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Prossime inaugurazioni |
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Palazzo D'Accursio
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Bologna,
20 Dicembre 2008 - 9 Gennaio 2009
“Le Thangka del Tibet. Arte e Spiritualità
della Terra delle Nevi”
Il Tibet si racconta attraverso le sue immagini sacre
La mostra proporrà
una selezione di preziose Thangka tibetane, una delle
espressioni artistiche più antiche dei monaci buddisti,
costituita da composizioni di carattere religioso dipinte o
ricamate su lino e seta. Il particolare supporto sul quale le
Thangka vengono realizzate permette di trasportarle piuttosto
agevolmente, per questo costituiscono uno dei pochi tesori
artistici salvati dai saccheggi e dalle distruzioni cinesi. Il
nucleo di dipinti che verrà esposto a Bologna sarà composto da
circa trentacinque opere risalenti ad epoche diverse, alcune
precedenti all’invasione cinese del 1959. L’aspetto di questi
manufatti, che hanno la funzione liturgica di supportare i
fedeli durante la meditazione, è quello di stendardi
coloratissimi decorati secondo i canoni iconologici della
tradizione buddista.
Inoltre, negli stessi giorni di apertura della mostra, sarà
possibile per i visitatori assistere dal vivo ad uno dei riti
più suggestivi della tradizione buddista tibetana: il Mandala.
Il Mandala è una complessa struttura geometrica costruita su un
piano di legno e riempita di finissime sabbie colorate
benedette. Secondo la tradizione tibetana, la costruzione del
Mandala diffonde un’enorme energia positiva nell’ambiente
circostante. Il Mandala che verrà allestito dai monaci
presso Sala d’Ercole durante la prima settimana di apertura
della mostra avrà come tema la Pace e rappresenterà
Avalokiteswara, il Buddha della Compassione. La costruzione del
Mandala inizierà e si concluderà con una cerimonia rituale
caratterizzata da danze e canti tradizionali tibetani.
L’iniziativa organizzata a Bologna è nata su esplicita richiesta
del Monastero Buddista Tibetano di Gaden Jangtse (Kamataka -
India), che, con il consenso e il mandato personale del Dalai
Lama, ha deciso di inviare in Europa una selezione di preziose
Thankga allo scopo di diffondere l’arte e l’antichissima cultura
tibetana e raccogliere fondi per l’assistenza ai profughi.
La mostra di Palazzo d’Accursio sarà affiancata da una serie di
attività dedicate all’arte e alla cultura tibetana che si
susseguiranno per tutto il mese di Novembre e Dicembre fino
all’inizio di Gennaio e che vedranno la partecipazione attiva
tutti gli enti culturali più importanti della città di Bologna.
Le Librerie Feltrinelli, ad esempio, hanno proposto una mostra
fotografica di Thangka inaugurata lo scorso 5 Novembre, e
organizzeranno una lettura di fiabe tibetane per bambini; lo
stesso farà la Libreria Giannino Stoppani, mentre Sala Borsa e
il MaMbo gestiranno i laboratori didattici per bambini dedicati
rispettivamente alle tecniche artistiche di costruzione del
Mandala e delle Thangka.
In occasione del laboratorio didattico del MaMbo verrà anche
proiettato il documentario sulla Casa del Tibet di Votigno,
realizzato dal regista Alfredo Caruso Belli in collaborazione
con la Regione Emilia Romagna.
La Cineteca Comunale proporrà invece una rassegna
cinematografica sul tema del Tibet, durante la quale verranno
proiettati tre film di taglio documentaristico preceduti da
un’introduzione sull’attuale situazione politica e civile del
popolo tibetano a cura di Amnesty International.
Amnesty International sarà poi protagonista di un altro
importante appuntamento a cui parteciperanno le maggiori
associazioni nazionali pro-Tibet tra cui L’Unione Buddista
Italiani, l’Associazione Italia Tibet e l’ Associazione della
Comunità Tibetana in Italia.
L’evento si
svolgerà presso la Sede della Provincia di Bologna, gentilmente
concessa per l’occasione dall’Assessorato alla Cultura e le Pari
Opportunità e sarà preceduto nella mattinata dalle conferenze
sui temi della religione e dell’arte tibetana tenute dai docenti
dell’Ateneo di Bologna Prof. Giorgio Renato Franci, Direttore
del Dipartimento di Studi Linguistici e Orientali, e Dott.ssa
Chiara Bellini, dottoranda in Storia dell’Arte del Tibet e
dell’Asia Centrale. Infine l’Associazione Fotografica Piccolo
Formato presenterà una suggestiva installazione luminosa e
audiovisiva sui monasteri buddisti del Ladakh, mentre la Coop
Adriatica, oltre a promuovere la manifestazione attraverso la
rivista Consumatori e Radio Coop, concederà Sala Eureka presso
il Centro Lame dove verrà riproposta la mostra fotografica
allestita da Feltrinelli e dove i monaci si esibiranno in uno
spettacolo di danze e canti tipici tibetani utilizzando
strumenti e costumi tradizionali.
Culturalia Di Norma
Waltmann -
Vicolo Bolognetti 11 – 40125 Bologna
Tel. 051 6569105 Fax: 051 2914955
Cell 392
2527126
info@culturalia.191.it
www.culturaliart.com
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Studio S-Arte
Contemporanea |
Roma, 20 novembre 2008 -
10 gennaio 2009
30 DISEGNI di
GIORGIO DE CHIRICO
Con il patrocinio della
Fondazione Giorgio e Isa De Chirico
A trent’anni dal
20 novembre 1978, data della scomparsa a
Roma di Giorgio de Chirico, il Grande
Metafisico, lo Studio S-Arte
Contemporanea presenta 30 disegni di
collezione privata provenienti
dall’atelier dell’Artista, alcuni dei
quali inediti a Roma, affiancando la
propria iniziativa nel ricordo del
Maestro alle manifestazioni già in corso
a Roma nel trentennale della sua morte.
La rassegna dello Studio S si inaugura
il 20 novembre, il giorno dopo la
vernice dell’interessante esposizione DE
CHIRICO E IL MUSEO alla Galleria
Nazionale d’Arte Moderna, con opere
della Galleria e della Fondazione
Giorgio e Isa de Chirico. I 30
disegni esposti allo Studio S sono
datati dagli anni ’20 agli anni ’60.
Saranno molte e
varie le iniziative che nel corso del
prossimo anno saranno realizzate nel
nome del Maestro, e questa esposizione
allo Studio S è quasi un’anticipazione
della mostra di disegni, La magìa della
linea, che, a cura di Elena Pontiggia,
si terrà nel gennaio 2009 al Museo
Bilotti di Roma, anche questa con opere
della GNAM e della Fondazione Giorgio e
Isa de Chirico. Particolare rilievo
avrà l’importante antologica che il 12
febbraio 2009 si aprirà al Musée d’Art
Moderne de la Ville de Paris, con la
collaborazione della Fondazione Giorgio
e Isa de Chirico e della GNAM.
Carmine
Siniscalco, unito dagli anni ’60 alla
famiglia De Chirico da vincoli di
amicizia, ha organizzato durante la
vita del Maestro e dopo la sua morte
esposizioni in spazi museali in Italia,
Francia, Belgio, Inghilterra, Stati
Uniti, Giappone ed Egitto, privilegiando
sempre la presenza del disegno e questa
volta del disegno fa il protagonista
assoluto di una mostra che ricorda il
Maestro e ricorda, soprattutto ai
giovani artisti, l’importanza assoluta
da lui sempre data a quel mezzo di
espressione artistica che è appunto il
disegno, “l’arte divina, base di ogni
costruzione plastica , scheletro di ogni
opera buona , legge eterna che ogni
artefice deve seguire” (Giorgio de
Chirico – da Commedia dell’Arte Moderna
di Giorgio de Chirico e Isabella Far)..
