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Prossime inaugurazioni
 

Palazzo D'Accursio

Bologna, 20 Dicembre 2008 - 9 Gennaio 2009

“Le Thangka del Tibet. Arte e Spiritualità della Terra delle Nevi”
Il Tibet si racconta attraverso le sue immagini sacre

La mostra proporrà una selezione di preziose Thangka tibetane, una delle espressioni artistiche più antiche dei monaci buddisti, costituita da composizioni di carattere religioso dipinte o ricamate su lino e seta. Il particolare supporto sul quale le Thangka vengono realizzate permette di trasportarle piuttosto agevolmente, per questo costituiscono uno dei pochi tesori artistici salvati dai saccheggi e dalle distruzioni cinesi. Il nucleo di dipinti che verrà esposto a Bologna sarà composto da circa trentacinque opere risalenti ad epoche diverse, alcune precedenti all’invasione cinese del 1959. L’aspetto di questi manufatti, che hanno la funzione liturgica di supportare i fedeli durante la meditazione, è quello di stendardi coloratissimi decorati secondo i canoni iconologici della tradizione buddista.
Inoltre, negli stessi giorni di apertura della mostra, sarà possibile per i visitatori assistere dal vivo ad uno dei riti più suggestivi della tradizione buddista tibetana: il Mandala. Il Mandala è una complessa struttura geometrica costruita su un piano di legno e riempita di finissime sabbie colorate benedette. Secondo la tradizione tibetana, la costruzione del Mandala diffonde un’enorme energia positiva nell’ambiente circostante.  Il Mandala che verrà allestito dai monaci presso Sala d’Ercole durante la prima settimana di apertura della mostra avrà come tema la Pace e rappresenterà Avalokiteswara, il Buddha della Compassione. La costruzione del Mandala inizierà e si concluderà con una cerimonia rituale caratterizzata da danze e canti tradizionali tibetani.
L’iniziativa organizzata a Bologna è nata su esplicita richiesta del Monastero Buddista Tibetano di Gaden Jangtse (Kamataka - India), che, con il consenso e il mandato personale del Dalai Lama, ha deciso di inviare in Europa una selezione di preziose Thankga allo scopo di diffondere l’arte e l’antichissima cultura tibetana e raccogliere fondi per l’assistenza ai profughi.
La mostra di Palazzo d’Accursio sarà affiancata da una serie di attività dedicate all’arte e alla cultura tibetana che si susseguiranno per tutto il mese di Novembre e Dicembre fino all’inizio di Gennaio e che vedranno la partecipazione attiva tutti gli enti culturali più importanti della città di Bologna.
Le Librerie Feltrinelli, ad esempio, hanno proposto una mostra fotografica di Thangka inaugurata lo scorso 5 Novembre, e organizzeranno una lettura di fiabe tibetane per bambini; lo stesso farà la Libreria Giannino Stoppani, mentre Sala Borsa e il MaMbo gestiranno i laboratori didattici per bambini dedicati rispettivamente alle tecniche artistiche di costruzione del Mandala e delle Thangka.
In occasione del laboratorio didattico del MaMbo verrà anche proiettato il documentario sulla Casa del Tibet di Votigno, realizzato dal regista Alfredo Caruso Belli in collaborazione con la Regione Emilia Romagna.
La Cineteca Comunale proporrà invece una rassegna cinematografica sul tema del Tibet, durante la quale verranno proiettati tre film di taglio documentaristico preceduti da un’introduzione sull’attuale situazione politica e civile del popolo tibetano a cura di Amnesty International.
Amnesty International sarà poi protagonista di un altro importante appuntamento a cui parteciperanno le maggiori associazioni nazionali pro-Tibet tra cui L’Unione Buddista Italiani, l’Associazione Italia Tibet e l’ Associazione della Comunità Tibetana in Italia.
L’evento si svolgerà presso la Sede della Provincia di Bologna, gentilmente concessa per l’occasione dall’Assessorato alla Cultura e le Pari Opportunità e sarà preceduto nella mattinata dalle conferenze sui temi della religione e dell’arte tibetana tenute dai docenti dell’Ateneo di Bologna Prof. Giorgio Renato Franci, Direttore del Dipartimento di Studi Linguistici e Orientali, e Dott.ssa Chiara Bellini, dottoranda in Storia dell’Arte del Tibet e dell’Asia Centrale. Infine l’Associazione Fotografica Piccolo Formato presenterà una suggestiva installazione luminosa e audiovisiva sui monasteri buddisti del Ladakh, mentre la Coop Adriatica, oltre a promuovere la manifestazione attraverso la rivista Consumatori e Radio Coop, concederà Sala Eureka presso il Centro Lame dove verrà riproposta la mostra fotografica allestita da Feltrinelli e dove i monaci si esibiranno in uno spettacolo di danze e canti tipici tibetani utilizzando strumenti e costumi tradizionali.

Culturalia Di Norma Waltmann - Vicolo Bolognetti 11 – 40125 Bologna                       Tel. 051 6569105 Fax: 051 2914955 Cell 392 2527126                                info@culturalia.191.it  www.culturaliart.com


Studio S-Arte Contemporanea

Roma, 20 novembre 2008 - 10 gennaio 2009

30 DISEGNI di GIORGIO DE CHIRICO

Con il patrocinio della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico

A trent’anni dal 20 novembre 1978, data della scomparsa a Roma di Giorgio de Chirico, il Grande Metafisico, lo Studio S-Arte Contemporanea presenta 30 disegni di collezione privata provenienti dall’atelier dell’Artista, alcuni dei quali inediti a Roma, affiancando la propria iniziativa  nel ricordo del Maestro alle manifestazioni già in corso a Roma nel trentennale della sua morte. La rassegna  dello Studio  S si inaugura il 20 novembre, il  giorno dopo la vernice dell’interessante esposizione DE CHIRICO E IL MUSEO alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna,   con opere della Galleria e della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.    I 30 disegni esposti allo Studio S sono datati dagli anni ’20 agli anni ’60.

Saranno molte e varie le iniziative  che nel corso del prossimo  anno  saranno realizzate nel nome del Maestro, e questa esposizione allo Studio S è quasi un’anticipazione della mostra di disegni, La magìa della linea, che, a cura di Elena Pontiggia, si terrà nel gennaio 2009 al Museo Bilotti di Roma, anche questa con opere della GNAM e della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.  Particolare rilievo avrà l’importante antologica che il 12 febbraio 2009 si  aprirà  al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, con la collaborazione della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e della GNAM.

Carmine Siniscalco, unito dagli anni ’60 alla famiglia De Chirico da vincoli di amicizia, ha organizzato  durante la vita del Maestro e dopo la sua morte esposizioni in spazi museali in Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone ed Egitto, privilegiando sempre la presenza del disegno e questa volta del disegno fa il protagonista assoluto di una mostra che ricorda il Maestro e  ricorda, soprattutto ai giovani artisti,  l’importanza assoluta da lui sempre data a quel mezzo di espressione artistica che è appunto il disegno, “l’arte divina, base di ogni costruzione plastica , scheletro di ogni opera buona , legge eterna che ogni artefice deve seguire” (Giorgio de Chirico – da Commedia dell’Arte Moderna di Giorgio de Chirico  e Isabella Far)..

