicali- l’artista porta avanti un’analisi della città come
organismo vivente.
Il primo modello di indagine per Garaicoa è la realtà urbana della
vecchia Avana. Ce ne offre un ritratto tanto antropologico quanto
appassionato sviluppando una narrazione carica di pensieri, spazi e
luoghi dimenticati. Garaicoa si muove alla ricerca di tracce, di
relazioni, di legami, intrecciando realtà e finzione, poesia e denuncia.
Nel suo lavoro l'architettura è pensata come uno spazio possibile, un
luogo che può essere ripensato e reinventato. Il contrasto fra utopia e
realtà è alla base per tutta una serie di lavori “progettuali” nei quali
il modello di ricerca si sposta, dall’Avana ad altre città. Attraverso
la creazione di paesaggi architettonici Garaicoa trasferisce il reale
nel regno dell’immaginario, esplora le metropoli del mondo
rappresentandole come spazi di percezione, come proiezioni della mente
ma come specchi che riflettono le scelte delle politiche sociali e
culturali contemporanee.
In questa mostra personale Carlos Garaicoa presenta una serie di nuove
opere. Archeologie urbane, microvisioni che si aprono come squarci,
frammenti di paesaggio rubati ai corpi delle città, queste sono le
immagini che costruiscono il percorso disegnato dall’artista, per gli
spazi di Galleria Continua. Garaicoa individua, dunque, nella città la
possibilità infinita di rappresentazione, “…nella molteplicità dei suoi
aspetti, delle sue facce e livelli/strati, la città è per me materiale
primario: è dall'interno di essa che si sviluppa il mio lavoro”. Detto
questo, resta istanza primaria per Carlos Garaicoa considerare il
processo artistico come processo di comunicazione: “Siccome la città
presenta ogni mezzo e possibilità di linguaggio, come la scultura, la
scrittura, l'architettura, la fotografia, il video, il cinema, la
pittura, così come le infrastrutture pubbliche che collegano ogni cosa,
io credo che sia possibile articolare una modalità di creazione molto
ricca, che trasformi i nostri modi e processi per vedere e capire l'arte
come un processo di comunicazione - è così che l'arte ritrova un posto
importante nella nostra vita, il posto che dovrebbe tornare ad avere
nella nostra vita quotidiana, in ogni momento e processo
dell'esistenza.”
GALLERIA CONTINUA
Via del Castello 11, San Gimignano (SI),
Italia
tel. +390577943134 fax +390577940484 info@galleriacontinua.com
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Galleria 44
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Torino, 21 maggio - 4 luglio 2009
Walter Leonardi
Fotografie
L’allestimento della
mostra comprende una ventina di opere rappresentative delle innumerevoli
tematiche trattate da questo fotografo di fama internazionale nel corso
degli anni. La scelta della Galleria 44 di presentare, per la prima
volta, una mostra fotografica, apparentemente in contraddizione con la
linea di “sola pittura” seguita fino ad oggi, è stata motivata dal
talento e dalla passione di questo “artista dell’immagine” le cui foto
hanno la poesia e l’atmosfera di veri e propri “quadri”.
Giovedì 21 maggio 2009
alle ore 18:00, presso la Galleria 44 Arte Contemporanea, si inaugura la
mostra fotografica di Walter Leonardi.
L’artista sarà presente all’inaugurazione.
Galleria 44 Arte Contemporanea
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Via della Rocca 4/I - Torino
Orari: 10.30-12.30 / 16.00-19.30 dal martedì al sabato
Informazioni: tel. 011.812.36.29
info@galleria
44.com - www.galleria44.com
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Il Chiostro

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Saronno, 24 maggio - 12 luglio 2009
Marco Di Giovanni
Caraqueño d’Abbruzzo
Marco Di Giovanni inaugura la seconda personale al Chiostro Arte
Contemporanea di Saronno con un progetto dedicato ai suoi viaggi a
Caracas e Dubai e alla sua terra.
Verranno esposti quasi 100 disegni che scandiscono come appunti
sintetici e incisivi le tappe del suo cammino. Nei carboncini,
realizzati su carta gialla riciclata, sono riprese scene quotidiane che
sono istantanee di un viaggio, in cui Di Giovanni ha registrato momenti
comuni ma intensi: chiacchiere al bar, cuoche al lavoro, tassisti in
corsa, musicisti di strada. Il tratto asciutto e contemporaneo fissa
sulla carta le storie nella loro plurima e polisensoriale dimensione
comunicando visioni, suoni e sapori.
Una sala presenta l’ambiente ispirato a Caracas, che immerge il
visitatore nel frenetico e vivace passaggio di automobili dell’America
Latina, regalando così una nuova veste allo spazio che si anima dello
spirito dei luoghi protagonisti della mostra.
Non manca, nel percorso, un esempio tipico dell’opera di Di Giovanni
realizzato con il materiale ferroso di recupero e con la terra
d’Abruzzo. Il suo lavoro si caratterizza, infatti, per l’utilizzo di
cisterne e tubature che si infiltrano nei muri, si elevano dal suolo,
destabilizzano gli spazi e catturano l’attenzione attraverso lenti
d’ingrandimento e specchi sorprendenti che alimentano la poetica
dell’interno e dell’esterno e la dialettica tra il piccolo e il grande.