STUDIO S - ARTE
CONTEMPORANEA
- Via
della Penna n.59 -00186 ROMA -
TEL./FAX -
00 39 06 3612086 - e-mail : car.sin.s@virgilio.it
Dal lunedì
al sabato ore 16.00-20.00 – martedì giovedì e sabato ore
11.00-13.00/16.00- 20.00
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Arca

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Vercelli,
21 novembre 2008 – 1 marzo 2009
PEGGY GUGGENHEIM E LA NUOVA
PITTURA AMERICANA
a cura di Luca
Massimo Barbero
La mostra, , è la seconda parte di un ideale unico grande
progetto espositivo, iniziato lo scorso anno con lo
straordinario successo di “Peggy Guggenheim e l’immaginario
surreale”.
Le sale di Arca nel corso di tre anni ospiteranno così la più
vasta e completa rassegna mai realizzata in Italia sulle
avanguardie della prima metà del secolo scorso: attraverso le
scelte e le passioni di Peggy Guggenheim, si potranno ammirare
molte delle opere capolavoro che hanno fatto la storia dell’arte
del novecento.
“Peggy Guggenheim e la nuova pittura americana” presenta gli
anni americani di Peggy, attraverso un viaggio fra le opere
degli artisti che la mecenate conosce durante il suo soggiorno a
New York e che riunisce intorno a sé, stimolando un nuovo e
vivace dibattito sull’identità dell’arte statunitense.
In questo milieu la collezionista scopre e promuove con una
intuizione ed un coraggio straordinario giovani artisti
sconosciuti, che di lì a poco saranno riconosciuti come i
maestri dell’arte americana.
La mostra si articola intorno alle figure di Jackson Pollock e
Mark Rothko, insieme a Franz Kline, Robert Motherwell, Arshile
Gorky, Willem de Kooning, Sam Francis, Hans Hofmann –
protagonisti assoluti dell’Espressionismo Astratto – presentati
attraverso oltre cinquanta opere concesse in prestito
straordinario dalle collezioni veneziane e newyorchesi dei musei
Guggenheim e da prestigiose collezioni private, assai
difficilmente accessibili per altre pur prestigiose istituzioni
in Italia.
Filo conduttore del percorso espositivo è la figura di Jackson
Pollock il cui mito nasce proprio grazie a Peggy Guggenheim, che
con il suo appoggio e la sua stima porta il giovane artista a
divenire un protagonista dell’arte contemporanea internazionale.
A Vercelli vengono esposte quattordici sue opere, un numero
assolutamente straordinario per un grande maestro raramente
esposto anche per l’estrema fragilità dei suoi lavori, per
questo rari e quindi poco noti al pubblico italiano.
Di assoluto interesse anche Mark Rothko, all’Arca con alcune
opere rarissime degli anni ’40, non presenti nella mostra
monografica di Roma dello scorso anno, e Franz Kline, vicino
alla pittura gestuale con i suoi caratteristici segni neri su
fondo bianco.
Inaugurazione: 20
novembre 2008 ore 18.00
Arca – Chiesa di San Marco,
Piazza San Marco 1 - Vercelli |
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Arteincornice

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Torino,
22 - 29 novembre 2008
Unusual seed -
Massimo
Semeraro
Fotografo,
grafico, disegnatore, regista, montatore torinese scomparso nel
2007 a soli 46 anni, Semeraro ha sfruttato ogni linguaggio per
esprimere il mondo che lo abitava interiormente. Nelle sue opere
questi linguaggi si uniscono, si mischiano, si sovrappongono e
spesso si completano, nell’intento di partire dal reale, da ciò
che è dato, per raggiungere l’irreale, ciò che è sognato, ciò
che è solo immaginato, ma che inizia a esistere nel momento in
cui diviene opera compiuta.
Massimo Semeraro ha vissuto la sua breve vita sempre alla
ricerca di un mondo che non c’è, ma che nella sua mente
esisteva.
Ha usato la fotografia come mezzo primario, trasformando pian
piano le immagini reali con interventi vari: dalla pittura
sull’immagine realizzata in bianco e nero a trasformazioni
elaborate attraverso il computer fino a contaminazioni ed
intrusioni estranee all’oggetto fotografato.
Le persone, come gli oggetti più banali quali i muri, i tubi, le
verdure, la frutta diventano, attraverso le sue immagini,
irreali o surreali.
Nella fase finale il surreale prende il sopravvento: il disegno,
la pittura ci portano in un altro mondo, quello sognato o
immaginato o forse irrimediabilmente perduto.
Questa è la fantasia degli artisti: il mondo che non c’é.
Inaugurazione: 22
novembre 2008, ore 17.
Arteincornice Galleria d’Arte Moderna e
Contemporanea
via Vanchiglia, 11
- 10124 Torino – tel./fax 011.88.50.71
info@arteincornice.it
- www.arteincornice.it
Orario: 9,00 – 13,00 e 15,00 – 19,00 – Chiuso festivi e lunedì
mattina |
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Enrico Fornello
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Prato, 25
novembre 2008 - 31 gennaio 2009
Paesaggio magico
- Michele
Zaza
a cura di Elena
Re
La mostra MICHELE
ZAZA – Paesaggio magico costituisce il terzo appuntamento del
progetto culturale dal titolo PROGETTOSETTANTA – Arte e
fotografia dalla ricerca anni ‘70 in Italia, a cura di Elena Re.
Presentando alcuni lavori degli anni ’70 a fianco degli ultimi
lavori realizzati dall’artista, l’idea curatoriale di questa
importante personale è quella di abbracciare la specificità
dell’opera di Michele Zaza in tutta la sua pienezza,
rivisitandone certamente l’importanza storica ma cogliendone
soprattutto l’attualità e gli sviluppi attraverso i nuovi esiti
espressivi della sua ricerca. Sulla base di tali presupposti,
ciò che l’artista ha di fatto voluto realizzare all’interno
dello spazio della Galleria è un vero e proprio dialogo tra
opere come Mimesi (1975) oppure Ritratto terrestre (1979) e
lavori come Paesaggio infinito (2007-2008) oppure Paesaggio
magico (2008). Tanto che, grazie alla forza propositiva, alla
coralità ma anche all’importanza dimensionale di questi ultimi
lavori, lo spazio stesso della Galleria diventa teatro della
novità di Michele Zaza, occasione per presentare al pubblico
un’opera che non ha mai smesso di elaborare nel profondo alcune
tematiche nodali del pensiero contemporaneo, giusto a partire
dall’intimità dei suoi stessi soggetti.
Attraverso l’utilizzo di una fotografia intesa come mezzo per
fissare le proprie riflessioni esistenziali, Zaza si concentra
suo corpo – in particolare sul volto, suo e dei suoi famigliari
– per elaborare una speculazione intellettuale e dunque attivare
un percorso emozionale per immagini che arriva a trascendere la
dimensione del soggetto rappresentato, comunicando così un
messaggio universale. Come nell’opera Ritratto terrestre (1979)
oppure in Paesaggio onirico (2007), il volto appare infatti
dipinto in modo tale da diventare icona, espressione che astrae
dalla specifica identità per manifestarsi come entità facente
appunto parte dell’universo. Un universo popolato tra l’altro da
presenze simboliche, in cui l’ovatta diventa nuvola o le
molliche di pane diventano stelle in un firmamento ideale. Un
universo in cui talvolta – come nell’opera Paesaggio magico
(2008) – insieme alle fotografie del proprio volto, l’artista
unisce un’installazione di sculture che sembra diffondere nello
spazio l’intensità di un concetto, creando una dinamica che esce
dai confini della pura rappresentazione, si distacca quasi dalla
stessa fisicità dell’opera, creando quindi un “paesaggio
magico”, spirituale, in cui diventa davvero possibile
riconoscere la propria idea di libertà.
«Esserci per osservare, interrogare, criticare, creare. Porre
confini, determinare altri spazi e immagini. Tutte le cose del
creato esistono dentro di me e tutte le cose che ho dentro
esistono nell’universo. Non esiste un confine tra me e le cose
più vicine, non esiste la distanza tra me e le cose più lontane.
Nel mio corpo si possono trovare tutti gli elementi del cosmo.»
(tratto da Pensiero primo, scritto di Michele Zaza, Roma 1998).
Inaugurazione: 22 novembre 2008, ore 18.00
G.E.F. Galleria Enrico
Fornello -
Via G.