STUDIO S - ARTE CONTEMPORANEA - Via della Penna n.59 -00186 ROMA -

TEL./FAX - 00 39 06 3612086 - e-mail : car.sin.s@virgilio.it
 

Dal lunedì al sabato ore 16.00-20.00 – martedì giovedì e sabato ore 11.00-13.00/16.00- 20.00


Arca

 

 

Vercelli, 21 novembre 2008 – 1 marzo 2009

 

PEGGY GUGGENHEIM E LA NUOVA PITTURA AMERICANA
 

a cura di Luca Massimo Barbero

La mostra, , è la seconda parte di un ideale unico grande progetto espositivo, iniziato lo scorso anno con lo straordinario successo di “Peggy Guggenheim e l’immaginario surreale”.
Le sale di Arca nel corso di tre anni ospiteranno così la più vasta e completa rassegna mai realizzata in Italia sulle avanguardie della prima metà del secolo scorso: attraverso le scelte e le passioni di Peggy Guggenheim, si potranno ammirare molte delle opere capolavoro che hanno fatto la storia dell’arte del novecento.
“Peggy Guggenheim e la nuova pittura americana” presenta gli anni americani di Peggy, attraverso un viaggio fra le opere degli artisti che la mecenate conosce durante il suo soggiorno a New York e che riunisce intorno a sé, stimolando un nuovo e vivace dibattito sull’identità dell’arte statunitense.
In questo milieu la collezionista scopre e promuove con una intuizione ed un coraggio straordinario giovani artisti sconosciuti, che di lì a poco saranno riconosciuti come i maestri dell’arte americana.
La mostra si articola intorno alle figure di Jackson Pollock e Mark Rothko, insieme a Franz Kline, Robert Motherwell, Arshile Gorky, Willem de Kooning, Sam Francis, Hans Hofmann – protagonisti assoluti dell’Espressionismo Astratto – presentati attraverso oltre cinquanta opere concesse in prestito straordinario dalle collezioni veneziane e newyorchesi dei musei Guggenheim e da prestigiose collezioni private, assai difficilmente accessibili per altre pur prestigiose istituzioni in Italia.
Filo conduttore del percorso espositivo è la figura di Jackson Pollock il cui mito nasce proprio grazie a Peggy Guggenheim, che con il suo appoggio e la sua stima porta il giovane artista a divenire un protagonista dell’arte contemporanea internazionale. A Vercelli vengono esposte quattordici sue opere, un numero assolutamente straordinario per un grande maestro raramente esposto anche per l’estrema fragilità dei suoi lavori, per questo rari e quindi poco noti al pubblico italiano.
Di assoluto interesse anche Mark Rothko, all’Arca con alcune opere rarissime degli anni ’40, non presenti nella mostra monografica di Roma dello scorso anno, e Franz Kline, vicino alla pittura gestuale con i suoi caratteristici segni neri su fondo bianco.

 

Inaugurazione: 20 novembre 2008 ore 18.00

 

Arca – Chiesa di San Marco, Piazza San Marco 1 - Vercelli


Arteincornice

Torino, 22 - 29 novembre 2008

 

Unusual seed - Massimo Semeraro

Fotografo, grafico, disegnatore, regista, montatore torinese scomparso nel 2007 a soli 46 anni, Semeraro ha sfruttato ogni linguaggio per esprimere il mondo che lo abitava interiormente. Nelle sue opere questi linguaggi si uniscono, si mischiano, si sovrappongono e spesso si completano, nell’intento di partire dal reale, da ciò che è dato, per raggiungere l’irreale, ciò che è sognato, ciò che è solo immaginato, ma che inizia a esistere nel momento in cui diviene opera compiuta.

Massimo Semeraro ha vissuto la sua breve vita sempre alla ricerca di un mondo che non c’è, ma che nella sua mente esisteva.
Ha usato la fotografia come mezzo primario, trasformando pian piano le immagini reali con interventi vari: dalla pittura sull’immagine realizzata in bianco e nero a trasformazioni elaborate attraverso il computer fino a contaminazioni ed intrusioni estranee all’oggetto fotografato.
Le persone, come gli oggetti più banali quali i muri, i tubi, le verdure, la frutta diventano, attraverso le sue immagini, irreali o surreali.
Nella fase finale il surreale prende il sopravvento: il disegno, la pittura ci portano in un altro mondo, quello sognato o immaginato o forse irrimediabilmente perduto.
Questa è la fantasia degli artisti: il mondo che non c’é.

 

Inaugurazione: 22 novembre 2008, ore 17.

Arteincornice Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea

via Vanchiglia, 11 - 10124 Torino – tel./fax 011.88.50.71
info@arteincornice.it  - www.arteincornice.it 


Orario: 9,00 – 13,00 e 15,00 – 19,00 – Chiuso festivi e lunedì mattina


Enrico Fornello

 

Prato, 25 novembre 2008 - 31 gennaio 2009


Paesaggio magico - Michele Zaza
a cura di Elena Re

La mostra MICHELE ZAZA – Paesaggio magico costituisce il terzo appuntamento del progetto culturale dal titolo PROGETTOSETTANTA – Arte e fotografia dalla ricerca anni ‘70 in Italia, a cura di Elena Re.

Presentando alcuni lavori degli anni ’70 a fianco degli ultimi lavori realizzati dall’artista, l’idea curatoriale di questa importante personale è quella di abbracciare la specificità dell’opera di Michele Zaza in tutta la sua pienezza, rivisitandone certamente l’importanza storica ma cogliendone soprattutto l’attualità e gli sviluppi attraverso i nuovi esiti espressivi della sua ricerca. Sulla base di tali presupposti, ciò che l’artista ha di fatto voluto realizzare all’interno dello spazio della Galleria è un vero e proprio dialogo tra opere come Mimesi (1975) oppure Ritratto terrestre (1979) e lavori come Paesaggio infinito (2007-2008) oppure Paesaggio magico (2008). Tanto che, grazie alla forza propositiva, alla coralità ma anche all’importanza dimensionale di questi ultimi lavori, lo spazio stesso della Galleria diventa teatro della novità di Michele Zaza, occasione per presentare al pubblico un’opera che non ha mai smesso di elaborare nel profondo alcune tematiche nodali del pensiero contemporaneo, giusto a partire dall’intimità dei suoi stessi soggetti.

Attraverso l’utilizzo di una fotografia intesa come mezzo per fissare le proprie riflessioni esistenziali, Zaza si concentra suo corpo – in particolare sul volto, suo e dei suoi famigliari – per elaborare una speculazione intellettuale e dunque attivare un percorso emozionale per immagini che arriva a trascendere la dimensione del soggetto rappresentato, comunicando così un messaggio universale. Come nell’opera Ritratto terrestre (1979) oppure in Paesaggio onirico (2007), il volto appare infatti dipinto in modo tale da diventare icona, espressione che astrae dalla specifica identità per manifestarsi come entità facente appunto parte dell’universo. Un universo popolato tra l’altro da presenze simboliche, in cui l’ovatta diventa nuvola o le molliche di pane diventano stelle in un firmamento ideale. Un universo in cui talvolta – come nell’opera Paesaggio magico (2008) – insieme alle fotografie del proprio volto, l’artista unisce un’installazione di sculture che sembra diffondere nello spazio l’intensità di un concetto, creando una dinamica che esce dai confini della pura rappresentazione, si distacca quasi dalla stessa fisicità dell’opera, creando quindi un “paesaggio magico”, spirituale, in cui diventa davvero possibile riconoscere la propria idea di libertà.
«Esserci per osservare, interrogare, criticare, creare. Porre confini, determinare altri spazi e immagini. Tutte le cose del creato esistono dentro di me e tutte le cose che ho dentro esistono nell’universo. Non esiste un confine tra me e le cose più vicine, non esiste la distanza tra me e le cose più lontane. Nel mio corpo si possono trovare tutti gli elementi del cosmo.»
(tratto da Pensiero primo, scritto di Michele Zaza, Roma 1998).


Inaugurazione: 22 novembre 2008, ore 18.00

 

G.E.F. Galleria Enrico Fornello - Via G. Paolini 27 - 59100 Prato
tel: 0574 462719 - fax: 0574 471869 - Orario di apertura: Martedì-Sabato10-13; 15-19

Artsenal63

 

Firenze, 15-24 dicembre 2008

 

IL FANGO E LA LUCE. Una ricerca sul tema mente-corpo
Giorgio Azzaretti, Matteo Bonafede, Lorella Calzolari, Carlo Gioia, Longsheng Ma, Greta Penacca, Francesca Petronici.