La ricerca di Marco Di Giovanni assembla le caratteristiche che
continuano ad essere oggi le più urgenti nella pratica scultorea, come
il riciclo, il ripensamento del nostro atteggiamento percettivo o
l’alterazione dello spazio; ma ad essi aggiunge la praticabilità
dell’opera, la scoperta di essa e la capacità di affiancare al fascino
della materia ferrosa una disimpegnata giocosità sempre in grado di
strabiliare.
Durante il vernissage l’artista si confronterà con il critico Rachele
Ferrario in un’intervista che si concentrerà sulla ricerca e sul
significato con il quale oggi viene usata la parola “artista”.
Il Chiostro arte contemporanea
– viale Santuario
11 – Saronno - Tel. 02 9622717 – fax 02 91708934
www.ilchiostroarte.it
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infotiscali@ilchiostroarte.it
Orari da martedì a
venerdì e domenica 10 /12.30 – 16/19.00; sabato 10/12.30- pom.
su app. |
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Galleria Vistamare
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Pescara, 10
febbraio - 30 giugno 2009
DANIELE
PUPPI – Zero
La galleria Vistamare di
Pescara apre la stagione espositiva 2009 con Zero, la mostra personale
di Daniele Puppi. Il progetto, concepito appositamente per questa
occasione espositiva, coinvolgerà tutto lo spazio della galleria
attraverso un intervento essenziale che percorrerà 12 stanze. Con questo
progetto l’artista dà vita ad un’extradimensione, una nuova realtà
spaziale del luogo che diventa, così, generatore della stessa opera.
Considerato dalla critica italiana e straniera una delle figure di
rilevo del panorama artistico contemporaneo, Daniele Puppi (classe 1970)
ha già avuto modo di presentare il suo lavoro all’interno di prestigiose
istituzioni come il MART, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di
Rovereto (2003), l'Herford Museum of Art and Design di Frank Gehry in
Germania (2006) e l’Hangar Bicocca di Milano (2008). Nell’estate del
2009 la sua opera sarà, inoltre, ospitata alla Spring House di Londra.
Il linguaggio artistico di Puppi si è sviluppato, sino ad oggi,
attraverso due media: le installazioni video-sonore, le “Fatiche”, che
prendono vita dall’incontro diretto con lo spazio fisico destinato ad
ospitarle, e i “Frammenti”, fotografie a colori che nascono dalle
installazioni fermando un tempo preciso, per diventare, in questo modo,
opera autonoma.
Nella personale a Pescara, per la prima volta, Daniele Puppi interviene
nello spazio senza l’uso della videoinstallazione. Il progetto si
sviluppa attraverso una dinamica di movimenti: eventi istantanei che
irrompono con intensità percorrendo il vuoto, qui inteso come vera
essenza dello spazio. L’opera va a modificare la percezione che si ha
del luogo e provoca nel visitatore un vero e proprio
cortocircuito-sensoriale. L’intento dell’artista è quello di proporre
un’esperienza nuova e radicale, un lavoro che sia immediatamente
visibile, udibile, tangibile.
Zero rappresenta, dunque, una ulteriore evoluzione del lavoro di Daniele
Puppi ed esprime, come spiega l’artista, “la ricerca di nuove velocità
di propagazione, fino a trovare un ritmo, a volte vertiginoso, che
sostiene il movimento e la sua sempre diversa ripetizione”.
Nel sodalizio tra arte contemporanea e scrittura, domenica 8 febbraio
alle ore 12.00, presso l’Auditorium Petruzzi di Pescara, verrà, inoltre,
presentato un libro della scrittrice Lu Ragos, “Due e 10” (edizione
Cattedrale).
Lu Ragos e Daniele Puppi, pur con linguaggi artistici diversi, portano
avanti una ricerca parallela: la pagina per la Ragos altro non è che un
contenitore, come lo è la galleria Vistamare per Puppi, strumenti in cui
far nascere frammenti che, come frecce, arrivano dritte in petto. “I
nostri padroni non devono essere i pensieri contaminati ma una sintesi
che ci risvegli senza tanti ricami, lampi di percezione”, sostiene Lu
Ragos.
Il vuoto entra ed esce da questi artisti come fosse un luogo sacro, uno
spazio vitale, che si spoglia fino a diventare il non luogo dove
ascrivere il nuovo. La sintesi di questa poetica è ben espressa in “Vistamare”,
uno dei racconti che troviamo in “Due e 10”: “…Gli spazi vuoti creano
qualcosa d’altro, che li trasforma di nuovo. Tutto si riempie, tutto si
svuota e s’incontra ancora. …Dedicato a Daniele Puppi, l’artista che
occupa lo spazio per farlo esplodere”.
Galleria Vistamare
via Frentani 13, Pescara,
tel. 085 69457, info@vistamare.com
- www.vistamare.com
Orario: martedì 10.00-13.00, dal mercoledì al sabato 16.30-19.30 e su
appuntamento |
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www.con-fine.com -
info@con-fine.com |
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con-fine
Arte&Cultura - Via C.A. dalla Chiesa, 3 - 40063 Monghidoro - BOLOGNA |
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