Paolini 27 - 59100 Prato
tel: 0574
462719 - fax: 0574 471869 - Orario
di apertura:
Martedì-Sabato10-13; 15-19
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Artsenal63
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Firenze,
15-24 dicembre 2008
IL FANGO E LA LUCE. Una ricerca
sul tema mente-corpo
Giorgio Azzaretti, Matteo Bonafede, Lorella Calzolari, Carlo
Gioia, Longsheng Ma, Greta Penacca, Francesca Petronici.
a cura di
Silvia Petronici Gavagai - PROGETTO GAVAGAI.art
La collettiva Il
Fango e La Luce è un progetto di ricerca artistica ambientato in
un territorio di confine tra arte e filosofia.
L’idea è quella di articolare le suggestioni filosofiche ed
estetiche contenute nel tema del dualismo mente-corpo con un
percorso espositivo e di ricerca in sedi e città differenti.
Le opposizioni e i dualismi si portano dietro un’aria mitica a
cui non si resiste, il mistero della fusione di elementi diversi
ci affascina e insieme ci turba. L’alchimia come la generazione
della vita, la nascita delle stelle come i miti della
trasformazione.
La razionalità rasserena con lo strumento della separazione, la
concettualizzazione avanza in un territorio oscuro, estrae dal
fango porzioni di materia e le porta ad asciugare al sole così
che ormai morte e vuote possano essere usate, divenire strumenti
inerti nel meccanismo analitico degli schemi concettuali.
Ma la vita resta fuori dall’astrazione scientista. La vita è
umida, compromessa e confusa. L’organico è misto.
Cartesio, con la falce di Occam, separa la mente dal corpo e lo
fa con ardore allo scopo di fornire una spiegazione convincente
di un fenomeno, quello della loro reciproca implicazione, fino
ad allora rimasto oscuro; spiriti divini si incaricavano di
vivificare la materia inerte, principi immortali intrappolati
nel corpo ne garantivano movimento e intenzione. Il corpo e la
mente come lo spirito e la materia, il contenuto e la forma,
sono considerati da quel momento e per lunga parte della storia
della cultura occidentale due sostanze ontologicamente diverse,
due “cose” di diversa natura: una estesa, materiale, pesante,
l’altra volatile, leggera, più vicina a Dio.
Ora, gli scultori e i pittori e tutti gli artisti sanno quanto
sia impossibile separare la forma dal suo contenuto, quanto
l’equilibrio di forze che si incontrano nell’opera d’arte sia
frutto di compromissione e sporcatura. La luce è già nel fango,
non vi giunge misteriosamente dall’esterno e il fango non è il
mucchio di argilla a partire dal quale lo scultore ha realizzato
la sua statua ma è lo scultore stesso e la sua percezione
complessa e mutevole della realtà che lo circonda. La percezione
è complessa perché emerge da percorsi che sono
contemporaneamente intellettuali, cognitivi e sensoriali; sono
strade di fango e di luce, amore e analisi quelle che l’uomo
percorre conoscendo la realtà.
La separazione cartesiana è, quindi, superata dalla
contemporanea lettura olistica dei fenomeni; il fango e la luce,
perciò, sono i due termini di un’unica realtà globale, una
realtà complessa e plurale, mai uguale a se stessa, il cui
inestricabile impasto definisce non solo l’umano e la sua
dimensione mista di pratica e teoresi ma l’intero vivente.
All’arte, alla sua intensa capacità di penetrazione conoscitiva
del reale e alle sue spesso commoventi soluzioni espressive è,
quindi, lasciato il compito di risolvere il nodo che presiede
all’equilibrio tra struttura e materia, luce e ombra, pieno e
vuoto, peso e leggerezza. Le radici della ricerca artistica
affondano nel fango della materia, nella dimensione percettiva.
In essa la visione creativa trova un ordine sempre diverso, un
ordine sottile che diviene la sostanza della sua struttura -
almeno nella misura in cui ogni opera si trova occasionalmente e
di volta in volta ad avere una forma.
Quindi l’opera d’arte come, a sua volta, realtà globale, sintesi
ed impasto di struttura e caos, diviene intensa metafora
dell’uomo, opera a sua volta, lenta e inesorabile costruzione
della vita che lo attraversa. L’artista è costruttivo anche
quando rappresenta il più oscuro caos. La rappresentazione
stessa, nella dimensione creativa in cui si svolge (e in cui
diviene opera d’arte) è un mondo nuovo: una nuova misura e una
nuova forma dell’unione di acqua e fuoco, fango e luce, mente e
corpo.
15 dicembre 2008
ore 18,00
Artsenal63 - via Santa
Reparata, 19r - Firenze
per info:
GAVAGAI.art - Silvia Petronici
- via Partigiani d’Italia, 17– 43055 Mezzani (PR), Italy
tel. 349.5086807 -
www.gavagaiart.it -
sp@gavagaiart.it |
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Mostre in corso |
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Il Futurista

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Crotone,
15 Novembre - 10 Dicembre 2008
RI-COGNIZIONE I° - Mostra Collettiva di Nove Artisti
Crotonesi
Voci
individuali e solitarie si sono costituite fermentando gruppi
che, se non hanno storicizzato l’evento, hanno di sicuro
generato “roads” di sicuro interesse. Questa collettiva, da me
fortemente cercata, nasce sotto questo segno poiché ognuno degli
artisti presentati ha un “gene” particolare ed un “background”
vario e mobile, allergico e alieno a qualsiasi tipo di moda o
vezzo tanto in voga nei nostri tempi. Si muovono, alcuni di
loro, dentro un figurativo corposo, denso, immaginifico, votato
a scansioni metriche d’ampia libertà (Giovanni Autunno, Oreste
Froio, Maurizio Nisotti, Giancarlo Siniscalchi e Vincenzo
Rizzo), mentre gli altri (Vincenzo Brandi, , Giusy Chiaravalloti,
Giuseppe Parisi e Francesca Tessadri) riconoscono le loro
matrici coloristiche in codici non figurativi, in una materia
densa e virata, talvolta anche all’inconsistenza di marca
orientale. Nella loro diversità pescano da modelli o da echi
lontani oppure dai profumi della vita, rielaborando il tutto
secondo la propria vocazione coloristica. Tutta la loro
produzione è congegnata dentro le vivide “paludi” della
modernità che racchiude la viva voce del nostro destino.
Galleria d' Arte Contemporanea il Futurista
-
via
Firenze 33 - Crotone -
Info: 347 6203767
www.ilfuturista.com -
ilfuturistarte@libero.it -
info@ilfuturista.com
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Terre d'Arte




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Torino, 13
Novembre - 13 Dicembre 2008
SARAJ - LORENZO PRANDO &
RICCARDO ROSSO
Ceramiche per la tavola
La Galleria
inaugura la nuova stagione espositiva presentando i manufatti
della collezione SARAJ: un servizio di ceramiche per la tavola,
progettato e disegnato da Lorenzo Prando e Riccardo Rosso, che
Terre d’Arte ha voluto editare affidandone la realizzazione alla
fornace “Il Tondo” di Marcello Mannuzza.
Gottfried Semper sosteneva che i vasi dei greci ci rivelano la
loro civiltà ben più dei loro templi e Adolf Loos riprende
questa teoria attribuendo al fare dell’artigiano o alla
produzione industriale la vera risposta ai bisogni di una
società ed aborre l’arte applicata, che definisce falsa ed
inutile. Lo sviluppo delle discipline che vanno sotto il nome di
DESIGN ha portato a modificare questo atteggiamento ingenuo.