 

a cura di Silvia Petronici Gavagai - PROGETTO GAVAGAI.art

La collettiva Il Fango e La Luce è un progetto di ricerca artistica ambientato in un territorio di confine tra arte e filosofia.
L’idea è quella di articolare le suggestioni filosofiche ed estetiche contenute nel tema del dualismo mente-corpo con un percorso espositivo e di ricerca in sedi e città differenti.

Le opposizioni e i dualismi si portano dietro un’aria mitica a cui non si resiste, il mistero della fusione di elementi diversi ci affascina e insieme ci turba. L’alchimia come la generazione della vita, la nascita delle stelle come i miti della trasformazione.
La razionalità rasserena con lo strumento della separazione, la concettualizzazione avanza in un territorio oscuro, estrae dal fango porzioni di materia e le porta ad asciugare al sole così che ormai morte e vuote possano essere usate, divenire strumenti inerti nel meccanismo analitico degli schemi concettuali.
Ma la vita resta fuori dall’astrazione scientista. La vita è umida, compromessa e confusa. L’organico è misto.
Cartesio, con la falce di Occam, separa la mente dal corpo e lo fa con ardore allo scopo di fornire una spiegazione convincente di un fenomeno, quello della loro reciproca implicazione, fino ad allora rimasto oscuro; spiriti divini si incaricavano di vivificare la materia inerte, principi immortali intrappolati nel corpo ne garantivano movimento e intenzione. Il corpo e la mente come lo spirito e la materia, il contenuto e la forma, sono considerati da quel momento e per lunga parte della storia della cultura occidentale due sostanze ontologicamente diverse, due “cose” di diversa natura: una estesa, materiale, pesante, l’altra volatile, leggera, più vicina a Dio.
Ora, gli scultori e i pittori e tutti gli artisti sanno quanto sia impossibile separare la forma dal suo contenuto, quanto l’equilibrio di forze che si incontrano nell’opera d’arte sia frutto di compromissione e sporcatura. La luce è già nel fango, non vi giunge misteriosamente dall’esterno e il fango non è il mucchio di argilla a partire dal quale lo scultore ha realizzato la sua statua ma è lo scultore stesso e la sua percezione complessa e mutevole della realtà che lo circonda. La percezione è complessa perché emerge da percorsi che sono contemporaneamente intellettuali, cognitivi e sensoriali; sono strade di fango e di luce, amore e analisi quelle che l’uomo percorre conoscendo la realtà.
La separazione cartesiana è, quindi, superata dalla contemporanea lettura olistica dei fenomeni; il fango e la luce, perciò, sono i due termini di un’unica realtà globale, una realtà complessa e plurale, mai uguale a se stessa, il cui inestricabile impasto definisce non solo l’umano e la sua dimensione mista di pratica e teoresi ma l’intero vivente.
All’arte, alla sua intensa capacità di penetrazione conoscitiva del reale e alle sue spesso commoventi soluzioni espressive è, quindi, lasciato il compito di risolvere il nodo che presiede all’equilibrio tra struttura e materia, luce e ombra, pieno e vuoto, peso e leggerezza. Le radici della ricerca artistica affondano nel fango della materia, nella dimensione percettiva. In essa la visione creativa trova un ordine sempre diverso, un ordine sottile che diviene la sostanza della sua struttura - almeno nella misura in cui ogni opera si trova occasionalmente e di volta in volta ad avere una forma.
Quindi l’opera d’arte come, a sua volta, realtà globale, sintesi ed impasto di struttura e caos, diviene intensa metafora dell’uomo, opera a sua volta, lenta e inesorabile costruzione della vita che lo attraversa. L’artista è costruttivo anche quando rappresenta il più oscuro caos. La rappresentazione stessa, nella dimensione creativa in cui si svolge (e in cui diviene opera d’arte) è un mondo nuovo: una nuova misura e una nuova forma dell’unione di acqua e fuoco, fango e luce, mente e corpo.
 

15 dicembre 2008 ore 18,00

 

Artsenal63 - via Santa Reparata, 19r - Firenze

 

per info:

GAVAGAI.art - Silvia Petronici - via Partigiani d’Italia, 17– 43055 Mezzani (PR), Italy

tel. 349.5086807 - www.gavagaiart.it - sp@gavagaiart.it


   
Mostre in corso
 

Il Futurista


Crotone, 15 Novembre - 10 Dicembre 2008

 

RI-COGNIZIONE I° - Mostra Collettiva di Nove Artisti Crotonesi

 

Voci individuali e solitarie si sono costituite fermentando gruppi che, se non hanno storicizzato l’evento, hanno di sicuro generato “roads” di sicuro interesse. Questa collettiva, da me fortemente cercata, nasce sotto questo segno poiché ognuno degli artisti presentati ha un “gene” particolare ed un “background” vario e mobile, allergico e alieno a qualsiasi tipo di moda o vezzo tanto in voga nei nostri tempi. Si muovono, alcuni di loro, dentro un figurativo corposo, denso, immaginifico, votato a scansioni metriche d’ampia libertà (Giovanni Autunno, Oreste Froio, Maurizio Nisotti, Giancarlo Siniscalchi e Vincenzo Rizzo), mentre gli altri (Vincenzo Brandi, , Giusy Chiaravalloti, Giuseppe Parisi e Francesca Tessadri) riconoscono le loro matrici coloristiche in codici non figurativi, in una materia densa e virata, talvolta anche all’inconsistenza di marca orientale. Nella loro diversità pescano da modelli o da echi lontani oppure dai profumi della vita, rielaborando il tutto secondo la propria vocazione coloristica. Tutta la loro produzione è congegnata dentro le vivide “paludi” della modernità che racchiude la viva voce del nostro destino.

 

Galleria d' Arte Contemporanea il Futurista - via Firenze 33 - Crotone -

Info: 347 6203767

www.ilfuturista.com - ilfuturistarte@libero.it - info@ilfuturista.com


Terre d'Arte

 

 

 

 

 

Torino, 13 Novembre - 13 Dicembre 2008

 

SARAJ - LORENZO PRANDO & RICCARDO ROSSO
Ceramiche per la tavola

 

La Galleria inaugura la nuova stagione espositiva presentando i manufatti della collezione SARAJ: un servizio di ceramiche per la tavola, progettato e disegnato da Lorenzo Prando e Riccardo Rosso, che Terre d’Arte ha voluto editare affidandone la realizzazione alla fornace “Il Tondo” di Marcello Mannuzza.