L’industria regolata dal mercato produce e spesso impone modelli
rigorosamente progettati nei quali la funzionalità è in gran
parte simbolica. Nei pezzi della collezione SARAJ viene
ricercata la coincidenza tra fare e pensare con la quale
operavano gli artigiani del passato, pur accettando la divisione
di compiti tra progettista e realizzatore. La nostra natura di
progettisti ci allontana dal mondo degli esecutori in proprio e
dunque da interventi troppo legati alla manualità, e quindi è il
disegno stesso nella sua semplicità ad aprirsi alla bravura del
vasaio, alla bellezza dell’”imperfezione”, all’avventura del
tornio piuttosto che alla rigida determinazione dello stampo. I
volumi geometrici dei pezzi lasciano campo sufficiente alle
sottili variazioni del virtuoso realizzatore (Marcello Mannuzza),
agli accidenti che la perfezione degli oggetti industriali ci ha
disabituato ad apprezzare. È una operazione che prende le sue
distanze tanto dalla allegria sfrenata degli oggetti haringiani
(Keith Haring ne è un evidente ispiratore) prodotti da Alessi,
quanto dalla seriosità del design consacrato. È probabilmente
difficile da collocare tra le tipologie, sia pure sterminate,
degli oggetti che ci circondano; gli oggetti del SARAJ non hanno
l’immediata appetibilità delle produzioni neo-folkloriste, né l’apoditticità
degli oggetti progettati da Sapper o da Sambonet e neppure il
calore napoletano delle affabulazioni di Dalisi. Mantengono un
clin d’oeil alle fonti ispiratrici senza rinunciare ad una
precisa strategia d’insieme nelle forme e nei colori. Per questo
è difficile dare una collocazione a questi oggetti. Mostrano il
rigore degli oggetti prodotti per una tecnologia determinata, la
tornitura, ed insieme alludono al mondo culturale delle
produzioni ceramiche artigianali, soprattutto italiane. I
modelli di riferimento, sia pure molto filtrati sono la ceramica
vietrese dei “tedeschi”, che tradussero la nostalgia per il
fare-pensare artigiano in una sintesi tutta moderna, e
attraverso di essa la produzione ceramica rinascimentale, dai
Della Robbia alla ceramica umbra e marchigiana, con qualche
ancor più vago riferimento alla produzione di Caltagirone. Il
tema turchesco del Saraj, il serraglio stambuliota, contribuisce
a rinsaldare i legami con il mondo mediterraneo, al repertorio
di turcherie che costella dei suoi temi molte produzioni intorno
all’Egeo, allo Ionio, alle coste siciliane o alla Spagna, ma
allude anche a quella ironica bonomia che i prodotti ceramici
tradizionali, soprattutto quelli destinati all’uso, esibiscono
per differenziarsi dal mondo più serioso e più aulico della
porcellana. Di tali allusioni tuttavia questi oggetti tentano
una estrema distillazione, una mimesi dello spontaneo
atemporale, che per metodo può ricordare alcuni progetti di Enzo
Mari, come la decorazione del servizio progettato per la
manifattura di Berlino, piuttosto che le fantasie esplosive di
Sottsass o di Memphis o le allusioni più esplicite di Giò Ponti
o di Ugo La Pietra. Semmai può ricordare progetti di Andrea
Branzi, vedi i volti-manici delle “Tatzine”.
Gli oggetti della collezione SARAJ hanno poi una particolarità,
seguono una strategia che non mira al banale imparentamento di
forme, ma suggerisce una eterogeneità consonante, un polimorfo
paesaggio di allusione turchesca formato da quattro gruppi di
oggetti individuati dai colori e corrispondenti alla gerarchia
della tavola. Al centro gli oggetti grandi: i personaggi
centrali dell’Haram, il padiglione coperto dalla cupola e la
vasca presa da uno dei padiglioni sul Bosforo o da un Hammam di
Istanbul, in grigio, azzurro e oro, intorno i cortigiani eunuchi
e no, dai colori più vivaci, verde, bordeaux, bianco; a
frammentare la disposizione concentrica una serie di piccoli
oggetti colorati vistosamente di rosso aranciato
e d’oro, in forma di architetture fuori scala come nelle
miniature ottomane. Infine i servi che portano fiori e candele
per allietare il convivio. Alla periferia, verso i commensali
stanno i segnaposto, semplici dischi grigi, che richiamano
cromaticamente gli oggetti del centro. La scelta di fornire
l’insieme di segnaposto e non di piatti veri e propri, oltre ad
essere coerente con il nostro horror compositi, lascia una certa
libertà nello scegliere i piatti veri e propri, facilitando
anche l’impiego dei moderni elettrodomestici. Tuttavia i
segnaposto riservano una sorpresa: al centro di ciascuno compare
uno dei preziosi fiori colti dal giardino del Sultano, compreso
l’amatissimo tulipano. L’unica decorazione, che è l’elemento più
tradizionalmente legato alla ceramica, è dunque stata attribuita
all’oggetto più semplice e formalmente più anonimo. Fiori
disegnati avendo in mente i repertori ottomani e la
concentrazione sulle linee che caratterizza lo stile Satz, ma
tanto semplificati da poter essere eseguiti in serie, sia pure
piccolissima.
Riccardo Rosso
Galleria Terre d'Arte
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Via Maria Vittoria
20/A - Torino - Tel. 01119503453
info@terredarte.net
-
www.terredarte.net
Orario di
apertura, dal lunedì al sabato: 10,30 - 13,15 / 16,15 - 19,30 |
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Flaviostocco
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Castelfranco Veneto, 15 novembre - 10
dicembre
CLAUDIA STEINER -
Oggetti del disegno
L’artista Austriaca presenterà 30 lavori.
Opere che vanno dal 1998 all’ultimissima produzione.
Differenti i lavori, che spazieranno dalla
fotografia al plotter, dall' istallazione al disegno.
"Per
Claudia Steiner ogni cosa è sempre immersa e pronta a d aprirsi
a una serie di legami,di relazioni,di trasformazioni e di
metafore, mostrandosi in grado di suscitare sempre nuovi
percorsi immaginativi e della fantasia."
Galleria Flaviostocco - Borgo
Pieve 21 - 31033 Castelfranco Veneto (TV) - Tel/Fax 0423 495661
info@flaviostocco.it
- www.flaviostocco.it
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Museo Minimo
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Napoli,
11 Novembre -11 Dicembre 2008
SUBSTANTIA NIGRA -
KARL FRIEDRICH HACKER
a cura di Roberto Sanchez - Presentazione di Giancarlo
Da Lio
Il Museo Minimo diventa sempre meno Minimo e sempre più
Internazionale con la presenza di opere su carta di Karl F.
Hacker. Per la precisione di Linoleumgrafie. Un’incisione che sa
di passato e che sembra in contrasto con le nuove tecniche
serigrafiche digitali. Ma viaggiando per il nostro continente si
scopre che non è poi così rara, che molti artisti del Nord
Europa continuano ad essere interessati a questa tecnica e
genere. Dicevo un sapore antico che ci fa gustare le matrici
lignee, di antica memoria, ora sostituite dal più moderno
linoleum. Un materiale che in origine significava edilizia,
restauri a basso costo. Ma spesso una scoperta ed il suo
utilizzo viene affiancato da altri usi a cui, in origine, non si
era pensato. Così la tecnica si modernizza a causa della
matrice. Ma riesce sempre ad esprimere un segno forte,
essenziale, corposo come la mano e il pensiero di chi opera.
Quindi non un segno dolce, sottile che ci possa donare l’idea
dell’ombreggiatura. Non un qualche cosa di estremamente finito
ma nello stesso tempo un messaggio che non lascia dubbi. E la
carta ne diventa il supporto ideale su cui lasciarlo come con
gli antichi caratteri di composizione quando i tipografi
componevano manualmente. Tutto questo Noi lo assaporiamo, in un
percorso che non vuole essere malinconia per l’ieri ma giusto
riconoscimento per poter capire l’oggi.
GIANCARLO DA LIO
Inaugurazione martedì 11 novembre 2008 ore 18
Museo Minimo -
Via detta san vincenzo,3-80125,
Napoli
Tel/fax:081/621170
Orari: lunedì e mercoledì h. 15-18 - Martedì, giovedì e venerdì
h. 9-12 -
O su appuntamento.
www.museominimo.it -
museominimoi@virgilio.it |
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Italarte
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Roma, 8
Novembre - 5 Dicembre 2008
CARLO CORDUA
a cura di Francesco Carvelli
L’ artista, nato a Napoli nel 1963, dipinge e disegna fin da
giovanissimo ma solo dopo un lungo processo di maturazione
raggiunge il traguardo della pittura. Una pittura “bella” e di
qualità, che lo porta ad essere uno dei più interessanti pittori
di “paesaggio” operanti oggi in Italia.
Cordua si pone sulla scia della migliore tradizione del
“Vedutismo” dell’800 e del ‘900, ma lungi dall’apparire oggi
anacronistiche le sue opere sono moderne, attuali, dense di
poesia, cariche di suggestioni, che rivelano grande amore ed
attenzione verso la natura. Il mare delle isole e delle coste
campane, i paesaggi e i “campi di lavanda” della campagna
toscana, sono un “canto” della natura ancora incontaminata, dove
non c’è, consapevolmente, traccia della presenza dell’uomo.
Rifuggendo da rappresentazioni da cartolina e da “Gran Tour”,
Cordua prende l’avvio del dato paesaggistico per superarlo via
via sotto la spinta della memoria e della sua sensibilità
emotiva. E lo fa tramite una composizione di colori vibranti di
luce, una pastosità del pigmento (specialmente nei pastelli) che
crea rese tonali, dissolvenze, trasparenze, ”prospettive
atmosferiche” di grande effetto, pittorico ed emotivo.
Galleria Italarte Portuense
- Lungotevere Portuense, 158/A - ROMA
ORARI Ore 10.00-13.00/16.00-19-30 |
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Galleria 44



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Torino, 8
novembre – 20 dicembre 2008
Wonderland -
Davide
Avogadro
L'allestimento comprende una trentina di opere recenti, dipinti
a olio su tela e tavola di piccole e grandi dimensioni.
“Busti di carne, deformazioni e deformità, estasi lisergiche e
dolcezze varie, in una rilettura contemporanea dell'amletica
domanda "Essere o non essere?", legata all'essenza di ogni
persona, all'umanità tutta.
Importanti sono le invenzioni di Lewis Carroll, da cui la mostra
ruba il titolo al suo romanzo più famoso " Alice's adventures in
wonderland", dove non siamo più noi gli artefici del nostro
destino, ma siamo solo il frutto dei sogni di altri.
Come sono i sogni balordi di un malato terminale a determinare i
destini dei protagonisti di "La notte del drive-in3" di Joe R.
Lansdale; ma l'alterazione dell'identità più inquietante e
simile a quella che stiamo vivendo, la troviamo nelle
"stupefacenti", inimmaginabili manomissioni dell'essere di
Philip K. Dick, in "Tempo fuori di sesto" o "I giorni di Perky
Pat", ma in generale in tutta la sua opera dove le alterazioni
dell'io causate da agenti esterni sono spesso legate a
deformazioni fisiche.
Questo poco per dire: Ma noi siamo veramente noi...?
....questo è un altro mistero da svelare.”
Galleria 44 Arte Contemporanea
-
Via della Rocca 4/I - Torino
Orari: 10.30-12.30 / 16.00-19.30 dal martedì al sabato
Informazioni: tel. 011.812.36.29
info@galleria
44.com - www.galleria44.com
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Anna Breda
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Padova 6-29
Novembre 2008
METROMORFOSI -
FABIO
GIAMPIETRO
Gotham City:
è questa la location che sembra fare da sfondo, o meglio da
protagonista, alle opere di Fabio Giampietro.
E’ una città che si sviluppa su più piani, vertiginosa e di
forte impatto, composta quasi esclusivamente da altissimi
grattacieli e perennemente invasa da una specie di nebbia che
rende tutto più misterioso.
Nella sua opera è fortemente presente il tentativo di stimolare
lo spettatore ad osservare il mondo e nel caso specifico la
METROPOLI da un nuovo punto di vista.
La pittura di Fabio Giampietro crea grattacieli, città, spazi,
vita apparentemente assente, che aleggia tra le architetture
divenendone protagonista.
E’ un viaggio “sopraelevato” tra le arterie della Metropoli,
raccontando la storia di chi cammina e vive con i piedi per
terra, pensando e sognando però oltre il limite codificato.
Infatti gli sfondi tetri e bui che l’artista rappresenta non
sono fondali negativi come può sembrare al primo sguardo, ma
simboleggiano la salvezza, la ricostruzione dopo quella che
sembrava la fine: gli uomini sono sopravvissuti e la città è
ancora in piedi, anzi ora è più potente e “presente” di prima.
Il messaggio che l’artista ci vuole inviare con le sue
rappresentazioni di Metropoli apparentemente tutte uguali è un
messaggio di RISCATTO: un riscatto che sta per compiersi grazie
alla speranza.
Il simbolo del quale Fabio Giampietro si avvale è lo “sky line”,
la nostra Babele contemporanea, desiderio di innalzarsi oltre i
limiti umani, fino a raggiungere, o almeno a intravedere, la
divinità. Giampietro oltre al brivido dell’altitudine, vuole
farci osservare il quotidiano circostante con un insolito
occhio: quello della sensibile capacità di emozionarsi davanti
alla meraviglia della vita e di ciò che l’uomo stesso è riuscito
a creare: i Grattacieli … L’indagine messa in atto da Giampietro
nell’ultima produzione artistica, conduce l’occhio di chi guarda
oltre il semplice vedere e lo stimola ad addentrarsi nei
meccanismi della rappresentazione. La città diviene forma
vitale, assume sembianze umane, perchè la città è vita.
Ecco che l’artista ci conduce anche in un giro panoramico sulla
grande ruota o dentro il brivido delle montagne russe di Coney
Island che, come dice Woody Allen, sono state il grande sogno
americano, l'illusione di un mondo meraviglioso in cui tutti
sarebbero stati felici.
INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 6 novembre ore 18.30
Anna Breda Arte Contemporanea
- Via S.
Francesco, 35 - 35121 Padova
Tel. Fax: 049 8774401 - cell. +39 329 2312572
www.annabreda-arte.com -
info@annabreda-arte.com
Orario: da
martedì a sabato 10.00 – 13.00/ 16.00 – 19.30 |
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Poleschi
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Lucca, 1
Novembre 2008 – 20 Gennaio 2009
Grazie dei Fiori
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Gian Marco Montesano
A cura di
Alberto Mugnaini
I quadri che fanno parte di questo nuovo ciclo dispiegano
dimensioni inusitate, mai raggiunte precedentemente dall’artista
in questo genere di pittura.
Dopo le protratte indagini nei meandri del nostro passato
prossimo e le incursioni nei territori pubblici e privati della
storia, ecco che l’iconografia scelta da Montesano per questo
grande poema visivo sono i fiori all’apice della loro
freschezza, un soggetto rasserenante che sembra orientare la sua
riflessione verso la riconquista di uno scenario pacificato.
Pur nel susseguirsi di scene da contemplare con animo
alleggerito, la vena filosofica e concettuale dell’artista non
viene meno. I fiori sono uno dei tanti aspetti di un campionario
complesso e articolato: sotto le mentite spoglie di quadri di
genere alla massima potenza, si nasconde una riflessione sulle
persistenze e le sparizioni delle immagini, sul loro
coinvolgimento con i miti, le ossessioni, i sintomi e le
speranze di tutta un’epoca. Motivi la cui tradizione simbolica
ha da sempre fiancheggiato le icone della religiosità e le
pratiche di elevazione spirituale, i fiori sono allo stesso
tempo punti fermi dell’immaginario collettivo e dell’estetica
popolare, rappresentati nelle oleografie e nei depliants,
evocati nei ritornelli musicali e negli appuntamenti canori. Ma
soprattutto, questi fiori, sono delle immagini fantasma che
provengono da un tempo passato, dalle memorie di un’innocenza
infantile nel momento in cui si essa si apriva al mondo. Vera e
propria “canzone del bene”, questa rassegna di esemplari
botanici propone un’epopea floreale ariosa e grandiosa, a lungo
vagheggiata, quasi come controparte angelica dei mostri della
storia indagati in precedenti cicli di opere.
Con questa mostra teatrale e popolare, interpretata da una flora
edenica e mnemonica, Montesano, che è anche teorico e
drammaturgo, una personalità senza paragoni nel panorama
dell’arte italiana, compie un ulteriore passo nella sua pratica
eterodossa della pittura, da lui intesa come strumento
d’indagine storica e di recupero della memoria. Trasformando in
procedimento euristico e filosofico l’atto del dipingere, egli
ha contribuito in modo determinante, già all’epoca in cui veniva
data per certa la sua sparizione, a riqualificare questa
disciplina e a riorientarla nel senso di una ricerca
concettuale.