Gottfried Semper sosteneva che i vasi dei greci ci rivelano la loro civiltà ben più dei loro templi e Adolf Loos riprende questa teoria attribuendo al fare dell’artigiano o alla produzione industriale la vera risposta ai bisogni di una società ed aborre l’arte applicata, che definisce falsa ed inutile. Lo sviluppo delle discipline che vanno sotto il nome di DESIGN ha portato a modificare questo atteggiamento ingenuo. L’industria regolata dal mercato produce e spesso impone modelli rigorosamente progettati nei quali la funzionalità è in gran parte simbolica. Nei pezzi della collezione SARAJ viene ricercata la coincidenza tra fare e pensare con la quale operavano gli artigiani del passato, pur accettando la divisione di compiti tra progettista e realizzatore. La nostra natura di progettisti ci allontana dal mondo degli esecutori in proprio e dunque da interventi troppo legati alla manualità, e quindi è il disegno stesso nella sua semplicità ad aprirsi alla bravura del vasaio, alla bellezza dell’”imperfezione”, all’avventura del tornio piuttosto che alla rigida determinazione dello stampo. I volumi geometrici dei pezzi lasciano campo sufficiente alle sottili variazioni del virtuoso realizzatore (Marcello Mannuzza), agli accidenti che la perfezione degli oggetti industriali ci ha disabituato ad apprezzare. È una operazione che prende le sue distanze tanto dalla allegria sfrenata degli oggetti haringiani (Keith Haring ne è un evidente ispiratore) prodotti da Alessi, quanto dalla seriosità del design consacrato. È probabilmente difficile da collocare tra le tipologie, sia pure sterminate, degli oggetti che ci circondano; gli oggetti del SARAJ non hanno l’immediata appetibilità delle produzioni neo-folkloriste, né l’apoditticità degli oggetti progettati da Sapper o da Sambonet e neppure il calore napoletano delle affabulazioni di Dalisi. Mantengono un clin d’oeil alle fonti ispiratrici senza rinunciare ad una precisa strategia d’insieme nelle forme e nei colori. Per questo è difficile dare una collocazione a questi oggetti. Mostrano il rigore degli oggetti prodotti per una tecnologia determinata, la tornitura, ed insieme alludono al mondo culturale delle produzioni ceramiche artigianali, soprattutto italiane. I modelli di riferimento, sia pure molto filtrati sono la ceramica vietrese dei “tedeschi”, che tradussero la nostalgia per il fare-pensare artigiano in una sintesi tutta moderna, e attraverso di essa la produzione ceramica rinascimentale, dai Della Robbia alla ceramica umbra e marchigiana, con qualche ancor più vago riferimento alla produzione di Caltagirone. Il tema turchesco del Saraj, il serraglio stambuliota, contribuisce a rinsaldare i legami con il mondo mediterraneo, al repertorio di turcherie che costella dei suoi temi molte produzioni intorno all’Egeo, allo Ionio, alle coste siciliane o alla Spagna, ma allude anche a quella ironica bonomia che i prodotti ceramici tradizionali, soprattutto quelli destinati all’uso, esibiscono per differenziarsi dal mondo più serioso e più aulico della porcellana. Di tali allusioni tuttavia questi oggetti tentano una estrema distillazione, una mimesi dello spontaneo atemporale, che per metodo può ricordare alcuni progetti di Enzo Mari, come la decorazione del servizio progettato per la manifattura di Berlino, piuttosto che le fantasie esplosive di Sottsass o di Memphis o le allusioni più esplicite di Giò Ponti o di Ugo La Pietra. Semmai può ricordare progetti di Andrea Branzi, vedi i volti-manici delle “Tatzine”.
Gli oggetti della collezione SARAJ hanno poi una particolarità, seguono una strategia che non mira al banale imparentamento di forme, ma suggerisce una eterogeneità consonante, un polimorfo paesaggio di allusione turchesca formato da quattro gruppi di oggetti individuati dai colori e corrispondenti alla gerarchia della tavola. Al centro gli oggetti grandi: i personaggi centrali dell’Haram, il padiglione coperto dalla cupola e la vasca presa da uno dei padiglioni sul Bosforo o da un Hammam di Istanbul, in grigio, azzurro e oro, intorno i cortigiani eunuchi e no, dai colori più vivaci, verde, bordeaux, bianco; a frammentare la disposizione concentrica una serie di piccoli oggetti colorati vistosamente di rosso aranciato
e d’oro, in forma di architetture fuori scala come nelle miniature ottomane. Infine i servi che portano fiori e candele per allietare il convivio. Alla periferia, verso i commensali stanno i segnaposto, semplici dischi grigi, che richiamano cromaticamente gli oggetti del centro. La scelta di fornire l’insieme di segnaposto e non di piatti veri e propri, oltre ad essere coerente con il nostro horror compositi, lascia una certa libertà nello scegliere i piatti veri e propri, facilitando anche l’impiego dei moderni elettrodomestici. Tuttavia i segnaposto riservano una sorpresa: al centro di ciascuno compare uno dei preziosi fiori colti dal giardino del Sultano, compreso l’amatissimo tulipano. L’unica decorazione, che è l’elemento più tradizionalmente legato alla ceramica, è dunque stata attribuita all’oggetto più semplice e formalmente più anonimo. Fiori disegnati avendo in mente i repertori ottomani e la concentrazione sulle linee che caratterizza lo stile Satz, ma tanto semplificati da poter essere eseguiti in serie, sia pure piccolissima.

Riccardo Rosso

 

Galleria Terre d'Arte - Via Maria Vittoria 20/A - Torino - Tel. 01119503453
info@terredarte.net  - www.terredarte.net

Orario di apertura, dal lunedì al sabato: 10,30 - 13,15 / 16,15 - 19,30


Flaviostocco

Castelfranco Veneto, 15 novembre - 10 dicembre

CLAUDIA STEINER - Oggetti del disegno

L’artista Austriaca presenterà 30 lavori. Opere che vanno dal 1998 all’ultimissima produzione.

Differenti i lavori, che spazieranno dalla fotografia al plotter, dall' istallazione al disegno.

"Per Claudia Steiner ogni cosa è sempre immersa e pronta a d aprirsi a una serie di legami,di relazioni,di trasformazioni e di metafore, mostrandosi in grado di suscitare sempre nuovi percorsi immaginativi e della fantasia."

 

Galleria Flaviostocco - Borgo Pieve 21 - 31033 Castelfranco Veneto (TV) - Tel/Fax 0423 495661

info@flaviostocco.it  - www.flaviostocco.it


Museo Minimo

 

Napoli, 11 Novembre -11 Dicembre 2008

 

SUBSTANTIA NIGRA KARL FRIEDRICH HACKER

a cura di Roberto Sanchez - Presentazione di Giancarlo Da Lio

Il Museo Minimo diventa sempre meno Minimo e sempre più Internazionale con la presenza di opere su carta di Karl F. Hacker. Per la precisione di Linoleumgrafie. Un’incisione che sa di passato e che sembra in contrasto con le nuove tecniche serigrafiche digitali. Ma viaggiando per il nostro continente si scopre che non è poi così rara, che molti artisti del Nord Europa continuano ad essere interessati a questa tecnica e genere. Dicevo un sapore antico che ci fa gustare le matrici lignee, di antica memoria, ora sostituite dal più moderno linoleum. Un materiale che in origine significava edilizia, restauri a basso costo. Ma spesso una scoperta ed il suo utilizzo viene affiancato da altri usi a cui, in origine, non si era pensato. Così la tecnica si modernizza a causa della matrice. Ma riesce sempre ad esprimere un segno forte, essenziale, corposo come la mano e il pensiero di chi opera. Quindi non un segno dolce, sottile che ci possa donare l’idea dell’ombreggiatura. Non un qualche cosa di estremamente finito ma nello stesso tempo un messaggio che non lascia dubbi. E la carta ne diventa il supporto ideale su cui lasciarlo come con gli antichi caratteri di composizione quando i tipografi componevano manualmente. Tutto questo Noi lo assaporiamo, in un percorso che non vuole essere malinconia per l’ieri ma giusto riconoscimento per poter capire l’oggi.

GIANCARLO DA LIO


Inaugurazione martedì 11 novembre 2008 ore 18

 

Museo Minimo - Via detta san vincenzo,3-80125, Napoli
Tel/fax:081/621170
Orari: lunedì e mercoledì h. 15-18 - Martedì, giovedì e venerdì h. 9-12 -

O su appuntamento.

www.museominimo.it - museominimoi@virgilio.it


Italarte

 

Roma, 8 Novembre - 5 Dicembre 2008

 

CARLO CORDUA
a cura di Francesco Carvelli

L’ artista, nato a Napoli nel 1963, dipinge e disegna fin da giovanissimo ma solo dopo un lungo processo di maturazione raggiunge il traguardo della pittura. Una pittura “bella” e di qualità, che lo porta ad essere uno dei più interessanti pittori di “paesaggio” operanti oggi in Italia.