CLAUDIO POLESCHI ARTE CONTEMPORANEA
Via Santa Giustina 21, 55100 Lucca, Italia
Tel. +39 0583 469490 - Fax +39 0583 471464
info@claudiopoleschi.com -
www.claudiopoleschi.com
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Poleschi Arte

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Milano, 30
ottobre 2008 - 21 febbraio 2009
MONDINO AND FRIENDS
Aldo Mondino, Roberto Coda
Zabetta, Federico Guida, Davide Nido
a cura
di Vittoria Coen
In
collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino
Con la mostra antologica MONDINO AND FRIENDS: Aldo Mondino,
Roberto Coda Zabetta, Federico Guida e Davide Nido, a cura di
Vittoria Coen, la Galleria Poleschi Arte espone opere
accuratamente selezionate di Aldo Mondino e di tre dei suoi
numerosi assistenti, oggi artisti conosciuti a livello nazionale
ed internazionale.
La Galleria Poleschi Arte, che dagli anni ‘90 ha collaborato con
l’artista torinese scomparso nel 2005, rende così omaggio alla
creatività e alla fantasia di uno dei protagonisti di spicco
della ricerca artistica degli ultimi quarant’anni.
Dai lavori esposti emerge la totale energia creativa espressa in
completa libertà, con l’uso di tecniche e materiali diversi. In
comune con Aldo Mondino gli artisti hanno mantenuto l’approccio
al lavoro e il metodo: non si tratta, quindi, di una scuola, ma
di una lezione di vita che ha contribuito allo svolgimento di
nuovi percorsi artistici in un continuo crescendo.
Fra di loro si conoscono bene, hanno discusso e lavorato in un
dialogo costante nel tempo come ormai avviene sempre più
raramente. Ed è proprio in uno spirito di amicizia e
collaborazione che si trovano felici corrispondenze e fantasiose
varianti nei giovani artisti che lo hanno affiancato nel suo
lavoro nel corso degli anni, stabilendo con lui un rapporto che
è andato ben oltre quello del maestro e dell’allievo.
In mostra si ammirano famose opere del percorso antologico di
Aldo Mondino, dalle Bilance degli Anni ’60 e i Collages degli
Anni ’70 alle Turcate e ai Gnawa su linoleum, agli Iznik su
vetro degli Anni ‘90, alle sculture e ai tappeti di eraclite
(Anni ’80) fino alle opere realizzate con cioccolatini (American
Flag e Gange View) degli Anni ‘2000. Sono inoltre presenti le
opere su linoleum dedicate alla tauromachia, a tale proposito
Aldo Mondino commenta: “a me sarebbe piaciuto essere un torero,
non ne ho purtroppo il coraggio e non sono da troppe generazioni
uno spagnolo. Penso comunque che la leggerezza, l’eleganza e
l’agilità di fronte alla morte non siano da tutti”.
Per Roberto Coda Zabetta il lavoro nasce dalle prime
composizioni astratte per approdare alla pittura nella forma più
materica possibile. Attraverso le sue pennellate si scoprono
volti e, da qualche tempo, figure orientaleggianti descritte con
una pittura per contrasto volutamente piatta. Tra questi lavori
recenti emergono due significativi oli su tela, Senza titolo,
realizzati nel 2005 e nel 2006.
Federico Guida ritrae figure maschili e femminili, spesso a lui
familiari. Studioso dell’arte rinascimentale e barocca, Guida
opera con un accentuato uso del colore (per esempio il rosso) da
cui emergono i corpi, oggetto della sua riflessione, che a volte
si piegano, si avvitano, si contraggono tra descrizioni fedeli e
talvolta solo suggerite. Ne è un esempio l'olio su tela Stone
del 2008, in cui un corpo di donna si avvolge su stesso seguendo
movimenti sensuali e sinuosi.
Davide Nido opera nell’ambito dell’astrazione con un’attenzione
costante allo studio degli accostamenti dei colori e dei
materiali sintetici come colle viniliche e silicone. Egli ama il
calcolo combinatorio e la geometria, risolti in una materia
densa e ricca di effetti. Dai Pilloli o Coriandoli alle Isole
colorate che sembrano prese dall’alto, si crea un gioco visivo
complesso e curioso.
Un esauriente catalogo con introduzione di Vittoria Coen
riproduce le opere esposte.
Anteprima
stampa mercoledì 29 ottobre h. 11
Inaugurazione mercoledì 29 ottobre h. 18
Galleria Poleschi Arte –
Foro Buonaparte, 68 - Milano
Tel.
02.8699.7098 – 02.8699.7153 Fax 02.877339
info@poleschiarte.com
www.poleschiarte.com |
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Centre Culturel
Français
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Milano, 24
ottobre – 4 dicembre 2008
JEAN COCTEAU LE JOLI CŒUR
OMAGGIO «ALLA MODA» DI UN
SEDUTTORE
a cura di
Mauro Carrera, in collaborazione con Marzio Dall’Acqua
ed Elena Ferm
L'evento,
all’insegna dell’interattività con il pubblico, si concentra
sulla figura poliedrica e multiforme del celebre francese che,
sempre all’insegna della poesia, fu anche romanziere, saggista,
critico, regista, drammaturgo, disegnatore, pittore,
sperimentando tutti i linguaggi che la creatività gli offriva.
Sodale di Apollinaire, Picasso, Satie, Stravinsky, amico di
Modigliani, de Chirico, Savinio, Cocteau vive a cavallo tra la
Belle Époque e l’età delle Avanguardie e di entrambe le epoche è
acuto e raffinato testimone. Poeta mondano di successo, è amico
di Proust e delle personalità più in vista di Parigi prima della
Grande Guerra e desta l’ammirazione di D’Annunzio. In seguito,
arbiter elegantiarum, vivace protagonista di tutte le
manifestazioni dell’Avanguardia, ne diviene uno dei più
importanti promotori, per infine superarla con il rappel à l’ordre,
inedito connubio tra le spinte eversive di questa ed una
rilettura delle radici classiche della civiltà europea.
Scopritore di talenti – Radiguet, Genet, Marais, solo per
citarne alcuni – e voce narrante del Novecento, Cocteau trova
nel palcoscenico la sua dimensione più autentica, anche quando
reca con sé la finzione, il dolce inganno della seduzione.
Personaggio in chiaroscuro ma sempre à la page, è amico dei più
grandi artisti della moda: da Chanel à Saint-Laurent, da Dior a
Balenciaga. Da una sua idea nasce la celebre vera a tre anelli,
realizzata da Cartier nel 1920 per lui e Radiguet, uno dei
gioielli più celebri del XX secolo.
Jean Cocteau le joli cœur. Omaggio «alla moda» di un seduttore
si articola attorno all’esposizione omonima, ospitata presso la
Galleria del Centro Culturale Francese a Palazzo delle Stelline.
Saranno esposti, provenienti da collezioni pubbliche e private,
disegni, autografi, litografie, affiches, libri d’artista (il
rarissimo ed enigmatico Maria Lani con originali di Matisse, de
Chirico e Derain) e le celeberrime illustrazioni erotiche
realizzate da Cocteau per il Libro Bianco.
Verrà esposto inoltre il prezioso Ritratto di Roland Garros di
Raoul Dufy, uno dei due eseguiti dal celebre artista per la
rivista Le Mot di Cocteau e Iribe, poi misteriosamente
ridisegnato e firmato Jim (Cocteau). Il secondo disegno,
recentemente acquistato dal Musée d’Art Moderne de la Ville de
Paris sarà lì esposto nella mostra dedicata a Dufy dal 16
ottobre 2008 al 18 gennaio 2009.
Accanto alle opere originali di Cocteau, a Milano è presentata
per la prima volta al pubblico nella sua completezza la
Collezione Uroburo (omaggio a Cocteau) che documenta i diversi
codici espressivi (dalla figurazione all’astrattismo, dalla
fotografia alla poesia visiva, dalla computer-art
all’anacronismo, dall’istallazione alla mail art), offrendo una
panoramica rappresentativa dell’arte contemporanea attraverso i
lavori di alcuni tra i principali artisti italiani: Arcangelo,
Bartolini, Boero, Calabria, Carmi, Casiraghi, Ceccobelli,
Crespo, Di Stasio, Galliani, Isgrò, Notari, Ontani, Patella,
Pizzi Cannella, Pozzati, Xerra e molti altri (elenco completo in
coda).
Tra le opere della Collezione Uroburo emerge il libro d’artista,
a cura di Anna Boschi e Mauro Carrera realizzato per l’occasione
in copia unica che ogni visitatore potrà sfogliare, cui hanno
partecipato 63 artisti italiani e francesi tra cui: Albani,
Bentivoglio, Binga, Blank, Boschi, Carrera, Corsa, Fedi, Gini,
Gut, Lora Totino (elenco completo in coda).
Protagonista delle mostre del cinema di Venezia e Cannes,
Cocteau è considerato un maestro dalla Nouvelle Vague.
Nell’ambito della manifestazione sono previsti, negli spazi del
Centre, i seguenti eventi collaterali ad ingresso libero:
venerdì 24 ottobre, ore 18.30 "Cocteau et mon père"
Incontro con Roland Beucler che rievocherà per noi il tempo in
cui suo padre André Beucler, scrittore e sceneggiatore,
frequentava la Banda a Cocteau e del quale fu compagno di
viaggio.
Il cinema di Jean Cocteau
giovedì 6 novembre, ore 20.00 : Orphée (1949) con Jean Marais e
Maria Casares
giovedì 13 novembre, ore 20.00: La Belle et la bête (1945) con
Jean Marais e Josette Day
Saranno inoltre presentate le recenti pubblicazioni riguardanti
il poeta e il catalogo della manifestazione (Uroburo Edizioni)
nel quale sarà pubblicato per la prima volta in Italia l’inedito
capolavoro di Cocteau SEGRETI DI BELLEZZA e in anteprima
assoluta un fumetto d’artista LA CHANSON DE JEAN sui rapporti
con Edith Piaf.
Artisti contemporanei presenti in mostra: Albani, Arcangelo,
Barani, Bartolini, Bettineschi, Bianchi, Binga, Boero, Bonichi,
Boschi, Brevi, Buzzi, Calabria, Carmi, Carrera, Caruso,
Casiraghy, Cascavilla, Ceccobelli, Celon, Collini, Corsa,
Crespo, Di Stasio, Donzelli, Fedi, Fomez, Foschi, Galliani,
Galliano, Giuli, Gini, Guzzi, Isgrò, Larocchi, Loi, Lorandi,
Luino, Lunetta, Macalli, Mancini, Matalon, Mazzella, Miglietta,
Minola, Notari, Ontani, Pasquini, Patella, Piperno, Pizzi
Cannella, Pozzati, Priori, Renzetti, Stefanoni, Tommasi Ferroni,
Verdirame, Vicentini, Xerra.
Artisti presenti nel libro d’artista collettivo: Albani, Aliotis,
Andolcetti, Art-no-dommain, Balmier, Baroni, Bayle, Bensidon,
Bentivoglio, Bertola, Binga, Blank, Blaine, Boschi, Bove,
Carrera, Charmot, Cimino, Commone, Conti, Correggiari, Corsa,
Daligand, Courtois, Della Vedova, Diotallevi, Duhaut, Fedi,
Fossé, Gallet, Gennai, Giambarresi, Gini, Gut, Guzzonato, Hugues,
Iacomucci, Lenoir, Lentini, Lucato, Maggi, Marchese, Magro,
Menetti, Miglietta, Moio, Noia, M. Nomized, Osti, Penard,
Perfetti, Persiani, Roffi, Rose, Sassu, Savignano, Scorza,
Sourdin, Torelli, Lora Totino, Vannobel, Vitacchio, Willems.
CATALOGO UROBURO EDIZIONI
VERNICE DELLA MOSTRA GIOVEDÌ 23 OTTOBRE ORE 18
(per
l’occasione è previsto un workshop interattivo aperto a tutti i
partecipanti a cura dell’Archivio del Libro d’Artista di Milano
e l’ascolto in anteprima delle musiche originali di Marco Lucchi
create per l’evento.
L’esposizione, così come tutti gli eventi collaterali, sono ad
INGRESSO LIBERO secondo i seguenti orari: lunedì - venerdì ore
10-19 / sabato e domenica chiuso
Per informazioni:
Centre Culturel Français de Milan,
Palazzo delle Stelline - Corso Magenta, 63 - Milano
tel.
0248591927 - fax 0248591952
www.culturemilan.com -
http://cocteaumilano.blogspot.com -
cocteaumilano@gmail.com
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Contemporanea(mente
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Parma, 24
ottobre - 22 novembre 2008
LA MALORA -
JAMES KALINDA
Dov’è la “La
Malora? È un luogo nato dalla nostra immaginazione o un luogo,
che possiamo ritrovare cercando sull’Atlante geografico?
Se ci rifacciamo all’opera omonima scritta da Beppe Fenoglio nel
1954, certamente il pensiero correre in un luogo grave,
faticoso, avaro che concede assai poco all’uomo che lo abita.
Gente appunto che vive in condizioni “miserabili”, a contatto
diretto ogni giorno con la terra che ama e a cui dedica tutta
una vita, ma dalla quale sembra avere in cambio solo
ingratitudine fame e sofferenza.
Le immagini di Kalinda ci conducono nella storia dell’uomo, dei
rapporti, delle storie tra individui e tra uomo e natura.
La Malora potrebbe essere assolutamente sia un luogo della
vicina e suggestiva Bassa Padana, lungo gli argini del Po,
oppure ambientata nella lontana America, tra gli infiniti e
sterminati territori immersi nella natura, dove per centinaia di
Km non è “prevista” nessun presenza umana, se non alcune isolate
abitazioni.
Siamo quindi “intrappolati” in un mondo prestabilito e
precedentemente indagato o siamo in luogo nato dal frutto
dell’immaginazione dell’artista stesso?
James kalinda ci racconta vicende e se descrive luoghi veri o
falsi poco importa, l’importante che chi le osserva si liberi da
ogni barriera che possa limitarne o condizionarne la libera
immaginazione.
L’artista parmigiano rappresenta una storia, un luogo,
un'ambientazione, personaggi, che abitano questo territorio; ne
descrive l’abitazione e ne rappresenta gli elementi, oggetti,
animali con i quali essi giornalmente interagiscono. Le figure
si impongono sulla scena, avanzano a tal punto che la sensazione
è di non facile identificazione e comprensione; i protagonisti
possono essere sia persone così dette “normali”, consuete, sia
persone inquietanti, anomale, con le quali abbiamo paura di
interagire e relazionarci. Un landa appunto della Malora, di cui
non ne percepiamo la reale e vera esistenza; forse è frutto
della nostra immaginazione, un universo velato, annebbiato come
i sogni, dove solitamente non esistono diversità di colori, dove
tutto e monocromatico a volte inquietante o invece un posto dove
tutto è colorato di rosa, affascinante, semplice, tranquillo,
dove i protagonisti vivono in estrema e perpetua sintonia tra di
loro e con l'ambiente che li circonda, dove non esiste il male
ma solo l'amore. Non si sa che luogo sia la Malora! Lasciamo che
siano i visitatori ad immaginarselo, forgiarselo come meglio o
peggio vogliono....