Cordua si pone sulla scia della migliore tradizione del “Vedutismo” dell’800 e del ‘900, ma lungi dall’apparire oggi anacronistiche le sue opere sono moderne, attuali, dense di poesia, cariche di suggestioni, che rivelano grande amore ed attenzione verso la natura. Il mare delle isole e delle coste campane, i paesaggi e i “campi di lavanda” della campagna toscana, sono un “canto” della natura ancora incontaminata, dove non c’è, consapevolmente, traccia della presenza dell’uomo. Rifuggendo da rappresentazioni da cartolina e da “Gran Tour”, Cordua prende l’avvio del dato paesaggistico per superarlo via via sotto la spinta della memoria e della sua sensibilità emotiva. E lo fa tramite una composizione di colori vibranti di luce, una pastosità del pigmento (specialmente nei pastelli) che crea rese tonali, dissolvenze, trasparenze, ”prospettive atmosferiche” di grande effetto, pittorico ed emotivo.

Galleria Italarte Portuense - Lungotevere Portuense, 158/A - ROMA
ORARI Ore 10.00-13.00/16.00-19-30


Galleria 44

 

 

 

 

Torino, 8 novembre – 20 dicembre 2008

 

Wonderland - Davide Avogadro

L'allestimento comprende una trentina di opere recenti, dipinti a olio su tela e tavola di piccole e grandi dimensioni.
“Busti di carne, deformazioni e deformità, estasi lisergiche e dolcezze varie, in una rilettura contemporanea dell'amletica domanda "Essere o non essere?", legata all'essenza di ogni persona, all'umanità tutta.
Importanti sono le invenzioni di Lewis Carroll, da cui la mostra ruba il titolo al suo romanzo più famoso " Alice's adventures in wonderland", dove non siamo più noi gli artefici del nostro destino, ma siamo solo il frutto dei sogni di altri.
Come sono i sogni balordi di un malato terminale a determinare i destini dei protagonisti di "La notte del drive-in3" di Joe R. Lansdale; ma l'alterazione dell'identità più inquietante e simile a quella che stiamo vivendo, la troviamo nelle "stupefacenti", inimmaginabili manomissioni dell'essere di Philip K. Dick, in "Tempo fuori di sesto" o "I giorni di Perky Pat", ma in generale in tutta la sua opera dove le alterazioni dell'io causate da agenti esterni sono spesso legate a deformazioni fisiche.
Questo poco per dire: Ma noi siamo veramente noi...?
....questo è un altro mistero da svelare.”
 

Galleria 44 Arte Contemporanea - Via della Rocca 4/I - Torino
Orari: 10.30-12.30 / 16.00-19.30 dal martedì al sabato
Informazioni: tel. 011.812.36.29

info@galleria 44.com - www.galleria44.com


Anna Breda

 

Padova 6-29 Novembre 2008

 

METROMORFOSI - FABIO GIAMPIETRO

Gotham City: è questa la location che sembra fare da sfondo, o meglio da protagonista, alle opere di Fabio Giampietro.
E’ una città che si sviluppa su più piani, vertiginosa e di forte impatto, composta quasi esclusivamente da altissimi grattacieli e perennemente invasa da una specie di nebbia che rende tutto più misterioso.
Nella sua opera è fortemente presente il tentativo di stimolare lo spettatore ad osservare il mondo e nel caso specifico la METROPOLI da un nuovo punto di vista.
La pittura di Fabio Giampietro crea grattacieli, città, spazi, vita apparentemente assente, che aleggia tra le architetture divenendone protagonista.
E’ un viaggio “sopraelevato” tra le arterie della Metropoli, raccontando la storia di chi cammina e vive con i piedi per terra, pensando e sognando però oltre il limite codificato. Infatti gli sfondi tetri e bui che l’artista rappresenta non sono fondali negativi come può sembrare al primo sguardo, ma simboleggiano la salvezza, la ricostruzione dopo quella che sembrava la fine: gli uomini sono sopravvissuti e la città è ancora in piedi, anzi ora è più potente e “presente” di prima.
Il messaggio che l’artista ci vuole inviare con le sue rappresentazioni di Metropoli apparentemente tutte uguali è un messaggio di RISCATTO: un riscatto che sta per compiersi grazie alla speranza.
Il simbolo del quale Fabio Giampietro si avvale è lo “sky line”, la nostra Babele contemporanea, desiderio di innalzarsi oltre i limiti umani, fino a raggiungere, o almeno a intravedere, la divinità. Giampietro oltre al brivido dell’altitudine, vuole farci osservare il quotidiano circostante con un insolito occhio: quello della sensibile capacità di emozionarsi davanti alla meraviglia della vita e di ciò che l’uomo stesso è riuscito a creare: i Grattacieli … L’indagine messa in atto da Giampietro nell’ultima produzione artistica, conduce l’occhio di chi guarda oltre il semplice vedere e lo stimola ad addentrarsi nei meccanismi della rappresentazione. La città diviene forma vitale, assume sembianze umane, perchè la città è vita.
Ecco che l’artista ci conduce anche in un giro panoramico sulla grande ruota o dentro il brivido delle montagne russe di Coney Island che, come dice Woody Allen, sono state il grande sogno americano, l'illusione di un mondo meraviglioso in cui tutti sarebbero stati felici.

INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 6 novembre ore 18.30

 

Anna Breda Arte Contemporanea - Via S. Francesco, 35 - 35121 Padova
Tel. Fax: 049 8774401 - cell. +39 329 2312572
www.annabreda-arte.com - info@annabreda-arte.com

Orario: da martedì a sabato 10.00 – 13.00/ 16.00 – 19.30


Poleschi

 

Lucca, 1 Novembre 2008 – 20 Gennaio 2009

 

Grazie dei Fiori - Gian Marco Montesano

A cura di Alberto Mugnaini

I quadri che fanno parte di questo nuovo ciclo dispiegano dimensioni inusitate, mai raggiunte precedentemente dall’artista in questo genere di pittura.
Dopo le protratte indagini nei meandri del nostro passato prossimo e le incursioni nei territori pubblici e privati della storia, ecco che l’iconografia scelta da Montesano per questo grande poema visivo sono i fiori all’apice della loro freschezza, un soggetto rasserenante che sembra orientare la sua riflessione verso la riconquista di uno scenario pacificato.

Pur nel susseguirsi di scene da contemplare con animo alleggerito, la vena filosofica e concettuale dell’artista non viene meno. I fiori sono uno dei tanti aspetti di un campionario complesso e articolato: sotto le mentite spoglie di quadri di genere alla massima potenza, si nasconde una riflessione sulle persistenze e le sparizioni delle immagini, sul loro coinvolgimento con i miti, le ossessioni, i sintomi e le speranze di tutta un’epoca. Motivi la cui tradizione simbolica ha da sempre fiancheggiato le icone della religiosità e le pratiche di elevazione spirituale, i fiori sono allo stesso tempo punti fermi dell’immaginario collettivo e dell’estetica popolare, rappresentati nelle oleografie e nei depliants, evocati nei ritornelli musicali e negli appuntamenti canori. Ma soprattutto, questi fiori, sono delle immagini fantasma che provengono da un tempo passato, dalle memorie di un’innocenza infantile nel momento in cui si essa si apriva al mondo. Vera e propria “canzone del bene”, questa rassegna di esemplari botanici propone un’epopea floreale ariosa e grandiosa, a lungo vagheggiata, quasi come controparte angelica dei mostri della storia indagati in precedenti cicli di opere.

Con questa mostra teatrale e popolare, interpretata da una flora edenica e mnemonica, Montesano, che è anche teorico e drammaturgo, una personalità senza paragoni nel panorama dell’arte italiana, compie un ulteriore passo nella sua pratica eterodossa della pittura, da lui intesa come strumento d’indagine storica e di recupero della memoria. Trasformando in procedimento euristico e filosofico l’atto del dipingere, egli ha contribuito in modo determinante, già all’epoca in cui veniva data per certa la sua sparizione, a riqualificare questa disciplina e a riorientarla nel senso di una ricerca concettuale.
 

CLAUDIO POLESCHI ARTE CONTEMPORANEA
Via Santa Giustina 21, 55100 Lucca, Italia
Tel. +39 0583 469490 - Fax +39 0583 471464
info@claudiopoleschi.com - www.claudiopoleschi.com


Poleschi Arte

 

 

Milano, 30 ottobre 2008 - 21 febbraio 2009

 

MONDINO AND FRIENDS
Aldo Mondino, Roberto Coda Zabetta, Federico Guida, Davide Nido
a cura di Vittoria Coen

In collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino
 


Con la mostra antologica MONDINO AND FRIENDS: Aldo Mondino, Roberto Coda Zabetta, Federico Guida e Davide Nido, a cura di Vittoria Coen, la Galleria Poleschi Arte espone opere accuratamente selezionate di Aldo Mondino e di tre dei suoi numerosi assistenti, oggi artisti conosciuti a livello nazionale ed internazionale.

La Galleria Poleschi Arte, che dagli anni ‘90 ha collaborato con l’artista torinese scomparso nel 2005, rende così omaggio alla creatività e alla fantasia di uno dei protagonisti di spicco della ricerca artistica degli ultimi quarant’anni.

Dai lavori esposti emerge la totale energia creativa espressa in completa libertà, con l’uso di tecniche e materiali diversi. In comune con Aldo Mondino gli artisti hanno mantenuto l’approccio al lavoro e il metodo: non si tratta, quindi, di una scuola, ma di una lezione di vita che ha contribuito allo svolgimento di nuovi percorsi artistici in un continuo crescendo.
Fra di loro si conoscono bene, hanno discusso e lavorato in un dialogo costante nel tempo come ormai avviene sempre più raramente. Ed è proprio in uno spirito di amicizia e collaborazione che si trovano felici corrispondenze e fantasiose varianti nei giovani artisti che lo hanno affiancato nel suo lavoro nel corso degli anni, stabilendo con lui un rapporto che è andato ben oltre quello del maestro e dell’allievo.

In mostra si ammirano famose opere del percorso antologico di Aldo Mondino, dalle Bilance degli Anni ’60 e i Collages degli Anni ’70 alle Turcate e ai Gnawa su linoleum, agli Iznik su vetro degli Anni ‘90, alle sculture e ai tappeti di eraclite (Anni ’80) fino alle opere realizzate con cioccolatini (American Flag e Gange View) degli Anni ‘2000. Sono inoltre presenti le opere su linoleum dedicate alla tauromachia, a tale proposito Aldo Mondino commenta: “a me sarebbe piaciuto essere un torero, non ne ho purtroppo il coraggio e non sono da troppe generazioni uno spagnolo. Penso comunque che la leggerezza, l’eleganza e l’agilità di fronte alla morte non siano da tutti”.
Per Roberto Coda Zabetta il lavoro nasce dalle prime composizioni astratte per approdare alla pittura nella forma più materica possibile. Attraverso le sue pennellate si scoprono volti e, da qualche tempo, figure orientaleggianti descritte con una pittura per contrasto volutamente piatta. Tra questi lavori recenti emergono due significativi oli su tela, Senza titolo, realizzati nel 2005 e nel 2006.
Federico Guida ritrae figure maschili e femminili, spesso a lui familiari. Studioso dell’arte rinascimentale e barocca, Guida opera con un accentuato uso del colore (per esempio il rosso) da cui emergono i corpi, oggetto della sua riflessione, che a volte si piegano, si avvitano, si contraggono tra descrizioni fedeli e talvolta solo suggerite. Ne è un esempio l'olio su tela Stone del 2008, in cui un corpo di donna si avvolge su stesso seguendo movimenti sensuali e sinuosi.
Davide Nido opera nell’ambito dell’astrazione con un’attenzione costante allo studio degli accostamenti dei colori e dei materiali sintetici come colle viniliche e silicone. Egli ama il calcolo combinatorio e la geometria, risolti in una materia densa e ricca di effetti. Dai Pilloli o Coriandoli alle Isole colorate che sembrano prese dall’alto, si crea un gioco visivo complesso e curioso.
Un esauriente catalogo con introduzione di Vittoria Coen riproduce le opere esposte.
 

Anteprima stampa mercoledì 29 ottobre h. 11
Inaugurazione mercoledì 29 ottobre h. 18


Galleria Poleschi Arte – Foro Buonaparte, 68 - Milano  

Tel. 02.8699.7098 – 02.8699.7153   Fax 02.877339

info@poleschiarte.com     www.poleschiarte.com


Centre Culturel Français

 

Milano, 24 ottobre – 4 dicembre 2008

JEAN COCTEAU LE JOLI CŒUR

OMAGGIO «ALLA MODA» DI UN SEDUTTORE
 

a cura di Mauro Carrera, in collaborazione con Marzio Dall’Acqua ed Elena Ferm

L'evento, all’insegna dell’interattività con il pubblico, si concentra sulla figura poliedrica e multiforme del celebre francese che, sempre all’insegna della poesia, fu anche romanziere, saggista, critico, regista, drammaturgo, disegnatore, pittore, sperimentando tutti i linguaggi che la creatività gli offriva. Sodale di Apollinaire, Picasso, Satie, Stravinsky, amico di Modigliani, de Chirico, Savinio, Cocteau vive a cavallo tra la Belle Époque e l’età delle Avanguardie e di entrambe le epoche è acuto e raffinato testimone. Poeta mondano di successo, è amico di Proust e delle personalità più in vista di Parigi prima della Grande Guerra e desta l’ammirazione di D’Annunzio. In seguito, arbiter elegantiarum, vivace protagonista di tutte le manifestazioni dell’Avanguardia, ne diviene uno dei più importanti promotori, per infine superarla con il rappel à l’ordre, inedito connubio tra le spinte eversive di questa ed una rilettura delle radici classiche della civiltà europea. Scopritore di talenti – Radiguet, Genet, Marais, solo per citarne alcuni – e voce narrante del Novecento, Cocteau trova nel palcoscenico la sua dimensione più autentica, anche quando reca con sé la finzione, il dolce inganno della seduzione. Personaggio in chiaroscuro ma sempre à la page, è amico dei più grandi artisti della moda: da Chanel à Saint-Laurent, da Dior a Balenciaga. Da una sua idea nasce la celebre vera a tre anelli, realizzata da Cartier nel 1920 per lui e Radiguet, uno dei gioielli più celebri del XX secolo.

Jean Cocteau le joli cœur. Omaggio «alla moda» di un seduttore si articola attorno all’esposizione omonima, ospitata presso la Galleria del Centro Culturale Francese a Palazzo delle Stelline. Saranno esposti, provenienti da collezioni pubbliche e private, disegni, autografi, litografie, affiches, libri d’artista (il rarissimo ed enigmatico Maria Lani con originali di Matisse, de Chirico e Derain) e le celeberrime illustrazioni erotiche realizzate da Cocteau per il Libro Bianco.
Verrà esposto inoltre il prezioso Ritratto di Roland Garros di Raoul Dufy, uno dei due eseguiti dal celebre artista per la rivista Le Mot di Cocteau e Iribe, poi misteriosamente ridisegnato e firmato Jim (Cocteau). Il secondo disegno, recentemente acquistato dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris sarà lì esposto nella mostra dedicata a Dufy dal 16 ottobre 2008 al 18 gennaio 2009.
Accanto alle opere originali di Cocteau, a Milano è presentata per la prima volta al pubblico nella sua completezza la Collezione Uroburo (omaggio a Cocteau) che documenta i diversi codici espressivi (dalla figurazione all’astrattismo, dalla fotografia alla poesia visiva, dalla computer-art all’anacronismo, dall’istallazione alla mail art), offrendo una panoramica rappresentativa dell’arte contemporanea attraverso i lavori di alcuni tra i principali artisti italiani: Arcangelo, Bartolini, Boero, Calabria, Carmi, Casiraghi, Ceccobelli, Crespo, Di Stasio, Galliani, Isgrò, Notari, Ontani, Patella, Pizzi Cannella, Pozzati, Xerra e molti altri (elenco completo in coda).
Tra le opere della Collezione Uroburo emerge il libro d’artista, a cura di Anna Boschi e Mauro Carrera realizzato per l’occasione in copia unica che ogni visitatore potrà sfogliare, cui hanno partecipato 63 artisti italiani e francesi tra cui: Albani, Bentivoglio, Binga, Blank, Boschi, Carrera, Corsa, Fedi, Gini, Gut, Lora Totino (elenco completo in coda).