INAUGURAZIONE:
VENERDI’ 24 OTTOBRE ORE 18,30
Contemporanea(mente - art gallery & bookstore
-
Via XXII LUGLIO,
33/B Parma
contemporanea-mente@hotmail.it - tel. 347 3439924 – 335
5202859
Orario galleria:
Martedì, Mercoledì, Venerdì e Sabato 16,30 - 19,30 |
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Galleria PoliArt
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Milano, 15
ottobre al 22 novembre 2008
Inventaria -
Giovanni
Lombardini
a cura di Leonardo Conti,
Elisabetta Gennasi
testo di Elisabetta Gennasi
musiche di Paola Samoggia
video di Ansel Mansel
voce di Fabio Bezzi
Lombardini,
come ha rilevato la critica più aggiornata, può essere
considerato come l’artista che coglie il momento di passaggio,
che trasfigura la pittura in fotografia e viceversa. Le sue
opere occupano questa cerniera visibile, nella quale il potere
dell’ambiguità folgora l’osservatore, colto da un insopprimibile
desiderio di toccare per capire. Fermo restando che l’artista
riminese è un pittore e le sue opere sono opere dipinte,
l’effetto che l’artista ottiene attraverso un particolare uso
del colore e di un efficace trattamento con poliestere è proprio
questo impatto di ambiguità coinvolgente. Nella mostra alla
Galleria PoliArt, intitolata Inventaria dal nome dell’ultimo
ciclo dell’artista, saranno esposte circa venti opere, anche di
grandi dimensioni, concentrate sui due cicli dialoganti di Rime
ed Inventari. Nelle Rime, dal fortissimo impatto cromatico,
assoluto protagonista è il colore che, come sgorgante dalla
verticale mediana del quadro, conquista tutto lo spazio della
superficie e degli spessissimi bordi laterali, fino quasi a
rimbalzare sulla parete. Questa forza cromatica, tuttavia, resa
polita, dal trattamento resinoso superficiale, dopo qualche
attimo mostra come la realtà circostante, compresi noi che lo
guardiamo, venga riflessa tra le righe. È questa una componente
dell’ambiguità, giocata a metà strada tra potenza cromatica che
invade lo spazio circostante e il potere riflettente che ingloba
quello stesso spazio. Negli Inventari, poi, questa propensione
ad entrare in contatto con l’ambiente è ancora più esplicito,
dal momento che le campiture geometriche di queste opere, già di
un colore vibrante, come di superficie marina in bonaccia,
sembrano inventariare ed ordinare le cose che le circondano.
Come scrive Elisabetta Gennasi, co-curatrice della mostra: “…Il
colore in Lombardini entra in scena e recita da protagonista un
monologo sulla durata. Senza temere di scomodare una tra le
menti più geniali del Novecento, intendo il concetto di durata,
come Bergson l’ha chiarito per noi: una misura temporale
immanente all’oggetto o al fenomeno, e colta dall’osservatore
come accrescimento conoscitivo, frutto dell’incontro tra
intuizione e misurazione. L’opera dell’artista riminese attua
metodicamente il processo connaturato ad una particolare
capacità dell’umana percezione, ovvero cogliere il fenomeno
cromatico nella sua essenza: l’esperienza naturalistica del
visibile e quella intellettuale della costruzione armonica dei
rapporti tra i colori. Il colore nella sua durata si compie
sulla superficie preparata dall’artista.”.
Al vernissage verrà donato ai visitatori un DVD dedicato a
Lombardini, realizzato dal video-maker Ansel Mansel, con la
recitazione di Fabio Bezzi, musica di Paola Samoggia e testi di
Elisabetta Gennasi.
Opening Mercoledì 15 ottobre ore 19,00
Galleria PoliArt -
Viale Gran Sasso 35 - 2031
Milano - tel. 02.70636109
info@galleriapoliart.com -
www.galleriapoliart.com
martedì,
mercoledì e giovedì 16-20, venerdì e sabato 10,30-13 e 16-19,30
gli altri giorni per appuntamento |
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Il
Chiostro

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Saronno, 4
ottobre – 30 novembre 2008
MASAI, KENIA -
Arcangelo
Artista
campano formatosi a Roma, ad Arcangelo è riconosciuto a livello
europeo il forte e inviolabile legame con la sua terra, ma anche
quello di appartenenza a tutti i “luoghi lontani” del mondo:
antichi segni e nuovi pittogrammi definiscono nelle sue tele un
alfabeto pittorico che permette di traslare i segni della sua
terra d’origine in una dimensione di respiro ampio. Il suo stile
riconoscibile e unico è fatto di impronte gestuali, di un colore
che si raggruma sulla tela per poi colare, di immagini totemiche
e di scritte misteriche.
Le trenta opere in mostra fanno parte del ciclo dei Sanniti, dei
Vedenti e di quello recente e inedito del Kenia-Masai
L’artista sceglie dominanti cromatiche accese, giocate su toni
caldi e terrosi, e nuova è l’organizzazione dello spazio della
rappresentazione. L’originalità di Arcangelo sta nella sua
capacità di definire un territorio pittorico pieno di
suggestioni e di evocazioni temporali, spaziali, emozionali. E’
il Racconto, o meglio l’assoluto del Racconto che caratterizza
questi lavori in cui la scrittura è significativamente presente,
quasi a fissare l’identità delle forme che la sua vena fertile
crea senza mai chiuderle in un soggetto conosciuto, ma sempre in
fieri.
I temi presenti in questa mostra sono vari: le “antilopi”, che
traggono spunto dalle rupestri scene di caccia, Nella sera i
vedenti, ceramiche di Amalfi, 2007, gli “otri”, memori delle
grandi anfore tunisine che alludono al tesoro nascosto, Sotto il
noce, sotto la terra 2004-06, le figure dei “battenti”
incoronati di sapore medievale-orientale, Terra di Montevergine
e danze delle spade, 2007, gli “impiccati” che simboleggiano
un’umanità sofferente; quindi i “Masai”, con i profili
dell’Africa e i segni, capaci, del pittore, di rendere l’essenza
di una terra unica, Giorno in Kenia, 2007.
In occasione della mostra sarà presentata la seconda Monografia
dell’artista.
Il critico
Ivan Quaroni introduce l’opera del pittore e scultore in un
libro che rappresenta la continuazione di una precedente e
poderosa ricognizione sul suo lavoro. Ripercorrendo venticinque
anni di attività dell’artista, il volume è da leggere come una
sorta di viaggio spaziale e temporale attraverso i luoghi e le
suggestioni che ne hanno determinato tutta la produzione.
Inaugurazione Sabato 4 ottobre 2008 ore 18
Il Chiostro arte contemporanea
– viale Santuario
11 – Saronno - Tel. 02 9622717 – fax 02 91708934
www.ilchiostroarte.it
-
infotiscali@ilchiostroarte.it
Orari da martedì a
venerdì e domenica 10 /12.30 – 16/19.00; sabato 10/12.30- pom.
su app. |
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MAMbo

Leggi la recensione
Giuseppe Penone
al MAMbo.
Lo spettacolare silenzio della natura.
sul blog di con-fine |
Bologna, 25 settembre all’8 dicembre
2008
GIUSEPPE PENONE
a
cura di Gianfranco Maraniello
Il
progetto espositivo, interamente concepito in relazione agli
spazi del museo, presenta un’ampia selezione di lavori
appartenenti ai maggiori cicli realizzati dal maestro nel corso
della sua carriera e alcune opere inedite esposte in anteprima.
La mostra vorrebbe andare oltre il concetto di retrospettiva: le
opere vengono proposte come parte di un discorso in evoluzione e
non come elementi di una sequenza cronologica. Il ciclo degli
“Alberi”, esposto nella “Manica Lunga” del MAMbo, esemplifica
tale approccio. Si tratta di una serie concepita nel 1969, con
l’intenzione da parte di Penone di “ritrovare gli alberi
all’interno della materia” portando alla luce gli anelli di
crescita della pianta fino a ritrovarne il cuore. L’artista nel
tempo ha prodotto numerose varianti, delle quali troviamo
quattordici esempi nell’allestimento bolognese, disposti lungo
una linea orizzontale di circa cento metri che, sfruttando
l’illusione prospettica dello spazio, sembra dipanarsi all’infinito.
La ricerca di Giuseppe Penone è
rivolta sin dagli esordi all’intenso rapporto con la natura e
con i suoi elementi, all’interazione tra le azioni dell’artista
e i processi organici di mutazione. Negli anni la sua indagine
si è poi indirizzata verso le connessioni tra forme naturali e
culturali, la trasformazione operata dal tempo, la crescita
degli elementi della natura su cui l’artista interviene.
Tematiche filosofiche come l’essere e il divenire, che evocano
la dimensione dell’infinito e del sublime come bellezza in
movimento e tentativo di afferrare l’inafferrabile, percorrono
l’intera sua opera. Ne risulta una scultura estremamente
personale in cui la dimensione estetica è esaltata dalla
ricercatezza delle forme e dei materiali.
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di
Bologna - via Don Minzoni 14 - 40121 Bologna
tel. 051 6496611 - fax 051 6496600
info@mambo-bologna.org
- www.mambo-bologna.org
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