Protagonista delle mostre del cinema di Venezia e Cannes, Cocteau è considerato un maestro dalla Nouvelle Vague. Nell’ambito della manifestazione sono previsti, negli spazi del Centre, i seguenti eventi collaterali ad ingresso libero:

venerdì 24 ottobre, ore 18.30 "Cocteau et mon père"
Incontro con Roland Beucler che rievocherà per noi il tempo in cui suo padre André Beucler, scrittore e sceneggiatore, frequentava la Banda a Cocteau e del quale fu compagno di viaggio.

Il cinema di Jean Cocteau
giovedì 6 novembre, ore 20.00 : Orphée (1949) con Jean Marais e Maria Casares
giovedì 13 novembre, ore 20.00: La Belle et la bête (1945) con Jean Marais e Josette Day

Saranno inoltre presentate le recenti pubblicazioni riguardanti il poeta e il catalogo della manifestazione (Uroburo Edizioni) nel quale sarà pubblicato per la prima volta in Italia l’inedito capolavoro di Cocteau SEGRETI DI BELLEZZA e in anteprima assoluta un fumetto d’artista LA CHANSON DE JEAN sui rapporti con Edith Piaf.

Artisti contemporanei presenti in mostra: Albani, Arcangelo, Barani, Bartolini, Bettineschi, Bianchi, Binga, Boero, Bonichi, Boschi, Brevi, Buzzi, Calabria, Carmi, Carrera, Caruso, Casiraghy, Cascavilla, Ceccobelli, Celon, Collini, Corsa, Crespo, Di Stasio, Donzelli, Fedi, Fomez, Foschi, Galliani, Galliano, Giuli, Gini, Guzzi, Isgrò, Larocchi, Loi, Lorandi, Luino, Lunetta, Macalli, Mancini, Matalon, Mazzella, Miglietta, Minola, Notari, Ontani, Pasquini, Patella, Piperno, Pizzi Cannella, Pozzati, Priori, Renzetti, Stefanoni, Tommasi Ferroni, Verdirame, Vicentini, Xerra.

Artisti presenti nel libro d’artista collettivo: Albani, Aliotis, Andolcetti, Art-no-dommain, Balmier, Baroni, Bayle, Bensidon, Bentivoglio, Bertola, Binga, Blank, Blaine, Boschi, Bove, Carrera, Charmot, Cimino, Commone, Conti, Correggiari, Corsa, Daligand, Courtois, Della Vedova, Diotallevi, Duhaut, Fedi, Fossé, Gallet, Gennai, Giambarresi, Gini, Gut, Guzzonato, Hugues, Iacomucci, Lenoir, Lentini, Lucato, Maggi, Marchese, Magro, Menetti, Miglietta, Moio, Noia, M. Nomized, Osti, Penard, Perfetti, Persiani, Roffi, Rose, Sassu, Savignano, Scorza, Sourdin, Torelli, Lora Totino, Vannobel, Vitacchio, Willems.

CATALOGO UROBURO EDIZIONI

VERNICE DELLA MOSTRA GIOVEDÌ 23 OTTOBRE ORE 18

(per l’occasione è previsto un workshop interattivo aperto a tutti i partecipanti a cura dell’Archivio del Libro d’Artista di Milano e l’ascolto in anteprima delle musiche originali di Marco Lucchi create per l’evento.

L’esposizione, così come tutti gli eventi collaterali, sono ad INGRESSO LIBERO secondo i seguenti orari: lunedì - venerdì ore 10-19 / sabato e domenica chiuso

Per informazioni:

Centre Culturel Français de Milan, Palazzo delle Stelline - Corso Magenta, 63 - Milano

tel. 0248591927 - fax 0248591952

www.culturemilan.com - http://cocteaumilano.blogspot.com - cocteaumilano@gmail.com 


Contemporanea(mente

 

Parma, 24 ottobre - 22 novembre 2008

 

LA MALORA - JAMES KALINDA

Dov’è la “La Malora? È un luogo nato dalla nostra immaginazione o un luogo, che possiamo ritrovare cercando sull’Atlante geografico?
Se ci rifacciamo all’opera omonima scritta da Beppe Fenoglio nel 1954, certamente il pensiero correre in un luogo grave, faticoso, avaro che concede assai poco all’uomo che lo abita. Gente appunto che vive in condizioni “miserabili”, a contatto diretto ogni giorno con la terra che ama e a cui dedica tutta una vita, ma dalla quale sembra avere in cambio solo ingratitudine fame e sofferenza.
Le immagini di Kalinda ci conducono nella storia dell’uomo, dei rapporti, delle storie tra individui e tra uomo e natura.
La Malora potrebbe essere assolutamente sia un luogo della vicina e suggestiva Bassa Padana, lungo gli argini del Po, oppure ambientata nella lontana America, tra gli infiniti e sterminati territori immersi nella natura, dove per centinaia di Km non è “prevista” nessun presenza umana, se non alcune isolate abitazioni.
Siamo quindi “intrappolati” in un mondo prestabilito e precedentemente indagato o siamo in luogo nato dal frutto dell’immaginazione dell’artista stesso?
James kalinda ci racconta vicende e se descrive luoghi veri o falsi poco importa, l’importante che chi le osserva si liberi da ogni barriera che possa limitarne o condizionarne la libera immaginazione.
L’artista parmigiano rappresenta una storia, un luogo, un'ambientazione, personaggi, che abitano questo territorio; ne descrive l’abitazione e ne rappresenta gli elementi, oggetti, animali con i quali essi giornalmente interagiscono. Le figure si impongono sulla scena, avanzano a tal punto che la sensazione è di non facile identificazione e comprensione; i protagonisti possono essere sia persone così dette “normali”, consuete, sia persone inquietanti, anomale, con le quali abbiamo paura di interagire e relazionarci. Un landa appunto della Malora, di cui non ne percepiamo la reale e vera esistenza; forse è frutto della nostra immaginazione, un universo velato, annebbiato come i sogni, dove solitamente non esistono diversità di colori, dove tutto e monocromatico a volte inquietante o invece un posto dove tutto è colorato di rosa, affascinante, semplice, tranquillo, dove i protagonisti vivono in estrema e perpetua sintonia tra di loro e con l'ambiente che li circonda, dove non esiste il male ma solo l'amore. Non si sa che luogo sia la Malora! Lasciamo che siano i visitatori ad immaginarselo, forgiarselo come meglio o peggio vogliono....

 

INAUGURAZIONE: VENERDI’ 24 OTTOBRE ORE 18,30

 

Contemporanea(mente - art gallery & bookstore - Via XXII LUGLIO, 33/B Parma
contemporanea-mente@hotmail.it - tel. 347 3439924 – 335 5202859

Orario galleria: Martedì, Mercoledì, Venerdì e Sabato 16,30 - 19,30


Galleria PoliArt

 

Milano, 15 ottobre al 22 novembre 2008

 

Inventaria - Giovanni Lombardini

a cura di Leonardo Conti, Elisabetta Gennasi
testo di Elisabetta Gennasi
musiche di Paola Samoggia
video di Ansel Mansel
voce di Fabio Bezzi


Lombardini, come ha rilevato la critica più aggiornata, può essere considerato come l’artista che coglie il momento di passaggio, che trasfigura la pittura in fotografia e viceversa. Le sue opere occupano questa cerniera visibile, nella quale il potere dell’ambiguità folgora l’osservatore, colto da un insopprimibile desiderio di toccare per capire. Fermo restando che l’artista riminese è un pittore e le sue opere sono opere dipinte, l’effetto che l’artista ottiene attraverso un particolare uso del colore e di un efficace trattamento con poliestere è proprio questo impatto di ambiguità coinvolgente. Nella mostra alla Galleria PoliArt, intitolata Inventaria dal nome dell’ultimo ciclo dell’artista, saranno esposte circa venti opere, anche di grandi dimensioni, concentrate sui due cicli dialoganti di Rime ed Inventari. Nelle Rime, dal fortissimo impatto cromatico, assoluto protagonista è il colore che, come sgorgante dalla verticale mediana del quadro, conquista tutto lo spazio della superficie e degli spessissimi bordi laterali, fino quasi a rimbalzare sulla parete. Questa forza cromatica, tuttavia, resa polita, dal trattamento resinoso superficiale, dopo qualche attimo mostra come la realtà circostante, compresi noi che lo guardiamo, venga riflessa tra le righe. È questa una componente dell’ambiguità, giocata a metà strada tra potenza cromatica che invade lo spazio circostante e il potere riflettente che ingloba quello stesso spazio. Negli Inventari, poi, questa propensione ad entrare in contatto con l’ambiente è ancora più esplicito, dal momento che le campiture geometriche di queste opere, già di un colore vibrante, come di superficie marina in bonaccia, sembrano inventariare ed ordinare le cose che le circondano.

Come scrive Elisabetta Gennasi, co-curatrice della mostra: “…Il colore in Lombardini entra in scena e recita da protagonista un monologo sulla durata. Senza temere di scomodare una tra le menti più geniali del Novecento, intendo il concetto di durata, come Bergson l’ha chiarito per noi: una misura temporale immanente all’oggetto o al fenomeno, e colta dall’osservatore come accrescimento conoscitivo, frutto dell’incontro tra intuizione e misurazione. L’opera dell’artista riminese attua metodicamente il processo connaturato ad una particolare capacità dell’umana percezione, ovvero cogliere il fenomeno cromatico nella sua essenza: l’esperienza naturalistica del visibile e quella intellettuale della costruzione armonica dei rapporti tra i colori. Il colore nella sua durata si compie sulla superficie preparata dall’artista.”.

Al vernissage verrà donato ai visitatori un DVD dedicato a Lombardini, realizzato dal video-maker Ansel Mansel, con la recitazione di Fabio Bezzi, musica di Paola Samoggia e testi di Elisabetta Gennasi.

Opening Mercoledì 15 ottobre ore 19,00
 

Galleria PoliArt - Viale Gran Sasso 35 - 2031 Milano - tel. 02.70636109

info@galleriapoliart.com - www.galleriapoliart.com

 

martedì, mercoledì e giovedì 16-20, venerdì e sabato 10,30-13 e 16-19,30
gli altri giorni per appuntamento


Il Chiostro

 

 

Saronno, 4 ottobre – 30 novembre 2008

 

MASAI, KENIA - Arcangelo

Artista campano formatosi a Roma, ad Arcangelo è riconosciuto a livello europeo il forte e inviolabile legame con la sua terra, ma anche quello di appartenenza a tutti i “luoghi lontani” del mondo: antichi segni e nuovi pittogrammi definiscono nelle sue tele un alfabeto pittorico che permette di traslare i segni della sua terra d’origine in una dimensione di respiro ampio. Il suo stile riconoscibile e unico è fatto di impronte gestuali, di un colore che si raggruma sulla tela per poi colare, di immagini totemiche e di scritte misteriche.
Le trenta opere in mostra fanno parte del ciclo dei Sanniti, dei Vedenti e di quello recente e inedito del Kenia-Masai
L’artista sceglie dominanti cromatiche accese, giocate su toni caldi e terrosi, e nuova è l’organizzazione dello spazio della rappresentazione. L’originalità di Arcangelo sta nella sua capacità di definire un territorio pittorico pieno di suggestioni e di evocazioni temporali, spaziali, emozionali. E’ il Racconto, o meglio l’assoluto del Racconto che caratterizza questi lavori in cui la scrittura è significativamente presente, quasi a fissare l’identità delle forme che la sua vena fertile crea senza mai chiuderle in un soggetto conosciuto, ma sempre in fieri.
I temi presenti in questa mostra sono vari: le “antilopi”, che traggono spunto dalle rupestri scene di caccia, Nella sera i vedenti, ceramiche di Amalfi, 2007, gli “otri”, memori delle grandi anfore tunisine che alludono al tesoro nascosto, Sotto il noce, sotto la terra 2004-06, le figure dei “battenti” incoronati di sapore medievale-orientale, Terra di Montevergine e danze delle spade, 2007, gli “impiccati” che simboleggiano un’umanità sofferente; quindi i “Masai”, con i profili dell’Africa e i segni, capaci, del pittore, di rendere l’essenza di una terra unica, Giorno in Kenia, 2007.

In occasione della mostra sarà presentata la seconda Monografia dell’artista.

Il critico Ivan Quaroni introduce l’opera del pittore e scultore in un libro che rappresenta la continuazione di una precedente e poderosa ricognizione sul suo lavoro. Ripercorrendo venticinque anni di attività dell’artista, il volume è da leggere come una sorta di viaggio spaziale e temporale attraverso i luoghi e le suggestioni che ne hanno determinato tutta la produzione.

Inaugurazione Sabato 4 ottobre 2008 ore 18

 

Il Chiostro arte contemporanea – viale Santuario 11 – Saronno - Tel. 02 9622717 – fax 02 91708934

www.ilchiostroarte.it - infotiscali@ilchiostroarte.it

Orari da martedì a venerdì e domenica 10 /12.30 – 16/19.00; sabato 10/12.30- pom. su app.


MAMbo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi la recensione

 

Giuseppe Penone

al MAMbo.

Lo spettacolare silenzio della natura.

 

sul blog di con-fine

Bologna, 25 settembre all’8 dicembre 2008

 

GIUSEPPE PENONE
a cura di Gianfranco Maraniello

Il progetto espositivo, interamente concepito in relazione agli spazi del museo, presenta un’ampia selezione di lavori appartenenti ai maggiori cicli realizzati dal maestro nel corso della sua carriera e alcune opere inedite esposte in anteprima.

La mostra vorrebbe andare oltre il concetto di retrospettiva: le opere vengono proposte come parte di un discorso in evoluzione e non come elementi di una sequenza cronologica. Il ciclo degli “Alberi”, esposto nella “Manica Lunga” del MAMbo, esemplifica tale approccio. Si tratta di una serie concepita nel 1969, con l’intenzione da parte di Penone di “ritrovare gli alberi all’interno della materia” portando alla luce gli anelli di crescita della pianta fino a ritrovarne il cuore. L’artista nel tempo ha prodotto numerose varianti, delle quali troviamo quattordici esempi nell’allestimento bolognese, disposti lungo una linea orizzontale di circa cento metri che, sfruttando l’illusione prospettica dello spazio, sembra dipanarsi all’infinito.

La ricerca di Giuseppe Penone è rivolta sin dagli esordi all’intenso rapporto con la natura e con i suoi elementi, all’interazione tra le azioni dell’artista e i processi organici di mutazione. Negli anni la sua indagine si è poi indirizzata verso le connessioni tra forme naturali e culturali, la trasformazione operata dal tempo, la crescita degli elementi della natura su cui l’artista interviene. Tematiche filosofiche come l’essere e il divenire, che evocano la dimensione dell’infinito e del sublime come bellezza in movimento e tentativo di afferrare l’inafferrabile, percorrono l’intera sua opera. Ne risulta una scultura estremamente personale in cui la dimensione estetica è esaltata dalla ricercatezza delle forme e dei materiali.

 

MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna - via Don Minzoni 14 - 40121 Bologna
tel. 051 6496611 - fax 051 6496600
info@mambo-bologna.org - www.mambo-bologna.org


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